FISIOGNOMICA E DISEQUILIBRI DELL’INTESTINO TENUE

COS’E’ LA FISIOGNOMICA DEL VISO

La Fisiognomica (dal greco physis “natura” e gnosis “conoscenza”) del viso o Visologia è una metodica di valutazione non invasiva che studia i segni osservabili sul viso allo scopo di evidenziare eventuali squilibri bioenergetici funzionali. Può essere considerata una metodica di Primary Prevention (prevenzione primaria) “diagnostica” di disfunzioni e patologie (metaboliche, psichiche, strutturali) prima che si manifestano. L’osservazione di tratti somatici, linee, rilievi, rughe, colorazioni, rappresenta uno strumento fondamentale per la comprensione dell’individuo secondo la naturopatia.

 

INTESTINO TENUE E SEGNI IN FISIOGNOMICA

  • I segni saranno caratterizzati da rossore, eruzioni cutanee, pliche, altri segni, nella zona della fronte.

 

SIGNIFICATO DA UN PUNTO DI VISTA FISICO

  • Predisposizione a problematiche quali ALLERGIE e DIARREA provocata da un’eccessiva contrazione;
  • Predisposizione a ulcerazione della mucosa intestinale (MORBO DI CROHN);
  • Predisposizione a stitichezza o diarrea, sensazione di freddo nella zona addominale, appendicite;
  • Predisposizione ad abbassamento delle difese immunitarie, anemie, irregolarità del ciclo mestruale (dismenorrea);
  • Tendenza a stanchezza muscolare e debolezza nella parte inferiore della schiena, che causa una pesantezza nelle gambe, magrezza, rigidità e tensione alla nuca che causa cefalea, rumore nelle orecchie, abbassamento della capacità uditiva
  • Nel bambino: l’intestino tenue è abbastanza suscettibile, si potranno avere cattivo assorbimento e diarrea;
  • Tendenza alla LEAKY GUT (da valutare con esami specifici)

 

SIGNIFICATO DA UN PUNTO DI VISTA ENERGETICO

In MTC la sua funzione fisiologica è l’assorbimento e la conversione del cibo in forma utilizzabile . Riceve il cibo parzialmente digerito dallo Stomaco e continua il processo di digestione con l’aiuto dei succhi prodotti dal Pancreas e della bile prodotta dal Fegato e dalla Vescica Biliare.

 

SIGNIFICATO DA UN PUNTO DI VISTA MENTALE

Avere dei segni in questa zona può rappresentare una PREOCCUPAZIONE e ANSIA di fondo, oppure una caratteristica a reprimere il  dolore e la tristezza insieme ad una tendenza alla INTROVERSIONE. Inoltre, il soggetto presenta una preoccupazione di subire prevaricazione.

 

SIGNIFICATO DA UN PUNTO DI VISTA EMOTIVO

 

I segni sulla fronte caratterizzano una persona che ha difficoltà di captare certe situazioni in tempo per trasformarle in profitto . La sensazione è quella di aver perso delle opportunità per migliorare la propria vita. La sua disfunzione si manifesta solo quando il centro del plesso solare è bloccato per una eventuale paura di danno fisico. La disfunzione dell’intestino tenue (a livello psicoenergetico) causa una MANCANZA DI FIDUCIA NELLE DECISIONI, per cui si tende a essere timidi e si preferisce l’isolamento.

 

KINESIOLOGIA APPLICATA

  • I muscoli interessati saranno in genere il quadricipite femorale e gli addominali.

 

PAROLE CHIAVE DELLE DISFUNZIONI DELL’INTESTINO TENUE IN CHIAVE ENERGETICA  

  1. Vivi pienamente?
  2. Ti sembra di assorbire nella tua vita quello che fai?
  3. Sei soddisfatto?
  4. Ti resta qualcosa o scivola via?

 

TRATTAMENTO NATUROPATICO

In questi casi è necessario un lavoro che tenga conto dell’aspetto fisico ed energetico. Saranno utili in tal senso:

  • Utilizzo di probiotici a secondo della situazione
  • Eventuale riparazione intestinale (metodo delle 4R)
  • Piante ad azione decongestionante e sfiammante (altea, malva, ecc.)
  • Polifenoli (per la loro azione sfiammante e disinfettante)
  • Glutammina, Zinco, Betacarotene, brodo di ossa, ecc.
  • Funghi (alcuni tipi) ad azione prebiotica
  • Fiori di Bach, Australiani, Californiani, Essenze animali, per la componente emozionale
  • Valutazione di una eventuale sensibilità al glutine (non celiachia)
  • EFT e riequilibrio dei meridiani attraverso la kinesiologia applicata
  • Uso dei diapason applicati nei punti SHU antichi per armonizzare i disequilibri in atto

LA CARNOSINA E’ UTILE A SOSTEGNO DEI DISTURBI PERVASIVI?

La carnosina (β-alanyl-L-istidina) è un dipeptide, la combinazione di due aminoacidi, alanina e istidina. Esplica un’azione antiossidante, stabilizza la membrana cellulare proteggendola dai danni causati dai radicali liberi, regola i livelli zinco e rame nelle cellule neuronali, in particolare nelle zone dei recettori del GABA, agendo anche inibendo l’epilessia. Sembrerebbe non  essere tossica, alcune sperimentazioni in cui è stata utilizzata hanno dimostrato che non ha effetti collaterali.

 

CARNOSINA E EPILESSIA

Uno studio della rivista Neuroscienze, ha esaminato gli effetti della carnosina sulle crisi nei ratti. In questo studio gli autori hanno visto che la Carnosina diminuisce la durata delle crisi così come ha migliorato la quantità di tempo tra una crisi e l’altra. La carnosina può facilmente penetrare nella BBB ( barriera sangue-cervello) e ha diversi effetti anticonvulsivi.

 

AUTISMO E CARNOSINA

Uno studio in doppio-cieco , con somministrazione di placebo, ha esaminato gli effetti della supplementazione della L-carnosina in bambini con autismo. Sono stati studiati 31 bambini che rientravano nello spettro autistico per più di 8 settimane utilizzando un dosaggio espresso in mg al giorno di L-carnosina.  Gli autori hanno visto che i risultati di questo studio fanno pensare che la supplementazione con carnosina può migliorare in maniera significativa il linguaggio recettivo, la socializzazione e il comportamento in bambini che rientrano in questo tipo di problematica. (Child Neurol. 2002 Nov;17(11):833-7. Related).

 

RISULTATI DELLO STUDIO SU BAMBINI AUTISTICI CON L’UTILIZZO DI CARNOSINA

  1. Numero bambini: 31
  2. Durata trattamento: otto settimane in doppio-cieco
  3. Supplementazione: L-carnosina

 

TEST SOMMINISTRATI:

  1. Childhood Autism Rating Scale
  2. Gilliam Autism Rating Scale: MIGLIORAMENTO SIGNIFICATIVO
  3. Test Expressive e Receptive One-Word Picture Vocabulary tests: MIGLIORAMENTO SIGNIFICATIVO
  4. Clinical Global Impressions of Change
  5. I bambini con placebo non hanno mostrato cambiamenti statisticamente significativi

CONTROINDICAZIONI IN ALCUNI SOGGETTI DOPO L’UTILIZZO DI CARNOSINA

  1. Livello elevato di carnosina e/o beta-alanina nel sangue/urina
  2. Elevato livello di taurina (eliminata) nell’urina
  3. Peggioramento del rapporto rame/zinco nel sangue malgrado la co-supplementazione con zinco

 

OPINIONI SULL’UTILIZZO DI CARNOSINA SECONDO ALCUNI STUDIOSI

Secondo il Dr. Mg. Chez (Research Division, Autism and Epilepsy Specialty Services of Illinois), le migliori risposte con l’utilizzo di carnosina sono state ottenute nei casi di epilessia.  In alcuni bambini autistici la carnosina causa estrema iperattivita’, peggioramento dei tratti autistici, e periodi di recupero che durano da una settimana ad un mese dopo aver usato la carnosina per un solo giorno. Gli autistici, secondo Chez,  sono individui che presentano notevole variabilita’ per quanto riguarda la biochimica individuale. La carnosina è un peptide composto di histidina (un aminoacido condizionatamente essenziale) e beta-alanina (un aminoacido che causa spesso problemi). Alcune case produttrici dimostrano ignoranza quando dichiarano che la carnosina e’ histidina piu’ “alanina”.

 

IMPORTANTE

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

 

IRIDOLOGIA E ANELLO LIPIDICO: PREVENZIONE A SUPPORTO DELLE PREDISPOSIZIONI A PROBLEMATICHE ATEROMASICHE

 

In questo articolo ci occuperemo della diatesi colesterinica o lipidica. In medicina ufficiale è riconosciuto ad esempio il GERONTOXON o ARCUS SENILE.

COSA SIGNIFICA IN MEDICINA L’ARCUS SENILE

L’arcus senile (detto anche arcus senilis corneae o anche gerontoxon) è un anello bianco o grigio, opaco, presente sul margine corneale (opacità periferica corneale), oppure un anello bianco posizionato di fronte alla periferia dell’iride. E’ abbastanza comune nella popolazione anziana, anche se può presentarsi in età giovanile. L’arco senile può essere confuso con il segno del limbo corneale, che riflette un deposito di calcio o un deposito di lipidi. L’arco si determina per depositi di colesterolo o ialinosi dello stroma corneale. Può essere associato con difetti oculari o con iperlipidemia familiare. Spesso si associa a vari tipi di xantoma. Può essere un segno di alterazione del metabolismo lipidico e un possibile indicatore di condizioni come l’ipercolesterolemia, l’iperlipoproteinemia o l’iperlipidemia. Un arco unilaterale è un segno di diminuzione di flusso ematico agli occhi, a causa di una malattia dell’arteria carotidea o un’ipotonia oculare.

COSA SIGNIFICA IN IRIDOLOGIA LA DIATESI LIPIDICA O COLESTERINICA

• Il segno caratteristico di questa diatesi è la presenza di un anello color bianco giallastro in sede periferica
• NON E’ UN SEGNO DI COLESTEROLEMIA
• Differisce dall’anello sodico (trasparente) in quanto non fa vedere la struttura sottostante
• Tale anello indica un dismetabolismo funzionale epatico
• Tendenza dei grassi a depositarsi a livello dei tessuti
• E’ comune a tutte e tre le costituzioni di base iridologiche.
• Indica predisposizione a patologie cardio-circolatorie: angine, infarti miocardici, aterosclerosi, ictus, insufficienze circolatorie.
• Deve essere intero, altrimenti viene definito ARCUS SENILE.

In presenza di diatesi colesterinica l’intervento naturale a sostegno sarà orientato in tal senso:

A. Controllo dell’infiammazione e dello stress ossidativo (per evitare l’ossidazione delle LDL)
B. Riduzione dei livelli di cortisolo (lo stress protratto e la ipercortisolemia peggiora la predisposizione)
C. Riequilibrio del sistema immunitario
D. Eventuale trattamento enzimatico, vitaminico o aminoacidi per sciogliere le placche
E. Lavoro preventivo naturale per evitare possibili tendenze ischemiche
F. Fluidificazione ed ossigenazione del sangue (in combinazione al trattamento medico)

OMOCISTEINA E ANELLO LIPIDICO IN IRIDOLOGIA

Un eccesso di omocisteina plasmatica può provocare danni a livello vascolare. L’omocisteina è altamente lesiva per l’endotelio e con il passare del tempo questo fattore può aumentare fino a provocare la trombosi. In presenza di un anello lipidico sarebbe opportuno richiedere al proprio medico un semplice esame in tal senso. Nell’eventualità di un valore alto, che rappresenterà un marcatore di rischio verso problematiche vascolari (e non solo), sarà possibile valutare insieme al proprio medico curante un supporto integrazionale mirato a diminuire questo aminoacido e riconvertirlo in Glutatione e SAMe (S-Adenosil-Metionina).

ASPETTI PSICOSOMATICI DELLA DISPOSIZIONE LIPIDICA

Sono persone che hanno una certezza irremovibile circa i loro punti di vista e sono sicuri di se stessi. E’ indice di rigidità di pensiero (maggiormente negli anziani). Indica una personalità che tiene duro e che nelle circostanze avverse non molla. Un Gerontoxon disposto per l’intera circonferenza, è facilmente riscontrabile in persone che abbiano dovuto convivere con gravi difficoltà nella loro vita, oppure in caso di prolungate preoccupazioni e/o litigi in ambito familiare. Ad esempio bambini orfani di entrambe i genitori che si sono dovuti adattare per vivere, mamme di persone con handicap da accudire, etc.

