COSA POSSIAMO ASPETTARCI DA UN ESAME IRIDOLOGICO?

Come gli occhi così il corpo”. IPPOCRATE

Non è una diagnosi di malattia nel senso classico del termine. Per questo scopo ci sono già gli esami tradizionali che non vanno mai accantonati, in quanto l’iridologia non sostituisce i metodi diagnostici o la visita tradizionale, ma li completa e li armonizza in un quadro generale che può orientare meglio verso la presa in carico globale della persona.

Dall’esame dell’iride possiamo capire quale “terreno biologico”ci troviamo di fronte, cioè quali sono i suoi punti deboli, quali organi in maggiore o minore difficoltà. quali malattie o problemi esso tende a sviluppare e quale vitalità abbiano i sistemi di difesa. Con queste informazioni possiamo risalire alle cause della problematica e non soltanto limitarci agli effetti.

Potendo comprendere quale tipo di organismo abbiamo di fronte, a quali problemi è facilmente soggetto e quali sono i suoi punti deboli, abbiamo la possibilità di fare della vera e propria medicina naturale preventiva.

E così per esempio, possiamo intervenire con un’alimentazione che rispetti i giusti abbinamenti (stili di vita salubri), con l’uso e l’applicazione di prodotti naturali, con metodiche reflessologiche, di rilassamento, adeguata attività fisica.

Umberto Villanti
Naturopata con indirizzo in medicina tradizionale europea TEN (Svizzera)

LATTOFERRINA E SISTEMA IMMUNITARIO

La lattoferrina è una proteina appartenente al gruppo delle glicoproteine che svolge il compito di trasportare il ferro nel sangue, con capacità due volte superiori rispetto a quella della transferrina, e che possiede anche notevoli proprietà antimicrobiche. Isolata nel latte vaccino dagli scienziati Sorensen e Sorensen, attualmente trova impiego per le sue proprietà antiossidanti ed immunomodulatrici. Si tratta di un composto presente non soltanto nel latte, ma anche a livello di varie secrezioni mucose, come saliva e lacrime, e nei granulociti neutrofili, cellule appartenenti al gruppo dei leucociti (globuli bianchi) coinvolte nella modulazione di risposta immunitaria dell’organismo.

COME FUNZIONA LA LATTOFERRINA

In rapporto alla sua spiccata capacità di trasportare il ferro, la lattoferrina è in grado di sottrarlo al metabolismo dei microrganismi patogeni presenti nell’organismo, causandone la morte ed eliminandoli in tal modo dal sangue dell’ospite; in base a tale meccanismo d’azione, la proteina si comporta da efficace anti-microbico ed anti-fungino. La sua attività batteriostatica si svolge particolarmente nei confronti di Escherichia Coli, un agente patogeno che colonizza le mucose della parete intestinale.

Inoltre esplica un’azione battericida verso molte specie di batteri Gram negativi, in seguito alla lesione degli strati di membrana più superficiali. Per quanto concerne l’attività anti-virale, la lattoferrina tende a legarsi con i glicosamminoglicani della membrana plasmatica, bloccando l’entrata dei virus e contribuendo a impedire l’insorgenza di processi infettivi, soprattutto in caso di Herpes Simplex, HIV e Citomegalovirus.

Poichè tale composto è particolarmente abbondante nel colostro, è in grado di esplicare un’efficace azione protettiva nei confronti della mucosa intestinale del neonato che in tal modo viene difeso da eventuali infezioni microbiche. Dopo il primo periodo di vita, quando il colostro non viene più secreto, il neonato perfeziona la funzionalità del proprio sistema immunitario e quindi non necessita più di lattoferrina. Alcuni recenti studi clinici hanno confermato un probabile coinvolgimento di questa sostanza anche nella cura delle patologie neoplastiche.

In definitiva, ha proprietà antiossidanti, immunomodulanti, antinfiammatorie, antitumorali, antimicrobiche e antivirali.

INTEGRATORI A BASE DI LATTOFERRINA

Soprattutto durante terapie a base di antibiotici, l’impiego di lattoferrina integratore si è rivelato particolarmente efficace per proteggere le mucose intestinali promuovendo la crescita del bioma comprendente Bifidibacterium e Lactobacillus, che sono microrganismi il cui metabolismo è strettamente collegato alla biodispnibilità di Ferro. Gli integratori a base di lattoferrina contengono solitamente anche FOS e prebiotici, che si attivano reciprocamente realizzando una potente sinergia funzionale.

Tali integratori vengono consigliati per la loro attività antinfiammatoria, antimicrobica, antiossidante ed immunomodulante; in particolare la resistenza di lattoferrina all’azione proteolitica degli enzimi gastrici, le permette di raggiungere l’intestino senza venire modificata. In ambito immunostimolante incentiva la produzione di linfociti T, modulando anche l’attività delle citochinine infiammatorie, e quindi agisce sinergicamente su più fronti. La sua elevata capacità di legare gli ioni ferro interessa numerosi processi metabolici, tra cui le reazioni di ossido-riduzione, andando ad esplicare potere anti-ossidante nei confronti di vari composti.

MODALITÀ D’IMPIEGO DELLA LATTOFERRINA

Anche se sono molto scarsi gli effetti collaterali della lattoferrina, ne è sconsigliata l’assunzione durante gravidanza ed allattamento, in quanto mancano studi epidemiologici a lungo termine relativi alla sicurezza d’impiego. Trattandosi di prodotti soggetti a libera vendita e che non richedono la presentazione di ricetta medica, gli integratori lattoferrina possono essere impiegati liberamente, anche se è sempre consigliabile chiedere consiglio al medico curante oppure al farmacista o al nutrizionista o naturopata con diploma federale sanitario prima di impostare un ciclo di terapia.

 

 

 

GLUTATIONE COME PREVENZIONE NELLE MALATTIE INFETTIVE – STUDI A SOSTEGNO

Le specie reattive dell’ossigeno e gli antiossidanti tiolici, incluso il glutatione (GSH), regolano l’immunità innata a vari livelli. Questa recensione delinea i passaggi sensibili al redox dei meccanismi cellulari implicati nell’infiammazione e nella difesa dell’ospite contro le infezioni e descrive come GSH non sia importante solo come antiossidante ma anche come molecola di segnalazione. Esiste una vasta letteratura sul ruolo di GSH nell’immunità. La maggior parte delle recensioni sono distorte da un quadro semplificato in cui i radicali liberi “cattivi” causano ogni tipo di malattia e gli antiossidanti “buoni” ne proteggono e prevengono lo stress ossidativo. Anche se questo può essere il caso in alcuni campi (ad es. Tossicologia), il ruolo dei tioli (l’argomento di questa recensione) nell’immunità richiede certamente di indossare gli occhiali da scienziato e di essere pronti ad accettare un quadro più complesso. Questa recensione ha lo scopo di descrivere il ruolo di GSH nel polmone nel contesto di immunità e infiammazione. La prima parte riassume la storia e i concetti di base di questa immagine. La seconda parte si concentra sul metabolismo / livelli di GSH in patologia, la terza sul ruolo di GSH nell’immunità e nell’infiammazione innate, e la quarta fornisce 4 esempi che descrivono l’importanza di GSH nella risposta alle infezioni.

IMMUNITÀ E INFIAMMAZIONE INNATE, DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA BIOLOGICA

La prima linea di difesa immunitaria contro i patogeni, prima che si sviluppi l’immunità adattativa (anticorpi, risposte delle cellule T), si chiama immunità innata. Questo è un insieme complesso di risposte innescate quando cellule specifiche (macrofagi, fagociti, cellule dendritiche) riconoscono anche un patogeno ancora sconosciuto da alcune caratteristiche comuni alla maggior parte dei patogeni (queste “firme” sono chiamate modelli molecolari associati ai patogeni) attraverso una famiglia di patogeni recettori di riconoscimento. Ciò attiva una risposta che comporta la produzione di ROS, un importante meccanismo battericida e di mediatori solubili (citochine) il cui ruolo è quello di amplificare la risposta dell’ospite reclutando e attivando altre cellule del sistema immunitario.
Questo aspetto della risposta immunitaria innata è anche noto, da una prospettiva diversa, come risposta infiammatoria. Fondamentalmente, gli stessi meccanismi e mediatori della difesa dell’ospite sono implicati nella patogenesi delle malattie infiammatorie (non infettive) e l’inibizione di questi meccanismi è la chiave del meccanismo d’azione dei farmaci antinfiammatori.
Molte malattie non infettive del sistema respiratorio, tra cui asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), fibrosi cistica, fibrosi polmonare idiopatica (IPF) e tossicità dell’ossigeno, hanno una componente infiammatoria. L’infiammazione è anche implicata nella tossicità polmonare dell’ozono, dell’amianto, della silice, del fumo di sigaretta e del particolato. Una risposta infiammatoria esagerata è anche coinvolta nella patogenesi o nelle complicanze delle infezioni polmonari come la tubercolosi, la sindrome respiratoria acuta grave, l’influenza e la sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS).

METABOLISMO DEL GLUTATIONE NELLE MALATTIE

SINTESI GSH E SUOI PRECURSORI

GSH è sintetizzato dai suoi 3 aminoacidi con una via biosintetica mostrata in Figura 4 . Uno studio sull’uomo, usando i radioisotopi, 3 ha dimostrato che la disponibilità di cisteina e il suo precursore metionina è il fattore limitante della velocità nella sintesi di GSH. In generale, si presume che i due principali fattori limitanti siano i livelli di cisteina e dell’enzima gamma-glutamil-cisteina sintetasi (noto anche come glutammato-cisteina ligasi).

DEFICIT E IMMUNITÀ GENETICI DI GSH

Il deficit di glutatione sintetasi (GS) (oxoprolinuria) è un raro disturbo autosomico recessivo che colpisce circa 70 pazienti nel mondo. I pazienti con grave carenza di GS mostrano, tra le altre condizioni, una maggiore suscettibilità alle infezioni batteriche.
Un caso clinico ha mostrato che i neutrofili di un bambino con deficit di GS subiscono un danno ossidativo in caso di fagocitosi, indicando che GSH è importante per difendere i neutrofili dai ROS che producono come parte del loro armamentario microbicida. Da notare che i neutrofili di pazienti con deficit di GS, nonostante la normale fagocitosi e un aumento del rilascio di perossido di idrogeno, sono meno efficienti nell’uccidere i batteri, indicando un ruolo di aiuto per GSH nell’attività battericida.

CARENZA E IMMUNITÀ GSH ACQUISITE

Molte condizioni patologiche sono associate a livelli ridotti di GSH. Ciò potrebbe essere dovuto a diversi motivi. Ad esempio, lo stress ossidativo potrebbe causare la perdita di GSH attraverso l’ossidazione. Un altro aspetto importante è la nutrizione, poiché è stato dimostrato che, anche quando l’assunzione di proteine nella dieta è sufficiente per mantenere l’equilibrio dell’azoto, potrebbe non essere sufficiente per mantenere il GSH cellulare, in particolare in condizioni di stress ossidativo. La carenza di GSH potrebbe anche derivare da problemi metabolici. Ad esempio, nei pazienti con AIDS, è stata segnalata una diminuzione dell’attività gamma-cistationasi nel fegato.

L’uso di radioisotopi stabili ha permesso la caratterizzazione del metabolismo della cisteina e la sintesi di GSH nei pazienti settici. Questo studio ha dimostrato che la sepsi riduce la sintesi di GSH nel sangue del 60%. Da notare che questi pazienti avevano un apporto di aminoacidi solforati inferiore a quello raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Studi condotti su modelli animali hanno riportato un aumento del fabbisogno di cisteina nella sepsi, probabilmente a causa di un aumento del turnover di GSH, poiché la sintesi di GSH rappresenta il 40% dell’aumento dell’utilizzo della cisteina. Questi e altri studi dimostrano che anche quando l’assunzione dietetica di cisteina è sufficiente per la sintesi proteica (bilancio dell’azoto), potrebbe non essere sufficiente mantenere livelli adeguati di GSH. Si dovrebbe anche tenere presente che le condizioni infettive e infiammatorie sono associate ad un aumento della produzione di proteine della fase acuta da parte del fegato, ed è stato stimato che rappresentano in modo significativo l’aumento dell’utilizzo di aminoacidi solforati, in concorrenza con GSH.

GSH COME REGOLATORE DELL’IMMUNITÀ INNATA

RUOLO ANTINFIAMMATORIO DI GSH NELLE MALATTIE POLMONARI

L’idea che GSH possa svolgere un ruolo antinfiammatorio è diventata popolare negli anni ’90 con uno studio di Schreck et al. che mostra che gli antiossidanti inibiscono, mentre i ROS attivano il fattore di trascrizione NF-κB che comanda la trascrizione di diversi geni infiammatori, 16 a ruolo che è stato confermato nel polmone.

In effetti, un ruolo protettivo di GSH contro le patologie infiammatorie del polmone è stato dimostrato dall’effetto protettivo di diversi precursori di GSH in vari modelli animali.

