IL VEGAN CRUDISMO E L’IPOTESI IGIENISTA. LA COTTURA DEL CIBO E IL CONSUMO DI CARNE SONO DANNOSI PER LA NOSTRA SALUTE?

Secondo le ipotesi attuali l’Homo erectus, comparso sulla terra un milione e mezzo di anni fa, era un cacciatore che si cibava di animali. Un’ipotesi sostiene che sia la medesima specie di Homo ergaster, mentre un’altra che sia una specie prettamente asiatica evolutasi da H .ergaster. Originariamente venne denominato Pitecantropo e Uomo di Giava. La sua scoperta risale al 1891, quando nel giacimento di Trinil dell’isola di Giava, Eugène Dubois rinvenne una calotta cranica, insieme ad un molare e un femore. Dalle conoscenze fino ad allora accumulate egli dedusse che si trattasse di un uomo scimmia, per cui gli diede il nome di Pithecanthropus erectus. Oggi noi sappiamo tuttavia che Homo erectus, come è stato poi ribattezzato, era un ominide più evoluto rispetto al genere Australopithecus. L’Homo Erectus usava utensili più diversificati ed avanzati dei suoi predecessori. Si trattava di strumenti di pietra, un’innovazione significativa fu l’utilizzo di asce a doppio filo e pietre bifacciali scheggiate su due lati, chiamate comunemente amigdale per la loro forma a mandorla, usate come strumenti per scavare radici, TRITARE VEGETALI e probabilmente per tagliare pelli .

 

IL NOSTRO ANTENATO MANGIAVA CARNE O VEGETALI?

Yoel Melamed e Naama Goren-Inbar della Bar-Ilan University di Ramat Gan, in Israele, e i loro colleghi hanno raccolto dati sulla diversità e l’abbondanza di resti vegetali durante i periodi in cui vi è evidenza di attività umana. Hanno anche guardato i resti delle piante da tempi in cui non ci sono prove che gli esseri umani fossero presenti. Confrontando le due serie di dati, potevano ottenere un’idea ragionevole di quali piante gli umani stavano deliberatamente raccogliendo dall’ambiente circostante. Si scopre che gli antichi umani avevano gusti straordinariamente ampi. Raccolsero non meno di 55 tipi diversi di piante raccogliendo noci, frutta, semi e gambi sotterranei o mangiandoli come verdure.  Secondo Goren-Inbar , la dieta umana moderna è chiaramente limitata rispetto alla dieta degli ominidi o anche alla dieta dei primi agricoltori.  Amanda Henry al Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, in Germania, pensa che le prime diete umane erano ricche di piante. Gli studi di Yoel Melamed e Naama Goren-Inbar e quelli di Amanda Henry sostengono che gli ominidi erano probabilmente prevalentemente vegetariani.

In seguito all’introduzione dell’agricoltura (10.000 anni fa), si sviluppò un’attitudine stanziale che favorì la coltivazione di alcuni cereali (orzo, grano) e la cottura dei cibi.

Secondo alcuni ricercatori, con il passare del tempo i cereali subirono delle trasformazioni fisico-chimiche e della selezione botanica. Una delle modificazioni più sostanziali è stata la cottura. In seguito alla cottura i cereali vanno incontro a polimerizzazione (reazione chimica che porta alla formazione di una catena polimerica, ovvero di una molecola costituita da molte parti uguali che si ripetono in sequenza dette “unità ripetitive”, a partire da molecole più semplici dette monomeri), gli acidi grassi polinsaturi si ossidano, gli enzimi si distruggono e la struttura spaziale delle molecole si modifica determinando la difficoltà del nostro sistema umorale a discriminare il self dal non self.

 

L’IGIENISMO E L’ALIMENTAZIONE CRUDISTA

Negli anni ’60 il naturopata italiano Luigi Costacurta (1921-1991), predicando il crudismo e il vegetarianismo, affermava che la cottura altera le proprietà dei cibi:

“Non dobbiamo dimenticare che oltre i 40° C tutti gli enzimi e le diastasi (gruppo di enzimi che catalizzano l’idrolisi – rottura – dell’amido in maltosio ed altri zuccheri), vengono distrutti e, poiché non si può cuocere senza raggiungere la temperatura di ebollizione, anche se cuociamo a bagnomaria, diciamo che le vitamine si disperdono tutte, i minerali si scindono e i grassi cominciano a decomporsi i acidi grassi e glicerina. Se poi cuociamo a contatto diretto con le fonti di calore, come tradizionalmente si fa, questi si scindono in acqua e catrami cancerogeni fra i quali si libera il 3,4-benzopirene molto caratteristico per il suo aroma che si sprigiona principalmente quando si friggono e si cuociono le carni”. 

Un’analisi della letteratura medica ha evidenziato il rapporto tra cibi crudi, cotti e il rischio di ammalarsi di cancro, molto probabilmente per la minore disponibilità dei micronutrienti dei cibi cotti rispetto a quelli crudi e per la distruzione degli enzimi digestivi.

E’ risaputo che dopo l’ingestione dei cibi cotti si verifica nel sangue un’attivazione dei leucociti. Questo rappresenta il fatto che molte macromolecole attraversano la parete intestinale provocando una risposta immunitaria.

I possibili meccanismi attraverso i quali la cottura influisce sulla relazione tra verdura e rischio di cancro includono cambiamenti nella disponibilità di alcune sostanze nutritive, distruzione degli enzimi digestivi e alterazione della struttura e digeribilità del cibo. Il consumo di verdure crude e cotte è inversamente correlato ai tumori epiteliali, in particolare quelli del tratto gastrointestinale superiore e, eventualmente, del cancro al seno.

 

LA TEORIA DELLA LEUCITOSI DIGESTIVA

Paul Kouchakoff dell’Istituto di Chimica Clinica, Losanna – Svizzera, nel 1930 al Primo Congresso Internazionale di Microbiologia di Parigi, dimostrò come i cibi cotti inducono una “leucocitosi digestiva” (aumento smisurato di globuli bianchi) dopo ogni loro assunzione.

Si era dimostrato, mediante prelievo di sangue,  i leucociti prima di pranzo, per i 3 gruppi di persone testate (vegan crudiste, vegetariane e onnivore), sulla normale media delle 6000 unità per mmc di sangue. Dopo pranzo accadeva di tutto: nei vegetariani c’era un raddoppio dei leucociti (12.000 leucociti e oltre), negli onnivori, una triplicazione (18.000 e oltre), nei vegan crudisti nessuna variazione, 6000 prima e 6000 dopo.

Lusignani dell’Università di Parma, aveva pubblicato 6 anni prima di Kouchakoff, un lavoro che dimostrava come le variazioni leucocitarie successive alla digestione dell’alimento cotto, derivino dai meccanismi nervosi centrali e periferici che, regolando il calibro vasale, determinano l’aumento o il decremento dei leucociti tramite fenomeni di vaso-costrizione o di vaso-dilatazione.

L’organismo vivente è molto sensibile a tutte le influenze nocive e reagisce contro di loro immediatamente. Dopo ogni razione di cibo, si osserva un aumento generale dei globuli bianchi, e un cambiamento del loro rapporto percentuale. Questo fenomeno è stato considerato, fino ad ora, fisiologico e si chiama “leucocitosi digestiva”. Al contempo, dopo aver ingerito alimenti crudi, né il numero di globuli bianchi, né il loro rapporto percentuale è cambiato. Lo stesso avviene durante l’assunzione di acqua potabile non bollita, sale, diversi prodotti alimentari verdi, cereali, noci, miele, uova crude, carne cruda, pesce crudo, latte fresco, latte acido, burro, cioè i prodotti alimentari nello stato in cui essi esistono in natura.

ALIMENTI RAFFINATI

Dopo il consumo di prodotti raffinati, il numero di globuli bianchi è cambiato, come anche il loro rapporto percentuale.

MASTICARE BENE RIDUCE LA LEUCOCITOSI DIGESTIVA

Gli Esperimenti dimostrano anche che la reazione nel nostro sangue avviene nel momento in cui il cibo entra nello stomaco, mentre la preliminare masticazione del cibo in bocca, riduce questa reazione.

OGNI ALIMENTO HA LA PROPRIA TEMPERATURA DA NON OLTREPASSARE

Ogni alimento abbia la sua propria temperatura da non oltrepassare con il riscaldamento, altrimenti perde le sue virtù originali e scatena una reazione nell’organismo. La semplice acqua potabile, riscaldata per mezz’ora a una temperatura di 87 °C non cambia la composizione del sangue, ma questa stessa acqua, riscaldata a 88 °C, la modifica.

IL CONCETTO DI TEMPERATURA CRITICA

Viene considerato come il massimo grado di temperatura al quale può essere sottoposto un alimento senza perdere le sue proprietà e senza causare leucitosi digestiva.

  1. Acqua: 87°C;
  2. Latte 88°C;
  3. Cereali, Pomodori, Cavoli e Banane, 89°C;
  4. Pere, Carne, 90°C;
  5. Burro, 91°C;
  6. Mele e Arance, 92°C;
  7. Patate, 93°C;
  8. Carote, Fragole, Fichi, 97°C

PRODOTTI COTTI E CRUDI INSIEME

Zucchero, vino, ecc. cioè prodotti cotti possono essere consumati senza scatenare alcuna reazione, solo quando vengono introdotti nel nostro Organismo insieme ad  almeno due alimenti crudi di una diversa Temperatura Critica.