L’IRIDOLOGIA A SOSTEGNO DELLE PREDISPOSIZIONI EMOTIVE ED ANSIOGENE

L’iridologia è una metodica di valutazione non nosologica ma di terreno, che può contribuire ad aiutare coloro che desiderano occuparsi del proprio benessere, spesso ad integrazione delle cure mediche o psicologiche. Attraverso un aiuto mirato è possibile scoprire che “terreno” siamo ed apportare in questo modo le dovute correzioni, finalizzate a stimolare in maniera dolce le risorse interiori o la VIS MEDICATRIX. Il tutto ovviamente senza entrare in conflitto con qualunque cura in atto.

In questo articolo ci occuperemo degli anelli di crampo in iridologia e della loro connessione con gli aspetti emotivi.

ANELLI DI CRAMPO E DECENTRAMENTO PUPILLARE: COSA SIGNIFICA

Un minimo decentramento della pupilla in zona nasale rappresenta la normalità fisiologica; qualora il decentramento sia più marcato in uno dei due occhi, spesso il soggetto presenta una sintomatologia caratteristica, contraddistinta da un senso di velato malessere interiore, spesso dietro un’apparenza di spiccata allegria. Il decentramento pupillare indica un disturbo funzionale importante della respirazione; generalmente si osserva in persone che hanno un meccanismo di respirazione estremamente scorretto (contrazione delle spalle e respirazione “alta”).

Il soggetto appare spesso giovale, ma a domanda diretta rivela di soffrire di malinconia soprattutto nelle ore pomeridiane, d’inverno, quando sparisce il sole, quando il soggetto si trova da solo. E’ di riscontro frequente in soggetti giovani, soprattutto in associazione con anelli di crampo: in questi casi spesso il senso di malinconia nasconde un’insoddisfazione profonda per la sensazione di “costrizione” dovuta all’educazione, genitori, scuola, che non permettono al soggetto di esprimersi liberamente.

Un trattamento utile potrebbe essere quello di svolgere esercizi di respirazione e in poco tempo fornire maggiore energia e vigore al soggetto, permettendogli di uscire dalla situazione di impasse psicologico e di recuperare il “timone” della propria vita, con miglioramento dell’autostima e della sintomatologia correlata.

Se il soggetto presenta anche raggi solari, questo indica una forte componente ansiosa e si potrebbe riscontrare uno stato di depressione fisica e mentale; in questo caso, agli esercizi di respirazione andrà affiancata necessariamente un supporto nutrizionale ponderale e/o oligoterapica di terreno ( drenaggi o detox, implementazione di antiossidanti e minerali, rieducazione alla respirazione) allo scopo di attivare i meccanismi di omeodinamica dell’individuo.

Gli anelli di crampo indicano un senso di grave costrizione nel soggetto (quasi tutti li hanno, ma acquistano senso patologico solamente quando sono completi e superiori a tre come numero), ovvero un soggetto che non si sente libero di poter fare ciò che vuole o che si sente costretto a fare ciò che non vuole. La sintomatologia è varia, da tachicardia a ansia immotivata, che si aggrava quando il soggetto deve sostenere prove, esami, colloqui o situazioni che lo mettono in agitazione (ansia da prestazione), sonno agitato, incubi, tensione muscolare con crampi e dolori (tipici i crampi muscolari, il colon irritabile e i dolori mestruali), problemi all’articolazione temporomandibolare (con digrignamento notturno dei denti), cefalea muscolo tensiva e ancora altri.

Il trattamento di elezione è il trattamento della distonia (diatesi 3) essendo gli anelli di crampo patognomonici di terza diatesi, insieme al supporto minerale di Magnesio (è importante scegliere un ottimo trasportatore).

Gli esercizi di respirazione, saranno orientati verso alcune tecniche che trattano anche la componente emozionale (Rebirthing), che possono aiutare a risolvere la problematica di fondo che determina questo tipo di attitudine mentale.

IRIDOLOGIA: COSTITUZIONE NEUROGENA 

COME SI PRESENTA 

E’ un iride caratterizzata da fibre radiali a raggi tese

CARATTERISTICHE PSICOLOGICHE

1. Alta prevalenza della funzione pensiero sulle altre funzioni psichiche.
2. Sono persone che pensano sempre, qualsiasi attività e avvenimento viene valutato e rivalutato, hanno continuamente la mente in attività, leggono molto, tendono a rimuginare.

PSICOSOMATICA DEL NEUROGENO

• Alla base ci possono essere livelli alti di dopamina
• Sono facili da riscontrare in chi opera nel sociale
• Instancabili madri che tengono unita la famiglia e che hanno tutto sulle sue spalle
• Uomo d’affari che tende a lavorare fino a tarda sera
• Persone che non si prendono una vacanza e che assumono troppa caffeina per le surrenali
• Tendono a concedersi poco tempo e hanno meno opportunità di scaricare lo stress
• Devono imparare a rilassarsi a concedersi delle pause e disperdere le pressioni
• Sono cinestetici: comunicatori, orientati verso l’azione e pratici
• Molto sensibili tendono a tenersi tutto dentro
• Oppongono resistenza a situazioni e opportunità positive
• Difficili da consigliare perché pensano di sapere di più

SINTOMI E TENDENZE DELLA COSTITUZIONE

• Irritabilità e debolezza del sistema nervoso
• Malattie dei nervi, neurastenia
• Insonnia
• Emicrania vasomotoria
• Patologie del sistema nervoso, esaurimenti, senilità precoce
• Eventuali psicosi se si presenta uno schiacciamento pupillare
• Attacchi cerebro-vascolari
• Interferenza del pensiero sul sentimento

CONSIGLI UTILI PER SUPPORTARE LA COSTITUZIONE

• Avena sativa (aumenta la delta 5 avenasterolo) supporto surrenalico
• Lecitina per fosfatidilcolina: supporto mnemonico e abbassamento del cortisolo in eccesso
• Cereali integrali, ricchi in vitamine del gruppo B e minerali (magnesio, cromo, zinco, ecc.)
• Avena, orzo, grano saraceno, quinoa

DA EVITARE SOSTANZE NERVINE E CABOIDRATI RAFFINATI

• Zuccheri (depletano minerali utili)
• Caffeina (aumenta l’adrenalina in circolo, nociva per la costituzione)

FITOCOMPLEMENTI UTILI PER LA COSTITUZIONE

• Tiglio
• Scutellaria
• Withania somnifera
• Passiflora
• Valeriana (ricca in calcio, sedante e stimolante la produzione di GABA)
• Adattogeni: astragalo, liquirizia, lapacho

ESERCIZIO FISICO LEGGERO

• Corsa leggera (attivazione del vago o parasimpatico dopo l’esercizio con conseguente rilascio di endorfine, ormoni sedativi).
• Danza: il soggetto neurogeno ha necessità di staccare la “spina” e concedersi maggiormente dei momenti di relax. Il ballo e la danza risultano estremamente efficaci in tal senso.
• Respirazione (Vipassana) e Mindfulness: il soggetto neurogeno necessita di ascoltarsi, di sentire i propri bisogni, di ascoltare le emozioni e la parte istintuale. Grazie a determinate tecniche (quelle descritte precedentemente), tutto questo potrà realizzarsi.

VALUTAZIONE DELL’ENERGIA VITALE PER LA NOSTRA SALUTE

In attesa che un giorno possa esistere uno strumento in grado di misurare l’energia vitale, dobbiamo affidarci ad un metodo soggettivo, dove lo strumento è un uomo dotato di sensibilità radiestesica (il pendolo o biosensor sono ottimi amplificatori di questa sensibilità).

Un soggetto dotato di alcune qualità potrà osservare l’aura e così quantificare il livello energetico della persona. Per coloro che non hanno queste capacità innate, una possibilità è rappresentata dal BIOMETRO DI BOVIS, dal nome dello studioso che l’ha ideato.

La scala di BOVIS va da 0 a 10.000. Inizialmente questo studioso usò come unità di misura l’Angstrom, (1 Angstrom equivale a 10 milionesimi di millimetro), dato che viene misurata una vibrazione, una lunghezza d’onda. La contestazione dei fisici ha portato a chiamare l’unità di misura il BOVIS o UNITA’ BOVIS.

 

ANDRE’ SIMONETON, SCALA DI BOVIS ED ENERGIA VITALE DEGLI ALIMENTI

L’ing. francese Andrè Simoneton (gravemente ammalato e senza speranza di guarigione, riacquistò la salute con il vegetarismo) era un esperto in elettromagnetismo, e negli anni ’30 e ’40 collaborò allo studio della vibrazione degli alimenti utilizzando i lavori di altri importanti ricercatori. Ogni alimento, come ogni essere vivente, oltre ad avere un potere calorico (chimico-energetico) ha anche un potere elettromagnetico (vibrazionale). Servendosi di apparecchiature scientifiche, misurò la quantità di onde elettromagnetiche degli alimenti, classificandoli in base a queste.

Poiché tutto ciò che vive, compreso il nostro organismo, emette radiazioni, egli si chiese quali radiazioni lo indeboliscono e quali lo fortificano.  Per portare avanti le sue ricerche usò un contatore Geiger, una camera ionizzante di Wilson, il BIOMETRO DI BOVIS, che è graduato in Angstroms (A) e può misurare anche le onde che sono lunghe solo un decimilionesimo di millimetro.

Con tali strumenti fu in grado di stabilire che ogni essere umano emette delle radiazioni attorno ai 6200/7000 Angstroms (questa lunghezza d’onda corrisponde al colore rosso dello spettro solare). Constatò anche che al di sotto dei 6500 A l’organismo non può più mantenersi in buona salute e compare la malattia.

Per mantenersi con vibrazioni ad una lunghezza d’onda superiore ai 6500 A (verso l’infrarosso) il nostro organismo deve continuamente adattarsi all’influenza di ogni specie di radiazioni, siano esse dovute a: pensieri, emozioni, alimentazione, medicamenti, radiazioni cosmiche, solari, terrestri, ecc. Un ruolo assai importante, per il mantenimento della buona salute, viene pertanto rivestito dagli alimenti, dalle bevande, dal modo di vita e dall’ambiente in cui si vive.

Prove di laboratorio, effettuate su animali, hanno dimostrato che  gli alimenti sintetici, pur fornendo un’alimentazione equilibrata dal punto di vista qualitativo e calorico, non è sufficiente per fornire  uno sviluppo normale. Questo significa che oltre ai consueti elementi (proteine, carboidrati, ecc.) gli alimenti devono anche possedere delle “vibrazioni energetiche”, capace di mantenere la vita.

 

LE QUALITÀ VIBRAZIONALI VITALI DEI CIBI

 

1 – ALIMENTI SUPERIORI CON VIBRAZIONI SOPRA I 6500 A:  tutta la frutta fresca ben matura e relativi succhi (fatti in casa e subito ingeriti), quasi tutti gli ortaggi ed i legumi crudi o cotti con temperatura non superiore ai 70 gradi. Il grano, i farinacei, la farina ed il pane integrale; i dolci fatti in casa, tutta la frutta oleaginosa ed i loro oli essenziali, le olive, le mandorle, i pinoli, le noci, i semi di girasole, le nocciole, la noce di cocco e la soia, il burro freschissimo di giornata, i formaggi NON fermentati, la crema del latte e le uova di giornata.

2 – ALIMENTI DI APPOGGIO, CON VIBRAZIONI DA 6500 A 3000 A:  il latte fresco appena munto, il burro normale, le uova non di giornata, il miele, lo zucchero di canna, il vino, l’olio di arachidi e le verdure scottate in acqua bollente.

3 – ALIMENTI INFERIORI, CON VIBRAZIONI DAI 3000 IN GIÙ:  la carne cotta, i salumi, le uova dopo il 15 giorno, il latte bollito, il the, il caffè, le marmellate, il cioccolato, il pane bianco, tutti i formaggi fermentati. Questi alimenti sono quasi tutti proteici e basta una piccolissima deficienza del fegato o dell’apparato digerente, affinché diventino intollerabili per l’organismo.

4 – ALIMENTI MORTI, SENZA ALCUNA VIBRAZIONE:  le conserve alimentari, le margarine, tutte le pasticcerie ed i dolci fatti con farina raffinata e prodotti industriali, i liquori e gli alcolici, lo zucchero raffinato (bianco).