GSH È ESSENZIALE PER LE FUNZIONI IMMUNITARIE INNATE E ADATTIVE

Le funzioni di GSH non sono solo inibitorie come descritto sopra per la risposta infiammatoria. Infatti, GSH è essenziale per alcune funzioni del sistema immunitario, sia innato che adattivo, tra cui la proliferazione dei linfociti T, attività fagocitica di neutrofili polimorfonucleari (PMN), e funzioni cellulari dendritiche, ed è anche importante per primo passo dell’immunità adattativa, consistente nella presentazione dell’antigene da parte delle cellule presentanti l’antigene (APC). Infatti, l’immunità cellulo-mediata richiede che gli antigeni proteici vengano prima degradati nelle vescicole endocitiche degli APC (ad es. Macrofagi, cellule dendritiche), in modo che i peptidi più piccoli possano essere presentati sulla superficie cellulare dal principale complesso di istocompatibilità per attivare la proliferazione dell’antigene cellule T specifiche. Uno dei primi passi nella degradazione e nell’elaborazione dell’antigene è la riduzione dei legami disolfuro, che richiede GSH. Va anche notato che sebbene GSH inibisca la produzione della maggior parte delle citochine infiammatorie, è necessario mantenere un’adeguata produzione di interferone-gamma (IFN-gamma) da parte delle cellule dendritiche, che è essenziale per la difesa dell’ospite contro agenti patogeni intracellulari come micobatteri.

Questo ruolo essenziale di GSH nell’immunità potrebbe spiegare perché in molte malattie, non solo nell’AIDS, i livelli ridotti di GSH sono associati ad una maggiore suscettibilità alle infezioni. Questi includono BPCO, fibrosi cistica, infezione da influenza, e alcolismo, poiché l’etanolo compromette l’equilibrio Th1 / Th2 tramite deplezione di GSH.

GSH E DIFESA IMMUNITARIA CONTRO LE INFEZIONI: QUATTRO ESEMPI

 

ESEMPIO 1: INFEZIONI VIRALI – STRESS OSSIDATIVO E PATOGENESI DELL’INFLUENZA

Il ruolo dello stress ossidativo nel danno polmonare da virus dell’influenza è ben caratterizzato nel modello murino. I topi infetti da influenza mostrano un danno polmonare associato a una drammatica riduzione dei livelli polmonari di GSH, nonché ad un aumento dei marcatori di stress ossidativo come il glutatione ossidato (GSSG) e i perossidi lipidici. In questi topi, lo stress ossidativo potrebbe essere dovuto all’induzione della xantina ossidasi, un noto enzima che genera superossido. Inoltre, l’infezione influenzale è associata a un’induzione di citochine infiammatorie, che potrebbero rappresentare un probabile passaggio sensibile alla GSH nella sua patogenesi. Tra gli antiossidanti dimostrati protettivi nei modelli animali di influenza vi sono l’inpurinolo xantina-ossidasi allopurinolo, quercetina, superossido dismutasi, tioredossina, NAC (da solo o con ribavirina o oseltamavir ) e GSH stesso. Uno studio ha riportato che la proteina M2 del virus dell’influenza aumenta la produzione di ROS nelle cellule delle vie respiratorie umane in vitro, causando effetti tossici che sono prevenuti dall’aggiunta di estere GSH. Sebbene questi studi indicano un ruolo protettivo di GSH a livello della patogenesi del danno polmonare, è stato riferito che BSO aumenta la replicazione virale, implicando un possibile ruolo antivirale di GSH endogeno. Uno studio clinico ha dimostrato che la somministrazione di NAC migliora i parametri dell’immunità cellulo-mediata nei pazienti con influenza, suggerendo una possibile rilevanza clinica di queste osservazioni.

ESEMPIO 2: AIDS – IMPORTANZA DI GSH NELL’IMMUNITÀ

Storicamente, l’intero campo del ruolo di GSH nell’immunità e il suo effetto sull’NF-κB ha ricevuto la spinta più forte dagli studi sull’AIDS, in particolare da uno studio del gruppo di Wulf Droge che ha dimostrato che i pazienti con AIDS hanno una bassa concentrazione di cisteina plasmatica. Le ragioni di ciò non sono chiare, ma i pazienti con AIDS hanno un deficit nell’enzima gamma cistationione, che sintetizza la cisteina dalla metionina. Ricerche successive hanno dimostrato che l’AIDS provoca una diminuzione del GSH intracellulare nelle cellule T CD4 e che un basso GSH è associato a una ridotta sopravvivenza.

I livelli più bassi di GSH nei pazienti con AIDS potrebbero avere varie conseguenze. La deplezione di GSH, almeno in vitro, aumenta la replicazione dell’HIV, mentre il suo precursore NAC blocca l’effetto stimolante del fattore di necrosi tumorale sulla replicazione dell’HIV. 70 Inoltre, l’effetto neurotossico delle proteine HIV Tat e gp120 è associato a stress ossidativo e antagonizzato dalla NAC.

ESEMPIO 3: INFEZIONI BATTERICHE – TUBERCOLOSI

Mycobacterium tuberculosis è un patogeno intracellulare che cresce nei fagosomi, dove è protetto da effettori del sistema immunitario come anticorpi e linfociti T. Anche se la letteratura che mostra che i livelli di GSH sono più bassi nei pazienti con tubercolosi risale agli anni ’50, non è stato fino alla ricerca di Venketaraman e colleghi che è stato studiato in profondità l’effetto di GSH sull’infezione da M. tuberculosis . Utilizzando una linea cellulare di macrofagi di topo, gli autori mostrano che l’IFN-gamma e l’endotossina aumentano sia la produzione di ossido nitrico (NO) sia l’attività battericida; la riduzione parallela di GSH suggerisce che GSH reagisce con NO per formare S-nitrosoglutatione (GSNO). In queste condizioni sperimentali, l’esaurimento di GSH con BSO ha inibito l’attività microbicida dei macrofagi mentre il suo precursore NAC ha aumentato l’uccisione intracellulare di micobatteri anche da macrofagi umani, che normalmente non sono molto efficaci nell’uccidere i micobatteri. Altri ricercatori hanno dimostrato che la via della trans-solforazione, che converte la metionina in cisteina e ha un ruolo chiave nel mantenimento della cisteina, e quindi dei livelli di GSH, è essenziale per uccidere i micobatteri. In quello studio, è stato scoperto che non solo gli enzimi della via trans-solforazione sono aumentati nei monociti umani in risposta ai micobatteri, ma il loro inibitore propargilglicina ha abbassato i livelli di GSH e ha inibito la clearance dei micobatteri e la fusione di fagolisosoma, mentre li ha aumentati. Risultati simili sono stati ottenuti in colture di sangue intero umano. In vitro, sia GSH che GSNO hanno un’attività battericida diretta contro questi agenti patogeni.
Questa complessa immagine è stata ben rivista da Connell e Venkataraman. L’esaurimento di GSH (da parte di BSO o dietilmaleato) inibisce anche l’attività leishmanicida dei macrofagi, nonché la produzione di NO, mentre il precursore GSH-estere etilico GSH li ripristina, suggerendo che il requisito per il percorso GSH / NO potrebbe essere una caratteristica comune di resistenza ai patogeni intracellulari.

ESEMPIO 4: SEPSI E SUE COMPLICANZE – GSH COME MOLECOLA REGOLATRICE

L’ARDS è una delle complicanze più gravi nei pazienti settici in condizioni critiche. Molti studi hanno evidenziato un ruolo dello stress ossidativo nell’ARDS e hanno mostrato un effetto protettivo dei precursori del GSH.
La maggior parte degli studi di ARDS su modelli animali, compresi quelli citati sopra, si basano sulla somministrazione di lipopolisaccaride (LPS), un’endotossina batterica. Nei topi, la somministrazione di LPS induce una lesione polmonare acuta simile alle ARDS cliniche, con produzione di citochine infiammatorie, infiltrazione dei leucociti nei polmoni e edema polmonare. In questo modello, vari antiossidanti a base di tiolo sono protettivi. Tuttavia, la somministrazione di LPS è in realtà un modello di shock endotossico, che non coinvolge batteri vivi, per indurre uno stato simile a quello che una volta era chiamato shock settico ed è ora definito come sindrome da risposta infiammatoria sistemica.
Tuttavia, nei pazienti settici, la sopravvivenza è influenzata da 2 contributi opposti dell’immunità innata: l’immunità innata è dannosa come l’infiammazione sistemica, che provoca ARDS e shock, ma d’altra parte è una componente essenziale della difesa immunitaria contro l’infezione. È difficile prevedere in che modo GSH influisce su questo equilibrio.
Un altro modello animale realistico è quello indotto dalla legatura e dalla puntura cecali (CLP), in cui la perforazione del cieco provoca il rilascio di materiale fecale nel peritoneo che provoca una sepsi peritoneale polimicrobica. Questo modello consente di studiare la rilevanza di entrambe le braccia dell’immunità innata, quella dannosa e protettiva.
Abbiamo usato questo modello per studiare il ruolo del GSH endogeno nella sepsi. 86 In questo modello, il CLP ha indotto l’infiltrazione di PMN nella cavità peritoneale, nel sito di infezione, così come nel polmone, causando infine lesioni polmonari e morte, con una concomitante diminuzione del GSH endogeno. Abbassare ulteriormente GSH con BSO ha peggiorato le impostazioni cliniche. Non solo la BSO ha aumentato l’infiltrazione di PMN nei polmoni, ma ha anche diminuito l’infiltrazione di PMN nel sito di infezione, aumentando così la crescita batterica. Di conseguenza abbiamo avuto più infiammazione e meno immunità e la sopravvivenza è stata drasticamente ridotta. La sostituzione di GSH con NAC ha avuto l’effetto opposto di ridurre l’infiltrazione di PMN nel polmone ma aumentandola nel sito di infezione, riducendo così le colonie batteriche.
L’immagine che emerge da questi esperimenti è che il GSH endogeno non è solo un inibitore dell’infiammazione, ma è necessario per consentire una corretta risposta alle infezioni e “dirigere” la migrazione del PMN infiammatorio lontano dal polmone, dove causano ARDS, e verso il sito di infezione, dove uccidono i batteri.
L’idea, quindi, è che GSH non sia solo un inibitore dell’infiammazione ma anche un regolatore dell’immunità innata in una direzione favorevole all’ospite.

CONCLUSIONI: GSH DA UN SEMPLICE SCAVENGER DI RADICALI LIBERI A UNA MOLECOLA REGOLATRICE

Parallelamente agli studi di GSH sull’immunità, studi molecolari e biochimici più complessi hanno evidenziato un ruolo regolatorio di GSH. Questo è stato il risultato di un’evoluzione dal concetto di stress ossidativo delineato sopra a quello di regolazione redox. Il concetto di regolazione redox implica che alcuni cambiamenti ossidativi (come i cambiamenti nello stato redox delle cisteine proteiche) non sono necessariamente dannosi ma possono avere proprietà regolatorie. Mentre questa idea mostra un quadro più complesso di quello popolare in cui i radicali liberi e gli ossidanti sono cattivi e gli antiossidanti sono buoni, implica che GSH è una molecola essenziale non solo nell’azione come antiossidante, ma anche in assenza di stress ossidativo, come molecola di segnalazione endogena. I meccanismi molecolari della regolazione redox mediata da GSH sono oggetto di attenta indagine e sono stati in parte identificati.
Sebbene la presente revisione si concentri sull’immuno patogenesi delle malattie polmonari, i concetti chiave qui descritti possono aiutare a interpretare il ruolo del redox in altre condizioni patologiche.

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SOSTENERE L’IMMUNITA’ CON LA VITAMINA D

Oggi, circa 1 miliardo di persone nel mondo hanno un deficit di Vitamina D, il 50% degli anziani ne è carente, ma il deficit si manifesta anche in età pediatrica.
 