I PRODOTTI CRUDI NON SCATENANO LA LEUCOCITOSI DIGESTIVA

Dopo il consumo di prodotti alimentari freschi crudi, prodotti dalla natura, la nostra composizione ematica non cambia in alcun lasso di tempo, né in conseguenza di qualsiasi combinazione.

COME EVITARE LA LEUCOCITOSI DIGESTIVA SECONDO I VEGAN CRUDISTI

E’ stato dimostrato che è possibile ingerire, senza cambiare la composizione ematica, ogni genere di prodotti alimentari che è abitualmente consumata, ma solo seguendo questa regola: devono essere ingeriti insieme agli alimenti crudi, secondo la formula descritta. In un organismo sano, con il consumo di un alimento, non è possibile modificare il rapporto percentuale dei globuli bianchi, senza aumentare il loro numero complessivo. Gli alimenti non sembrano avere alcuna influenza sulla eosinofilia transizionale e polimorfonucleare (variazione dei leucociti) ed il loro rapporto percentuale non è alterato.

COTTO O CRUDO?

Secondo i sostenitori del crudismo, il nostro organismo è in grado di utilizzare il cibo cotto, ma è costretto a trasformare una materia morta in vivente, a spese però della nostra energia vitale di cui siamo forniti alla nascita, e che per questo motivo viene indebolita. questo nostro capitale energetico, viene parecchio diminuito, in seguito alla cottura dei nostri alimenti, per una duplice causa: 1) per la reazione sanguigna messa in evidenza da Kouchakoff  2) per lo sforzo supplementare imposto al nostro organismo per trasformare un alimento morto in materia viva.

ACCORGIMENTI E STILI DI VITA DA ADOTTARE SECONDO I VEGAN CRUDISTI

Prima di ogni alimento cotto, assumere alimenti crudi, possibilmente insalata mista: lattuga (canasta, lollo, etc.), rucola, radicchio, tarassaco, cetrioli, carote, cipolla rossa di tropea, aglio, etc., e possibilmente assumere alimenti crudi insieme a quelli cotti, tipo spaghetti integrali con sugo crudista di pomodori, patate al vapore con gazpacho e lattuga, legumi (cottura 15’ previa attivazione per ammollo di 24 ore in acqua con un pò di aceto di mele, poi si spegne e si assumono dopo 8 ore che sono stati in pentola coperchiata ad intiepidire) con pomodori crudi.

REAZIONE DI MAILLARD E COTTURA DEI CIBI

Rappresentano una serie complessa di fenomeni che avviene a seguito dell’interazione di zuccheri e proteine durante la cottura. I composti che si formano con queste trasformazioni sono bruni e dal caratteristico odore di crosta di pane appena sfornato.

E’ seguita da diverse fasi (1,2,3). Già nella prima fase la disponibilità di amminoacidi essenziali come la lisina risulta compromessa. Nella seconda fase si forma acido solfidrico, che agisce come l’acido cianidrico inibendo la respirazione mitocondriale. Nella terza fase si formano le melanoidine, le quali sono responsabili del colore bruno della crosta dei prodotti da forno e delle striature della carne ai ferri. Se la temperatura è troppo elevata si formano sostanze nocive come l’acrilammide e l’idrossimetilfurfurale. L’acrilamide è un composto mutageno e potenzialmente cancerogeno, con tossicità sistemica ma preferenziale per il sistema nervoso sia centrale che periferico (causa polineuropatia) e quello riproduttivo. L’effetto biologico è dovuto al suo essere un composto nucleofilo che si coniuga facilmente attraverso il suo doppio legame con gruppi chimici di molecole biologiche, soprattutto i gruppi zolfo dei residui di cisteina (nelle proteine) e i gruppi amminici o chetonici (nelle basi del DNA). Il legame risultante è covalente ed impedisce il corretto funzionamento della macromolecola cui l’acrilammide si coniuga.

A livello cerebrale questi composti, come pure un basso grado di infiammazione intestinale di basso grado dovuta al tipo di alimentazione cotta, determina una LEAKY BRAIN e conseguente permeabilità della barriera ematoencefalica, causa sovente di neurodegenerazioni.

 

IL DIGIUNO COME TERAPIA NELLA PRATICA IGIENISTA

H.H. Reckeweg, medico fondatore dell’omotossicologia, affermava negli anni ’30 che il nostro tessuto connettivo o matrice soffre di una intossicazione cronica da tossine esterne ed interne all’organismo. Il presupposto della sua metodica è fondato sul fatto che, il nostro organismo, ha un potenziale autoriparativo e, se messo nelle condizioni di attuarlo potrà eliminare le tossine presenti e recuperare lo stato di salute.

La più antica forma di autoriparazione dell’organismo è il digiuno. Con questo si intende una dieta basata sulla sola acqua o integrata da infusi non zuccherati. La sua durata è in relazione al tipo di situazione che si intende trattare, preparatoria in alcuni casi, disintossicante in altri, curativa per alcune situazioni, basata sul concetto ippocratico di VIS MEDICATRIX (forza vitale risanatrice), poi riproposto da Benedict Lust  (naturopata).

In tale dinamica, il corpo seleziona e distrugge i tessuti danneggiati, i depositi in eccesso di grassi e proteine eliminando le scorie nocive. Il dottor Massimo Medelli Roia, massimo esponente in digiuno terapia, afferma che con il digiuno il corpo accelera i tempi con cui ogni cellula si rinnova e si autoripara.

Un terzo della spesa energetica dell’organismo è spesa per la digestione. Il riposo dell’apparato digerente comporta il riposo dell’apparato gastrointestinale, risparmiando energia che verrà utilizzata dal corpo per aumentare i normali processi depurativi riparativi, rinforzando il sistema immunitario e le risposte fisiologiche dell’organismo.

Il terapeuta (heilpraktiker, naturopata con diploma sanitario federale MTE, medico chirurgo, biologo nutrizionista, dietista), fungerà da spettatore e da guida in questo processo automatico corporeo, attenzionando le sue modifiche per eventuali supporti durante il digiuno. E’ bene che tale metodica sia monitorata da personale competente e abilitato per legge, sia per evitare inconvenienti (tossicità epatica e renale, tendenza alla disidratazione, ipotensione, ipoglicemia), in determinate patologie,  sia perché nella fase del digiuno possono subentrare degli effetti depurativi che si manifestano con mal di testa, nausea, debolezza, sovente scambiati per effetti collaterali negativi.

Il digiuno è utile in tutte le malattie autoimmuni e neurodegenerative, nelle quali è in grado di contrastare la progressione delle stesse e di attivare i meccanismi autoriparativi del corpo.

DIGIUNO INTERMITTENTE: L’ALTERNATIVA SCIENTIFICA MODERNA

In alternativa al digiuno terapeutico estremo, esiste quello intermittente. Quando si parla di digiuno intermittente si intende indicare una serie di protocolli basati su digiuni di breve durata, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di salute del soggetto. I più semplici e di facile implementazione prevedono un digiuno di 16-20 ore e un periodo di accesso al cibo di 8-4 ore,  da praticare, volendo, anche ogni giorno.

Altri sono basati su un digiuno che può arrivare alle 24-30 ore, che può essere praticato da due volte al mese fino ad un massimo di due volte a settimana. Infine un protocollo molto utilizzato nel campo della ricerca prevede alternanza: un giorni si mangia normalmente mentre il successivo si digiuna o, più spesso, ci si mantiene in condizioni di forte restrizione calorica, consumando meno di 600-800 kcal giornaliere.

I BENEFICI DEL DIGIUNO INTERMITTENTE

Ovviamente uno degli immediati benefici del digiuno intermittente è la riduzione del grasso corporeo, riduzione spesso molto importante, senza un’apprezzabile calo della massa magra: infatti quando il digiuno viene mantenuto tra le 16 e le 24 ore nell’organismo il combustibile d’elezione per i processi metabolici diviene il grasso, con un utilizzo importante dei trigliceridi che vengono recuperati tramite mobilizzazione delle scorte del tessuto adiposo, mentre l’utilizzo delle proteine come sorgente di energia non aumenta in modo significativo fino al terzo giorno di digiuno. Questo lo rende un approccio alimentare utilizzato tra sportivi e bodybuilders che vogliano aumentare la definizione muscolare senza sacrificare la tanto agognata massa magra.

Studi basati su un protocollo a giorni alterni hanno mostrato: riduzione del colesterolo LDL, quello comunemente chiamato colesterolo “cattivo” visto il suo possibile ruolo nella genesi di malattie cardivascolari; riduzione dei trigliceridi che, semplificando, possiamo definire forme di accumulo dell’energia in eccesso introdotta con la dieta e potenziale fattore di rischio oltre che per malattie cardiovascolari anche per insulinoresistenza e sindrome metabolica; un sostanziale mantenimento dei livelli di colesterolo HDL, il colesterolo “buono” che secondo alcuni autori avrebbe un effetto protettivo nei confronti di patologie cardiache e vascolari.

GLI ESPONENTI DELLA CORRENTE IGIENISTA E DELLA DOTTRINA TERMICA DELLA SALUTE

Coloro che hanno praticato l’igienismo per la propria salute o per passione, sperimentando l’applicazione dei cataplasma e delle pratiche idriche in generale, possono confermare gli effetti ottenuti: disinfiammanti, antidolorifici, di assorbimento calorico, normalizzanti delle funzioni digestive, delle tensioni nervose e dell’umore. Sui loro meccanismi d’azione le conoscenze non sembrano però ancora soddisfacenti o quantomeno non sufficienti per spiegare i risultati ottenuti. Effetti terapeutici a volte poco significativi, ma in molti casi di notevole importanza.