Anche la freschezza degli alimenti è un fattore di primaria importanza. Alcuni procedimenti, che normalmente vengono usati in cucina, alterano o distruggono alcune qualità dei nostri cibi, un esempio ce lo forniscono le pentole a pressione e la cottura in acqua bollente. I cibi cucinati a vapore conservano invece parte delle loro proprietà.

Gli alimenti conservati mediante la “pastorizzazione”, NON contengono quasi più nulla delle loro qualità vibrazionali (irradianti); mentre quando sono trattati con processi disidratanti, le conservano in gran parte.

Tutti i cibi che hanno un elevato potere vitaminico, hanno pure ottime vibrazioni e possono essere classificati come “eccellenti”. Questi alimenti sono sufficienti al mantenimento della vita se assunti con un’alimentazione VEGETARIANA intelligente.

Fra gli alimenti superiori, i frutti maturi hanno tutti una lunghezza d’onda tra gli 8000 ed i 10.000 A. Le loro vibrazioni vengono liberate nello stomaco, dando una sensazione di benessere. Affinché le mucose ne traggano il maggior profitto è opportuno mangiare la frutta a digiuno, cioè al mattino o nel tardo pomeriggio.

NON mangiate la frutta non matura, come spesso viene venduta, le sue vibrazioni non sono valide per l’organismo; lo prova il fatto che sono di difficile digestione. Quanto detto per la frutta è valido anche per le verdure.

 

IL BIOMETRO DI BOVIS

Secondo Bovis una persona media in salute presenta un valore di 6.500 Angstrom, che rappresenta in media un valore di riferimento. Chi ha valori superiori si ammala difficilmente, valori più bassi di 6500 Angstrom portano ad ammalarsi.

La geobiologa svizzera Blanche Merz per studiare i cosiddetti luoghi alti, posti dove l’energia vitale è molto alta come le antiche chiese romaniche e gotiche, gli antichi templi orientali, ha ampliato la scala fino a 18.000 Bovis, rendendo così possibile la misurazione di energie più sottili.

Il biometro di Bovis consiste in un regolo con una scala graduata, sul quale il pendolo o il biotester danno un valore misurato. Il biometro permette di misurare l’energia vitale delle persone, dei luoghi, degli alimenti, degli oggetti, ecc.

 

BILANCIO ENERGETICO

Il campo energetico di un essere vivente, o aura, è un sistema dinamico nel quale la quantità di energia presente dipende fondamentalmente da due fattori:

  • Le entrate in energia
  • Le uscite in energia

Perché il sistema funzioni bene bisogna che le entrate siano almeno pari, meglio se più, delle uscite.

L’aura di una persona in buona salute irradia energia attorno a sé, ha i chakra che lavorano prevalentemente in entrata, chiamata polarità PLUS dai radiestesisti.

Una persona che non sta bene, anziché irradiare energia la richiama verso di se. In questo caso, alcuni chakra avranno problemi a fare entrare le energie e la polarità sarà MINUS.

 

CLASSIFICAZIONE DEGLI SQUILIBRI ENERGETICI

 

  • DA RIDOTTO APPORTO ENERGETICO, spesso in minoranza. Persone che vivono in edifici con strutture portanti in metallo, o cemento armato, e che escono poco da casa, carenti da energie cosmiche assorbite dal metallo.
  • AUEMENTO DELLE USCITE ENERGETICHE, rappresentate dalla stragrande maggioranza.

 

PRINCIPALI CAUSE DI PERDITE ENERGETICHE

 

GEOPATIE

Influenze scaricanti dovute alla permanenza su perturbazioni TELLURICHE come vene d’acqua sotterranee, faglie, rete di HARTMANN, ecc.

 

INFLUENZE ESTRANEE PSICONUCLEARI

Chiamate in tedesco FREMDEINWIRKUNG o semplicemente Fremd. Si tratta di forme di sottrazione energetica causate da un essere, il più delle volte un defunto, che attinge energia vitale da una persona in vita; il furto energetico può essere causato anche da una persona vivente, anche se meno frequente.

 

CONSEGUENZE DI PRATICA DI MAGIA NERA

Come malefici o fatture. Si pensa sovente che siano cose da medioevo, o piuttosto spiegate come fenomeni psicologici nevrotici, purtroppo non rare ancora oggi nel 2019.

 

POSSESSIONI E OSSESSIONI

Da parte di entità del mondo astrale, defunti, entità demoniache.

 

FORME PENSIERO NEGATIVE

I pensieri sono energia, quelli positivi la danno e ci fanno stare meglio, quelli negativi la tolgono e a lungo andare possono farci ammalare.

 

ASSISTENZA PROLUNGATA A PAZIENTI GRAVEMENTE AMMALATI

Un ammalato grave ha un livello energetico molto basso e può attingere energie dalle persone che ha attorno, succede a volte che assiste un ammalato a lungo si ammali a sua volta.

 

SOGGIORNO IN AMBIENTI O CONTATTO CON OGGETTI A VALENZA NEGATIVA

Certi ambienti possono sottrarre energia anche indipendentemente dalle perturbazioni telluriche, possono essere energie psichiche lasciate da precedenti abitanti. Singolare fenomeno è quello della MEMORIA DEI MURI; se si abbatte ad esempio un vecchio ospedale e si costruisce al suo posto una casa, resteranno i muri eterici intrisi di sofferenza e questi possono disturbare gli abitanti dell’edificio nuovo. Oggetti a valenza negativa possono essere, per fare un esempio, le antiche maschere tribali africane usate per particolari riti.

 

ESPOSIZIONE A CAMPI ELETTROMAGNETICI ARTIFICIALI

La legislazione italiana in questo campo è piuttosto carente, considerando più che altro l’esposizione acuta a questi campi, e non quella cronica molto insidiosa (l’O.M.S. ad esempio ha riconosciuto, quale concausa della MCS – sensibilità multipla chimica – i campi elettromagnetici dei fili ad alta tensione).  Chi abita vicino ad un traliccio dell’alta tensione si ammala molto di più, anche di malattie gravi. L’attenzione va posta anche agli elettrodomestici che abbiamo a casa, WI-FI, ecc.

 

SURMENAGE PSICO-FISICO

La vita moderna porta a ritmi assurdi e innaturali e succede spesso di spendere di più di quello che la nostra aura e il nostro fisico sono in grado di dare.

 

ONDE DI FORMA NEGATIVE

Gli oggetti irradiano energia attorno a se non solo per il fatto che sono di materia (la materia è una forma condensata di energia), ma anche per il fatto che la forma stessa dell’oggetto crea un’energia che viene emessa nello spazio attorno, chiamata ONDA DI FORMA. Il ricercatore francese, De Belizal, ha studiato particolarmente questo fenomeno e sostiene che l’onda di forma sia dovuta all’alterazione del campo gravitazionale con la forma dell’oggetto stesso. Ha classificato queste onde in vibrazioni colore, suddivise in una fase magnetica positiva che è benefica per gli organismi, e una fase elettrica negativa nociva. L’onda più negativa di tutte, è quella VERDE NEGATIVO ELETTRICO che viene emessa, ad esempio, dai campi elettromagnetici potenti, dalla camera del re nella piramide dove ha effetti abiotrofici, mummificanti.

Le forme geometriche piane e solide emettono onde di forma positive, quelle irregolari negative. Gli angoli acuti emettono onde di forma negative (il Feng Shui li chiama freccie e sono da evitare), gli angoli aperti, maggiori di 90°, emettono energia positiva, le forme simmetriche buona energia, le forme asimmetriche cattiva energia.

 

COME AUMENTARE IL LIVELLO DI ENERGIA VITALE

 

ESERCIZIO FISICO

Se è vero che l’aura governa il corpo fisico, è vero anche l’opposto; l’attività fisica ha effetti sull’aura. L’esercizio fisico attiva l’aura e certi chakra, in particolare quelli bassi (1-2-3). Una buona salute richiede una sana e regolare attività fisica.

CONTATTO CON LA NATURA

La natura ha una forte valenza positiva e dal contatto con essa possiamo avere solo benefici. Una passeggiata in riva al mare, in campagna, in un bosco, in montagna, accrescono l’energia vitale. Non possiamo dire la stessa cosa di una passeggiata in un centro storico, tra cemento e smog. Sedersi e vedere il tramonto in una bella giornata, in un posto tranquillo, è uno spettacolo che non costa nulla, nutre la nostra aura ed aiuta ad integrare corpo e mente. L’esposizione al sole apporta energia, rispettando in estate gli orari ed i tempi consigliati.

 

ALIMENTAZIONE

L’alimentazione vegetariana (secondo i parametri di Simoneton e Bovis), è più energizzante di quella carnivora. Gli alimenti non trattati chimicamente hanno un maggiore livello energetico.

 

PREGHIERA E MEDITAZIONE

Attirano sull’aura energie di elevata vibrazione, particolarmente attraverso la corona. Una cosa spesso considerata e suggerita da alcuni soggetti sensibili al mondo astrale è la preghiera rivolta agli esseri di Luce. I deva o esseri di luce hanno lo scopo di aiutare l’uomo nel suo cammino. Possono aiutarci a patto che noi crediamo nella loro esistenza e chiediamo il loro aiuto mantenendo un atteggiamento positivo.

 

PENSIERI POSITIVI

La medicina psicosomatica sostiene, che i pensieri negativi, a lungo termine, fanno ammalare. Ci sono persone che spesso pensano di avere una malattia, al punto tale da ammalarsi realmente. Se i pensieri negativi fanno ammalare, i pensieri positivi al contrario fanno guarire (una delle discipline moderne, quali la psicologia oncologica, ha studiato la relazione tra gli effetti del pensiero positivo e una maggiore risposta immunitaria verso le cellule tumorali).

 

ESERCIZI ENERGETICI

Sono diversi, ad esempio il Pranayama, Tai Chi, Qi Qong, respirazione olotropica, Rebirthing, Vipassana

 

SCHERMATURE E APPARECCHIATURE STRUMENTALI

  • Oscillatore ad onde multiple di Lakhowsky (per rivitalizzare le cellule).
  • Circuito oscillante di Lakhowsky Galvani (per schermarci dalle influnze psiconucleari o Fremd).
  • Piramidi e orgoniti (per eliminare le interferenze energetiche negative).
  • Cappelli in fibre di alluminio (copricapo per proteggere il cervello da campi elettromagnetici ELF, controllo o lettura della mente).

 

 

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

 

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SCLEROSI MULTIPLA: IPOTESI DI TRATTAMENTO NATURALE A SOSTEGNO 

Chiamata anche sclerosi a placche, sclerosi disseminata o polisclerosi, è una malattia autoimmune cronica demielinizzante, che colpisce il sistema nervoso centrale causando un ampio spettro di segni e sintomi. Ha una prevalenza che varia tra i 2 e 150 casi per 100 000 individui. Colpisce le cellule nervose rendendo difficoltosa la comunicazione tra cervello e midollo spinale.

Presenta una prevalenza che varia tra i 2 e 150 casi ogni 100 000 individui e si stima che la malattia colpisca circa tre milioni di persone nel mondo, di cui mezzo milione in Europa e circa 68 000 in Italia. La regione italiana più colpita è la Sardegna.

Il nome “sclerosi multipla” si riferisce alle cicatrici (sclerosi – meglio note come placche o lesioni) che si formano nel sistema nervoso.

Le lesioni riguardano le aree di sostanza bianca circostanti i ventricoli cerebrali o situate a livello del cervelletto, del tronco encefalico, dei gangli della base, del midollo spinale e del nervo ottico. La funzione delle cellule della sostanza bianca è quello di propagare i segnali tra le aree di sostanza grigia dove si svolge l’elaborazione, e il resto del corpo. Il sistema nervoso periferico è raramente coinvolto.