L’insufficienza di vitamina D interessa circa il 50% dei giovani nei mesi invernali. La condizione carenziale aumenta con l’avanzare dell’età sino ad interessare la quasi totalità della popolazione anziana italiana che non assume supplementi di vitamina D. La popolazione italiana è tra quelle con i più bassi livelli di Vitamina D in Europa.
COSA È LA VITAMINA D
La vitamina D è un gruppo di pro-ormone liposolubile costituito da 5 diverse vitamine, D1, D2, D3, D4, D5.
COME VIENE PRODOTTA ?
La produzione della vitamina D è in buona parte endogena [autoprodotta dall’organismo]. Grazie alla sintesi cutanea durante l’esposizione ai raggi UVB, l’80% del fabbisogno di vitamina D è garantito dall’irradiazione solare, la sintesi della vitamina D3 si verifica nei cheratinociti e deriva dal suo precursore 7-deidrocolesterolo in grandi quantità nella cute dell’uomo. Il 7-deidrossicolesterolo viene convertito in provitamina D3 dall’azione della luce solare. La provitamina D3 si converte spontaneamente in vitamina D3 (colecalciferolo) in circa 3 giorni. L’apporto esogeno in genere è piuttosto scarso (basse dosi e in un numero limitato di alimenti:pesci grassi, latte, uova).
IL SOLE È RILEVANTE
La vitamina D prodotta in seguito all’esposizione solare, viene immagazzinata per essere utilizzata al bisogno nel tessuto adiposo e nel fegato (si lega ad una specifica proteina di trasporto – DBP, Vitamin D Binding Protein).
Per chi ha delle cognizioni di chimica, il primo stadio dell’attivazione metabolica della vitamina D3 consiste nell’idrossilazione, a livello epatico, del carbonio 25 (25OHD3 25-idrossicolecalciferolo, calcifediolo o calcidiolo). La 25OHD3 prodotta a livello epatico, si lega nuovamente alla DBP ritornando nel circolo sanguigno e trasportata a livello renale può essere o attivata, attraverso l’idrossilazione in posizione 1, in 1,25 diidrossivitamina D (1,25OH2D3, 1,25 diidrossicolecalciferolo o calcitriolo) o degradata, attraverso l’idrossilazione in posizione 24, in 24,25 diidrossivitamina D (24,25OH2D3).
COME AGISCE DENTRO LA CELLULA
L’aspetto interessante della Vitamina D è che esplica un ampio spettro di azioni con uno specifico recettore: vitamin D receptor (VDR). Questo recettore VDR, interagendo con la Vitamina D è in grado di sviluppare immediati effetti benefici cellulari. Con l’aumento dell’età si riducono i recettori cellulari VDR e la capacità di sintesi cutanea della Vitamina D dopo l’ esposizione ai raggi ultravioletti B.
FATTORI CHE INCIDONO SULLA CARENZA DELLA VITAMINA
Le cause di carenza sono principalmente determinate dai seguenti fattori:
• demografici (colpisce soprattutto le donne, i bambini e gli anziani)
• ambientali (la latitudine, le variazioni stagionali)
• alcune patologie quali celiachia, malassorbimento
• uso di steroidi (nell’artrite reumatoide – allergie)
• insufficienza renale ed epatica
• patologie della tiroide.
QUALE È LA FORMA MIGLIORE DELLA VITAMINA D?
Le ultime linee guida della Società Italiana del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMS) consigliano di usare il colecalciferolo (vitamina D3) per una sua buona maneggevolezza, tollerabilità e duttilità nella somministrazione. La vitamina D3 risulta più efficace della D2 ed ha un’azione più rapida se somministrata per via orale piuttosto che per via intramuscolare.
QUALI I VALORI EMATICI DI RIFERIMENTO?
La vitamina D si misura quantificando i livelli di 25(OH)D presenti nel sangue ed esprimendo la sua concentrazione in nanogrammi per millilitro (ng/ml). Una sua carenza è rilevabile da un livello di <20 ng/ml (<50 nmol/L).
LA TOSSICITÀ DELLA VITAMINA D
Contrariamente a quanto si pensa, la tossicità della Vitamina D è un evento raro: rilevata solo in soggetti esposti ad assunzione di supplementi ad altissimo dosaggio. La prolungata esposizione al sole non può provocare intossicazione da Vitamina D3 perché ogni eventuale eccesso viene distrutto dalla luce solare. Bastano 20 minuti al giorno di esposizione al sole, per chi ha la pelle chiara, per sintetizzare livelli sufficienti di vitamina D.
FUNZIONI DELLA VITAMINA D
Recenti studi hanno potuto evidenziare che, a parte il ruolo che la riguarda nel tessuto osseo, si è visto che essa svolge un’azione importante nella proliferazione e nella differenziazione cellulare, con un potenziale meccanismo benefico in numerose patologie, quali cancro, malattie immunitarie, diabete, ipertensione e scompenso cardiaco.
SISTEMA IMMUNITARIO, VIRUS E VITAMINA D
La vitamina D è anche coinvolta nei processi di controllo della proliferazione e della differenziazione cellulare, nonché nella immuno-modulazione.
COME INTERVIENE LA VITAMINA D NELLA RISPOSTA ANTIVIRALE?
• E’ un immunomodulatore che tramite i recettori nucleari VDRinteragisce con le cellule dendritiche che promuovono la produzione di linfociti TH1 e TH2;
• Si lega tramite i recettori VDRdelle cellule dendritiche producendoIL-4 IL-5 IL-13che stimolano il sistema TH2 promuovendo l’omeostasi del microbiota intestinale;
• Le cellule dendritiche stimolate dalla vitamina D producono IL-10, che a sua volta promuove la formazione di linfociti TREG(regolatori). Questi ultimi inibiscono i linfociti TH17responsabili di malattie autoimmuni o eccessiva risposta immunitaria TH2;
• La vitamina D contrasta la risposta infiammatoria eosinofila responsabile della polmonite, inibendo il fattore di crescita TGF-B1, che induce la proliferazione dei fibroblasti murini riducendo l’espressione delle proteine della matrice extracellulare e la fibrosi subepiteliare;
• La vitamina D modula l’autofagia delle cellule dendritiche, stimolando la produzione della proteina BECLIN-1 consentendo la cattura dell’antigene citoplasmatico e la presentazione mediata da MHC (complesso maggiore di istocompatibilità) alle cellule T, aumentando la migrazione e la risposta antivirale;
• La proteina BECLIN-1 viene stimolata anche dalle SIRTUINE promossa dal digiuno (importanza del semi-digiuno), influenzata negativamente dall’insulina o meglio dai picchi insulinemici (gli zuccheri aumentano la virulenza);
• La vitamina D assunta a livello orale o stimolata dall’esposizione ai raggi UV, stimola la sintesi della proteina trasportatrice NG, la quale viene trasformata nella citochina CgMAF. Quest’ultima stimola i macrofagi e le cellule NK (natural Killer) a fronteggiare virus e cellule tumorali. I virus e le cellule tumorali in carenza di questa vitamina importante riescono a disattivare, attraverso l’enzima Negalasi, la proteina CgMAF inibendo il sistema immunitario.
VITAMINA D E VITAMINA A, UNA COPPIA PERFETTA
La vitamina A e la vitamina D sono sostanze che ci proteggono da infezioni, malattie autoimmuni e tumori. La vitamina D3 si lega ad alcuni recettori (chiamati VDR) presenti nel citoplasma delle cellule, mentre la vitamina A si lega al recettore citoplasmatico (chiamato RXR). Quando i due recettori (VDR ed RXR) si legano rispettivamente alla vitamina D-3 ed alla vitamina A, formano un dimero VDR-RXR che penetra nel nucleo e stimola il DNA ad esprimere una serie di proteine, alcune delle quali hanno la funzione di bloccare la differenziazione cellulare e quindi il rischio di tumori.
COSA POSSIAMO FARE PER PREVENIRE LA SUA CARENZA?
E’ necessario valutare la 25(OH)D, che non dovrà attestarsi sotto la soglia minima (inferiore a 30 ng/ml) ed eventualmente intervenire con una supplementazione orale, che si è dimostrata migliore di quella intramuscolare. Va ricordato comunque, che una supplementazione efficace per diverse patologie autoimmuni, tumorali e virali si è dimostrata essere di 5.000/10.000 U.I. al giorno, supportata dall’integrazione della vitamina K2, magnesio e boro, per una sinergia maggiore.

LA VITAMINA C IN PREVENZIONE E TRATTAMENTO A SOSTEGNO DELLE INFEZIONI BATTERICHE E VIRALI

La vitamina C (acido ascorbico) è probabilmente la vitamina più studiata e conosciuta. È un antiossidante idrosolubile, che protegge dall’attacco dei radicali liberi negli ambienti acquosi (liquido intracellulare, plasma). Inoltre è necessaria per la formazione, la protezione e la stabilizzazione del collagene, che è la principale proteina dell’organismo, indispensabile per la produzione del tessuto connettivo (pelle, vasi, ossa), per la riparazione dei tessuti e per mantenere sani i capillari, le gengive, i denti. Ancora, la vitamina C è essenziale per l’assorbimento di altre sostanze nutritive (ferro, acido folico, vitamina E) e per il metabolismo di alcuni aminoacidi (fenilalanina, tirosina). Infine, essa coopera all’utilizzazione dei carboidrati, nonché alla sintesi dei grassi e delle proteine. Il fabbisogno giornaliero raccomandato di vitamina C per l’adulto sano è di 60 mg. Sembra che la vitamina C abbia un ruolo importante soprattutto in reazioni di ossidoriduzione catalizzate da ossigenasi e che svolga un’azione antistaminica. Tra i processi più noti in cui la vitamina dovrebbe intervenire ci sono:
• idrossilazione della lisina e della prolina da parte della prolina idrossilasi e della lisina idrossilasi, reazioni importanti per la maturazione del collagene;
• idrossilazione della dopamina per formare la noradrenalina;
• sintesi della carnitina;
• catabolismo della tirosina;
• amidazione di alcuni peptidi con azione ormonale;
• sintesi degli acidi biliari;
• sintesi degli ormoni steroidei per intervento durante le reazioni di idrossilazione;
• riduzione dell’acido folico per costruire la forma coenzimatica;
• aumento dell’assorbimento di ferro per riduzione del Fe (III) a Fe (II);
• azione di rigenerazione della vitamina E per cessione di un elettrone al radicale α-tocoferossilico.
• Inoltre sembra che la vitamina C possa diminuire la formazione di nitrosammine intestinali e ridurre vari composti ossidanti tra cui il radicale superossido, l’acido ipocloroso e i radicali idrossilici.
COME INTERVIENE A FAVORE DEL SISTEMA IMMUNITARIO
La vitamina C agisce in diversi modi:
1. Interagisce con la modulazione epigeneticametilazione e demetilazione – necessari alla maturazione dei linfociti, per una veloce replicazione delle cellule del sistema immunitario, soprattutto quando siamo in presenza di virus;
2. Agisce come antiossidante – protegge i linfociti dalla produzione endogena di radicali liberi – usati per eliminare i virus riducendo cosi’ l’apoptosi dei linfociti;
3. Aumenta la produzione degli anticorpi della classe IGA e IGM importanti per l’efficienza immunitaria contro i virus;
4. Riequilibra il sistema TH1 e TH2 riducendo la produzione di istamina, stimolando al contempo la produzione di interleuchine da parte delle cellule dentritiche;
5. Riduce inoltre la morte necrotica degli eosinofili nel tessuto polmonare, riducendo così il rischio di polmonite;
Credo che valga la pena di utilizzarla a sostegno di altre cure mediche o in prevenzione. Chiedete sempre il parere del vostro medico per il suo utilizzo a dosaggi alti.

DIABETE E INFEZIONI

Secondo uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Diabetes Care nel gennaio 2018, chi ha diabete di tipo 1 (DT1) ha il quadruplo di probabilità di ricoveri ospedalieri per infezioni e chi ha il diabete di tipo 2 (DT2) ne ha il doppio rispetto ai soggetti senza diabete. In altri studi è stato evidenziato quanto questa patologia possa contribuire all’aumento di malattie infettive. La maggiore frequenza di infezioni nei soggetti con diabete è dovuta allo stato di iperglicemia diffusa che “riempie” di zucchero i tessuti dell’organismo. Questa situazione o stato favorisce a sua volta la disfunzione del sistema immunitario, provocando un danno alla funzione dei neutrofili (i globuli bianchi più numerosi che sono in prima linea nella difesa contro le infezioni). Inoltre, vengono inibiti i meccanismi antiossidanti (che contrastano e bloccano i radicali liberi autoprodotti ed esterni). Il diabete infine contrasta l’immunità umorale, cioè l’immunità mediata dagli anticorpi, proteine sieriche circolanti che sono responsabili del riconoscimento specifico e dell’eliminazione dell’antigene. Alcuni studi hanno evidenziato che in caso di infezione, gli anticorpi subiscono una glicazione, e pertanto perdono efficacia.
Cit.
link https://www.researchgate.net/publication/328721486_The_diabetes_pandemic_and_associated_infections_suggestions_for_clinical_microbiology?fbclid=IwAR1O5MJC5LKUbj6X422xFEhe9UeBHxgkvDyDy_HGEf3lvIdkg01_aog7N_A