I fautori di questa corrente naturopatica igienista, tra i quali Priesnitz, Kneipp, Just, Kuhne, Taddeo, Ehret, Shelton, Lezaeta, Costacurta non erano medici né scienziati, ma semplicemente degli empirici, studiosi e osservatori appassionati e attenti ai fenomeni della natura. Tutti questi antesignani della medicina naturale hanno dimostrato e  insegnato come sia possibile stare in salute senza l’ausilio di farmaci e vivere con gratitudine e amore in semplicità.

Esistono anche medici fautori della pratica naturopatica igienista, tra i quali Paul Carton, Guglielmo Winternitz, Samuel Hahnemann, Max Gerson, Alexander Salmanoff, Caterine Kusmine, Alfonso Palatini, utilizzando queste metodiche, insieme ad altre discipline naturali, per gli effetti curativi relativi la sfera emotiva: umore, depressione, fobie e paure.

Nel campo delle medicine naturali la dieta rappresenta una delle indicazioni salutistiche più usate: modi di mangiare, qualità del cibo, composizione del pasto e digestione.

Citiamo ad esempio la dieta senza muco di Ehret, oppure quella di Shelton.  Sono di regimi alimentari basati sul crudismo vegetale (frutta, verdura e cereali integrali). La salute e la normalità digestiva, come pure il mantenimento delle funzioni dell’organismo, è controllata da semidigiuni e digiuni.

Le discipline complementari e alternative dedicano particolari attenzioni allo stile di vita che può essere definito salutistico o di prevenzione, poiché oltre alla scrupolosità della dieta rigidamente vitalizzante si aggiunge anche l’osservanza di comportamenti di vita morale, etica e socializzante. Non possiamo non citare la disciplina UMORALE di Ippocrate e Galeno, fondate proprio sulla regolazione della DISCRASIA degli umori attraverso la dieta e l’uso delle piante.

Tra i diversi capostipiti della corrente igienista spiccano Lezaeta Acharan e Costacurta. Lo stile alimentare raccomandato da questa scuola igienista tiene conto delle condizioni di salute del soggetto nei casi di normale mantenimento o di malattia. Secondo il naturoigienista, il suo stile alimentare non è solo vegano o vegetariano, ma trofologico o trofoterapico, che risponde adeguatamente a qualsiasi esigenza nutritiva.

E’ proprio Manuel Lezaeta Acharan, che ha ideato la DOTTRINA TERMICA, la quale prevede nella condizione di salute l’equilibrio tra le temperature interne ed esterne del corpo e lo squilibrio nella malattia.

Secondo Lezaeta Acharan, “l’uomo non si nutre con quello che mangia ma con quello che digerisce”; e quindi per conservare la salute e nei casi di malattia proponeva una serie di pratiche con gli agenti naturali insegnati dai grandi idroterapisti (Prriesnitz, Kneipp, Kuhne, ecc.). Lo scopo è lo stesso espresso dalla dottrina dell’equilibrio termico: rinfrescare le viscere per ridare calore alla pelle agendo su due direzioni: a) disintossicare, disinfiammare, decongestionare l’organismo mediante l’impiego degli elementi naturali, e b) nutrendo e rivitalizzando adeguatamente l’organismo malato o sano.

I cataplasmi di fango sul ventre, i lavaggi intestinali, le frizioni, le compresse e gli avvolgimenti umidi freddi sul corpo sono pratiche conosciute dal naturoigienista che applica saltuariamente per il suo normale benessere o ripetutamente e con costanza nei casi di infermità.

Le applicazioni di fango con terra vergine (non argilla), sul ventre o colonna consente un migliore assorbimento del calore viscerale e al tempo stesso un’azione calmante; l’acqua stimola l’energia vitale e l’aria e la luce vivificano e stimolano l’organismo.

L’effetto sedativo e le sensazioni di benessere che si ottengono mediante l’applicazione di queste tecniche sono il risultato evidente delle azioni delle forze vitali proprie degli elementi naturali.

Si ritiene dunque che queste pratiche igieniche, interessando i circuiti afferenti vagali, entrino a far parte delle comunicazioni bidirezionali (feedback) che influiscono sulle strutture cerebrali.

Questo spiega gli esiti positivi riscontrati in molte patologie con le applicazioni delle discipline igienistiche naturali, in particolare nelle depressione, crisi di panico, tensioni nervose, partecipazione sociale, epilessia, ipertensione, tachicardia.

 

OSSERVAZIONI CRITICHE SUL VEGAN CRUDISMO

Se è vero che la teoria del crudismo sembrerebbe offrire dei vantaggi, è necessario fare delle precisazioni critiche:

  • Rappresenta per alcuni un regime alimentare decisamente sbilanciato (dieta iperglicidica) che spinge al consumo di notevoli quantità di frutta e di verdure crude;
  • La dieta crudista costringe il soggetto a sottostare alle inevitabili stagionalità di determinati cibi nonché alla tipologia dei cibi stessi;
  • Forte limitazione del consumo di carni e pesci (per gli amanti della carne e per i sostenitori della paleo o del gruppo sanguigno)
  • Non considera i benefici che derivano dalla cottura dei cibi (maggiore appetibilità, maggiore digeribilità), in quanto i cibi cotti sono più digeribili perché più masticabili, più assimilabili e meno grassi;
  • Minore salubrità e minore igienicità (la cottura è in grado di eliminare moltissimi microrganismi patogeni – Salmonella, Escherichia coli, Clostridium botulinum, Anisakis, Giardia lamblia, Bacillus Cereus, Entamoeba histolytica, Stafilococcus Aureus ecc.);
  • Gli enzimi subiscono comunque un processo di denaturazione a causa dell’acidità dello stomaco;
  • Il crudismo potrebbe comportare un aumento di rischio per infezioni nelle donne in stato interessante e soggetti immunodepressi
  • Non sempre la cottura degli alimenti è nociva, basti pensare all’uovo e all’avidina che, legandosi alla biotina (nota anche come vitamina B8) ne impedisce la biodisponibilità;
  • La cottura dei cereali integrali e dei legumi elimina l’acido fitico che si oppone all’assorbimento di diversi minerali.
  • Non sembra ci siamo stati ulteriori studi a supporto della leucocitosi digestiva.

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

  1. Massimo L. Salvatori – Dalla preistoria all’antico Egitto, UTET, 2004
  2. Ancient leftovers show the real Paleo diet was a veggie feast – NewScientist 2016
  3. Chivers D. J. & C. M. Hladik 1980. Morphology of the gastrointestinal tract in Primates: comparisons with other Mammals in relation to diet. J. Morphology 166 (3): 337-386.
  4. Chivers D. j. & C. M. Hadik 1984. Diet and gut morphology in Primates. Pp. 213-230 in: D. J. Chivers, B. A. Wood & A. Bilsborough (eds.), Food acquisition and processing in Primates, Plenum Press, New York
  5. Chivers D. J. & P. Langer 1994. Gut form and function: variations and terminology. Pp. 3-8 in: D. J. Chivers & P. Langer, The digestive system in Mammals: food, form and function, Cambridge University Press, Cambridge
  6. Clark J. D. 1985. Leaving no stone unturned: archaeological advances and behavioral adaptation. Pp. 65-88 in: P. V. Tobias (ed.), Hominid evolution: past, present and future, Alan R. Liss, New York
  7. Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2004 – Raw versus cooked vegetables and cancer risk – Link LB, Potter JD
  8. Luigi Costacurta – La nuova dietetica – Edizioni Accademia G.Galilei
  9. Seignalet – L’alimentazione, ovvero la terza medicina – Francois-Xavier de Guilbert 2007
  10. Obes Rev. 2011 Jul – Intermittent versus daily calorie restriction: which diet regimen is more effective for weight loss? – Varady KA
  11. Br J Nutr. 2011 Feb – Improvements in LDL particle size and distribution by short-term alternate day modified fasting in obese adults – Varady KA, Bhutani S, Klempel MC, Lamarche B
  12. Chiomento – Naturoigienismo e spiritualità

 

 

 

 

GLI EFFETTI DEL CAFFE’ SUL NOSTRO ORGANISMO

Umberto Villanti

Il caffè è una bevanda ottenuta dalla macinazione dei semi di alcune specie di piccoli alberi tropicali appartenenti al genere Coffea, parte della famiglia botanica delle Rubiacee, un gruppo di angiosperme che comprende oltre 600 generi e 13.500 specie. La parola araba qahwa in origine, identificava una bevanda prodotta dal succo estratto da alcuni semi che veniva consumata come liquido rosso scuro, il quale, bevuto, provocava effetti eccitanti e stimolanti, tanto da essere utilizzato anche in qualità di medicinale. Oggi questa parola indica, in arabo, precisamente il caffè.

LEGGENDE SUL CAFFE’

Esistono molte leggende sull’origine del caffè. La più conosciuta parla di un pastore chiamato Kaldi che portava a pascolare le capre in Etiopia. Un giorno queste incontrando una pianta di caffè cominciarono a mangiarne le bacche e a masticarne le foglie. Arrivata la notte, le capre, anziché dormire, si misero a vagabondare con energia e vivacità mai espressa fino ad allora. Vedendo questo, il pastore ne individuò la ragione e abbrustolì i semi della pianta come quelli mangiati dal suo gregge, poi li macinò e ne fece un’infusione, ottenendo il caffè. Un’altra leggenda ha come protagonista il profeta Maometto il quale, sentendosi male, ebbe un giorno la visione dell’Arcangelo Gabriele che gli offriva una pozione nera (come la Sacra Pietra della Mecca) creata da Allah, che gli permise di riprendersi e tornare in forze.