SINTOMI DELLA SCLEROSI MULTIPLA 

• Perdita di sensibilità
• Formicolio, pizzicore, intorpidimento (ipoestesia e parestesia)
• Debolezza muscolare, clono, spasmi muscolari
• Difficoltà nel movimento o difficoltà di coordinamento ed equilibrio (atassia)
• Problemi di linguaggio (disartria) e discinesie (cervelletto)
• Disfagia
• Deterioramento cognitivo – demenza corticale
• Sindrome pseudo-bulbare, crisi di pianto spastico e di riso
• Depressione (anche grave) – sia come risposta alla riduzione della qualità di vita sia come manifestazione di un deterioramento del tessuto cerebrale
• Disturbi della sessualità – impotenza e perdita di sensibilità
• Nistagmo, oftalmoplegia internucleare, diplopia e neurite ottica
• Dolore nella regione intorno agli occhi o al movimento bulbare
• Scotoma centrale
• Emianopsia
• SINDROME DI UHTHOFF (causata dall’aumento della temperatura)
• SEGNO DI LHERMITTE (sensazione di scossa elettrica che percorre la colonna vertebrale e gli arti inferiori in seguito a flessione o, più raramente, in estensione del collo)

DIAGNOSI DIFFERENZIALE MEDICA

• Neurosifilide
• Neuroborreliosi (Lyme Disease)
• Infezione da HIV
• Connettivite indifferenziata e vasculiti
• Malattia di Devic
• Encefalomielite acuta disseminata
• Leucodistrofia – vitamina B12
• Sintomi di natura psichiatrica

EZIOLOGIA DELLA MALATTIA

A livello genetico sono stati identificati l’antigene leucocitario umano (HLA) che codificano per il complesso maggiore di istocompatibilità (MHC). Esiste un’associazione tra la malattia e gli alleli HLA-DR15 e HLA-DQ6.

ALCUNE IPOTESI AMBIENTALI 

• TOSSINE E SOLVENTI – TOLUENE E XILENE (causano alterata funzione immunitaria, neurotossicità, cambiamenti neurocomportamentali, deterioramento della memoria a breve termine e perdita di funzioni psicomotorie, rischio di malattie autoimmuni, SM, vasculite sistemica primaria e sclerosi sistemica);
• VACCINAZIONI (esistono opinioni controverse);
• VIRUS E INFEZIONI (Herpesviridae, Epstein-Barr, Morbillo, Parotite, Rosolia);
• METALLI TOSSICI (causano sviluppo di autoanticorpi contro le proteine del citoscheletro neuronale, i neurofilamenti e la proteina basica della mielina, causano inoltre alterazioni funzionali dei linfociti T e dei macrofagi che causano un’aumentata ipersensibilità associati ad infiammazione);
• GADOLINIO (utilizzato nella risonanza magnetica per immagini o MRI, fa parte dei lantanidi, si accumula nel tessuto con alterazioni emettendo un’alta intensità di segnale. Essendo tossico per l’organismo, deve essere legato ad un chelante – DPTA, o acido dietilene-triamino-pentacetico – che ha il compito di trascinare questo metallo nelle urine. Non si conosce ancora molto in merito alle sue implicazioni a lungo termine, ritenuto sospetto da alcuni studiosi).

ACIDO URICO E SCLEROSI MULTIPLA 

Bassi livelli di acido urico sono stati trovati nei pazienti affetti rispetto agli individui normali. Ciò ha portato alla teoria che l’acido urico possa proteggere dallo sviluppo della malattia, anche se la sua rilevanza non è nota. Ricordiamo, che l’acido urico rappresenta un sistema antiossidante non enzimatico utilizzato dal nostro organismo per chelare metalli tossici.

SELENIO E GSH NELLA SCLEROSI MULTIPLA 

Si è potuto constatare che nei soggetti affetti da sclerosi multipla i livelli di selenio e glutatione perossidasi sono bassi. Il selenio è fondamentale per la sintesi del GPx (glutatione perossidasi, potente antiossidante).

LIVELLI DI ZINCO E SCLEROSI MULTIPLA 

Negli ultimi 35 anni, lo zinco (Zn) è stato esaminato per il suo ruolo potenziale nella malattia della sclerosi multipla (SM). Una meta-analisi su 24 studi che misuravano Zn in pazienti con SM, hanno rilevato una riduzione dei livelli sierici o plasmatici di Zn in questi pazienti. Uno dei sei studi che misurava il fluido cerebrospinale, ha rilevato un aumento significativo di Zinco nei pazienti con SM. Gli studi di misurazione dei livelli di Zn nel sangue hanno trovato livelli diverse volte superiori nei pazienti con SM rispetto ai soggetti di controllo, con livelli decrescenti durante gli attacchi nei pazienti con SM recidivante-remittente.

L’aumento di Zn da solo può indurre l’espressione del recettore ad alta affinità per IL-2, importante per la proliferazione e la differenziazione dei linfociti CD4 + e CD8 + verso le cellule effettrici, oltre ad essere in grado di attivare l’attivazione della microglia, importante nella patogenesi della SM. Sappiamo inoltre che zinco e rame sono minerali sinergici e competitori, con possibili ripercussioni negative (il rame è importante anche per la sintesi delle guaine mieliniche).

MOLECOLA CCR6 

Lo studio – coordinato dalla dott.ssa Federica Sallusto dell’IRB – che e’ stato pubblicato online il 22 Marzo 2009 nella rivista Nature Immunology (Andrea Reboldi et al. “CCR6-regulated entry of Th17 cells into the CNS through the choroid plexus is required for the initiation of EAE”), ha identificato una molecola, chiamata CCR6, presente sulla superficie dei linfociti T autoaggressivi, la cui presenza e’ necessaria affinchè abbia inizio il processo autoimmunitario all’interno del sistema nervoso centrale. Questa molecola potrebbe rappresentare un nuovo bersaglio per lo sviluppo di nuove terapie per la sclerosi multipla.

La molecola CCR6 permette l’ingresso dei linfociti T all’interno del sistema nervoso centrale agendo come una chiave per aprire la serratura espressa unicamente su cellule di un particolare organo cerebrale, il plesso corioideo. In questo modo, i linfociti T auto aggressivi, che esprimono CCR6, entrano attraverso il liquor nel sistema nervoso centrale e funzionano come un grimaldello aprendo la porta ad altre cellule del sistema immunitario coinvolte nella patogenesi della SM. In assenza di queste cellule “grimaldello”, l’EAE non si sviluppa.

Prima d’ora non era mai stato dimostrato che il processo infiammatorio nel sistema nervoso centrale iniziasse nel plesso corioideo, ma il meccanismo evidenziato dalla presente pubblicazione risulta essere compatibile con la sede periventricolare (intorno ai ventricoli) delle lesioni della EAE e della SM.

CHLAMYDIA PNEUMONIAE E SCLEROSI MULTIPLA

Un’altra ipotesi è legata al ruolo della chlamydia pneumoniae nella patogenesi e nel modulare la progressione della SM. Una teoria controversa contraddistinta da studi contrastanti.

La chlamydia pneumoniae è responsabile di infezioni acute e croniche dell’albero respiratorio ed è implicata nella patogenesi dell’aterosclerosi. Evidenze sierologiche e molecolari sostengono che la chlamydia pneumoniae è anche dotata di particolare tropismo verso il SNC. E’ stata identificata in soggetti affetti da patologie neurologiche di diverso tipo tra cui l’Alzheimer, l’AIDS-Dementia, la Sclerosi Multipla. Alcuni meccanismi (molecular mimicry o mimetismo molecolare), e la produzione di citochine proinfiammatorie (IL-2, IL-4, IL-10 ecc,), contribuirebbero ad eludere la risposta immune. Alcuni autori ritengono che l’insulto neurologico sia preceduto da un’infezione respiratoria da chlamydia pneumoniae.

Le complesse caratteristiche microbiologiche di chlamydia ne rendono difficile l’identificazione con i metodi sierologici che spesso consentono soltanto una diagnosi retrospettiva.

E’ stato pubblicato sul sito della rivista scientifica Phlebology uno studio (A prolonged antibiotic protocol to treat persistent Chlamydophila pneumoniae infection improves the extracranial venous circulation in multiple sclerosis), che ha dimostrato un miglioramento della malattia attraverso l’utilizzo di alcuni farmaci antibiotici (DOXICICLINA), nomi commerciali Periostat, Miraclin, Bassado.

L’INSUFFICIENZA VENOSA CRONICA CEREBROSPINALE (CCSVI) E LA SCLEROSI MULTIPLA

Secondo alcuni ricercatori australiani, l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI) è una condizione legata alla sclerosi multipla (SM). Un meccanismo che è stato proposto è che le ostruzioni venose trovate nella SM siano dovute ad una venulite cronica persistente causata dal parassita batterico intra-cellulare (chlamydophila pneumoniae).

L’obiettivo dello studio era quello di determinare gli effetti di un protocollo antibiotico combinato (CAP) sul flusso venoso nei pazienti con SM come misurato con un esame ecodoppler quantitativo (QDUS). Secondo gli autori, un protocollo antibiotico combinato sembra migliorare la circolazione extra-cranica nei pazienti diagnosticati con SM.

Questo effetto è statisticamente significativo nei pazienti con una sierologia positiva alla Chlamydophila pneumoniae, anche se i pazienti con una sierologia negativa alla Chlamydophila pneumoniae mostrano anche alcuni benefici, dimostrando una mancanza di specificità di questo effetto.

GESTIONE DEGLI ATTACCHI ACUTI IN MEDICINA UFFICIALE

La gestione e il trattamento della fase acuta si basa essenzialmente attraverso i seguenti farmaci antinfiammatori steroidei:
• Prednisone
• Metilprednisolone
• Prednisolone
• Betametasone
• Dexametasone

FARMACI APPROVATI E UTILIZZATI DALLA FDA NEL TRATTAMENTO DELLA SM

A settembre del 2012, sette farmaci modificanti la malattia risultano approvati dalle agenzie di controllo di diversi paesi, tra cui la Food and Drug Administration (FDA):

• Interferone beta-1
• Glatiramer acetato
• Mitoxantrone (immunosoppressore usato anche in chemioterapia. Si è dimostrato moderatamente efficace nel ridurre la progressione della malattia e la frequenza delle recidive in un breve periodo di follow-up)
• Natalizumab (anticorpo monoclonale) impedisce la migrazione delle cellule T dal torrente circolatorio al sistema nervoso centrale
• Fingolimod (agisce impedendo il passaggio dei linfociti attraverso la barriera emato-encefalica in modo che non possano attaccare la mielina, indirizzandoli verso i linfonodi e la periferia).

EFFETTI COLLATERALI DEI FARMACI

1. NATALIZUMAB – impedisce ai linfociti aggressivi contro la mielina delle fibre nervose di entrare nel tessuto cerebrale. Quando viene sospeso si ha un effetto RIMBALZO. Tutti i linfociti che si sono accumulati si scatenano provocando una maggiore recidiva della malattia, che necessita di massiccie assunzioni di cortisone. La sua sospensione in alcuni momenti è necessaria perché il farmaco sopprime la risposta linfocitaria cattiva e “buona”. Inoltre, circa il 50% dei soggetti affetti da SM hanno nel proprio organismo un virus (JC), che normalmente non da problemi, ma potrebbe risvegliarsi se non tenuto a bada dagli anticorpi causando leucoencefalopatia multifocale progressiva.

2. FINGOLIMOD – agisce sui recettori espressi sulla superficie dei linfociti. In tal modo i linfociti rimangono confinati nei linfonodi e tenuti a bada. I recettori sono però espressi anche in altre cellule, come quelle che regolano la frequenza cardiaca. Il farmaco può determinare una disregolazione della frequenza cardiaca e un aumento pressorio, nonché una soppressione del sistema immunitario tale da aumentare le infezioni da Herpes Zoster, un virus pericoloso per i soggetti affetti da tale malattia.

3. MITOXANTRONE – causa nausea, vomito, cefalea, alopecia, disordini mestruali, infezioni delle vie urinarie, mucositi, diarrea, leucopenia, vomito e necrosi da stravaso locale. Il Mitoxantrone ha una cardiotossicità cumulativa. Tra le altre cose causa anche lipoatrofia (una perdita localizzata di tessuto adiposo sottocutaneo).

IPOTESI DI TRATTAMENTO NON CONVENZIONALE

SUPPLEMENTAZIONE DELLA VITAMINA D 

Studi osservazionali sui fattori di rischio ambientali hanno dimostrato che un’aumentata esposizione solare, una minore latitudine e l’elevato consumo di olio di pesce ricco di vitamina D sono associati a una riduzione del rischio di sviluppare la malattia. L’incidenza e la prevalenza della sclerosi multipla sono minime all’Equatore e aumentano verso i poli, in entrambi gli emisferi .

RUOLO DELLA VITAMINA D 

La vitamina D esercita la sua fisiologica funzione sull’osso, sull’intestino, sul rene e sulle paratiroidi modulando il metabolismo calcio-fosforico. Può essere assunta con la dieta (meno del 5%) ma nell’uomo la principale fonte è la produzione cutanea sotto l’influenza dei raggi ultravioletti B (UVB). Il suo precursore, la provitamina D3, ad opera dei raggi UVB diventa previtamina D3 quindi vitamina D3. Questa subisce un primo processo di idrossilazione nel fegato (formazione di 25 OH D), e un secondo nel rene che porta alla formazione del metabolita attivo 1,25 OH D.