SINDROME DI ADHD (DEFICIT DI ATTENZIONE E IPERATTIVITA’) E APPROCCIO NATUROPATICO A SOSTEGNO

 
E’ una sindrome o disturbo dello sviluppo neurologico caratterizzato da alterazioni della crescita e dello sviluppo del cervello o del sistema nervoso e da inattenzione, impulsività e iperattività motoria che rende difficoltoso e in alcuni casi impedisce il normale sviluppo, l’integrazione e l’adattamento sociale di bambini, adolescenti ed adulti.
Tra i disturbi frequentemente associati abbiamo:
• Disturbo oppositivo-provocatorio.
• Disturbi della condotta.
• Disturbi specifici dell’apprendimento DSA (dislessia, disgrafia, ecc.).
• Disturbi d’ansia.
• Depressione.
• Disturbo ossessivo-compulsivo.
• Tic.
• Disturbo bipolare.
Nel tempo questa “patologia” è stata classificata in diversi modi da diversi studiosi. Alexander Crichton, nel suo libro “An inquiry into the nature and origin of mental derangement” (1798) l’ha definita come “irrequietezza mentale”. Nel 1902 George Still la definì “Disfuzione cerebrale minima” (DSM-I 1952). Il DSM-II (1968) ha coniato il termine di “reazione ipercinetica nell’infanzia”. Il DSM-III (1980) invece ha definitivamente definito il termine “disturbo da deficit dell’attenzione (ADD). H. Wallon l’ha chiamata “Instabilità psicomotoria”, un disturbo caratterizzato prevalentemente da una impulsività esplosiva derivata da una carente gestione delle emozioni e del tono di base.
ESISTE L’ADHD IN ETA’ ADULTA?
Bambini ed adolescenti con ADHD mantengono il disturbo anche in età a adulta. L’identificazione dell’ADHD in età adulta risulta difficile. Il trattamento è farmacologico insieme ad interventi di natura psicosociale (counseling di tipo educativo).
QUALI SONO LE CAUSE SECONDO LA MEDICINA?
Esistono dei sospetti fattori genetici e sociali. Alcuni studi su gemelli hanno evidenziato che l’ADHD ha un alto fattore ereditario (circa il 75% dei casi). Altri fattori riguardano la morfologia cerebrale, fattori prenatali e perinatali o fattori traumatici. L’ADHD si presenta tipicamente nei bambini. Tra i fattori ambientali si sospettano l’alcol e fumo durante la gravidanza e i primissimi anni di vita, la nicotina (causa di ipossia nel feto), infezioni quali varicella prese durante la gravidanza, alla nascita o nei primi anni di vita.
SINTOMI DELL’ADHD
Affinché possa essere diagnosticato l’ADHD occorre un’attenta osservazione dei sintomi in due situazioni diverse per almeno sei mesi, al fine di valutare se determinati tratti comportamentali siano diversi da quelli degli altri bambini della stessa età. Di seguito un elenco non esaustivo e ancora in evoluzione:
• Essere facilmente distratti, perdere i dettagli, dimenticare le cose, e spesso passare da un’attività all’altra.
• Avere difficoltà a concentrarsi su una cosa.
• Essere annoiato con un compito, dopo pochi minuti, a meno che si stia facendo qualcosa di divertente.
• Avere difficoltà a focalizzare l’attenzione sull’organizzazione e completamento di un compito o nell’imparare qualcosa di nuovo.
• Avere difficoltà a completare o svolgere compiti a casa, spesso perdendo le cose (per esempio, matite, giocattoli, compiti) necessarie per completare le attività.
• Non sembra ascoltare quando gli si parla.
• Sognare ad occhi aperti, facilmente andare in confusione e muoversi lentamente.
• Avere difficoltà di elaborazione delle informazioni con la stessa rapidità e precisione degli altri.
• Difficoltà a seguire le istruzioni.
• Dimenarsi e contorcersi da seduti.
• Parlare senza sosta.
• Toccare o giocare con qualsiasi cosa sia a portata di mano.
• Avere difficoltà a star seduti durante la cena, la scuola ecc..
• Essere costantemente in movimento.
• Avere difficoltà a svolgere compiti o attività tranquille.
• Essere molto impaziente.
• Proferire commenti inappropriati, mostrando le proprie emozioni senza inibizioni, e agire senza tener conto delle conseguenze.
• Avere difficoltà nell’attendere cose che si vogliono o attendere il proprio turno di gioco.
• Ridere spesso, con o senza un motivo reale.
DISTURBI ASSOCIATI
Nella sindrome di ADHD possono essere presenti anche altri disturbi quali: disturbo oppositivo provocatorio (ODD) e disturbo della condotta (CD), 50% e 20% dei casi di ADHD, disturbo borderline di personalità – (70% dei casi), disturbo primario della vigilanza (scarsa attenzione e concentrazione, difficoltà rimanere svegli, disturbi dell’umore, disturbo bipolare e disturbo depressivo maggiore), disturbi relativi all’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi specifici di apprendimento (20-30% dei bambini con ADHD), sindrome di Tourette, sindrome delle gambe senza riposo (comune nei pazienti con ADHD, dovuto a carenza di ferro), disturbi del sonno (la melatonina viene talvolta usata nei bambini che hanno questi disturbi), enuresi notturna persistente, disprassia (ritardo del linguaggio, disturbi di elaborazione uditiva, difficoltà a seguire le istruzioni, lenta velocità di elaborazione della lingua scritta e parlata, difficoltà di ascolto in ambienti di facile distrazione, debolezza nella comprensione della lettura).
ANOMALIE DELLA DOPAMINA E DEL GLUCOSIO: UNA CAUSA PRESENTE NELLA PROBLEMATICA
Esistono studi che rivelano un ridotto numero dei trasportatori della dopamina causati dall’adattamento all’esposizione di sostanze stimolanti. Molti stimoli infatti, provocherebbero la perdita di attenzione e l’aumento del comportamento iperattivo. Alcuni studi attraverso la PET (tomografia a emissione di positroni), hanno rilevato un metabolismo del glucosio abnorme nell’ADHD. Questi bambini sembrerebbero “avidi” di glucosio, o meglio ancora affetti da un disturbo del metabolismo glucidico cerebrale.
TEORIA PATOGENETICA DELLA FUNZIONE ESECUTIVA
Secondo questa teoria i deficit nelle funzioni esecutive riscontrabili nell’ADHD sono:
• Problemi con le capacità organizzative.
• Problemi nell’organizzazione del proprio tempo.
• Eccessiva procrastinazione.
• Problemi di concentrazione.
• Velocità di elaborazione.
• Regolazione delle emozioni.
• Uso della memoria di lavoro e deficit nella memoria a breve termine.
DIAGNOSI DIFFERENZIALE
E’ sempre bene valutare altre problematiche presenti o in comorbilità per diagnosticare con certezza un possibile ADHD. Le seguenti problematiche potrebbero simulare un deficit di attenzione e iperattività: distimia, ciclotimia, disturbo bipolare, disturbo borderline di personalità, disturbi d’ansia, disturbo antisociale di personalità, disturbi pervasivi dello sviluppo o ritardo mentale, ipertiroidismo, epilessia, intossicazione da piombo, deficit dell’udito, malattie epatiche, insonnia (può causare iperattività, aggressività, sbalzi d’umore e disattenzione), apnea ostruttiva del sonno che causa di sintomi tipici dell’ADHD.
TRATTAMENTO CONVENZIONALE
Il trattamento convenzionale è basato essenzialmente sulle terapie comportamentali, cambiamenti dello stile di vita, terapia psicomotoria, interventi clinico-psicologici, farmacologico, optometria comportamentale o ortottico a supporto riabilitativo (in alcuni rari casi). Tra i farmaci utilizzati vengono utilizzati gli stimolanti (Metilfenidato ritalin), dextroamphetamine (Dexedrine), anfetamine (Adderall), dextromethamphetamine (Desoxyn), lisdexamfetamine (Vyvanse), atomoxetina (inibitore selettivo del meccanismo di trasporto pre-sinaptico della noradrenalina), agonisti alfa-adrenergici, antidepressivi.
ALCUNE CONTROVERSIE SULL’EZIOPATOGENESI DELL’ADHD
Thomas Szasz definisce l’ADHD un disturbo senza vere e proprie basi fisiologiche (senza una sintomatologia chiara e univoca). Secondo questo famoso studioso trattasi di “disease-mongering”, un disturbo inesistente, al fine di creare un nuovo mercato di farmaci. Un esperimento francese (clinica neuro psicomotoria), ha rilevato che i bambini poco attenzionati nella culla (carezze e dialogo tonico inefficiente), aumentano le condotte di iperattività e sonno-veglia alterato. Potrebbe essere questa una causa possibile della problematica?
VALUTAZIONE E TRATTAMENTO A SOSTEGNO NATUROPATICO
Valutazione iridologica:
Sarebbe opportuno valutare se siamo in presenza di una sottocostituzione neurogena, con presenza di tofi (cattivo drenaggio linfatico e tossine in circolo). Saranno altrettanto importanti tutti quei segni (lacune, cripte) a ridosso della collaretta o corona, per valutare lo stato endocrino (scarso adattamento allo stress). Sarà inoltre opportuno valutare lo stato intestinale (corona), e la presenza di cromatismi che rimandano al surrene, metabolismo glucidico, o permeabilità intestinale. Altri segni importanti saranno di natura psicosomatica e pupillari.
Alimentazione:
Insieme e in collaborazione con altri professionisti del settore (biologi, medici, dietisti), sarà importante porre attenzione al tipo di alimentazione della persona in esame. Saranno inoltre di importanza notevole stabilire se si è in presenza di allergie alimentari ( in quanto aumentano l’istamina e disfunzioni nei recettori H3 del SNC), permeabilità intestinale (con eventuale attivazione citochine infiammatorie), downregulation della setorotonina a livello intestinale, carente detox epatica e tossine presenti, disbiosi intestinale e suoi collegamenti con il sistema immunitario ed emozionale (PNEI), Klebsiella intestinale, Candida albicans, ecc. In tal caso sarà opportuno provvedere alle opportune correzioni.
FOSFATI ALIMENTARI, UNA CAUSA POSSIBILE
Un discorso a parte meritano i fosfati alimentari, concause possibili scatenanti la problematica. I fosfati sono presenti in alimenti di natura industriale quali merende, snack, bibite, piatti pronti, alcuni yogurt, alcune carni, cibi conservati. I fosfati in eccesso provocano (specie in alcuni soggetti predisposti a DCM o disturbo cerebrale minimo) disturbi del comportamento anche gravi quali difficoltà psicomotoria, impulsività, insonnia, aggressività, atteggiamenti di violenza. tic, discinesia, ipercinetismo, instabilità emotiva, incapacità di adattarsi e integrarsi con altre persone, distraibilità permanente, suscettibilità esagerata.
L’eccesso di fosfato blocca la secrezione della noradrenalina, ormone secreto dalle ghiandole surrenali che controlla e regola il flusso di impulsi nervosi al cervello. La Noradrenalina assicura il collegamento anche tra la neocorteccia (la sede del pensiero, sede dell’analisi e della creatività) e il cervello limbico (la sede delle emozioni). Il trattamento si basa sulla “dieta” dei sette giorni con esclusione di determinati alimenti specifici.
SUPPLEMENTAZIONE A SOSTEGNO DELL’ADHD
La supplementazione è basata sul suggerimento di rimedi naturali specifici, che andranno a lavorare in sinergia con i trattamenti convenzionali e non in alternativa ad essi. Tra i supplementi che hanno dato dei risultati clinici interessanti esiste lo Zinco (tra l’altro questo minerale agisce in presenza di comorbilità di Pirroluria), Ferro, Tirosina, Omega 3 (questi ultimi hanno evidenziato con miglioramenti clinici dopo 30 giorni al test delle campanelle, Trail making test, ecc.). Altri supplementi utili di origine vegetale sono l’Agnocasto, la Scutellaria, la Mucuna Pruriens. Esistono diversi studi a supporto. E’ preferibile farsi seguire da un esperto (medico in collaborazione con un naturopata e nutrizionista), in quanto l’uso personale e senza una guida potrebbe causare in alcuni casi degli effetti collaterali. L’uso di eventuali agenti chelanti per i metalli tossici potrebbe rivelarsi utile (previo opportuno accertamento), per la possibile compresenza di mercurio, piombo, cadmio, scatenanti la problematica.
OMEOPATIA (DI COMPETENZA MEDICA)
Ecco un elenco dei rimedi candidati al trattamento della problematica (previo parere medico o di un naturopata con diploma federale che pratica in Svizzera):
IODUM
Il bambino è ipercinetico, turbolento e ficcanaso, non riesce a stare seduto in quanto non tollera l’immobilità. E’ impaziente, rapido, precipitoso, impulsivo, ma migliora quando è occupato. E’ suscettibile, soggetto ad accessi di aggressività senza motivo, ha un’avversione per la compagnia di amici od estranei. E’ ansioso, peggiora con il riposo o con il digiuno. Intellettualmente è meticoloso, mentre vi è un deficit della memoria immediata a causa della precipitazione e della mancanza di concentrazione. Gli accessi di irritabilità sono seguiti da depressione, perdita della memoria e repulsione per lo sforzo intellettuale.
ZINCUM METALLICUM
E’ presente una estrema ipereccitabilità, ipersensibilità al rumore con frequenti soprassalti e astenia fisica. Sono presenti contemporaneamente in questo bambino sia la sindrome asteno- depressiva che le manifestazioni spasmofiliche, con una estrema agitazione ed inquietudine agli arti inf. ma anche avversione per il moto (camminare). Rifiuta qualsiasi sforzo, anche quello di parlare E’ molto lento nello studio, riesce difficilmente a mantenere viva l’attenzione, che spesso viene a mancare, ha scarsa memoria.
KALIUM BROMATUM
Il bambino è costantemente agitato, con impossibilità a restare tranquillo, avverte il bisogno incessante di muoversi, spostarsi. L’agitazione predomina a livello delle mani e delle dita, con la manipolazione costante di un oggetto e/o un tamburellare inopportuno. Presenta difficoltà di concentrazione e di attenzione, che rendono difficile l’apprendimento. Inoltra manifesta scarsa memoria, lentezza nel parlare, difficoltà di elocuzione, balbuzie e dislessia. Soffre di disturbi del sonno con incubi, terrori notturni, sonnambulismo ed enuresi. Non è delicato e piange poco in caso di dolore, trauma, incidente. Se adolescente, può avere scarso senso morale, comportamento irresponsabile, asociale, pericoloso. Tipica è l’eccitazione sessuale e la grande tendenza alle fantasie erotiche, spesso ossessive. Questi adolescenti possono presentare gravi forme di acne cistica di tipo suppurativo (volto e dorso).
MERCURIUS SOLUBILIS
Bambino ipercinetico, non sta fermo, tocca tutto, parla in fretta ed è incline alla balbuzie. Quando questa condizione peggiora diventa allora perverso, cattivo, autoritario, non ammette repliche né contraddizioni e fa il contrario di ciò che gli si chiede. Reagisce contro la società in maniera eccessiva, violenta, crudele, impulsiva. La difficoltà di concentrazione e comprensione emergono nelle discipline che richiedono rigore di ragionamento quali grammatica o matematica.
ACIDUM NITRICUM
E’ un bambino iperattivo, sostanzialmente cattivo, testardo, vendicativo, tendente all’odio. E’ molto sensibile al rumore, al dolore, al tatto. Presenta spesso fissurazioni 31 ai bordi degli orifizi con tendenza alle ragadi e alle ulcere. Le affezioni cutanee sono frequenti: eczemi fissurati e verruche sanguinanti. COFFEA CRUDA L’attività motoria è intensa e costante; il bambino è sempre in movimento e di indole allegra, la sua mente è in continuo fermento. E’ ipersensibile e impressionabile, passa rapidamente dal riso al pianto e presenta iperacuità ai rumori. L’attività straordinaria della mente e del corpo e l’afflusso di idee gli impediscono di addormentarsi, soprattutto dopo un evento gioioso.
NUX VOMICA
Questo bambino presenta agitazione confusionaria, caratterizzata da precipitazione e ipereccitabilità. E’ impaziente, intollerante, irritabile. Non sopporta che lo si contraddica, le contrarietà, la luce intensa e violenta, il minimo rumore. Ha un comportamento irascibile, litigioso, violento, si arrabbia facilmente e non esita a passare all’azione con persone od oggetti che gli oppongono resistenza. Vi sono disturbi del sonno caratterizzati da difficoltà a addormentarsi e insonnia
VERATRUM ALBUM
Rimedio ad azione prevalente sul sistema nervoso e sull’apparato digerente. L’elemento caratteristico dal punto di vista mentale è il grande nervosismo con scatti d’ira e confusione mentale; sono bambini ed adolescenti inquieti e agitati,sempre indaffarati. Fischiano in maniera molesta, compiono gesti insensati, hanno spesso idee stravaganti.
DATURA STRAMONIUM
Il bambino ha una tendenza alla violenza con aggressività verbale e fisica, agitazione con rapidi cambiamenti d’umore. Sono molto agitati, parlano molto e incoerentemente, tendono a scappare. Talora sono soggetti epilettici, con tic anche 32 violenti. In questi soggetti l’insonnia, i terrori notturni, talora anche le allucinazioni e la paura del buio sono molto frequenti.
MEDORRHINUM
Il bambino è sempre agitato, precipitoso, indaffarato; secondo lui il tempo passa troppo lentamente. Cerca sempre di fare le cose più in fretta possibile, di conseguenza non è efficiente nell’esecuzione dei compiti scolastici; termina gli elaborati in fretta e superficialmente. Eccessivamente sensibile, sussulta al minimo rumore. E’ brusco, irritato, infastidito per delle sciocchezze. Grande agitazione delle gambe e tendenza al sonno perturbato. Posizione preferita nel sonno genu- pettorale. Triste e scontroso al mattino, il suo umore migliora progressivamente nel corso della giornata e diventa allegro e in gran forma la sera. La memoria è scarsa; presenta difficoltà a parlare, dimentica le parole, non trova il termine adatto, dimentica le lettere quando scrive.
CARCINOSINUM
E’ un bambino irrequieto e geniale. Estremamente creativo, appassionato, ostinato e timido. Preciso, quasi maniacale. Spesso ha subito un abuso o un trauma nella prima infanzia. Ha difficoltà di concentrazione, è fiacco e fortemente negligente. Ha un 34 forte senso del dovere ed è responsabile e maturo per la sua età. Nonostante ciò diviene irritabile e collerico quando ripreso verbalmente circa l’adempimento delle sue responsabilità (mettere in ordine i giochi, un compito a scuola,ecc.) e non riesce a sfruttare le sue abilità creative.
OLIGOELEMENTI CATALITICI DI MENETRIER
Il naturopata, dopo attenta valutazione, potrà stabilire quale suggerimento è opportuno per agire sul terreno. Gli oligoelementi catalitici lavorano sulla regolazione della persona e non sul sintomo. Sarà pertanto opportuno verificare se siamo in presenza di una DIATESI 1 o 2, e/o insieme ad una DIATESI 5 (ipofiso-genitale, ipofiso-pancreatica). Completeranno il trattamento l’eventuale aggiunta di oligoelementi singoli, anch’essi molto importanti.
RIMEDI FLOREALI
I rimedi floreali possono essere affiancati a qualunque trattamento medico e/o naturale. Agiscono in TOTO (sfera psichica emozionale e fisica), corroborando altri rimedi o cure in corso. Tra i rimedi possibili possiamo citarne alcuni. Come tutti i rimedi naturali andranno suggeriti AD PERSONAM e non secondo protocolli standard. Quindi, fatevi seguire da un professionista.
Fiori di Bach:
• VERVAIN – per l’impulsività e iperattività.
• CHERRY PLUM – per l’incapacità di gestire il vulcano energetico interiore.
• SCLERANTHUS – per l’alternanza dell’umore.
• AGRIMONY – per un’eventuale presenza di un disturbo oppositivo-provocatorio e disturbi della condotta.
• WHITE CHESTNUT – per la gestione energetica.
• CRAB APPLE – se presente eventualmente OCD (disturbo oppositivo provocatorio).
• OAK – per riportare l’attenzione al centro di se stessi.
• CHESTNUT BUD – è il fiore dell’apprendimento, capace di insegnarci quale comportamento. adottare nelle diverse situazioni della vita. Utile se siamo in presenza di comorbilità con disturbi dell’apprendimento.
• HEATHER – per l’eccessiva richiesta d’attenzione e per la rabbia.
• CLEMATIS – per riportare l’attenzione e la concentrazione del soggetto in esame nel presente.
Fiori australiani:
Sono rimedi vibrazionali simili ai fiori di Bach. Vanno assunti secondo modalità differenti rispetto ai primi. Sono rimedi sicuri e privi di effetti collaterali. Ne elenco alcuni possibili in riferimento alla problematica:
• Black-eyed Susan: Utile anche per le persone che mangiano molto velocemente, ingurgitando il cibo con voracità e che possono di conseguenza manifestare problemi digestivi.
• Boronia: favorisce la serenità e la chiarezza di pensiero, soprattutto quando lo stress assume forme ossessive. Attenua i pensieri assillanti e spiacevoli, aiutando a fermare le rimuginazioni che spesso concorrono all’emergere dell’insonnia.
• Bush Fuchsia: promuove il ritrovamento dell’armonia, della capacità di ascolto e della fiducia nelle proprie intuizioni. Favorendo una più efficiente comunicazione interemisferica cerebrale, migliora la concentrazione e l’attenzione.
• Jacaranda: rimedio elettivo per uno stato di sovra-eccitazione. Conferisce equilibrio, decisione e chiarezza di pensiero.
• Bush Fuchsia: è il principale rimedio di questo composto, per tutte le difficoltà di apprendimento, memorizzazione e d’espressione. La sua azione riarmonizza le funzioni dei due emisferi cerebrali, quello sinistro, dei processi logico e razionale, e quello destro, dei processi intuitivi e creativi. Facilita l’apprendimento e la rielaborazione delle informazioni, migliora la capacità di concentrazione e aiuta nell’espressione verbale.
• Paw paw: favorisce l’assimilazione, l’integrazione e l’apprendimento di nuove idee e informazioni, qualitativo e quantitativo.
• Sundew: aiuta a ritrovare l’attenzione quando la vivacità di interesse o lo studio intenso mi distrae e si disperde in mille cose e in mille nozioni, che poi si fatica a ricordare. Migliora l’attenzione e la concentrazione.
SIAMO IN PRESENZA DI UNA IPERATTIVITÀ O DI UNA SINDROME IPERCINETICA?
Non è facile stabilire quanti fattori possono concorrere nella problematica. Un’alimentazione errata, la predisposizione genetica, i fattori neurologici, le carenze nutrizionali, i fattori psicoemozionali, sono solo alcuni tra quelli possibili. Di sicuro e per esperienza personale (in qualità di neuropsicomotricista), esisterebbero dei casi di ADHD dove la componente familiare ed emozionale rivestono un ruolo cruciale. Spesso il comportamento adottato da questi piccoli amici rappresentano una richiesta: “Non vedete allora che esisto? Occupatevi di me!”. I bambini usano maggiormente il linguaggio corporeo a differenza degli adulti. Quello che non possono comprendere è che le loro azioni caotiche e provocatorie fanno sì che nessuno li possa più sopportare, dai compagni, agli insegnanti di scuola, ritrovandosi sempre più ignorati. Prima di “medicalizzare” un bambino affetto da ADHD chiedetevi se in famiglia va tutto bene, se non esistono conflitti nella coppia (padre-madre), se il bambino riceve le giuste attenzioni, se i suoi bisogni vengono ascoltati, oppure se esistono delle regole da rispettare in famiglia che non vengono osservate, spesso a causa degli stessi genitori che non adottano strategie efficaci. Ricordo, che il bambino vuole essere “guidato”, quindi lo sguardo, uno dei canali importanti della comunicazione è fondamentale nei primissimi anni di vita, quale forma di rassicurazione, accompagnamento nell’esplorazione dell’ambiente circostante, dialogo tonico emozionale che ci avvolge al pari di un abbraccio.