PROPRIETA’ DEL CAFFÈ

Il caffè possiede un’azione antiossidante per la quantità di composti fenolici quali acido clorogenico, caffeico, quercetina, e sostanze antinfiammatorie (polifenoli). Fa parte delle sostanze nervine con azione stimolante per il sistema nervoso, in quanto contengono una classe di alcaloidi purinici chiamate metilxantine. Tra le principali la caffeina, teofillina e teobromina (contenue anche nel cacao, guaranà, tè, cola). La caffeina è un inibitore della fosfodiesterasi, un enzima che interrompe il segnale a cascata inibitorio degli ormoni catabolizzanti come l’adrenalina. In presenza di caffeina questo meccanismo è inibito causando una ipereccitabilità delle cellule, che si traduce in minore stanchezza, maggiore concentrazione e veglia nelle attività giornaliere e nel lavoro. L’inibizione della fosfodiesterasi V, presente a livello dei corpi cavernosi, favorisce inoltre l’afflusso di sangue, permettendo l’erezione. Il caffè aumentando l’azione catabolizzante dell’adrenalina e del glucagone produce un effetto termogenico, aumentando così la spesa energetica, con effetti “dimagranti” e ossidanti dei grassi. Questo effetto viene sfruttato da molte aziende produttrici di integratori a base di caffeina per dimagrire. Basterebbe bere del caffè per ottenere lo stesso risultato.

 

STUDI SUL CAFFE’

Nel 2012, il “National Institutes of Health-AARP Diet and Health Study” ha analizzato il rapporto tra consumo di caffè e la mortalità generale. L’ente ha scoperto che la quantità di caffè consumato si correla negativamente con il rischio di morte, ovvero, coloro che bevono caffè vivono più a lungo rispetto a quelli che non lo consumano. Gli autori hanno osservato: “solo da questi studi, non è possibile valutare se si tratti di un risultato casuale o se l’esito sia il frutto di un meccanismo ben specifico ed ancora sconosciuto”. Uno studio simile, con risultati analoghi, è stato pubblicato dal “New England Journal of Medicine”, nell’anno 2012. I ricercatori della “Harvard School of Public Health” hanno condotto una sperimentale di circa 22 anni; al termine, hanno dichiarato che: “Il caffè può esercitare potenziali effetti benefici per la salute, ma è assolutamente necessario svolgere più ricerca al fine di approfondirne i meccanismi che regolano questa correlazione”. La meta-analisi del 2014 ha messo in evidenza che il consumo di caffè pari a 4 tazze die (caffè americano) è inversamente associabile alla mortalità GENERALE (con un rischio inferiore del 16% rispetto a chi non beve caffè); in particolare, la mortalità cardiovascolare si riduce del 21 % nei soggetti che ne assumono circa 3 tazze die. La mortalità per cause tumorali NON ha mostrato alcun tipo di correlazione statistica. I risultati sono comunque contraddittori o controversi, sia sul fatto che il caffè possa esercitare dei benefici specifici per la salute, sia per quanto riguarda gli effetti potenzialmente nocivi del suo consumo.

CEFALEA E CAFFE’

Sono oramai riconosciute le proprietà analgesiche in alcune forme di cefalea, ipnica e a grappolo. La cefalea a grappolo (in inglese cluster headache) è una cefalea primaria neurovascolare estremamente dolorosa. Ha carattere periodico, con fasi attive alternate a fasi di remissione spontanea. Tali fasi attive vengono chiamate “grappoli” (o “cluster”). L’intenso dolore è causato dall’eccessiva dilatazione dei vasi cranici che generano pressione sulle terminazioni sensitive del nervo trigemino. Il caffè dunque svolge una azione che può definirsi di tipo farmacologico e, infatti, una delle componenti di molti farmaci contro il mal di testa è la caffeina. La sua azione è dovuta alla vasocostrizione con effetti lievemente analgesici. In particolare, a dosaggi superiori a 200 mg, la caffeina ha un modesto effetto analgesico soprattutto sulle cefalee di tipo tensivo. Una cefalea dove è riconosciuto che la caffeina svolge un’azione efficace è la ‘cefalea ipnica, un mal di testa che si presenta nelle persone anziane e si manifesta soltanto durante la notte. La persona può essere improvvisamente svegliata da una cefalea bilaterale lieve-moderata che può durare da 15 minuti a 6 ore, senza altri segni o sintomi d’accompagnamento come nausea e vomito. Il consumo abituale di caffè però può portare alla dipendenza e al mal di testa cronico provocando sintomi da astinenza come se si trattasse di sostanze psicotrope. Più che il desiderio di sentirsi pronti e svegli, infatti, a spingere verso l’aumento del consumo di caffeina sono, piuttosto, i sintomi dell’astinenza. Il caffè tende a mantenere svegli perché impedisce ai neuroni di liberare una sostanza, chiamata ADENOSINA, che le cellule nervose cerebrali sovraffaticate secernono per comunicare alle altre il bisogno di una pausa quando i neuroni hanno accumulato un surplus di lavoro. La comparsa del mal di testa può essere uno dei sintomi dell’astinenza da caffeina e, quindi, nelle persone soggette, si instaura un circolo vizioso dove il consumo di caffeina è sostenuto dalla paura dell’insorgenza della cefalea. Il consumo abituale di caffeina, porta allo sviluppo di cefalea cronica, soprattutto nelle donne con meno di 40 anni. Questi sono i risultati illustrati descritti presso la University of Vermont College of Medicine di Burlington – Usa, che evidenziano come questa sostanza eserciti un’azione definita farmacologica e che, a seconda del dosaggio e del tempo d’azione, può alleviare o, al contrario, aggravare il mal di testa.

SISTEMA RESPIRATORIO

La caffeina determina un rilassamento della muscolatura liscia dei brochioli, favorendo un’azione broncodilatatrice, migliorando la respirazione (azione sull’asma per la presenza di teofillina). Uno studio intitolato “The effect of caffeine in people with asthma” ha preso in esame il teorico effetto broncodilatatore della caffeina su soggetti che soffrono di una leggera o moderata forma d’asma. Gli studi svolti in merito sono stati sette, con un totale di 75 persone, ed hanno previsto l’impiego della tecnica di spirometria. Sei studi, che hanno coinvolto 55 soggetti, mostrano che, rispetto al placebo, anche dosaggi moderati di caffeina (5mg/kg di peso corporeo) sembrano migliorare la funzione polmonare fino a due ore dopo il consumo. Il parametro di “volume espiratorio forzato nel primo secondo” (FEV1) ha evidenziato un miglioramento (5% FEV1) che è perseverato fino a due ore dopo l’ingestione di caffeina. Anche la medicina Ayurvedica utilizza il caffè nelle problematiche respiratorie. I ricercatori dell’Università del Maryland, hanno evidenziato che i recettori del gusto amaro si trovano proprio nei polmoni e sono identici a quelli che si trovano nella lingua. Quelli della lingua comunicano direttamente con il cervello, mentre quelli dei polmoni hanno una risposta “locale” quando avvertono il sapore amaro.

SISTEMA DIGERENTE

Il caffè favorisce la secrezione di acido cloridrico, della bile, aumenta la motilità intestinale, facilitando il processo digestivo.

SISTEMA RENALE

La caffeina stimola la diuresi, che in alcuni casi può determinare, se assunto in quantità esagerate, l’escrezione di minerali utili (magnesio, zinco, cromo, ecc.). Inoltre può essere controindicato nei soggetti che utilizzano farmaci quali lo spironolattone, farmaco inibitorio dell’aldosterone, utilizzato nell’ipertensione e nello scompenso cardiaco, causando un maggiore perdita di potassio. Un’altra classe di farmaci quali gli ACE inibitori (Angiotensin Converting Enzyme), utilizzati anche loro nelle ipertensioni, possono determinare in combinazione con la caffeina, un aumento di escrezione di sodio, creando un una “stanchezza” surrenale (il sodio è un minerale energizzante le ghiandole surrenali).

NEURODEGENERAZIONE (PARKINSON)

Diversi studi hanno dimostrato il ruolo protettivo e terapeutico del caffè nel Parkinson. Uno di essi si è svolto su 61 persone affette da questa patologia alle quali sono state somministrate, per 6 settimane, delle pillole contenenti l’equivalente di 3 tazze di caffè al giorno ad alcune, oppure un placebo ad altre. Le persone cui era stata somministrata la caffeina hanno mostrato significativi miglioramenti nei test motori, sulla gravità dei tremori e in generale sulla mobilità.  I problemi motori sono causati dalla mancanza di dopamina in aree del cervello (substantia nigra) nelle quali i neuroni che la producono vengono distrutti. I recettori dell’adenosina, normalmente, inibiscono la produzione di dopamina. La caffeina blocca l’azione di questi recettori, e così aumenta la produzione della dopamina. Dalla pubblicazione emergono diverse caratteristiche terapeutiche della caffeina per il trattamento della malattia di Alzheimer e di altre demenze: dalla scoperta dei bersagli molecolari della caffeina, passando per le modifiche neurofisiologiche da questa causate, fino ad arrivare ai meccanismi neuroprotettivi della caffeina in differenti patologie cerebrali. Un altro studio ha evidenziato che nel caffè esistono due sostanze che mescolate insieme possono rallentare il declino cerebrale tipico del Morbo di Parkinson e della demenza a corpi di Lewy. Nello specifico, è stato scoperto che un acido grasso derivato da un neurotrasmettitore della serotonina, chiamato EHT e presente nel rivestimento dei chicchi, combinato con la caffeina è in grado di proteggere il cervello dei topi dall’accumulo eccessivo di determinate proteine associate con il Parkinson e la demenza a corpi di Lewy. Lo studio ha dimostrato infatti che la caffeina e l’EHT somministrati singolarmente ai topi non hanno lo stesso effetto bloccante della progressione della malattia che riescono invece ad avere se combinati.