Sono stati identificati recettori (VDR) in tantissimi organi del corpo quali la cute, la mammella, l’ipofisi, le cellule beta pancreatiche, le gonadi, il cervello, la muscolatura scheletrica e persino negli spermatozoi.

Inoltre, le cellule del sistema immunitario, quali macrofagi e linfociti B e T attivati, hanno recettori per la vitamina D.
L’ipotesi che la carenza di vitamina D sia un fattore di rischio per la sclerosi multipla è stata avanzata circa 30 anni fa; dati sperimentali supportano l’ipotesi di un suo ruolo protettivo sulla malattia nonché in altre patologie autoimmuni quali l’artrite reumatoide, il diabete di tipo 1, la sclerosi sistemica e il lupus eritematoso sistemico.

AZIONE DELLA VITAMINA D 

La vitamina D inibisce la risposta pro-infiammatoria, a seguito della riduzione della produzione di citochine pro-infiammatorie e della differenziazione delle cellule T verso un sottotipo T helper 1 e T helper 17, e promuove l’attività di cellule e citochine anti-infiammatorie.

La sua supplementazione previene lo sviluppo e blocca la progressione, quando somministrata precocemente, dell’encefalomielite allergica sperimentale, modello animale di sclerosi multipla. La malattia riprende quando la supplementazione viene interrotta.

STUDI SULLA VITAMINA D NELLA SCLEROSI MULTIPLA 

Ci sono tantissime evidenze epidemiologiche che indicano come l’aumentata esposizione solare, il maggior introito di vitamina con la dieta e i suoi elevati livelli sierici correlino con un più basso rischio di sviluppare la sclerosi multipla pur con differenze tra le razze.

In uno studio tedesco del 2000 è stata descritta una fluttuazione dell’attività di risonanza con un maggior numero di lesioni attive in primavera rispetto all’autunno. Questa fluttuazione stagionale è stata comparata con i livelli medi di vitamina D nella popolazione tedesca: alti livelli di vitamina D in estate erano fortemente correlati con bassa attività di malattia in autunno mentre bassi livelli in inverno si correlavano con elevata attività di malattia in primavera.
In un ampio studio prospettico americano del 2012 è stato osservato che i livelli di vitamina D erano inversamente proporzionali all’attività neuroradiologica.

In uno studio prospettico successivo, condotto su 1482 pazienti con forma recidivante-remittente (SMRR) in terapia con interferone beta-1b e con durata media di terapia pari a 3 anni, è stato osservato che più alti livelli sierici di vitamina D si associavano a minore attività radiologica di malattia (follow-up medio a 2 anni).

Nel 2014, Ascherio et al. hanno pubblicato uno studio in cui soggetti con livelli sierici medi di vitamina D inferiori a 50 nmol/l, nei 12 mesi successivi al primo evento demielinizzante, avevano un risultato clinico e neuroradiologico a 5 anni peggiore rispetto ai soggetti con livelli più alti.

Inoltre, per quello che riguarda la conversione da forma SMRR (forma remittente) a forma SMSP (forma progressiva), Muris et al. hanno pubblicato nel 2015 uno studio retrospettivo longitudinale in cui i pazienti SMSP (forma progressiva), avevano livelli sierici di vitamina D inferiori rispetto agli SMRR (forma remittente), ma i livelli negli SMRR non correlavano con il rischio di progressione. I pazienti SMSP con una fase SMRR relativamente breve avevano però livelli di vitamina alla diagnosi inferiori rispetto ai pazienti che permanevano in fase SMRR. Per gli Autori questi dati sono a supporto del fatto che bassi livelli di vitamina D all’inizio della fase SMRR siano fattore di rischio per una precoce conversione a SMSP.

Nello studio SOLAR alti dosaggi di vitamina D, somministrati in 232 pazienti SMRR in fase precoce in terapia con interferone beta-1a, sono risultati efficaci in termini di pazienti liberi da malattia.

La vitamina D, per la sua peculiarità di aumentare l’assorbimento di calcio, andrebbe assunta insieme alla vitamina K2, Boro e Magnesio.

POLIFENOLI A SUPPORTO DELLA SM

I Polifenoli sono classificati in quattro categorie: acidi fenolici, flavonoidi, stilbeni e lignani con i flavonoidi che vengono ulteriormente classificati in sei sottoclassi.

EFFETTI DEI POLIFENOLI

• Sono antiossidanti molto potenti e versatili, in grado di neutralizzare il radicale “perossinitrito” o specie reattive all’azoto, distruttivo nelle patologie neurodegenerative.
• Sono potenti inibitori dei prodotti della perossidazione lipidica che si ritrovano ad alte concentrazioni nella Malattia di Alzheimer, Morbo di Parkinson e Sclerosi Laterale Amiotrofica.
• Legano ferro, rame e altri metalli neurotossici.

FUNZIONI DEI POLIFENOLI 

Presenti nella frutta e nei vegetali, particolarmente abbondanti nel pompelmo, nel tè, nell’olio d’oliva e nel vino rosso.

Hanno svariate funzioni:
• Antiossidante,
• Antiallergica,
• Antitumorale
• Antinfiammatoria.

I polifenoli che hanno dimostrato un interesse clinico a supporto della sclerosi multipla sono:
• Quercetina
• Luteolina
• Curcumina
• Epigallocatechina del tè verde.

LUTEOLINA 

E’ un regolatore del sistema immunitario, andando ad inibire il processo infiammatorio. Si trova nelle foglie di carciofo, rosmarino, timo e camomilla. Inibisce il rilascio di sostanze infiammatorie quali Interleuchina 1 e TNF (tumor Necrosis Factor), dai macrofagi attivati del sangue periferico di pazienti con Sclerosi Multipla.

La luteolina inibisce il rilascio di sostanze infiammatorie dai mastociti che hanno un ruolo importante nello sviluppo della malattia avendo il potere di formare aree di demielinizzazione cerebrale (le cellule nervose con la mielina danneggiata conducono gli impulsi molto più lentamente). La luteolina impedisce il passaggio di patogeni e linfociti dal sangue al cervello impedendo la LEAKY BRAIN o neuroinfiammazione.

QUERCETINA 

E’ uno dei principali flavonoidi e uno dei più potenti antiossidanti vegetali. La Quercetina migliora la funzione endoteliale con meccanismi indipendenti dall’ossido nitrico (NOS). Ha proprietà anticoagulanti grazie alla capacità di legare in modo competitivo il plasminogeno che attivando la plasmina permette la dissoluzione del coagulo.

In un lavoro pubblicato su “Life Science” 2010, la Quercetina ha dimostrato di diminuire le risposte infiammatorie e fornire neuro protezione inibendo la produzione di NO (ossido nitrico) e INF-gamma dalle cellule microgliali, inoltre previene la formazione di citochine infiammatorie impedendo il danno neuronale.

CURCUMA 

Il suo composto principale, la Curcumina, possiede uno spiccato effetto antinfiammatorio. E’ stato dimostrato che l’infiammazione svolge un ruolo determinante nella maggior parte delle malattie croniche quali quelle neurodegenerative, cardiovascolari, autoimmuni e neoplastiche.

Fra le più importanti risulta l’inibizione della sintesi del fattore nucleare (NF-kB) che ha un ruolo centrale sia nel controllo della risposta infiammatoria sia nello sviluppo del tumore, infatti stimola la crescita cellulare e inibisce l’apoptosi (suicidio programmato).

Esistono delle prove sperimentali, sia in vitro che in vivo, che attestano le proprietà neuroprotettive della curcuma sulla Sclerosi Multipla. La forma fitosomiale risulta quella con un maggiore assorbimento e meno effetti collaterali.

TÈ VERDE 

Il Tè verde contiene una serie di composti, chiamati catechine, che svolgono una marcata azione neuro protettiva a livello cerebrale. Gli estratti del tè verde hanno una spiccata azione antiossidante e antinfiammatoria, sopprimono l’eccesso di risposta immunitaria, neutralizzano i metalli tossici e svolgono azioni anticancerogene, inoltre il suo consumo costante è inversamente correlato con l’incidenza di demenza, morbo di Alzheimer e morbo di Parkinson.

EDTA – ACIDO ETILENDIAMMINOTETRAACETICO (trattamento medico non convenzionale)

E’ un agente chelante utilizzato in vena da personale medico. Viene praticato anche per valutare nelle urine, dopo somministrazione endovenosa, i livelli di metalli tossici presenti (mercurio, alluminio, piombo, ecc.).

Il trattamento consiste nell’infusione in vena di EDTA in media due/tre volte al mese. Sotto trattamento i pazienti rivelano nel tempo un miglioramento dei sintomi di remissione della SM Sclerosi Multipla. I dati clinici hanno dimostrano una riduzione dei livelli di metalli pesanti nelle urine a valori di normalità.

GLUTATIONE E NIACINA 

Il glutatione o GSH è un tripeptide con proprietà antiossidanti, costituito da cisteina e glicina, legate da un normale legame peptidico, e acido glutammico. E’ un forte antiossidante, sicuramente uno dei più importanti tra quelli che l’organismo è in grado di produrre.

Rilevante è la sua azione sia contro i radicali liberi o molecole come perossido di idrogeno, nitriti, nitrati, benzoati e altre. Svolge un’importante azione nel globulo rosso, proteggendo tali cellule da pericoli ossidativi che causerebbero l’emolisi. Elemento importante per il suo funzionamento è il NADPH. Tale molecola è un derivato della vitamina PP (acido nicotinico) e funziona da cofattore ossido-riduttivo dell’enzima glutatione reduttasi (o GSR).

L’enzima rigenera il glutatione ridotto (GSH) a partire da glutatione ossidato (o GSSG) attraverso gli elettroni ceduti dal NADPH al GSSG. In medicina, il GSH viene usato come antidoto diretto e “veloce” nell’avvelenamento da paracetamolo (conosciuto anche come acetaminofene).

Trova un impiego molto interessante come tampone nei casi di avvelenamento da metalli tossici (mercurio, cadmio, piombo, ecc.), dato che sposta gli ioni tossici formando dei solfuri (coniugati) più facilmente eliminabili dall’organismo. Per la sua particolare forma risulta maggiormente assimilabile e biodisponibile se somministrato per via endovenosa, liposomiale o in alcune sue forme (S-acetil-glutatione).

Alcuni suoi precursori sono il NAC (cisteina), lo zolfo, ecc. Non sono stati dimostrati effetti collaterali fino a 30 grammi al giorno. I dosaggi indicati saranno generosi. La concomitante assunzione di Niacina ne potenzia l’effetto (studi di Abram Hoffer).

NALTREXONE (trattamento medico non convenzionale)

Esistono dati a sostegno dell’impiego di bassi dosaggi di naltrexone (Antaxone) nel trattamento della sclerosi multipla. Il naltrexone sembra prevenire le recidive di sclerosi multipla (agendo sui recettori non oppioidi Toll-like 4 – TLR4- che si trovano sui macrofagi della microglia), riducendo l’infiammazione e la progressione della malattia.

DIETA DI ROY SWANK 

E’ una dieta povera di grassi saturi, ricca di grassi insaturi, priva di carni rosse, latticini, zuccheri, caffè, vino, tè, per almeno un anno. Permessi pollame e pesce.

IMPORTANTE 

Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

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L’IMPORTANZA DELLA VITAMINA B12 PER LA NOSTRA SALUTE

La vitamina B12 è stata isolata e cristallizzata nel 1948, ma persino dopo questo tempo il suo ruolo è ancora tutto da scoprire.  Una delle sue caratteristiche è quella di contrastare una forma di anemia e determinati disturbi neurologici, spesso gravi e sottovalutati. In tempi più recenti si stanno scoprendo nuovi impieghi terapeutici, come quelli in campo immunologico.

 

STRUTTURA DELLA COBALAMINA (UN PO DI BIOCHIMICA)

 

Soltanto al pH del succo gastrico la B12 viene liberata nello stomaco, e legatasi con le glicoproteine salivari (dette anche cobalofiline, leganti R o aptocorrine, poi distrutte nell’intestino tenue), si lega al fattore intrinseco a pH 6,5 mediata dal recettore Ca-dipendente. Le forme metabolicamente attive sono la metil e la 5 deossiadenosilcobalamina. La cianocobalamina è un artefatto che si forma durante i processi di estrazione in quanto si utilizza la papaina, proteasi che viene attivata dall’aggiunta di CN-. L’idrossicobalamina è la forma naturale con cui la vitamina viene di solito assunta.