COSA E’ LA SIBO E COME VIENE TRATTATA IN MODO NATURALE

 

SIBO è un termine che significa sovracrescita batterica intestinale, definita in inglese small intestinal bacterial overgrowth.  La parte intestinale interessata è il tenue, dove si verifica una proliferazione di alcuni batteri anaerobi con conseguente disbiosi.  E’ bene che il medico diagnostichi una eventuale SIBO, in quanto rappresenta una concausa di diverse patologie croniche moderne.

Il ruolo dei batteri intestinali è quello di vivere in simbiosi con il nostro organismo, svolgendo molti compiti utili quali la sintesi di antibiotici naturali (batteriocine), sintesi di vitamine del gruppo B, vitamina K, azione depurativa del colon, sintesi di sostanze antinfiammatorie e regolatrici del sistema immunitario (acidi grassi a catena corta o SCFAs), il tutto per il mantenimento dell’eubiosi. Il loro metabolismo è importante per l’ospite, altrimenti insorge l’infiammazione, ossia la disbiosi. Quando il loro numero cresce a dismisura (fino ad almeno 105 unità formanti colonie), avviene l’invasione del tenue.

La sovraccrescita batterica causa difficoltà nella digestione e nell’assorbimento degli alimenti e produce quantità eccessive di gas idrogeno e metano. Questi gas non sono prodotti dalle cellule intestinali, ma dalla flora intestinale in seguito alla fermentazione dei carboidrati. La flora fermentativa, comunemente presente nell’intestino,  nutrita con eccessive quantità di zuccheri si riproduce all’eccesso e porta alla SIBO e all’IBS (intestino irritabile). La SIBO può anche essere associata alla sindrome da permeabilità intestinale.

 

RUOLO DEI CARBOIDRATI NELLA SIBO

La loro fermentazione (oligosaccaridi, frutto oligosaccaridi, ecc.), produce gas, provoca la putrefazione delle proteine con produzione di ammine vasoattive, per esempio: istamina dall’istidina, tiramina dalla tirosina, cadaverina dalla lisina. Queste ammine vaso-attive aumentano la permeabilità intestinale, diminuiscono la motilità della muscolatura liscia ed inducono il dolore. Una delle cause della SIBO sono proprio i carboidrati, generando uno stato infiammatorio cronico che richiama a livello della parete intestinale tutte le cellule atte a riparare il danno che l’infiammazione crea: i linfociti, i mastociti che liberano istamina ( responsabile della diarrea acquosa ), prostaglandine e citochine.

 

FODMAP E SIBO

Il termine FODMAP è un acronimo che sta per “fermentable oligo, di and monosaccharides and polyols”, cioè mono di-oligosaccaridi e polioli fermentabili. Si tratta di un gruppo di carboidrati che comprende fruttosio, lattosio, fruttani, galattani e polioli come lo xylitolo, il sorbitolo e il mannitolo. Si tratta di sostanze che hanno tre caratteristiche in comune:

  • Sono scarsamente assorbite nell’intestino tenue;
  • Sono molecole piccole, quindi osmoticamente attive, in grado di richiamare acqua nel lume intestinale;
  • Sono rapidamente fermentate dai batteri intestinali, con produzione di gas.

Un possibile approccio alla riduzione è quello suggerito dalla dieta low FODMAP. L’alimentazione sarà priva di cereali integrali che irritano l’intestino, o simil paleo, consumando ad esempio proteine animali ad alto valore biologico, grassi buoni come olio di cocco, ghee, olio extravergine di oliva, patata dolce, zuccheri principalmente da frutti di bosco, ricchi di antiossidanti, banane che presentano più glucosio che fruttosio altamente fermentabile, verdure a foglia verde, carote e zucchine. Ovviamente sono solo alcuni esempi, PER UNA DIETA RIVOLGETEVI SEMPRE AD UN PROFESSIONISTA ABILITATO PER LEGGE (biologo nutrizionista, dietista).

 

MALASSORBIMENTO E SIBO

La sindrome è associata a sintomi addominali aspecifici e cattiva assimilazione dei nutrienti, tra cui cobalamina (vitamina B12), lipidi, carboidrati e proteine. Il malassorbimento è legato agli effetti intraluminali dei batteri in replicazione, che causano una diminuita attività delle disaccaridasi, ridotto trasporto di aminoacidi, monosaccaridi e acidi grassi ed enteropatia protido disperdente. I batteri utilizzano competitivamente la cobalamina introdotta con la dieta, così che non è disponibile in quantità sufficienti.  I batteri sintetizzano acido folico e lo liberano nel lume del tenue da dove viene assorbito (viene infatti registrato un raro deficit di folati). II malassorbimento lipidico crea STEATORREA (feci grasse), una conseguenza della deconiugazione batterica dei sali biliari, impedendo così la normale formazione di micelle sali biliari e dunque l’assorbimento dei grassi. Questa condizione crea ulteriore malassorbimento delle vitamine liposolubili (A, D, E, K).  Un eccesso di batteri può interferire con l’assorbimento del coenzima Q10 e del beta-carotene.

 

 

QUANDO SOSPETTARE UNA SIBO

Le cause sospette possono essere molteplici, tra quelle più probabili indichiamo la comparsa di colon irritabile dopo una gastroenterite, miglioramento della sintomatologia dopo l’uso di antibiotici, aumento della problematica in seguito all’uso di fermenti lattici e probiotici, aumento della sindrome del colon irritabile quando si assumono alimenti ricchi di fibre integrali, scarso miglioramento dei sintomi digestivi nei pazienti celiaci che seguono una dieta priva di glutine, livelli di ferritina bassi. L’organismo ha una serie di meccanismi per prevenire la proliferazione di batteri che comunque sono normalmente presenti nell’intestino.