EFFETTI DEL CAFFE’ SUL FEGATO

L’assunzione frequente di caffè causa in alcuni soggetti disturbi quali insonnia, difficoltà di eliminazione di alcuni farmaci, causati da una interferenza con la fase di coniugazione epatica (FASE 2). Se assumete un caffè di pomeriggio e non riuscite a dormire la sera significa che la vostra fase 1 e 2 epatica non è regolata. In questi casi andrebbe effettuata una regolazione attraverso alcuni composti (minerali, polifenoli, silimarina del cardo mariano, glutatione, ecc.) al fine di migliorare la detossificazione epatica.

CAFFE’ E SISTEMA OSTEOARTICOLARE

La frequente assunzione di caffè promuove l’escrezione urinaria di fosfati di calcio, che a lungo termine non giova al sistema osteoarticolare.

CUORE E CIRCOLAZIONE

L’assunzione di caffeina per lunghi periodi stimola i recettori alfa e beta adrenergici aumentando così la gittata e la frequenza cardiaca del cuore. Ricordiamo, che una maggiore frequenza cardiaca, specialmente in soggetti affetti da ipertensione, può tradursi nel tempo in una ipertrofia del muscolo cardiaco, che così diventa negli anni meno efficiente.  Un altro effetto prodotto dalla caffeina sono le aritmie.

PANCREAS ENDOCRINO

L’assunzione di caffè inibisce la produzione di insulina. Questo si traduce in un aumento del glucosio in circolo grazie all’azione del glucagone. Per questo motivo, i soggetti affetti da diabete dovrebbero assumere al massimo 2 tazzine di caffè al giorno.

IL PROTOCOLLO GERSON E I CLISTERI DI CAFFE’

Il dottor Gerson ipotizzò le azioni e gli effetti fisiologici degli enteroclismi di caffè e ne osservò i benefici clinici. Introducendo 1 litro di soluzione di caffè bollito nel colon si ottengono i seguenti benefici fisiologici:

  • Diluizione del sangue portale e di conseguenza della bile;
  • La teofillina e la teobromina, gli elementi nutraceutici più importanti del caffè, dilatano i vasi sanguigni e contrastano l’infiammazione dell’intestino;
  • I palmitati del caffè aumentano la percentuale di glutatione S-transferasi che è responsabile dell’eliminazione di molti radicali tossici dal siero ematico;
  • Il liquido dell’enteroclisma stimola il sistema nervoso simpatico, favorisce la peristalsi e il transito della bile tossica diluita dal duodeno e la conseguente espulsione attraverso il retto;
  • Poichè il liquido dell’enteroclisma rimane nell’organismo per quindici minuti al massimo e poichè tutto il sangue presente nell’organismo passa attraverso il fegato ogni tre minuti, gli enteroclismi a base di caffè costituiscono un metodo di dialisi del sangue attraverso le pareti intestinali;
  • Gli enteroclismi a base di caffè eliminano composti di ammoniaca, ossido nitrico e derivati, i derivati proteici, i poliammidi, gli aminoacidi, le agglutinazioni coagulate e residue e tutte le scorie che derivano dal metabolismo.

 

EFFETTI COLLATERALI DEL CAFFE’

Esistono delle controindicazioni, soprattutto nelle seguenti tipologie di persone:

  • Soggetti in età infantile
  • Gravidanza o allattamento
  • Soggetti affetti da cardiopatie
  • Ipertesi
  • Ansiosi
  • Soggetti con colon irritabile
  • Soggetti con compromissioni della mucosa gastrica

Altri effetti collaterali:

  • Insonnia
  • Cefalea
  • Tremori
  • Difficoltà di concentrazione ad alte dosi
  • Disturbi della regolazione glicemica
  • Ipertensione

Per gli amanti del caffè, la maggior parte delle suddette complicazioni è facilmente ovviabile prediligendo il così detto caffè decaffeinato, ovvero un prodotto ricavato dalla decaffeinizzazione (rimozione della caffeina per mezzo di solventi) del caffè verde crudo prima della tostatura.

 

CONTENUTO DI CAFFEINA PRESENTE NEL CAFFE’ ESPRESSO E AMERICANO

Il quantitativo di caffeina è proporzionale alla durata dell’estrazione, inoltre tanto più lungo è il caffè tanto più caffeina è presente nella tazza. Una tazza di caffè espresso è più concentrato e ricco di composti fenolici, ma più basso in contenuto di caffeina. Un caffè ristretto contiene circa 40 mg di caffeina, un espresso circa 60 mg, un caffè americano di 350 ml contiene circa 240 mg di caffeina, mentre la tazza grande statunitense di 600 ml contiene circa 480 mg di caffeina, pari a 12 caffè ristretti. Inoltre la tostatura produce composti cancerogeni. Bere quindi 12 tazzine di caffè sarà più rischioso rispetto all’equivalente di d una tazza americana di caffè.

 

  • “Decaffeinated Coffee and Glucose Metabolism in Young Men” – James A. Greenberg, David R. Owen, Allan Geliebter, Diabetes Care 5 aprile 2010 – American Diabetes Association, Inc
  • “Coffee Consumption and Risk of Type 2 Diabetes: A Systematic Review” – Rob M. van Dam, Frank B. Hu – JAMA. 2005
  • “Chlorogenic acid modifies plasma and liver concentrations of: cholesterol, triacylglycerol, and minerals in (fa/fa)” – Zucker rats, Delcy V Rodriguez de Sotillo, M Hadleya – Health Nutrition and Exercise Science Department, EML 350, North Dakota State University,
  • “Bitter Taste Receptors in The Wrong Place: Novel Airway Smooth Muscle Targets For Treating Asthma” – Transactions of the American Clinical and Climatological Association.
  • Proceedings of the National Academy of Sciences – “Synergistic neuroprotection by coffee components eicosanoyl-5-hydroxytryptamide and caffeine in models of Parkinson’s disease and DLB.
  • “Caffeine for treatment of Parkinson disease. A randomized controlled trial” –  Ronald B. Postuma, Anthony E. Lang, Renato P. Munhoz, Katia Charland, Amelie Pelletier, Mariana Moscovich, Luciane Filla, Debora Zanatta, Silvia Rios Romenets, Robert Altman, Rosa Chuang, Binit Shah – August 14, 2012 – Neurology

IL CONSUMO DI SALE E LE CONSEGUENZE PER LA NOSTRA SALUTE

Il sale da cucina è composto da cloro e sodio. E’ un catione extracellulare utile per regolare la distribuzione dell’acqua nei tessuti, l’equilibrio acido-base, per la pompa sodio potassio.
Si trova in maniera scarsa nei vegetali e negli alimenti animali, spesso è apprezzato per il suo gusto.

Nell’alimentazione dell’uomo preistorico era più scarso, pertanto coloro che lo utilizzavano maggiormente miglioravano la risposta dell’organismo allo stress, grazie al meccanismo della regolazione dell’angiotensina, in quanto il sale (NaCl) procurava una maggiore “spinta” surrenalica.

Oggi le condizioni fisiche e sociali sono diverse da allora, introduciamo tantissimo sodio, spesso inconsapevolmente, determinando così seri problemi di salute al nostro organismo.

STUDI EPIDEMIOLOGICI

Come raccomanda l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), sulla base di forti e consolidate evidenze scientifiche, nell’alimentazione è consigliato un consumo di sale inferiore a 5/6 grammi al giorno (più o meno quelli contenuti in un cucchiaino da tè), che corrispondono a circa 2 grammi di sodio. Il sale da cucina (o cloruro di sodio, NaCl), infatti, favorisce l’aumento della pressione arteriosa, principale causa di infarto e ictus, la calcolosi renale, l’osteoporosi, alcuni tumori, in particolare quello allo stomaco.

Lo studio Intersalt, condotto su oltre 10.000 persone sane di 52 popolazioni in 32 Paesi, ha dimostrato chiaramente che maggiore è il consumo abituale di sale nella popolazione, più forte è la tendenza all’aumento dei valori della pressione arteriosa con l’avanzare dell’età.

Le persone che utilizzano più sale è più facile che mangino di più e quindi ingrassino più facilmente. Inoltre, numerosi studi indicano che diminuendo il consumo di sodio a meno di 2 grammi al giorno, si potrebbe ridurre la pressione sistolica (massima) fino a 8 millimetri di mercurio (mmHg) e la diastolica (minima) fino a 4 mmHg, riduzione importante per chi soffre di ipertensione, ma altrettanto importante per mantenere la pressione arteriosa ad un livello favorevole.