Nello stomaco, l’ambiente acido e la pepsina staccano la cobalamina dalle proteine cui si trova associata ed essa, poi, si lega alla cobalofillina (o aptocorrina), proteina che viene secreta nella saliva. Nel duodeno, l’azione delle proteasi provenienti dal pancreas determina la degradazione della cobalofillina e la cobalamina, aiutata dall’ambiente alcalino, si lega a una glicoproteina che viene rilasciata dalle cellule parietali dello stomaco: il fattore intrinseco.

Viene denominata cobalamina perché ha un atomo al centro di cobalto e un anello corrinico. Il colore rosso è tipico del cobalto. Le reazioni più importanti della B12 sono:

  • Trasformazione del metilmalonil-CoA in succinil-CoA (importante nel catabolismo di alcuni amminoacidi a catena ramificata ed alcuni acidi grassi a catena dispari, nonché per la sintesi delle porfirine, in seguito alla combinazione con la glicina dall’ALA sintetasi, per formare acido gamma-aminolevulinico – dALA);
  • Conversione dell’omocisteina in metionina.

Quando siamo carenti di vitamina B12 i due prodotti non vengono sintetizzati e i precursori delle reazioni, il metilmalonil-CoA e l’omocisteina, vengono di conseguenza accumulati nell’organismo.

 

ALIMENTI CONTENENTI B12

 

Necessita di alimenti che la contengono in quanto non viene prodotta dall’organismo umano. Viene assorbita  nei primi tratti dell’intestino. Esistono delle condizioni genetiche o malformazioni funzionali che ne impediscono l’utilizzo, oppure  più comunemente legati ad un’insufficiente assunzione con la dieta. La vitamina B12 è generalmente presente solo nei prodotti di derivazione animale. Le fonti sono:

  • Carni rosse
  • Pesce
  • Molluschi
  • Uova
  • Latte

Fonti vegetali di vitamina B12 sono in genere le seguenti:

  • Foglie del tè;
  • Alghe (Enteromorpha sp., alga viola Porphyra sp., alghe Nori);
  • Funghi (Craterellus cornucopioides o trombetta dei morti, Finferli o Cantharellus cibarius);
  • Soia fermentata

 

ANEMIA PERNICIOSA E CARENZA DI B12

La sua scoperta è avvenuta nel 1849 ad opera di un medico del Guy’s Hospital di Londra, il quale  pubblicò la prima descrizione di un gruppo di pazienti con una grave forma di anemia. I soggetti affetti da tale carenza erano al contempo sofferenti di una grave neuropatia (degenerazione subacuta combinata). Studi successivi dimostrarono che questi pazienti potevano essere curati somministrando fegato crudo ma fu necessario attendere il 1948 per isolare dal fegato il fattore “terapeutico”, a cui fu dato appunto il nome di vitamina B12, e il 1955 per la definitiva comprensione della sua struttura. A distanza di più di 150 anni gli studi condotti per capire e definire le caratteristiche chimiche e gli effetti della vitamina B12 si contano numerosi e le tecniche diagnostiche utilizzate per dosarne i livelli nel corpo umano sono state affinate. Oggi è risaputo che avere un livello di vitamina B12 nel sangue più basso di 200 pg/mL, correlato ad un aumento di omocisteina e di acido metilmalonico, indica uno stato di carenza. Questo stato di carenza, se non curato, porta alle sopracitate anemia perniciosa e degenerazione subacuta combinata (ora ribattezzata neuropatia da carenza di vitamina B12). Oltre queste, numerosi studi indicano che la sua carenza è concausa o causa di malattie neurologiche e cardiache spesso serie.

MALATTIE NEUROLOGICHE E CARENZA DI B12

Un aumento di omocisteina è stato associato alla perturbazione del fitness microvenoso cerebrale, e al contempo con una ipometilazione del DNA per carenza di B12, responsabile di alterazioni a livello dei sistemi di comunicazione intersinaptica dei neurotrasmettitori.

Alcuni studi sembrano dimostrare il coinvolgimento della vitamina B12 anche in alcune delle principali malattie neurologiche:

  • Morbo di Parkinson;
  • Sclerosi multipla
  • Sclerosi laterale amiotrofica
  • Alzheimer

 

I pazienti affetti da queste malattie hanno sovente  una concentrazione di vitamina B12 nel corpo che presenta dei livelli alterati. Più verosimilmente, la carenza di B12 può mimare molte delle patologie menzionate prima, che potrebbero giovare di una cura di attacco con alte dosi di cobalamina. Purtroppo, non sempre viene presa in considerazione l’ipotesi di una sua carenza, che in diversi casi e se non corretta potrà concorrere a problemi neurologici irreversibili. In ogni caso, l’utilizzo concomitante di vitamina B12 nelle patologie neurodegenerative potrebbe rivelarsi un valido alleato insieme alle cure standard intraprese.

 

SUPPLEMENTAZIONE NELLE PROBLEMATICHE NEUROLOGICHE

Dosi molto elevate di B12 possono favorire la rigenerazione dei neuroni, impedire la demielinizzazione e favorire la rimielinizzazione. La mielina è una guaina biancastra che riveste parte del corpo dei neuroni permettendo una più rapida trasmissione degli impulsi nervosi. Nella sclerosi multipla la mielina viene attaccata e danneggiata ad opera del sistema immunitario con la comparsa delle tipiche lesioni a placca.

 

SCLEROSI MULTIPLA E CARENZA DI B12

E’ stato ipotizzato un disturbo nel suo metabolismo in pazienti affetti da sclerosi multipla, in quanto la vitamina B12 partecipa al processo di mielinizzazione. La formulazione di Metil-B12 è in grado di attraversare la barriera ematoencefalica e andare ad agire direttamente a livello del cervello.

 

MALATTIE CARDIOVASCOLARI

Anche in molti pazienti con malattie cardiovascolari è stata diagnosticata una diminuzione dei livelli di vitamina B12. La vitamina B12 viene utilizzata, insieme ad altre vitamine, allo scopo di prevenire una malattia vascolare come l’aterosclerosi, sebbene gli effetti di questa terapia abbiano dato risultati contrastanti.

 

OSTEOPOROSI

Uno stato di carenza di vitamina B12 è spesso associato al deterioramento della salute dell’osso. All’aumentare del livello di vitamina B12 infatti si osserva una diminuzione, seppur modesta, del rischio di frattura dell’osso.

 

SISTEMA IMMUNITARIO

Alcuni studi hanno portato alla luce il ruolo della vitamina B12 a livello del sistema immunitario: nei pazienti carenti in vitamina B12 è stata dimostrata una diminuzione di alcune cellule (natural killer e linfociti CD8). Inoltre, la vitamina B12 è in grado di regolare l’espressione di numerosi geni e proteine, nel sistema nervoso centrale, nel fegato, nell’intestino e in altri organi dei mammiferi.

 

SINTOMI DA STATI CARENZIALI

  • Anemia
  • Disturbi gastrointestinali: diarrea, costipazione, dolore addominale, perdita di peso;
  • Disturbi del sistema nervoso centrale: formicolio e intorpidimento delle estremità, disturbi dell’andatura, irritabilità, spasmi, depressione, deficit di memoria e concentrazione, demenza, disturbi visivi, insonnia, impotenza.

 

TEST UTILI PER VALUTARE LA CARENZA DI B12

 

  • HOLO TCII – OLOTRANSCOBALAMINA II – rappresenta la frazione di cobalamina attiva, legata al fattore di trasporto transcobalamina II che ha lo scopo di distribuire la vitamina ai vari distretti. La sua emivita è breve (6′ contro 6 giorni della B12 totale). Rappresenta il 30% di tutta la cobalamina.  La rilevazione dell’olotranscobalamina II (holoTCII), si correla in modo molto più efficace con la carenza vitaminica rispetto alla B12 totale;
  • OMOCISTEINA HCY – rappresenta un intermedio metabolico della via di sintesi della metionina. Per questa conversione è indispensabile la partecipazione di acido folico (vit B9), piridossina (vit B6) e cobalamina (vit B12). In assenza o in loro carenza la via biochimica porta ad accumulo di HCY con rischi di malattie cardiovascolari e coronariche, artrite reumatoide, Alzheimer, ovaio policistico. I livelli di omocisteina possono essere alti per vari fattori, compresi quelli genetici (mutazione MTHFR ecc), danni renali, farmaci (pillola estroprogestinica, Metrotrexato, ecc), carenziali (B6, B9 e B12);
  • Nelle mutazioni MTHFR, l’utilizzo solo del folato, anche in forma L – Metilfolato non sempre è auspicabile, in quanto in mancanza della cobalamina (metilcobalamina in questo caso), comporterebbe un accumulo di metiltetraidrofolato (5-MTHF) che, in assenza di B12 inibisce la transmetilazione dell’ S-adenosilmetionina (SAM) – sintesi ulteriore di cisteina.
  • ACIDO METILMALONICO – MMA – è un sottoprodotto derivato dall’incompleta degradazione degli acidi grassi a carboni dispari. Questa via è molto importante poiché la beta-ossidazione, via del catabolismo degli acidi grassi, riesce ad utilizzare soltanto molecole a due atomi di carbonio. Per degradare completamente gli acidi grassi a catena dispari, si deve necessariamente seguire la via alternativa che porta alla formazione di succinil-CoA da proprionil-CoA attraverso tre passaggi il cui ultimo prevede la cianocobalamina come cofattore dell’enzima metilmalonil-CoA mutasi. In assenza di B12 la via si blocca e l’intermedio MMA si accumula. Gli inconvenienti di questo esame sono la difficoltà di esecuzione (spettrometria di massa), e i costi elevati. Altro inconveniente è che i livelli elevati nelle urine possono dipendere da eventuali danni renali o crescita batterica intestinale, che possono depistare il professionista che rileva un suo valore anomalo.

 

SOGGETTI A RISCHIO DI CARENZA

Controllare gli indicatori precoci di carenza di cobalamina dovrebbe essere una prassi fondamentale per tutti i medici, anche nei soggetti apparentemente asintomatici ma a rischio:

  • Vegani
  • Anziani
  • Obesi (alterato assorbimento vitaminico)
  • Fumatori
  • Terapia estroprogestinica (alterazione ormonale)
  • Chi utilizza Metrotrexato
  • Digestione lenta (ipocloridria)
  • Sportivi (aumentato metabolismo)
  • Soggetti che hanno effettuato una resezione gastrica (acloridria e malassorbimento)
  • Soggetti che usano inibitori di pompa
  • Soggetti celiaci
  • Soggetti affetti da malattie infiammatorie intestinali IBD (rettocolite ulcerosa, Crohn..)
  • Alcolisti e tossicodipendenti
  • Soggetti affetti da Tiroidite di Hashimoto
  • Soggetti che utilizzano per diverso tempo dosi alte di Vitamina C (in presenza di ferro la vitamina C forma composti ossidanti che danneggiano la vitamina B12 e il fattore intrinseco)

 

RANGE OTTIMALE

  • B12: tra i 135 pmol/L e 400 pmol/L (zona grigia) – meglio se al di sopra dei 450 pmol/L
  • Olotranscobalamina HoloTCII: maggiore di 35pmol/L
  • Acido metilmalonico MMA: maggiore di 271nmol/L
  • Omocisteina HCY: minore di 13 umo/L

 

VIE DI SOMMINISTRAZIONE DELLA VITAMINA B12

 

  • Orale: utile quando l’assorbimento può essere ridotto in caso di infiammazione a livello ileale, in presenza di disbiosi intestinale (i microrganismi possono competere con l’organismo ospite per l’assunzione della B12), quando c’è una scarsa disponibilità del Fattore Intrinseco;
  • Intranasale: molto efficace data la vicinanza del naso al cervello;
  • Intravenosa: efficace per risolvere uno stato di carenza; determina un rapido e massivo aumento dei livelli di B12 con rapida eliminazione renale;
  • Sottocutanea (gluteo): ottima via di somministrazione a causa del lento e costante rilascio della B12 dal tessuto adiposo del gluteo;
  • Liposomiale: viene assorbita direttamente nell’intestino.

 

INTEGRAZIONI MIGLIORI

  • Idrossicobalamina (nel citosol trasformata in adenosilcobalamina e nel mitocondrio in metilcobalamina)
  • Metilcobalamina

Non molto indicata la cianocobalamina

 

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TRATTAMENTO NATURALE A SOSTEGNO NELLA DISFUNZIONE ERETTILE

COS’E’

La disfunzione erettile viene definita come “l’incapacità del soggetto di sesso maschile a mantenere un’erezione sufficiente a condurre e portare a termine un rapporto sessuale soddisfacente”. In Italia si stima che circa 3 milioni di uomini ne siano affetti, con una prevalenza globale del 13% (pari al 2% tra 18 e 34 anni e del 48% oltre i 70 anni).