 

SINTOMI DELLA SIBO

 

  • Diarrea osmotica (carboidrati, acidi grassi a catena corta, secrezione acidi biliari);
  • Distensione addominale, flatulenza: dovuta a produzione batterica di gas a partire dai carboidrati nel colon o nella contaminazione batterica del tenue;
  • Dolore: dovuto a meteorismo;
  • Alitosi: malassorbimento proteico;
  • Tetania, debolezza muscolare, parestesia: probabile malassorbimento di vitamina D, calcio, magnesio e fosforo;
  • Facilità a lividi: deficit di vitamina K e C;
  • Glossite, stomatite: deficit vitamine del gruppo B, ferro;
  • Dermatiti: carenza di zinco ed EPA;
  • Ipercheratosi: deficit di vitamina A;
  • Dermatite iperpigmentata: deficit di vitamina B3;
  • Acne rosacea;
  • Unghie sottili con deformazione a cucchiaio: deficit di ferro;
  • Amenorrea, infertilità: deficit vitamina E;
  • Cecità notturna: deficit di vitamina A;
  • Neuropatia periferica: deficit di vitamina B12;
  • Stanchezza, fatica, debolezza: deficit di ferro e folati, anemia;
  • Reflusso gastrico.

 

La SIBO, per le sue implicazioni intestinali (GALT tessuto linfoide associato all’intestino),  può associarsi ad altre condizioni morbose, come: ipotiroidismo, intolleranza al lattosio, fibromialgia, Crohn, cefalea epatica, steatosi non alcolica (NAFLD o fegato grasso), cistite interstiziale e sindrome della gambe senza riposo (restless leg syndrome).

 

CAUSE POSSIBILI

Tra le cause più frequenti ricordiamo l’uso di inibitori di pompa, eventuale ipocloridria, carenti enzimi digestivi, riduzione del flusso biliare, alimentazione junk food. Altre cause possibili sono da attribuire alla valvola ileo-cecale chiusa o aperta. Lo stress infine può ridurre la secrezione di acido cloridrico e la peristalsi intestinale, a causa della simpaticotonia (attivazione dell’asse dello stress).  Questo fattore può contribuire a sua volta all’aumento di cortisolo (gonfiore e infiammazione ulteriore),  disregolazione glicemica (GLP-1), e aumento di NLRP3 (recettori citoplasmatici espressi dalle cellule dell’immunità innata). Visto che il loro aumento è associato al riconoscimento di strutture associate a microrganismi patogeni (PAMPs) o al danno cellulare (DAMPs), la conseguenza sarà una maggiore risposta immunitaria innata e conseguente infiammazione, con aumento di Nf-Kb (fattore di trascrizione infiammatorio). Ricordiamo l’esistenza della comunicazione asse intestino – cervello, la quale avviene attraverso il nervo vago. Di conseguenza, un’alterazione del tono vagale, può innescare una maggiore produzione di noradrenalina, adrenalina, neurotensina, con un abbassamento di acetilcolina (relazione tra spasticità della muscolatura liscia e sua carenza, oppure disturbi della memoria e sua carenza), e di serotonina (abbassamento della soglia del dolore associato nelle problematiche intestinali e fibromialgia), carente peristalsi intestinale o suo aumento eccessivo, disturbi dell’umore.

 

PROBLEMATICHE POSTURALI E SIBO

Diversi studi come quelli condotti da Bouchoucha, e Benamouzig nel 2013, hanno dimostrato che l’osteopatia viscerale è associata ad un miglioramento significativo della malattia, della distensione e del dolore addominale, con effetti a lungo termine.  È stato, inoltre, recentemente proposto (Bruno Bordoni, e Bruno Morabito) che un’alterata capacità contrattile del muscolo diaframma possa influenzare negativamente la motilità intestinale ed essere, quindi una fattore predisponente alla “malattia”. I sintomi collegati sono:

  • Dolore lombare cronico
  • Dolore pelvico cronico
  • Emicrania cronica
  • Disfunzione della articolazione temporomandibolare (ATM)
  • Infiammazione del nervo vago
  • Disturbi al rachide cervicale
  • Apnee notturne associate
  • Depressione e ansia.

Risulta indispensabile valutare anche una sovrapposizione meccanica e/o posturale, qualora i sintomi non dovessero migliorare con i trattamenti medici, nutrizionali (biologo, dietista), naturopatici.  L’osteopata, insieme ad un tecnico di posturometria e un’optometrista, possono stabilire un’eventuale implicazione ATM, pelvica, cranio-sacrale, visiva, ecc. associata.

 

VALVOLA ILEOCECALE APERTA E SIBO

Secondo coloro che professano la kinesiologia applicata, il 95% dei problemi riscontrati sono dovuti alla valvola aperta.

Secondo David Walther i sintomi includono:

  • Dolore alla spalla
  • Dolori lombari improvvisi
  • Dolore intorno al cuore
  • Vertigo
  • Sublussazione sacroiliaca
  • Acufene
  • Sensazione svenimento
  • Pseudo-infezione sinusale
  • Pseudo ipocloridria
  • Cefalee
  • Sete improvvisa
  • Pallore
  • Occhiaie

Tra le cause principali di una valvola ileo cecale aperta abbiamo le allergie ai cibi, parassiti, stress, emozioni, problemi strutturali, disbiosi, carenza enzimi e HCl, squilibri minerali (Ca, Mg), intossinazione, disfunzione dei muscoli addominali, addome pronunciato.

 

COME SI VALUTA LA SIBO

  • In medicina convenzionale uno dei test più attendibili risulta essere il breath test al lattulosio o glucosio, chiamati anche test idrogeno/metano, al fine di testare la crescita batterica anomala.
  • In naturopatia è possibile associare altri tipi di indagine, che sono aggiuntive a quella convenzionale. Tra queste spiccano la kinesiologia applicata e l’iridologia.

 

VALUTAZIONE DELLA VALVOLA ILEOCECALE IMPLICATA 

Durante la valutazione kinesiologica, il naturopata svolgerà i seguenti test:

  1. Ricerca di un MIF (muscolo indicatore forte);
  2. Test dello Switch;
  3. Ricerca rene 27 per controllo;
  4. TL (localizzazione terapeutica) nella zona valvola;
  5. Un indebolimento indicherà un probabile interessamento valvola.
  6. Una TL con trazione della valvola verso la gamba destra, con indebolimento del MIF (muscolo indicatore) suggerirà una probabile apertura della valvola da correggere.

 

ALTRI MUSCOLI TESTATI IN KINESIOLOGIA APPLICATA:

  • Pettorale clavicolare – stomaco
  • Addominali e retto femorale – intestino tenue
  • Tensore fascia lata – colon ascendente e discendente
  • Pettorale sternale – fegato
  • Test per la determinazione di malassorbimento e leaky gut
  • Test per la determinazione di candida albicans e parassiti
  • Gran dorsale – pancreas

 

VALUTAZIONE IRIDOLOGICA

In iridologia è possibile rilevare alcuni segni indicativi di tendenza, che possono essere riconducibili alla problematica di cui sopra. Il naturopata, attraverso la lettura dell’iride, potrà riscontrare quali cause possono essere implicate nella problematica. I segni che possono accompagnarsi alle problematiche intestinali sono:

  • Iride mista – una delle tre costituzioni di base in iridologia, contraddistinta da una eterocromia centrale. Questa costituzione è una delle più soggette a problematiche gastrointestinali;
  • Collaretta ristretta – depone a favore di una simpaticotonia gastrointestinale e spasticità della muscolatura liscia, oltre che ad altri aspetti psicosomatici (persona chiusa, introversa, verso l’esterno e gli altri);
  • Collaretta espansa – tendenza a disbiosi, fermentazione, putrefazioni, parassitosi (persona che tende ad invadere lo spazio altrui, dipendente);
  • Collaretta non contornata o sfumata – possibile permeabilità intestinale (tendenza a non riuscire a mettere una barriera protettiva tra sé e gli altri) – tipico soggetto CENTAURY;
  • Collaretta rossastra o scura – tendenza a problematiche di intossinazione intestinale;
  • Diatesi discrasia – pigmentazioni marroni diffuse, significativa di una carente produzione di enzimi digestivi e bile;
  • Midriasi pupillare o Hippus – tendenza a simpaticotonia e coinvolgimento intestinale;
  • Anello gastrico scuro – tendenza a ipocloridria e acidosi tissutale conseguente, con coinvolgimento dell’asse HPA e stress;
  • Pigmentazioni arancio o marroni – coinvolgimento dell’organo fegato/cistifellea e pancreas (regolazione glicemica);
  • Macchie lipidiche nella sclera – coinvolgimento del fegato;
  • Diatesi acido-urica – sbilanciamento della regolazione acido-base e sua conseguenza nel distretto intestinale;
  • Vasi sclerali con segni rotondeggianti – probabile parassitosi .

 

VALUTAZIONE UMORALE IPPOCRATICA

Sarà opportuno migliorare la Coctio (prima cottura), ridurre il secco (se present), migliorare l’eccesso di flemma con una ottimizzazione della prima cottura, attraverso alimenti idonei. Interessante anche l’utilizzo di Oxymel Symplex (miele cotto con aceto di mele), per eliminare la flemma (umidità), l’infiammazione delle mucose, e per la produzione di bile. Sarà indispensabile valutare se siamo in presenza di una discrasia umorale con eccesso di calore (serviranno allora degli alimenti rinfrescanti-calmanti quali lattuga, rucola, patata dolce, ecc), oppure in presenza di una discrasia umorale con eccesso di  freddo (in questo caso invece sarà opportuno aumentare gli alimenti che aumentano il calore quali zuppe calde, arrosti, ecc.). Le piante per eliminare l’eccesso di flemma sono il cardo, genziana, timo, ecc., mentre per aumentare il calore possono essere utili il rosmarino, la curcuma, ecc. Indispensabile una “diagnosi” differenziale costituzionale.

 

TERAPIA CONVENZIONALE

L’approccio convenzionale si basa quasi esclusivamente sull’impiego di antibiotici a largo spettro, come rifamicina e neomicina, anche in associazione. Ma questo intervento coglie solo i sintomi finali e non le cause sottostanti. Il successo è relativo e i trattamenti devono spesso essere ripetuti.

 

TRATTAMENTO NATURALE A SOSTEGNO

 

TRATTAMENTO KINESIOLOGICO DELLA VALVOLA ILEOCECALE APERTA E SIBO

  • Suggerimenti integrazionali: calcio, vitamina D,
  • Stimolazione dei seguenti punti riflessi e secondo la MTC: Rene 5, V58, V59, C1,C2,C3

 

INTEGRAZIONI NATURALI

 

  1. AROMATERAPIA – oli essenziali  con  proprietà antisettiche, antinfiammatorie, antispastiche, secretive. Il singolo olio va scelto accuratamente. La terapia orale è la più efficace, e andrebbe prescritta solo da un medico esperto in aromaterapia, considerati i potenziali effetti collaterali che gli oli essenziali possono avere. Alla via orale può essere abbinato vantaggiosamente un massaggio addominale aromatico. Alcuni oli essenziali utili sono il timo (antibatterico), origano, menta (antispastico), chiodi di garofano.
  2. FITOTERAPIA –le piante con potere antibiotico più indicate sono l’aglio, il berberis, la cannella, il neem. Altre piante utili sono quelle amare (potere secretivo), tra le quali la genziana, tarassaco, boldo, carminative (cardamomo, finocchio, ecc.), adattogene e antistress (withania somnifera, eleuterococco, rhodiola)
  3. ENZIMI DIGESTIVI – il loro impiego può essere di grande aiuto in quanto demoliscono e digeriscono meglio il cibo che viene attaccato dai batteri intestinali.
  4. PROBIOTICI: salvo diverse indicazioni (disbiosi da candida, altro), il loro impiego non sempre risulta essere risolutivo, in quanto potrebbe aumentare la problematica.

 

TECNICHE PSICOFISICHE A  SOSTEGNO

 

Tecniche per aumentare  l’attività del sistema parasimpatico:

  • Agopuntura;
  • Biofeedback;
  • Attività fisico-motoria;
  • Training Autogeno;
  • Mindfulness;
  • Rebirthing.

 

L’intestino ed il cervello comunicano in entrambe le direzioni. Ciò avviene attraverso il sistema nervoso autonomo, la cui alterazione può aumentare la suscettibilità a numerosi disturbi tra cui quelli gastrointestinali, infiammatori, metabolici, affettivi e cognitivi.