Lo studio inoltre ha evidenziato che gli indiani Yanomami del Brasile, che avevano una dieta a base di banane, erano quelli con un consumo più basso di sale, una media di 50 mg di sodio al giorno, circa 200 volte meno di un americano medio (un burger contiene circa 1500 mg, cioè un mese di consumo medio di sodio di un indiano del Brasile).

Inoltre, la pressione arteriosa di un indiano yanomami si attestava a circa 90/61, senza avere un aumento pressorio con l’età, come invece è avvenuto nei paesi industrializzati nell’ultimo secolo.

All’estremo opposto, i giapponesi, hanno un consumo più elevato di sale del mondo (zuppa di miso, salsa di soia, vegetali fermentati), che va di pari passo con una maggiore incidenza di ictus, 57 volte maggiore che negli USA. Nella prefettura di Akita, una zona del Giappone, dove il consumo medio era di 27 grammi di sodio al giorno, la frequenza di ictus è stata valutata 10 volte di più che negli USA. La persona più estrema consumava 61 grammi di sodio al giorno, pari a 3 anni e 3 mesi il consumo di sodio di un indiano Yanomami del Brasile.

STUDIO FINLANDESE

Un gruppo di ricercatori finlandesi ha valutato il rapporto di assunzione di sale e lo sviluppo di insufficienza cardiaca in uno studio prospettico di follow up su 4630 soggetti, di età compresa tra 25 e 64 anni, che avevano partecipato allo studio North Karelia Salt e allo studio National FINRISK tra il 1979 e il 2002 in Finlandia.

La raccolta dati di base comprendeva un questionario autogestito sul comportamento in termini di salute, misurazioni di peso, altezza e pressione sanguigna, un campione di sangue venoso per analisi di laboratorio e la raccolta di un campione di urina nelle 24 ore. Gli infermieri hanno misurato il volume delle urine e hanno preso un campione da 100 ml per l’analisi di laboratorio. Un grammo di assunzione di sale è stato calcolato come pari a 17,1 mmol di escrezione di sodio.

La coorte di studio è stata seguita per 12 anni attraverso il collegamento computerizzato al registro National Health Records. I partecipanti sono stati suddivisi in cinque classi di consumo: meno di 6,8 grammi di sale al giorno; da 6,8 a 8,8 grammi; da 8,8 a 10,9 grammi; da 10,96 a 13,7 grammi e oltre i 13,7 grammi di sale al giorno collegando questa assunzione al rischio di un nuovo fenomeno di insufficienza cardiaca.

Considerando età, sesso, anno di studio e dopo aver aggiustato il tutto per pressione sanguigna sistolica, livelli di colesterolo totale e indice di massa corporea, chi assumeva meno di 6,8 grammi al giorno aveva un rischio pari a 1; il rischio cresce a 1,13 nella seconda classe di pazienti (consumo da 6,8 a 8,8 grammi), 1,45 nella terza (da 8,8 a 10,9 grammi), 1,56 nella quarta (da 10,96 a 13,7 grammi) fino quasi a raddoppiare (1,75) in chi consumava oltre 13,7 grammi di sale al giorno.

Il prof. Jousilahti ha evidenziato: “Il cuore non ama il sale. L’elevata assunzione di sale aumenta notevolmente il rischio di insufficienza cardiaca e questo aumento correlato al sale è indipendente dalla pressione sanguigna. Le persone che consumavano più di 13,7 grammi di sale ogni giorno avevano un rischio di danno più elevato di due volte rispetto a quelli che consumavano meno di 6,8 grammi”, ha proseguito. “L’assunzione giornaliera di sale dovrebbe essere anche inferiore a 6,8 grammi come raccomandato dall’OMS”.

Una campagna EDUCATIVA sul consumo di sale durata 30 anni in Finlandia, ha ridotto dell’80% il rischio di ictus e altre malattie cardiovascolari derivanti dal suo uso.

SITUAZIONE ITALIANA

Molti italiani credono che non usando la saliera riducono i rischi di assunzione di sale da cucina. In realtà, solo il 10% di sale è introdotto a tavola o in cucina durante la preparazione dei cibi, mentre un altro 10% è già presente negli alimenti di origine animale.

Infine la restante parte, un abbondante 80%, è sale aggiunto dall’industria alimentare durante la ristorazione negli alimenti. Questo sale, da noi non aggiunto, ma presente ugualmente nell’alimentazione, viene definito sale OCCULTO.

EFFETTI NOCIVI RICONOSCIUTI IN AMBITO SCIENTIFICO DEL SALE:

1- AUMENTO DELLA RITENZIONE IDRICA

2- AUMENTO PRESSORIO

3- AUMENTO DEI FATTORI DI RISCHIO CARDIOVASCOLARE PER IRRIGIDIMENTO DEI VASI SANGUIGNI

4- ECCESSIVA AGGREGAZIONE PIASTRINICA

5- IPERTROFIA DEL VENTRICOLO SINISTRO

6- AUMENTO DEL TUMORE NELLO STOMACO: per stress causato nella mucosa gastrica

7- FRAGILITÀ OSSEA: dovuta al Cloro, antagonista del Calcio

8- RISCHIO DI OBESITÀ: in quanto induce sete e rischio di assunzione di bevande dolci o arricchite di zucchero

9- AUMENTO DEL GLUCOSIO: l’eccessivo consumo di sale influenza l’assorbimento intestinale e renale di glucosio, attraverso i trasportatori SGLUT 1 E SGLUT 2. In medicina, gli inibitori delle alfa-glucosidasi intestinali ritardano l’assorbimento del glucosio alimentare, mentre gli inibitori del trasportatore renale del glucosio SGLUT-2 aumentano l’eliminazione renale del glucosio.

10- ECCITOTOSSICITA’ DEL SALE SODICO DELL’ACIDO GLUTAMMICO: è il principale mediatore eccitatorio del sistema nervoso centrale. Diversi studi sono orientati a valutare la sua possibile funzione nociva sul sistema nervoso centrale. Secondo diversi studiosi a concentrazioni elevate, le cellule subiscono un danno alla guaina mielinica e un processo di morte cellulare ritardata, chiamato “eccitotossicità”. Il glutammato monosodico sarebbe imputato in tal senso. La FDA (Food Drug Administration) non riconosce il pericolo immediato ed a lungo termine che può essere causato alla popolazione dall’aggiunta di eccitotossine come MSG, proteine vegetali idrolizzate e aspartame al cibo. Non esistendo prove ancora certe sul rischio per la salute del glutammato, si può sempre ricorrere come prevenzione ad adeguati livelli di ascorbato al fine di peoteggere il nostro cervello contro l’eccitotossicità neuronale. L’acido ascorbico infatti, svolge un ruolo fondamentale nella regolazione neurocomportamentale e del sistema dopaminergico.

11- CAMBIO DELLA POLARITÀ CELLULARE: un aumento di sodio determina uno squilibrio della matrice extracellulare, attivando così le pompe sodio/potassio. Questo permetterebbe di fare entrare atomi di sodio nel citosol facendo defluire all’esterno quelli di potassio, calcio e magnesio presenti nello spazio intracellulare, cambiando così la polarità da positiva e negativa. Il risultato sarà una perdita di integrità cellulare e raggrinzimento/invecchiamento della stessa.

12- AUMENTO DELLE NEFROPATIE DIABETICHE E MALATTIE AUTOIMMUNI: un modesto aumento della concentrazione salina induce l’espressione di SGK1 (Serina treonina proteinchinasi), promuove l’espressione di IL-23R e migliora la differenziazione delle cellule TH17 in vitro e in vivo, accelerando lo sviluppo di autoimmunità. Un fattore ambientale come una dieta ricca di sale innesca lo sviluppo di TH17 e promuove l’infiammazione dei tessuti. Inoltre, l’espressione di questo gene negli epatociti è stimolata dal fattore di crescita trasformante beta (TGF-β) che partecipa alla fisiopatologia delle complicanze del diabete. Poiché entrambe le espressioni del TGF-β e del SGK sono elevate nella nefropatia diabetica, si ritiene che vi sia un coinvolgimento del SGK nello sviluppo di questa condizione.

PREVENZIONE: CONTROLLIAMO LE ETICHETTE DEGLI ALIMENTI CONFEZIONATI

A) Una porzione di patatine fritte di McDonald ha circa 875 mg di sale (aggiunto con la saliera perché le patate lo contengono poco);
B ) Alcune torte al cioccolato di alcune catene presenti nei centri commerciali, nonostante siano dolci, contengono in media circa 1050 mg di sale;
C) Il bicarbonato di sodio, utilizzato nella preparazione di cibi dolci e salati, contiene una quantità alta di sale;
D) Il glutammato monosodico (dado, ecc.) è un’altra fonte di sale che si aggiunge alle altre;
E) Il nitrato di sodio (usato per evitare l’imbrunimento delle carni, come fertilizzante e nei concimi) è una quantità di sale occulto spesso non considerato.

FABBISOGNO E SOGLIA MASSIMA DI SALE DA UTILIZZARE

• Il fabbisogno giornaliero è di 200 mg die
• Il limite massimo giornaliero da non superare è stato fissato pari a 2400 mg die (2,4 grammi di sodio e circa 6 grammi di sale, in quanto il sale da cucina è composto dal 30% di sodio e 70% da cloro).
La quantità di sei grammi di sale al giorno, limite massimo, equivalgono a circa un cucchiaino colmo da caffè. La stragrande maggioranza della popolazione italiana, spesso inconsapevolmente, supera di gran lunga questo quantitativo, con un impatto nocivo sulla salute.