 

LE CAUSE

Le cause spesso sono di natura psicofisica. Esistono quindi fattori fisici e psicologici concomitanti. Esistono anche fattori iatrogeni da farmaci quali ad esempio l’uso di SSRI o antidepressivi.

 

FATTORI PSICOLOGICI

  • Ansia
  • Depressione
  • Conflitti intrapsichici profondi
  • Stress
  • Condizionamenti ambientali
  • Ansia da prestazione (determina un effetto inibitorio sulle erezioni). Utile in questi casi e se trattasi di una situazione che dura da anni, la presa in carico di tipo psicoterapica, in quanto il problema potrebbe nascondere dei conflitti intrapsichici o una “immagine corporea” distorta.
  • Scarsa intesa col partner (sessuale, emotivo e affettivo)
  • Percezione inconscia di rifiuto da parte del partner (aspetto fisico, dimensioni del pene)
  • Alessitimia (difficoltà ad esprimere le proprie emozioni)
  • Paura delle infezioni sessuali trasmissibili nonostante l’uso del profilattico
  • Pensiero rivolto ad un’altra donna
  • Performance sessuale ritenuta scadente

 

CAUSE FISICHE

  • Ipogonadismo
  • Iperprolattinemia
  • Sindrome di Cushing
  • Carenza di somatotropina (GH)
  • Vascolare (scompenso cardiaco, ipertensione severa, ecc.)
  • Neurologico (Parkinson, Alzheimer, traumi spinali, neuropatia periferica)
  • Diabete
  • Obesità
  • Intossicazione epatica
  • Insufficienza renale
  • Dislipidemia
  • Alcool
  • Droghe
  • Carente esercizio fisico

 

CAUSE FARMACOLOGICHE

  • Antidepressivi SSRI\SNRI
  • Antipsicotici
  • Antiandrogeni (finasteride per il trattamento della calvizie androgenetica e della IPERTROFIA PROSTATICA BENIGNA)
  • Betabloccanti

 

MECCANISMO IMPLICATO NELL’USO DI FARMACI ANTIDEPRESSIVI

La Fluoxetina (Prozac), il prototipo di SSRI, è stata classificata come una tossina riproduttiva dal Centro per la Valutazione dei Rischi sulla Riproduzione Umana (CERHR), un gruppo di esperti presso il National Institute of Environmental Health Sciences del National Institutes of Health.

L’utilizzo del metilfenidato riduce la disfunzione erettile, questo ha quindi portato a pensare che possa essere implicato il meccanismo dopaminergico e/o noradrenergico.

Un’altra possibilità è l’alterazione del bilancio serotonina-dopamina, dovuto alla sensibilità recettoriale, nella sintesi dell’ossido nitrico (vasodilatatore) e del sistema melanocortinico.

E’ stato riscontrato inoltre, che gli antidepressivi SSRI possono alterare la neurosteroidogenesi (come avviene durante l’uso del FINASTERIDE.

Si è evidenziato come l’assunzione di farmaci inibitori della ricaptazione della serotonina induca modificazioni epigenetiche del substrato neurale: il controllo dell’espressione genetica, mediato tra l’altro anche dagli ormoni steroidei, potrebbe spiegare la persistenza dei sintomi a lungo termine dopo la sospensione del farmaco.

 

STATINE E DISFUNZIONE ERETTILE

Il prof. Andrea Ledda del dipartimento di scienze biomediche, dell’Universita’ degli Studi di Chieti e direttore scientifico del congresso “Progressi in Andrologia , tenutosi a dicembre 2018 a Villa San Giovanni (Reggio Calabria) al Castello di Altafiumara, sostiene che le statine inibiscono la sintesi del colesterolo che e’ la sostanza dalla quale deriva il testosterone. Quest’ultimo e’ un ormone steroide del gruppo androgeno prodotto principalmente dalle cellule situate nei testicoli. Nell’uomo e’ deputato allo sviluppo degli organi sessuali e in quello adulto i livelli di testosterone hanno un ruolo fondamentale per quanto riguarda la fertilita’. Questo ormone regola anche il desiderio, l’erezione e la soddisfazione sessuale; ha, infatti, la funzione di mettere in sincronia il desiderio sessuale con l’atto sessuale vero e proprio, regolando l’inizio e la fine dell’erezione del pene. Un deficit di libido e’ spesso associato a una disfunzione del testosterone”. “Con le statine, dunque – rileva il prof. Ledda – si va ad interrompere un meccanismo fondamentale, la produzione del testosterone”.

 

BETA BLOCCANTI E DISFUNZIONE ERETTILE

Per quanto riguarda i beta bloccanti il loro effetto è stato correlato al blocco dei recettori beta 2 della muscolatura liscia della parete vascolare del pene e alla conseguente ridotta capacità di vaso dilatarsi durante l’erezione. Inoltre studi su animali hanno anche  documentato come il propanololo ( capostipite dei beta bloccanti ) induca un quadro di disfunzione erettile attraverso meccanismi neuro modulatori centrali e periferici con un aumento dei tempi di latenza e una riduzione dei riflessi di erezione.

 

FUMO

Il fumo di sigaretta è vasocostrittore e di conseguenza il sangue trova difficoltà nel raggiungere i corpi cavernosi del pene durante lo stato d’eccitazione; inoltre l’indebolimento dei tessuti erettili, causato sempre dalla sigaretta, comporta grosse difficoltà in termini di prestazione sessuale. Altra complicazione dovuta al fumo è il dimezzamento della produzione di ossido nitrico (NO), principale mediatore del rilasciamento delle cellule muscolari del pene.

 

SONNO

Dormire poco e male riduce il testosterone, principale fautore dell’erezione. Inoltre dormire meno di 6 ore a notte causa l’aumento di peso, altro motivo che ostacola l’erezione.

 

ALIMENTAZIONE ERRATA

Troppi carboidrati e una dieta sbilanciata riducono la dopamina, un ormone fondamentale durante la fase dell’eccitazione. Un’alimentazione ricca di fibre ed equilibrio tra carboidrati e proteine potrà ridurre le probabilità di scarsa erezione.

 

CARENTE ATTIVITA’ FISICA

L’attività fisica, favorisce la produzione di ossido nitrico (NO), utile alla vasodilatazione e per l’afflusso di sangue. Sarebbe bene unire all’attività fisica anche determinate tecniche di respirazione in grado di appianare qualsiasi problema cardiovascolare. Chi soffre di obesità o non svolge alcuna attività fisica, non gode del necessario apporto di ossido nitrico.

 

PORNOGRAFIA

La pornografia intorpidisce il cervello rendendolo “apatico” agli impulsi. Questo succede per il rilascio di dopamina durante la visione di materiale pornografico. La dopamina è sprigionata dal corpo al fine di stimolare le vie nervose del cervello; se si abusa di materiale pornografico, i picchi di dopamina registrati dal cervello al fine di azionare l’erezione risulteranno sempre troppo alti.

Di conseguenza un immaginario pornografico non riscontrato nelle esperienze sessuali reali porterà il soggetto ad eccitarsi con più difficoltà, il cervello reputerà il livello di dopamina troppo basso, in conclusione s’innescheranno scompensi in termini di erezione e durata.

 

TRATTAMENTO CONVENZIONALE

 

Vengono utilizzati in alcuni casi alcuni farmaci denominati “inibitori della FosfoDiEsterasi-di tipo 5 (PDE5i), quali il Sildenafil (Viagra), il Tadalafil (Cialis) e il Vardenafil (Levitra), non sempre essere capaci di risolvere tutte le varie e complesse problematiche erettive che si presentano.

Gli eventi avversi si presentano in circa il 25% dei soggetti in trattamento e sono caratterizzati soprattutto da disturbi minori quali: mal di testa, dolori, contrazioni muscolari ma sono anche segnalati rarissimi eventi avversi e gravi come: convulsioni, neuriti ottiche ischemiche o perdita acuta dell’udito.

 

ULTIME RICERCHE

In questi ultimi anni, l’attenzione di numerosi ricercatori si è focalizzata anche sui meccanismi e sulle sostanze che hanno un’attività a livello del sistema nervoso centrale capace di scatenare e regolare una normale erezione del pene. Tra questi spiccano  la Dopamina e la Melanocortina.

In seguito a questi studi sono stati proposti alcuni farmaci in tal senso, l’Apomorfina, che agisce legandosi ai recettori dei neuroni dopaminergici ipotalamici. L’uso dell’Apomorfina per via sublinguale ha dimostrato un’efficacia solo in alcuni tipi di disfunzione erettile, cioè quelle moderate.

 

ALTRI FARMACI UTILIZZATI

 

L’acido clavulanico è un farmaco ad azione centrale capace di inibire la glutammato-carbossipeptidasi II nel cervello, riducendo il rilascio di glutammato e di serotonina che a loro volta modulano il rilascio di dopamina. Ha un effetto “stimolante” su libido, erezione ed eiaculazione.

Uno studio preliminare (fase IIa), condotto negli Stati Uniti in doppio cieco e controllato con placebo, ha dimostrato un miglioramento significativo della funzione erettile. Altri studi sono comunque previsti e sono al momento in corso per verificare il possibile utilizzo clinico di questo farmaco.

Esistono infine altri farmaci recenti, quali l’Udenafil, il Mirodenafil, il Lodenfil Carbonato, l’Avanafil. Gli effetti collaterali sono sempre simili tra tutti: mal di testa, vampate al viso.

                                                                    

 

TRATTAMENTO A SUPPORTO

 

 

TRATTAMENTO DELLE CAUSE PSICOSESSUALI

Spesso il trattamento psicoterapico è necessario. Questi pazienti possono trarre giovamento dalla psicoterapia sessuale, comportamentale, o dalla psicoterapia di gruppo. I risultati di successo si riscontrano nel 50-80% dei pazienti.

 

ESERCIZI DEL PAVIMENTO PELVICO

Ci sono studi che indicano che gli esercizi dei muscoli del pavimento pelvico pelvici possono contribuire ad impedire l’impotenza. Questi esercizi migliorano e incrementano un gruppo di muscoli intorno alla vescica e retto, compresa la base del pene.

 

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Non cambia se il problema è di natura fisica o psicologica, non bisogna chiudersi in se stessi.  Aprire un dialogo con il proprio partner svelerà nuove soluzioni, distendendo situazioni spiacevoli e donando tranquillità e sicurezza utili a garantire una buona performance sessuale.

 

PIANTE E SOSTANZE A SUPPORTO

 

EPIMEDIUM – HORNY GOAT WEED (ERBACCIA SECCA DI CAPRA)

Contiene icariina, un flavonoide particolarmente presente nell’Epimedium, classicamente definito come il componente bioattivo dotato di maggiore potere fitoterapico.

Proprietà:

  1. Antiossidante, proteggendo cellule di differenti tessuti, in particolare del miocardio, dal danno indotto dall’ipossia e dalle specie reattive dell’ossigeno;
  2. Neuroprotettivo, come dimostrato nei confronti di nervi periferici di ratti sottoposti a lesione e a stress chimico-fisico, ed in modelli sperimentali di Alzheimer, nei quali la quota di Beta Amiloide esercitava un’azione particolarmente lesiva sul Sistema Nervoso Centrale;
  3. Cardioprotettivo, proteggendo i miocardiociti dall’azione lesiva delle specie reattive dell’ossigeno;
  4. DISFUNZIONE ERETTILE: per le proprietà antiossidanti utili per proteggere l’endotelio dall’azione lesiva dei ROS, con miglioramento del flusso ematico periferico.

 

SAFED MUSLI – CHLOROPHYTUM BORIVILIANUM

Utilizzato in medicina ayurvedica. E’ un  rimedio Rasayana, che aumenta la longevità. Diversi studi scientifici lo hanno identificato come un potente rimedio contro la disfunzione erettile.

La pianta Safed Musli sembra aumentare il numero degli spermatozoi, come ha evidenziato una ricerca pubblicata su Phytotherapy Research. Inoltre, le radici possono essere utili nel trattamento di alcune forme di carenze sessuali, come eiaculazione precoce e oligospermia. E’ ottimo per aumentare il desiderio sessuale (spiccata azione testosterone-like).