 

 

 

Bibliografia:

 

  • Horne S, Easley T, Small Intestinal Bacterial Overgrowth (SIBO). modernherbalmedicine.com
  • Logan AC, TN Beauline. Treatment of Small Intestinal Bacteria Overgrowth With Enteric-Coated Peppermint Oil: A Case Report. Alternative Medicine Review. Volume 7, Number 5, 2002.
  • Siebecker A, Sandberg S Small Intestine Bacterial Overgrowth: Often-Ignored Cause of Irritable Bowel Syndrome. Townsend Letter February / March 2013.
  • Mayer EA et al. Gut/brain axis and the microbiota. J Clin Invest 2015 125, 926–938;
  • Thorburn AN et al. Diet, metabolites, and “western-lifestyle” inflammatory diseases. Immunity 2014 40, 833–842;
  • Carabotti M et al. The gut-brain axis: interactions between enteric microbiota, central and enteric nervous systems. Ann Gastroenterol 2015 28, 203–209;
  • Rubio A et al. The link between negative affect, vagal tone, and visceral sensitivity in quiescent Crohn’s disease. Neurogastroenterol Motil. 2014 Aug;26(8):1200-3;
  • Schneider L et al. Pharmacological cholinergic stimulation as a therapeutic tool in experimental necrotizing pancreatitis. Pancreas 2014 43, 41–46;
  • Costantini TW et al. Targeting α-7 nicotinic acetylcholine receptor in the enteric nervous system: a cholinergic agonist prevents gut barrier failure after severe burn injury. Am J Pathol 2012 181, 478–486;
  • Clarencon D et al. Long term effects of low frequency (10 hz) vagus nerve stimulation on EEG and heart rate variability in Crohn’s disease: a case report. Brain Stimul 2014 7, 914–916;
  • de Jonge WJ et al. Stimulation of the vagus nerve attenuates macrophage activation by activating the Jak2-STAT3 signaling pathway. Nat Immunol 2005 6, 844–851.

 

RIMEDI NATURALI CONTRO L’ACIDO URICO

 

 

 

L’acido urico è un prodotto di scarto derivante dalla degradazione naturale delle nostre cellule, che giorno dopo giorno si rinnovano. Quando però l’acido urico si accumula in eccesso nel nostro organismo, ci troviamo di fronte ad una disfunzione chiamata iperuricemia che, nella sua forma più aggressiva si manifesta con l’infiammazione acuta delle articolazioni chiamata gotta.

L’accumulo di acido urico nell’organismo può avvenire principalmente per le seguenti ragioni:

 

  • Maggiore produzione di acido urico rispetto alla norma, (tendenza sovente ereditaria) e/o eccessivo consumo di alimenti proteici, troppi carboidrati, in particolare il fruttosio e lo sciroppo di mais arricchito di fruttosio.
  • Insufficiente eliminazione dell’acido urico con le urine.

Spesso tali cause sono presenti contemporaneamente, aggravate da abitudini alimentari scorrette.

 

FRUTTOSIO E ACIDO URICO

I livelli elevati di acido urico fungono da biomarcatori per il rischio cardiovascolare. Diversi studiosi hanno ricercato la relazione fra le varie componenti dietetiche quali la carne, l’alcool, i frutti di mare, il caffè, i prodotti lattiero caseari, i folati e la gotta.

Il fruttosio è uno zucchero semplice (monosaccaride), solitamente presente nella frutta, da solo  o come componente del saccarosio. Molte bevande alla frutta o drink sono arricchiti di HCFS (sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio). Essendo uno zucchero economico da produrre, viene ampiamente usato nei paesi occidentali. Lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio è presente anche nella coca cola zero, yogurt alla frutta, merendine confezionate, pane a fette, crackers, grissini, cereali, ketchup, maionese, gelato, cioccolato bianco, succo di mela, sughi pronti.

Molti epidemiologi hanno rilevato l’associazione temporale fra l’aumento dell’uso di HCFS e la percentuale totale di fruttosio nella dieta, con una  marcata incidenza della gotta e dell’iperuricemia.

 

IN CHE MODO IL FRUTTOSIO FA AUMENTARE LA GOTTA?

 

È stato dimostrato che il consumo di fruttosio come sostitutivo dello zucchero comune (nei pazienti diabetici), può far salire i livelli di acido urico molto più velocemente di quest’ultimo. I ricercatori hanno infatti evidenziato che il fruttosio viene metabolizzato a derivati fosforilati molto più efficientemente del glucosio. Questo porta alla deplezione rapida di composti fosfati ad alta energia (soprattutto ATP) dentro le cellule. Una volta che l’ATP è stato degradato ad ADP, AMP e infine adenosina, quest’ultima va incontro a ossidazione fino a generare acido urico. Suoi livelli eccessivi, poi, contribuirebbero allo sviluppo di una “sindrome metabolica” e a un cattivo compenso dello stato diabetico.

Un’altra via possibile è la sensibilità diminuita dell’insulina dovuta al deposito di grasso periferico indotto dal fruttosio, che può provocare l’escrezione diminuita dell’acido urico.

 

COME SI MISURA

L’iperuricemia è diagnosticabile con una semplice analisi del sangue; molte Farmacie e Parafarmacie offrono questo tipo di analisi con esito immediato.

L’esito dell’analisi sanguigna sarà positivo nel caso in cui la concentrazione di acido urico superi:

  • 7 mg/dl nell’uomo.
  • 6,5 mg/dl nella donna.

 

 

STILI DI VITA E RIMEDI NATURALI PER L’ACIDO URICO

 

Carciofo:

Ha diverse proprietà,  grazie ad alcuni acidi come la cianidina, acido caffeico,  acido linoleico e acido oleico. Questi composti  permettono di ridurre le purine, causa dell’eccesso di acido urico. Il carciofo abbassa il livello di zucchero nel sangue, utile per combattere il diabete. Il carciofo è diuretico, aumentando la ritenzione di liquidi e di acido urico. Contiene vitamina A, B6, calcio, fosforo, magnesio, potassio, sodio, ferro, carboidrati.

Per ridurre l’acido urico è consigliato mangiare carciofi ogni giorno, almeno per 21 giorni di fila.  Attenzione a chi ha problemi di diverticolosi e colon irritabile. E’ possibile prepararlo in casa (centrifugato di carciofo o con estrattore), oppure ricorrere a dei prodotti di qualità (succo di carciofo della Salus – 10 ml 2-3 volte al giorno, prima dei pasti).

 

Limone:

Iniziare la giornata prendendo un bicchiere di acqua tiepida e succo di limone a stomaco vuoto. Bere lentamente, favorendo la salivazione per ottenere un maggiore assorbimento nello stomaco al fine di eliminare l’acido urico. Si consiglia di farlo insieme al carciofo durante i 21 giorni.

I citrati contenuti nel limone hanno un ruolo importante nel contrastare l’acido urico e litiasi renale, dato che inibiscono la calcolosi calcica (sia ossalatica che fosfatica) , legandosi al calcio ed abbassandone la concentrazione nelle urine. Inoltre i citrati sono elementi capaci di inibire la cristallizzazione ,la crescita e l’aggregazione dei sali litogeni che costituiscono il calcolo disciolti nella urina.

I citrati, usati in alcuni ALCALINIZZANTI sotto forma di citrato di potassio, citrato di sodio e citrato di magnesio. esplicano le seguenti attività:

  • Aumentano il pH delle urine controllando la calcolosi uratica.
  • Si legano al calcio abbassandone la concentrazione riducendo la saturazione urinaria per i Sali di calcio.
  • Inibiscono direttamente la enucleazione dell’ossalato di calcio.
  • Ritardano la cristallizzazione della struvite.
  • Aumentano la solubilità della cistina.

I citrati possono essere influenzati dalle abitudini alimentari. Una dieta ricca di proteine alimentari, ma soprattutto ricca di cloruro di sodio, cioè il sale da cucina insieme ad un ridotto apporto di potassio, portano ad una carenza di citrati nelle urine, ( IPOCITRATURIA). Alimenti invece ad alto contenuto di citrati (succo di limone o di arancia) possono aumentare l’escrezione urinaria di citrati e vengono suggeriti come ai soggetti che non possono utilizzare sali di citrato (insufficienza renale severa).

La cause di ipocitraturia sono:

  • Aumentato di sale da cucina (cloruro di sodio, nacl)
  • Diminuizione di apporto di potassio o di alcali
  • Dieta prolungata
  • Infezione Urinaria
  • Esercizio fisico prolungato
  • Farmaci: diuretici tiazidici
  • Morbo di Crohn
  • Rettocolite ulcerosa
  • Renali: Insufficienza renale cronica
  • Riduzione del citrato idiomatica
  • Acidosi tubulare distale

 

Oltre a questi suggerimenti sarà ovviamente necessario aumentare l’apporto di vegetali  crudi, cipolla,  carota, porro, sedano, prezzemolo.

 

Importante inoltre bere almeno due litri di acqua al giorno, in particolare alcuni tipi di acqua a basso residuo fisso, pH ottimale, ecc. Personalmente consiglio la Plose.

 

COSA NON FARE IN CASO DI IPERURICEMIA E GOTTA

 

  • NON consumare alcolici (vino, birra, distillati, liquori ecc…).
  • NON consumare alimenti ricchi di proteine (vedi elenco dettagliato di seguito).
  • NON consumare molluschi e frutti di mare.
  • NON consumare frattaglie quali fegato, cervella, rognone e selvaggina.
  • NON consumare insaccati (salame, mortadella,coppa).
  • NON consumare alimenti ricchi di grassi (piatti molto conditi, strutto, lardo e fritti).
  • NON consumare germe di grano.
  • NON utilizzare i dadi per il brodo industriali.
  • NON consumare bevande zuccherine contenenti fruttosio come cola, succhi di frutta…
  • Evitare di trovarsi in condizione di sovrappeso.
  • Evitare la sedentarietà (fare almeno 15 minuti di passeggiata al giorno).

 

INTEGRATORI A SUPPORTO

 

  • Omega 3 – utili per ridurre lo stato infiammatorio generale tipico della gotta. Il consiglio è quello di utilizzare un integratore di omega 3 purificato dal mercurio e di qualità.
  • Vitamina B6 o piridossina – una delle possibili cause di iperuricemia è la carenza di tale vitamina.
  • Ottimo rimedio per eliminare l’acido urico dai reni in breve tempo. Va preso la mattina appena alzati con dell’acqua tiepida. Consiglio alcune forme quali il glicerofosfato, coadiuvati da B6, vit C, Zinco, Taurina.
  • Frassino Gemmoderivato – utile per le sue proprietà diuretiche, depurative dei reni e per l’acido urico.
  • Cardo mariano – tonico e decongestionante, utile per migliorare la funzionalità epatica.
  • Pilosella – potente diuretico, raddoppia il volume dell’urina. In fitoterapia viene utilizzata nel gonfiore alle caviglie, edemi degli arti inferiori, ritenzione idrica specie se conseguente a disordini alimentari o trattamenti farmacologici.
  • Ortica – utile per le sue azioni depurative, diuretiche ed alcalinizzanti particolarmente indicate nella gotta.
  • Salice bianco – utilizzato come integratore antinfiammatorio naturale, antinevralgico, antifebbrile, utile in caso di reumatismi, dolori articolari e muscolari, mal di schiena e nevralgie (da NON assumere se allergici all’Aspirina).
  • Integratori naturali di Vitamina C – permettono di migliorare la condizione gottosa, come l’Acerola, la Rosa Canina, il Ribes Nero (che inoltre ha una valenza antinfiammatoria) e il Camu Camu.

 

BIBLIOGRAFIA

  1. Choi HK, et al. BMJ. 2008 – “Soft drinks, fructose consumption, and the risk of gout in men: prospective cohort study”
  2. Cristiana Caliceti, Donato Calabria, Aldo Roda , and Arrigo FG Cicero – “Fructose Intake, Serum Uric Acid, and Cardiometabolic Disorders: A Critical Review” – Nutrients . 2017 Apr; 9(4): 395.

 

IMPORTANTE DA LEGGERE ATTENTAMENTE

Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica o la consulenza nutrizionale di un biologo o dietista. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

 

SUCCO DI LIMONE: UN ALIMENTO FARMACO

L’acqua e limone sono un rimedio naturopatico antico e prezioso per tutti, da bere al mattino al risveglio. Il suo effetto è quello di “disintossicare” l’organismo, agendo come un vero e proprio lavaggio dell’apparato gastrointestinale e urinario.

Alcuni suoi effetti benefici riconosciuti:

  • Disintossica l’organismo
  • Migliora la digestione
  • Regolazione intestinale (stipsi e diarrea)
  • Miglioramento della pelle
  • Prevenzione di alcune malattie virali
  • Depurazione epatica
  • Diuretico
  • Antiossidante
  • Regolazione del colesterolo, glicemia, trigliceridi
  • Rafforzamento dei vasi sanguigni
  • Riduzione del dolore
  • Antibatterico
  • Solvente del muco in eccesso
  • Remineralizzante
  • Alcalinizzante

 

Rispetto ad altri frutti, il limone è ricco di principi nutritivi in ogni sua parte: la polpa, la scorza, i semi, ecc.

 

COMPOSIZIONE DEL LIMONE

Composto per il 90% di acqua, pochi zuccheri, proteine, apporta solo undici calorie. Il sapore agro è determinato dalle sostanze aromatizzanti contenute, quali limonene, cumarine. Alcune sue parti sono:

POLPA – chiamata endocarpo, è racchiusa negli spicchi ed è ricca di vescichette che racchiudono il succo e, sparsi nel frutto, i semi; la sua consistenza è leggera e quasi impalpabile, dato che è formata in gran parte dal succo del frutto, ricchissimo di nutrienti importanti;

SCORZA – viene chiamata anche flavedo, il suo colore è dovuto ai betacaroteni presenti, mostrando alcuni alveoli sulla superficie ricchi di oli essenziali, uno di essi il LIMONENE. L’aroma che si avverte tenendo il limone tra le mani è dato dal liquido giallo chiamato CITRALE.

STRATO DI MEZZO – chiamato anche ALBEDO, si trova tra la scorza e la polpa. La sua struttura è spessa e spugnosa, formata da PECTINA, sostanza addensante e gelatinosa. Per il suo sapore amaro viene erroneamente scartata pensando sia inutile. In realtà è una delle parti più importanti per l’apporto di LIMONENE e BIOFLAVONOIDI.