ALCUNI ESEMPI:

Poniamo il caso che la nostra alimentazione giornaliera sia composta in questo modo:
– COLAZIONE con 5 biscotti (mulino bianco, ecc.), che contengono 110 mg di sale per biscotto (in totale 550 mg di sale) – 10% del limite massimo;
– PRANZO: toast con prosciutto crudo e sottiletta (il pane contiene 295 mg di sale per fetta, 550 mg totale), (50 grammi di prosciutto crudo equivalgono invece a 2250 mg di sale, 2,25 grammi), (2 sottilette pari a 50 grammi, contengono circa 850 mg per sottiletta, pari a 1700 mg totale di sale);

RIASSUMENDO, SECONDO L’ESEMPIO RIPORTATO SOPRA, COLAZIONE E PRANZO VELOCE EQUIVALGONO A 4500 MG DI SALE (4,5 grammi), CIRCA IL 75% DEL MASSIMO DI SALE DA NON SUPERARE AL GIORNO.

Se andiamo avanti con l’esempio, arriviamo al tardo pomeriggio per un aperitivo veloce:

– APERITIVO POMERIDIANO: (olive, patatine, noccioline): 50 gr di olive pari a circa 2500 mg di sale (2,5 grammi), 50 gr di arachidi tostate contenenti 750 mg si sale (0,75 gr. di sale), 70 gr di patatine (un piccolo cestello servito al bar), pari a 1260 gr di sale (1,26 grammi di sale). LA SOSTA DOPO LAVORO HA PRODOTTO UN CONSUMO DI 4500 MG DI SALE (PARI A 4,5 GRAMMI DI SALE)
– CENA: risotto pronto con funghi + parmigiano (equivalenti a 5600 mg il riso, 500 mg un cucchiaio di formaggio grattugiato, totale 6100 mg di sale pari a 6,10 grammi)
– SNACK DURANTE LA TV (2-3 biscotti con ognuno 330 mg di sale pari a 990 mg di sale – 0,99 grammi)
– TOTALE DI SALE INTRODOTTO nella seconda parte della giornata: 11,59 grammi di sale

TOTALE CONSUMATO DI SALE DURANTE LA GIORNATA EQUIVALENTE A 16.090 GRAMMI PARI A 16,09 GRAMMI (IL DOPPIO DEL LIMITE MASSIMO RACCOMANDATO). QUESTO ESEMPIO E’ STATO MINIMIZZATO AL MASSIMO, TEDENDO CONTO CHE LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DELLA POPOLAZIONE HA IN MEDIA UN CONSUMO PIU’ ALTO DI SALE AL GIORNO.

ALTRI ALIMENTI COMUNEMENTE CONSUMATI: (wurstel in busta, pesto già pronto e salse varie, salmone affumicato, cotechino in busta, filetti di baccalà in salamoia (21 grammi di sale su 100 gr), salumi, formaggi, sughi pronti, pane e biscotti lievitati, ecc. tutti ricchissimi in sale.
Il sale viene aggiunto dalle aziende perché a basso costo e perché piace come gusto al consumatore.

ACCORGIMENTI E REGOLE PER NOI CONSUMATORI

• Privilegiare sempre i prodotti freschi (un salmone fresco contiene 5 volte meno sale di quello affumicato, le patatine del fast food contengono 13 volte più sale di quelle fatte in casa);
• Leggere sempre le etichette per valutare il contenuto di sale nei vari prodotti;
• Quando mangiamo fuori chiediamo sempre che venga usato poco sale;
• Facciamo uso di condimenti alternativi per insaporire il cibo al posto del sale (spezie, erbe aromatiche, senape, limone, cipolla, zenzero, ecc).

RIEDUCHIAMO IL NOSTRO GUSTO

Riducendo il sale si rieduca la soglia di percezione del salato (TRPV1 taste), che si assestera’ dopo circa una/due settimane. In questo modo potremo evitare rischi per la nostra salute.

• “Diet, Nutrition and the Prevention of Chronic Diseases”. Report of a joint WHO/FAO expert consultation. WHO Technical Report Series 916/2003 e il documento Oms “Sodium intake for adults and children”, 2012
• “Effects of Diet and Sodium Intake on Blood Pressure: Subgroup Analysis of the DASH-Sodium Trial”, Ann Intern Med. 2001;135:1019-1028
• “Effect of modest salt reduction on blood pressure: a meta-analysis of randomized trials. Implications for public health”, Journal of Human Hypertension 2002;16:761–70
• “Seventh Report of the Joint National Committee on Prevention, Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Pressure”, Hypertension 2003;42:1206-1252
• “Associations of urinary sodium excretion with cardiovascular events in individuals with and without hypertension: a pooled analysis of data from four studies”, The Lancet, 20 maggio 2016
• “Experts criticize new study about salt consumption” pubblicato dall’American Heart Association il 20 maggio 2016
• Glob Cardiol Sci Pract. 2018 Jun 30 – The North Karelia Project: Cardiovascular disease prevention in Finland – Erkki Vartiainencorresponding author
• SGK1 serum/glucocorticoid regulated kinase 1 – Gene ID: 24-Feb-2019
• “Sodium-glucose transport: role in diabetes mellitus and potential clinical implications “ Curr Opin Nephrol Hypertens. 2010 Sep – Vallon V1, Sharma K
• “Induction of pathogenic Th17 cells by inducible salt sensing kinase SGK1” – Nature 2013 April 25 – Chuan Wu, Nir Yosef, Theresa Thalhamer, Chen Zhu, Sheng Xiao, Yasuhiro Kishi, Aviv Regev, and Vijay Kuchroo

FUNGHI MEDICINALI E ALTRI RIMEDI CONTRO LA CANDIDA ALBICANS (E ALTRE SPECIE DI CANDIDA)

La Micoterapia è una forma di terapia che utilizza i funghi o i loro metaboliti secondari, a scopo benefico, come rimedio preventivo e/o integrativo. Esistono in commercio diversi tipi di “funghi medicinali”, composti da funghi essiccati, polverizzati e incapsulati noti come “totum”, oppure da estratti, che a seconda del solvente utilizzato, danno origine a prodotti con indicazioni specifiche e distinte. Numerose sostanze contenute nella polvere dell’intero fungo mancano nell’estratto (a seconda del tipo di estrazione). Pertanto possiamo dedurre che l’assenza di molti composti bioattivi non permette il lavoro di tutte le sostanze in sinergia e quindi di svolgere un’azione adattogena sull’organismo e di riequilibrio del sistema immunitario. Secondo alcuni studiosi l’utilizzo di singoli estratti può in alcuni casi aumentare lo squilibrio organico e provocare problematiche infiammatorie e di shift della bilancia immunitaria (autoimmunità). Sempre secondo alcuni autori, usare solo gli estratti secchi fa perdere la capacità di detossificazione epatica, riduce il potere di chelazione ed eliminazione delle tossine da parte dei funghi (tossine, xenobiotici, metalli tossici). Gli estratti del micelio o corpo fruttifero del Reishi o Ganoderma Lucidum, tanto per fare un esempio, non presenteranno molte delle sostanze importanti (triterpeni ad azione antinfiammatoria, Ferro, Zinco, Rame, Manganese, Magnesio, Potassio, Calcio, Germanio, steroli precursori ormonali, ecc.). E’ anche vero però, che nel fungo intero possono essere presenti anche spore (allergeni in soggetti predisposti), chitina (polimero di N-acetilglucosamina). La chitina è presente ad esempio nell’eso-scheletro degli insetti ed è un rivestimento della parete cellulare della Candida. Questo polimero potrebbe scatenare in alcuni soggetti delle reazioni avverse (aumento del gonfiore intestinale, allergie, ecc.), sia perché difficilmente degradata nello stomaco per la scarsa presenza dell’enzima chitinasi e per la sua affinità con la parete cellulare della candida. Quando si utilizzano funghi a scopo terapeutico, è consigliabile verificare lo stato intestinale e porre attenzione se si è affetti da candida. In questi casi, dopo opportuna bonifica intestinale sarà possibile utilizzare i funghi interi, in caso contrario sarebbe preferibile il solo utilizzo degli estratti.

 

ALCUNI SUGGERIMENTI A SOSTEGNO PER IL TRATTAMENTO DELLA CANDIDA

 

BETA-L,3D-GLUCANO (FUNGHI MEDICINALI)

E’ un polisaccaride che esplica un’azione regolatoria del sistema immunitario. La cellula macrofaga, una volta individuata la presenza di beta-1 ,3D-glucano, produrrà un’attivazione immunitaria generalizzata non-specifica, in questo caso contro la candida.

 

ACIDO BORICO

Viene utilizzato come antisettico, insetticida e disinfettante. Ottenuto per idratazione dell’anidride carbonica, è usato nei laboratori farmaceutici soprattutto per le sue proprietà antisettiche. L’acido borico è in grado di esplicare la sua azione antisettica attraverso la denaturazione delle proteine di membrana e delle proteine intracellulari dei microorganismi patogeni, che si vogliono eliminare dalle aree di cute interessate. Per la candida può essere usato anche in loco. Anche se non necessita di ricetta medica e può essere acquistato tranquillamente, consiglio sempre di consultare un medico durante la sua assunzione, in quanto potrebbe dare reazioni avverse.