 

SUCCO DI MELOGRANO

Una ricerca condotta dal dottor Padma-Nathan, professore di Urologia Clinica del Keck School of Medicine, ha evidenziato eccellenti risultati. Sono stati testati 53 pazienti affetti da disfunzione erettile moderata o lieve. La durata del trattamento consisteva di due mesi intervallati da una pausa di quindici giorni tra l’uno e l’altro. Per testarne l’efficacia è stato utilizzato il sistema denominato International Index of Erectile Function (IIEF). 42 volontari hanno assistito a un marcato miglioramento a termine studio, di cui 25 hanno manifestato miglioramenti significativi in brevissimo tempo.

 

MACA PERUVIANA

Secondo recenti studi scientifici da 1,5 a 3 grammi al giorno di Maca, per un minimo di 15 giorni, potrebbero migliorare l’erezione (estratto secco).

 

MUCUNA PRURIENS

Un arbusto rampicante della famiglia delle fabacee (fagioli e legumi). si trova in india e sri-lanka. le parti utilizzate sono i semi.  ha proprieta’ antiossidanti, contiene L-DOPA, glutatione, acido gallico, sitosteroli. In medicina Ayurvedica viene usato per la disfunzione erettile.
Diversi studi clinici hanno confermato le sue proprieta’ sulla disfunzione erettile senza effetti collaterali . Per la sua attivita’ stimolante la produzione di dopamina e’ indicata per migliorare la sessualita’, per l’aumento della fertilita’ e del testosterone.  Aumenta la regolazione della steroidogenesi. Controindicato in chi ha problemi epatici.

 

ARGININA

L’arginina è definito un amminoacido essenziale cioè la produzione endogena è inferiore alla sua richiesta ed è necessario quindi integrarla con l’alimentazione. La troviamo in maggior misura nella carne, soprattutto rossa, nel pesce e nei crostacei, nella soia nel soprattutto noci e arachidi e nel caviale. Un’alimentazione varia, sana ed equilibrata che comprenda pesce, carne e legumi ne assicura il giusto apporto quotidiano. Nei vegetariani e vegani, si può andare in carenza.

Nelle preparazioni farmaceutiche, l’arginina non si trova mai sola a causa della sua instabilità chimica tendenzialmente basica. Per questo si trova legata ad amminoacidi acidi come il glutammato e l’aspartato (attenzione a questa forma legata all’aspartato/aspartame).

 

SINTESI E AZIONE DELL’ARGININA

  • Avviene nel fegato e nei reni durante un processo chimico (sintesi dell’urea);
  • Costituisce il precursore della creatina importante riserva energetica per i muscoli scheletrici;
  • Viene utilizzata per produrre glucosio nel processo della gluconeogenesi, a partire da composti proteici quando vi è carenza di zuccheri e carboidrati;
  • Genera ossido nitrico (NO), importante neurotrasmettitore e vasodilatatore;
  • Potenzia una classe di cellule dette T del sistema immunitario capaci di eliminare agenti patogeni e cellule estranee o cancerose riconosciute dagli anticorpi;
  • Viene convertita in AGMATINA (neurotrasmettitore che agisce a livello cerebrale regolando l’attivazione di alcune terminazioni nervose e che funge anche da vasodilatatore) – regola sonno e veglia e riduce lo stress;
  • L’arginina in eccesso, viene eliminata a livello intestinale previa trasformazione in putrescina da parte della flora batterica;
  • Stimola il rilascio di GH (ormone della crescita) – promuove l’accrescimento dell’apparato muscolare e scheletrico e favorisce l’utilizzo dei grassi;

 

UTILIZZO NELLA DISFUZIONE ERETTILE

L’arginina rende più fluida la circolazione sanguigna mediante la formazione di ossido nitrico che agisce direttamente a livello dell’endotelio delle pareti dei vasi sanguigni provocando vasodilatazione. Inoltre l’ossido nitrico si contrappone all’aggregazione piastrinica inibendo l’eventuale formazione di trombi e migliorando la pressione arteriosa, causa di problemi erettili.

Rispetto ad alcuni farmaci (inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5, che bloccano la degradazione dell’ossido nitrico NO), l’arginina incrementa la sua produzione.

Funziona in alcuni soggetti e in altri meno, perché la produzione di ossido nitrico non garantisce necessariamente l’erezione del pene ( cause quali sovrappeso, persone sedentarie, diabetiche, fumatori incalliti, uso di droghe).

 

EFFETTI COLLATERALI

  • Mal di testa (eccessiva vasodilatazione);
  • Diarrea e dolori addominali causati dalla conversione di arginina in agmatina da parte della flora batterica;
  • La produzione di AGMATINA (un’ammina simile all’istamina), può provocare a livello enterico aumentata peristalsi e infiammazione;
  • Iperglicemia – scarso utilizzo degli zuccheri per la produzione di glucosio sintetizzato dai grassi (sconsigliata ai diabetici);
  • Non assumere durante l’uso di antinfiammatori ( aumento dei danni alle pareti gastriche);
  • Disturbi gastrici, crampi intestinali e diarrea;
  • Aumento di herpes simplex o genitale (l’arginina aumenta la carica virale);
  • Sconsigliata a chi ha avuto infarti;
  • Induce maggiore produzione gastrica (attenzione a chi soffre di ulcere gastriche o gastriti. In quest’ultimo caso sarebbe opportuno valutare il dosaggio con il proprio medico e la sua assunzione a stomaco pieno);
  • Può in alcuni casi aumentare le allergie (aumento delle ammine biogene).

 

BIBLIOGRAFIA

 

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IMPORTANTE

Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

LA FRUTTA FA AUMENTARE IL PESO CORPOREO?

La frutta essendo dolce e zuccherina può determinare un aumento di peso e contribuire ad obesità e insulinoresistenza? Secondo la legge della termodinamica, se introduco calorie tenderò ad ingrassare, se invece spenderò calorie tenderò a dimagrire. Quindi, se introduco calorie dalla carne, formaggi o dalla frutta non cambia nulla, sempre secondo il principio descritto precedentemente. Non cambia molto se provenienti da lipidi, glucidi o proteine.

Se è vero che la frutta contiene molti zuccheri, produce al contempo sazietà (acqua e fibre), producendo velocemente nel nostro organismo una sensazione di pienezza. Nei soggetti diabetici, che devono perdere peso, viene spesso suggerita una mela prima dei pasti, insieme ad un bicchiere d’acqua, in quanto le fibre contenute occupano lo stomaco. Secondo il modello di risposta al riempiemento dello stomaco, o teoria dei meccanorecettori, l’ipotalamo riceverebbe informazioni dallo stomaco che,  in modo più specifico, è capace di valutare e trasferire il proprio grado di riempimento, e quindi di stiramento grazie a particolari meccanorecettori.  Oltre ad esso, la sensazione di sazietà non incrementa la grelina o ormone della fame.

La frutta ha inoltre un indice glicemico più basso di altri alimenti, per le fibre contenute e per il fruttosio presente, che rispetto al glucosio e saccarosio ha un indice glicemico meno alto. Se poi viene mangiata con la buccia (mela ad esempio), il suo indice glicemico si abbassa ancora.

 

CARATTERISTICHE DELLA FRUTTA

 

  • Il fruttosio presente nella frutta non ha caratteristiche migliori rispetto al glucosio, in quanto viene trasformato più facilmente in grassi di deposito. Questo, perché salta una tappa della regolazione della glicolisi, definita fosfofruttochinasi, che tende a bloccare la reazione quando non necessitiamo di energia. Il fruttosio, saltando questa tappa, forza la via metabolica convertendosi in grasso grazie alla funzione dell’AcetilCoA;
  • Il fruttosio inoltre non bypassa la barriera ematoencefalica, eludendo i meccanismi di sazietà a bere termine come avviene invece per il glucosio;
  • La frutta però contiene anche glucosio, saccarosio, i quali rappresentano fonti complete di zuccheri naturali;
  • La frutta è ad alta densità nutrizionale. Essendo ricca di zuccheri è al contempo più densa, cioè ricca di nutrienti micro ed extra quali vitamine, minerali, polifenoli, acidi organici, carotenoidi, fitocomposti, antiossidanti, chelanti, che proteggono da malattie degenerative e cardiovascolari;
  • La frutta fresca contiene circa l’80% di acqua, contribuendo al bilancio idrico, contiene potassio e pochissimo sodio (rapporto 200:1), contribuendo così a bilanciare l’eccesso di sodio nel corpo;
  • Il nostro cervello, muscoli ecc funzionano prevalentemente a base di carboidrati;

 

CONTENUTO MEDIO DI ZUCCHERO IN ALCUNI FRUTTI

 

FRAGOLE: 150 grammi equivalenti a 49Kcal, contengono 7,5 grammi di zucchero, 29% DV di manganese, 150% DV di vitamina C

KIWI: 75 grammi equivalenti a 47 Kcal, contengono 7 grammi di zuccheri, 150% DV di vitamina C

ARANCIA: 140 grammi equivalenti a 69 Kcal, contengono 12 grammi di zucchero, 6% DV di calcio, 150% di vitamina C

UVA: 100 grammi equivalenti a 67 Kcal, contengono 16 grammi di zucchero, 36% DV di manganese, polifenoli

PESCA: 150 grammi, equivalenti a 59 Kcal, contengono 13 grammi di zucchero e carotenoidi (beta cripto xantina, utile nella prevenzione ossea, antiossidante, fonte di vitamina A, preventivo dei tumori)

MELA: 180 grammi, equivalenti a 95 Kcal, contengono 19 grammi di zucchero, fibre 19% DV, e importanti polifenoli quali l’acido clorogenico ( utile in quanto stabilizza la glicemia, riducendo l’assorbimento dei grassi e degli zuccheri da parte dell’intestino); inoltre contiene quercetina nella buccia ( aiuta il ripristino del tocoferolo da  tocoferil-radicale, inibisce l’ossido nitrico NO, inibisce le chinasi dei fosfoinositidi PI3K e PI4P-5K, coinvolte nelle risposte proliferative, inibisce la 5-lipossigenasi la quale produce i leucotrieni, mediatori dell’infiammazione, ecc.) .

 

REGOLE ESSENZIALI PER IL CONSUMO DI FRUTTA

  • Consumare frutta di stagione perché al massimo della sua densità nutrizionale;
  • Evitare la frutta fuori stagione perché priva di principi attivi al pari di quella di stagione e perché trattata maggiormente con fitofarmaci;
  • Preferire la frutta matura rispetto a quella acerba, anche se ad alto contenuto di zuccheri, in quanto quella acerba, meno calorica per il fatto che gli acidi organici contenuti non sono stati tutti trasformati in zuccheri, risulta essere più carente di extranutrienti (minerali, polifenoli, ecc.) e meno digeribile;
  • La frutta acerba è più acidificante e pertanto più demineralizzante;
  • Mangiarla possibilmente con la buccia perché più ricca di fibre e quindi più saziante e con indice glicemico più basso, ma anche perché molte vitamine, minerali e altri composti sono soprattutto concentrati nella parte esterna dei frutti;
  • La frutta va lavata velocemente come la verdura, e non strofinata per tanto tempo, utilizzando bicarbonato ecc. Questa modalità fa perdere solo vitamine e altri composti utili. Eventuali tossine chimiche presenti (pesticidi o fitofarmaci), non saranno rimossi con nessun accorgimento, in quanto oramai sistemici e non diluibili in acqua;
  • Evitare di bere spesso succhi di frutta, anche se freschi, perché pur contenendo vitamine e minerali hanno un indice glicemico alto (in quanto privi di fibre e altre sostanze).

 

VALUTAZIONE FINALE

La frutta, anche se ricca di glucosio, fruttosio, saccarosio, ha un indice glicemico basso, contiene fibre che rallentano l’assorbimento degli zuccheri contribuendo a non creare picchi glicemici,  contiene vitamine e altri composti che interagiscono con la regolazione della glicemia (magnesio, vitamina C), o carotenoidi (vitamina A), per la loro funzione sui recettori nucleari (PPAR-γ – peroxisome proliferator-activated receptor gamma), che regolano il deposito degli acidi grassi e il metabolismo del glucosio. La frutta inoltre è ad alta densità nutrizionale,  la quale contribuisce a non innalzare troppo i livelli di zuccheri nel sangue. La dieta ricca in fibre (almeno 15-20 g/1000 kcal), preferibilmente idrosolubili, e/o con basso indice glicemico si è dimostrata efficace nel migliorare il controllo glicemico e lipidico dei pazienti con diabete mellito e utile nella prevenzione secondaria del diabete.