 

ACIDO ASCORBICO IN COMPRESSE O SUCCO DI LIMONE?

I benefici del limone sembrerebbero superiori all’integrazione di acido ascorbico in compresse. Dopo il frutto Kakadu plum e Acerola, il limone è il più ricco di vitamina C. Il succo di agrumi, come i frutti dell’acerola, sono ricchissimi di bioflavonoidi (ribatezzati vitamina C2) che hanno un’azione sinergica alla vitamina C. In natura, accanto all’acido ascorbico (vitamina C1) troviamo associato costantemente un altro fattore (vitamina C2): insieme, queste molecole formano il complesso C, la vera sostanza ad azione vitaminica. Studi iniziati già nel 1926 da Bezssonoff e completati nel 1977 da Gazave e Parrot, hanno definitivamente chiarito che la causa dello scorbuto è un’avitaminosi doppia C1-C2 e che ogni singolo fattore non è in grado da solo di esercitare l’azione antiscorbutigena. Chimicamente il fattore C2 è un flavonoide (pentaidrossi-3-flavanolo), si trova in natura, specialmente negli agrumi, sotto forma di un composto stabile, ed è in grado di aumentare la velocità di riduzione dell’acido deidroascorbico in acido ascorbico. Inoltre, il fattore C2 ha anche un’azione catalitica proponendosi di volta in volta come donatore o come accettore di idrogeno.

 

COMPOSTI PRINCIPALI DEL LIMONE

 

I principali sono:

  • Vitamina C
  • Pectina
  • Bioflavonoidi
  • Limonene
  • Acido citrico

 

VITAMINA C

 

La vitamina C contenuta nel limone è di circa 55 mg (limone intero), contro la dose raccomandata giornaliera di 60 mg. La sua funzione principale è antiscorbuto, Altre sue azioni importanti sono quelle di favorire l’assorbimento del ferro, ecc. Di seguito riportiamo i processi biologici più noti dove interviene la vitamina C (contenuta nel limone) di cui parleremo nel dettaglio in un prossimo articolo:

  • Fondamentale nella sintesi del collagene
  • Importante per il corretto funzionamento del sistema immunitario
  • Idrossilazione della dopamina per formare la noradrenalina
  • Catabolismo della tirosina
  • Formazione di acido folinico da acido folico
  • Sintesi della carnitina
  • Sintesi degli acidi biliari,
  • Idrossilazione degli acidi grassi
  • Sintesi degli ormoni steroidei
  • Amidazione di alcuni peptidi con azione ormonale
  • Azione di rigenerazione della vitamina E
  • Azione antinfiammatoria
  • Azione antiossidante
  • Azione antistaminica
  • Aumento dell’assorbimento dei beta glucani dei funghi medicinali

Sembra che la vitamina C possa diminuire la formazione di N-nitrosocomposti, sostanze potenzialmente mutagene, quindi si ritiene possa agire diminuendo il rischio potenziale di un’evoluzione cancerogena delle cellule gastriche.

 

ACIDO CITRICO

 

E’ un acido organico di primaria importanza. E’ responsabile del sapore aspro, contenuto nel quantitativo di circa 6-7%. Favorisce la conservazione del frutto ed inoltre svolge un’azione benefica nell’organismo, quale ad esempio:

  • Miglioramento della digestione
  • Antifermentativo
  • Aumento dell’assimilazione dei pasti
  • Aumento della diuresi
  • Contrasta la formazione di litiasi renale quali calcoli di cistina, xantine (derivanti dalla ipoxantina), causa di acido urico a partire dalla xantina ossidasi

Il citrato è un potente inibitore della cristallizzazione dei sali di calcio. L’ipocitraturia è un’alterazione biochimica comune nella formazione di calcoli di calcio negli adulti e specialmente nei bambini.

 

BIOFLAFONOIDI

 

Sono i pigmenti che conferiscono al frutto il colore giallo (dal lativo FLAVUS giallo). Vengono chiamati anche vitamina P (una classe di almeno cinquemila composti suddivisi in sottoclassi). I flavonoidi sono composti fenolici con attività:

  • Antiossidante
  • Antinfiammatoria
  • Antiallergica
  • Antivirale
  • Antitumorale

 

I flavonoidi amplificano l’effetto di altre vitamine in circolo, rigenerando la vitamina C, convertendo l’acido deidroascorbico ossidato in acido ascorbico ridotto. Gli integratori di vitamina C dovrebbero comprendere anche i bioflavonoidi per esplicare un effetto sinergico e potenziato. I flavonoidi presenti nel limone sono diversi, presenti nella polpa, succo, scorza, e soprattutto nell’albedo (dove è contenuta la PECTINA). Alcuni tipi di flavonoidi sono l’esperidina, la rutina, la naringenina, la citrina, la quercetina. L’azione dei flavonoidi è variegata, tra questi:

  • Miglioramento dell’elasticità dei vasi sanguigni
  • Miglioramento delle emorroidi, capillari fragili, couperose
  • Antiossidante
  • Vasoprotettori
  • Prevenzione di Ictus e Infarti
  • Prevenzione delle infiammazioni e allergie

 

PECTINA

 

Presente abbondantemente nel limone, è una fibra solubile, si scioglie in acqua. Viene impiegata nella preparazione delle marmellate e gelatine di frutta, una volta sciolta nell’acqua forma una gelatina. Non viene digerita da parte dell’organismo, ma possiede delle proprietà interessanti, fungendo da spazzino e neutralizzatore di alcuni xenobiotici.  La pectina è un carboidrato non assimilabile, della categoria degli eteropolisaccaridi, carboidrati complessi composti da una catena di molecole di glucidi diversi tra loro. Le pectine più comuni possiedono una struttura principale composta da catene di acido galatturonico, unite da legami glicosidici alfa-1,4.

Le pectine, in quanto fibre solubili, ne condividono tutte le proprietà benefiche, che riassumiamo brevemente:

  • Favoriscono la regolarizzazione del transito intestinale;
  • Ritardano l’assorbimento di zuccheri a livello intestinale, diminuendone l’indice glicemico;
  • Sequestrano gli acidi biliari, favorendo un abbassamento del colesterolo;
  • Nutrono la flora batterica intestinale “buona”;
  • Produce sazietà;

 

La pectina si assume mangiando regolarmente frutta e verdura, e con una dieta variata che preveda il consumo di tutti i tipi di vegetali: in questo modo si consumeranno alimenti che contengono tutti i tipi di fibra, pectina compresa.

 

PECTINA DEGLI AGRUMI MODIFICATA

 

La pectina di agrumi, viene modificata attraverso un processo speciale, nel quale la dimensione della molecola viene ulteriormente ridotta per consentire al corpo un migliore assorbimento. Viene impiegata per ridurre elevate concentrazioni  di colesterolo LDL, per l’effetto decongestionante delle mucose intestinali, agendo favorevolmente nelle stipsi e diareee,  per ridurre elevate concentrazioni di trigliceridi, ma in particolare come chelante di alcuni metalli tossici, spesso concause di malattie autoimmuni e degenerative.

Molti studi sembrano suggerire il ruolo antineoplastico (per alcune forme tumorali quali il cancro alla prostata, al colon retto da studi in vivo sui ratti), chelante (in particolare per il piombo, cadmio, arsenico). La sua integrazione, a dosaggi di almeno 10 grammi al giorno per diversi mesi, per poi ridurne la dose a seconda della risposta individuale, è quella in genere proposta per il trattamento a sostegno di alcune patologie. La pectina di agrumi modificata può però causare alcune ipersensibilità. Se si è allergici agli agrumi o agli ingredienti contenuti nei composti di pectina di agrumi, è necessario evitare la sua assunzione. Secondo il sito della American Cancer Society, alcune persone hanno segnalato alcuni episodi di asma dopo la sua assunzione in polvere. Alcuni sintomi sgradevoli possono includere anche disturbi gastrointestinali o diarrea. E’ inoltre importante cercare un buon prodotto in commercio, visto che essendo venduta come integratore alimentare e non come farmaco, i produttori non sono tenuti a dimostrare la sicurezza o l’efficacia fino a quando non vi è alcuna richiesta di prevenzione o trattamento della malattia. Poiché la FDA non regolamenta gli integratori, potrebbero esserci incongruenze negli ingredienti o negli additivi, che possono causare reazioni allergiche.

 

INTERAZIONI FARMACOLOGICHE DELLA PECTINA DI AGRUMI MODIFICATA

 

La pectina di agrumi modificata può ridurre o impedire l’assorbimento di farmaci da prescrizione o da banco. Sebbene siano state condotte ricerche limitate sull’uomo, vi sono prove che la pectina può abbassare i livelli di colesterolo. E’ necessario quindi fare attenzione alla concomitante assunzione di statine. La pectina di agrumi modificata può aumentare l’escrezione di metalli quali piombo, mercurio e arsenico. I risultati di uno studio condotto dalla Amitabha Medical Clinic and Healing Center hanno mostrato una possibile riduzione del carico di metalli pesanti tossici nei pazienti che usano pectina di agrumi modificata. Sebbene non siano stati segnalati effetti collaterali, si consiglia cautela nell’assunzione di pectina di agrumi modificata in aggiunta ad altri agenti chelanti che possono aumentare significativamente l’escrezione urinaria di questi metalli. Prima di iniziare una chelazione consultare sempre il proprio medico curante. Una possibile alternativa è quella di assumere sostanze antagoniste dei metalli tossici, cioè non chelanti, e in seguito valutare una possibile chelazione. Questo in particolar modo quando il soggetto è defedato o con una energia vitale carente.

 

Disturbi allo stomaco

La pectina di agrumi modificata è una fibra alimentare, quindi alte dosi possono causare diarrea per il suo effetto lassativo. E’ consigliabile interrompere l’uso in caso di intolleranza gastrica o se le feci diarroiche continuano per più di 24 ore. La reazione al contenuto di fibre nella pectina di agrumi modificata può causare perdita di liquidi o elettroliti con conseguente costipazione o implicazione fecale, specialmente negli anziani.

 

Altre conseguenze sulla salute

Affidarsi solo alla pectina di agrumi modificata come trattamento per la malattia ed evitare o ritardare le cure mediche convenzionali può avere gravi conseguenze per la salute. L’uso di pectina di agrumi modificata per il cancro alla prostata, la riduzione del tumore o qualsiasi tipo di cancro è considerato attualmente in fase sperimentale. La supervisione medica è essenziale quando si utilizza questa sostanza per la gestione di qualsiasi tipo di malattia grave.

 

Ricordiamo, che esistono in natura diverse sostanze ad azione chelante, quali la N Acetilcisteina, Glutatione, Vitamina C, Zolfo, MSM, Acido Lipoico, Acido fulvico, Taurina, Metionina, Melatonina, oppure composti antagonisti quali Selenio, Calcio, Silicio, Acido malico, Zinco (attivante la metallotioneina, spesso carente se in presenza di metalli tossici, al contempo attivata necessariamente da zinco e altri composti), ecc. Per verificare se è necessario agire con una chelazione non basta affidarsi ad alcuni test (mineralogramma, edta nelle urine), ma ad esami più sofisticati o screening della reattività chimica immunitaria.

 

LIMONENE

 

Il profumo del limone è l’effetto prodotto dal limonene. E’ una molecola appartenente ai terpeni. Alcuni studi hanno mostrato una sua azione preventiva nei tumori, grazie alla sua attività antinfiammatoria. Un’altra sua azione è quella antiossidante. Altri studi hanno dimostrato che il limonene previene la bioattivazione dei pro-carcinogeni, migliorando la coniugazione dei metaboliti carcinogenici prossimali. Inoltre, lo studio ha dimostrato che previene la riduzione della concentrazione di GSH (glutatione) epatica dopo assunzione di paracetamolo. Riassumendo, protegge la funzionalità epatica e mantiene la concentrazione di glutatione nel corpo.

 

OSSALATI DI CALCIO E LIMONE

 

Mentre la somministrazione di dosi eccessive di vitamina C può favorire la formazione di calcoli renali di ossalato di calcio (questo perché la vitamina C può essere convertita in ossalato), l’assunzione di limone al contrario riduce la formazione di litiasi renale grazie alla presenza di citrati, contribuendo anche alla riduzione di acido urico. La formazione di ossalati di calcio non sembra essere presente durante l’assunzione di vitamina C endovena, in quanto viene assorbita totalmente dalle cellule. Un’altra forma di acido ascorbico, come l’ascorbil palminato, composto da acido ascorbico e acido palmitico in forma liposolubile, sembrerebbe non avere questi effetti collaterali.

 

EFFETTO ALCALINIZZANTE DEL LIMONE

 

Il limone, nonostante il sapore acido, svolge un’azione alcalinizzante. Quando viene introdotto nell’organismo il suo effetto è deacidificante. In realtà il limone contiene acidi organici deboli (citrico, tartarico). Una volta idrolizzati provocano la formazione di carbonati e bicarbonati, liberando sostanze definite ALCALI, che hanno un tasso di acidità bassa neutralizzando l’ambiente acido stesso. In questo modo si rivela un ottimo INTEGRATORE basico, al pari di alcuni basificanti minerali (in particolare quelli in forma citrata). E’ possibile misurare il pH urinario, prima e dopo l’assunzione di acqua e limone con le cartine tornasole. Dopo avere assunto acqua e limone, sarà possibile rilevare un pH più basico, a riprova del fatto che la sua azione è antiacida.

 

 

IMPORTANTE DA LEGGERE ATTENTAMENTE

Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica o la consulenza nutrizionale di un biologo o dietista. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

 

 

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