 

LATTOFERRINA

  • Glicoproteina legante il ferro della famiglia della transferrina presente nei secreti dei mammiferi
  • E’ presente nei granuli dei polimorfonucleati e fa parte dell’immunità innata
  • Stimola l’attività del lisozima
  • Ha un ruolo fondamentale nelle difese dell’organismo e possiede attivita’ antibatterica, antivirale ed antifungina
  • L’attività antifungina si esplica in particolare contro il genere Candida

 

TEA TREE OIL (TTO) – OLIO ESSENZIALE DI MELALEUCA ALTERNIFOLIA

  • Il Terpinen-4-olo è il principale principio attivo

Azione del TTO:

  • Azione sulla permeabilità di membrana
  • Aumentata la clearence della Candida
  • Alterazioni della cromatina
  • Rallentamento della crescita

 

PSEUDOWINTERA COLORATA

Come agisce:

  • danneggia la parete fungina
  • altera la permeabilità di membrana

 

PROBIOTICI

Sono utili perché producono sostanze biosurfattanti che riducono la crescita dei microrganismi patogeni  (candida compresa), inibendo la loro adesione nel tratto urogenitale. Tra i probiotici più idonei:

  • Lactobacillus rhamnosus GR-1
  • Lactobacillus fermentum RC-14
  • Lactobacillus acidophilus

 

 

Ricordiamo quali sono solo alcuni fattori predisponenti la candida (dalla forma asintomatica a quella sintomatica)

 

  • Antibioticoterapia protratta
  • Cortisone (iperglicemizzante, causa di indebolimento delle difese immunitarie)
  • Contraccettivi orali: alti livelli di estrogeni favoriscono la crescita della candida
  • Iperglicemia: la presenza di zuccheri favorisce l’azione patogena di questi funghi
  • Stress mentale e fisico: ansia, interventi chirurgici, virus, surmenage fisico e intellettuale
  • Cortisolo alto e stress surrenalico
  • Anemia, alcolismo, tabagismo, inquinamento
  • Metalli tossici (mercurio, ecc.)
  • Infiammazione intestinale
  • Alimentazione errata

 

 

FUNGHI MEDICINALI E CELIACHIA: I BETA GLUCANI DIMINUIREBBERO L’INFIAMMAZIONE INTESTINALE PRODOTTA DALLA GLIADINA

 

Umberto Villanti

Gli studi più recenti sull’eziologia della celiachia (CD) forniscono nuove opportunità per analizzare il ruolo della nutrizione con i funghi nella protezione dell’intestino dagli stimoli pro-infiammatori. La logica che sottintende tale affermazione è duplice:

  1. Il recettore dectina-1 contribuisce, insieme ai cambiamenti nella funzione barriera dell’intestino e nel recettore della transferrina (TFR), all’assorbimento del peptide della gliadina da parte della lamina propria;
  2. I β-glucani derivati dai funghi potrebbero modulare direttamente l’attività macrofagica (fenotipo) up-regolando l’autofagia.

Asserire che i polisaccaridi dei funghi contribuiscano a ridurre gli esiti (ma in verità anche i rischi) delle infiammazioni da stress potrebbe essere considerato contro-intuitivo, dato che la maggior parte degli studi si concentrano sul ruolo infiammatorio dei β-glucani derivati dai funghi.

Tuttavia, il suggerimento è che la nutrizione con i funghi bersagli i recettori dectina-1 degli enterociti, diminuendo l’assorbimento degli antigeni. In altre parole i β-glucani derivanti dai funghi competeranno per legarsi alla forma 33-mer del peptide gliadina al recettore dectina-1. Inoltre, studi recenti hanno dimostrato che i β-glucani, agendo tramite il recettore dectina-1, up-regolano l’autofagia (Ohman et al., 2014), processo fondamentale per l’omeostasi cellulare e, in particolare, per mantenere il sistema immunitario in uno stato di tolleranza. Così non solo l’attività del percorso autofagosomale-lisosomiale è essenziale per mantenere il fenotipo regolatore dei linfociti T (Treg cells) (Wei et al., 2016) ma è anche importante per mantenere i macrofagi in quella che è definita una forma attivata alternativamente o M2 (opposta alla forma M1 che favorisce l’infiammazione).

 

 

Fonte – Rivista di micologia clinica

 

Riferimenti

  1. Abderrazak A, Couchie D, Mahmood DFD, Elhage R, Vindis C, Laffargue M, Mateo V, Buchele B, ayala MR, Gaafary ME, Syrovets T, Slimane M-N, Friguet B, Fulop T, Simmet T, El Hadri K, Rouis M. (2015) Anti-inflammatory and antiatherogenic effects of the NLRP3 inflammasome inhibitor arglabin in ApoE2.Ki mice fed a high-fat diet. Circulation 131: 1061-1070
  2. Liu K, Zhao E, Ilyas G, Lalazar G, Lin Y, Haseeb M, tanaka KE, Czaja MJ. (2015) Impared macrophage autophagy increases the immune response in obese mice by promoting proinflammatory macrophage polarization. Autophagy11|(2): 271-284
  3. Ohman T, Teirila L, Lahesmaa-Korpinen A-M, Cypryk W, Veckman V, Saijo S, Wolff H, Hautaniemi S, Nyman TA, Matikainen S. (2014) Dectin-1 pathway activates robust autophagy-dependent unconventional protein secretion in human macrophages. J. Immunol. 192: 5952-5962
  4. Wei JW, Long L, Yang K, Guy C, Shrestha S, Chen Z, Wu C, Vogel P, Neale G, Green DR, Chi H. (2016) Autophagy enforces functional integrity of regulatory T cells by coupling environmental cues and metabolic homeostasis. Nature Immunology 17: 277-285
  5. Wlodarska M, Thaiss CA, Nowarski R, Henao-Mejia J, Zhang J-P, Brown EM, Frankel G, Levy M, Katz MN, Philbrick WM, Elinav E, Finlay BB, Flavell RA. (2014) NLRP6 inflammasome orchestrates the colonic host-microbial interface by regulating goblet cell mucus secretion. Cell 156(5): 1045-1059

 

 

 

 

 

SUONO E FIBROMIALGIA: UNO STUDIO SCIENTIFICO DIMOSTRA L’UTILITA’ DELLE FREQUENZE SONORE PER IL TRATTAMENTO DELLA PROBLEMATICA

 

La medicina naturale è un insieme di saperi dati dalla saggezza millenaria di vari popoli (medicina tradizionale cinese, ayurveda, egizia, ippocratica, ecc.), avallata e corroborata dalle ricerche scientifiche moderne.

Presento quindi un articolo interessante riguardo l’influenza dei suoni sulla nostra salute, in questo caso sulla fibromialgia. Ma perchè il suono?

Il suono è vibrazione e frequenza, come la luce, e ancora di più i pensieri, le emozioni. Il timbro della nostra voce può “accordarsi” ed essere in sintonia con l’altro o meno, come anche le parole dette o non dette, che avranno oviamente la loro influenza. Il suono è vita, la Bibbia ad esempio in un suo passo descrive egregiamente il significato di verbo o Lògos:

“In principio era il Verbo (Lόgos), il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste”.

Anche nello sciamanesimo orientale o presso i curandero dell’america latina, il suono viene considerato un mezzo potente di guarigione. Il tamburo e la sua percussione ritmica scandisce il battito della vita, determinando la trance (Mircea Eliade).

Alcuni studi hanno confermato che il suono dei tamburi sciamanici determina un distacco dall’ambiente esterno e dai suoi stimoli mentre, contemporaneamente, è utile per espandere la direzione interiore e facilitare la visione, la conoscenza, la veggenza che gli sono d’aiuto nelle diverse tecniche di guarigione (The Athinoula A. Martinos Center for Biomedical Imaging at Massachusetts General Hospital – Cerebral Cortex Journal).

Il suono del tamburo è meditazione pura, come peraltro avviene in molte pratiche psicofisiche che prevedono ad esempio la recitazione di mantra o il lavoro su certe frequenze che riarmonizzano il sistema nervoso. La forma del tamburo rappresenta l’universo.

Un canto Cherokee è dedicato proprio al tamburo, con queste parole:

Il mio tamburo ha molte voci
Il mio tamburo racconta molte storie
Questo tamburo è pieno di mistero
Questo tamburo è pieno di sogni
Ascolta il suo battito
Ascolta il suo battito
Ora tu senti il battito degli zoccoli
Ora tu senti il battito delle ali Tutto è Uno.

Infine non possiamo dimenticare la Kabbala. La musica per la Kabbala è un’emozione catturata nel suo sviluppo. Solamente la musica può liberare il processo di trasformare i sentimenti attraverso il tempo. È per questo che, per quelli che ancora non hanno percepito il Mondo Spirituale, la musica Kabbalistica proporziona una certa analogia all’idea di spiritualità che viene sentita da un Kabbalista. I grandi Kabbalisti che hanno scritto i libri sacri descrivono i segreti dell’universo, e abbiamo anche il privilegio delle melodie create dai grandi Kabbalisti Yehuda Ashalag e di suo figlio Baruch Ashlag. Attraverso il linguaggio dei sentimenti, le loro melodie trasmettono sensazioni spirituali ed informazioni. Rav Yehuda Ashlag raggiunse tutti i segreti dell’universo e li descrisse nelle sue composizioni, il Sulam (Scala) Commentario dello Zohar, Talmud Eser Sefirot (Lo studio delle dieci Sefirot) e li accompagnò con le sue melodie.

Secondo un nostro grande scienziato, Marco Todeschini, autore della Teoria delle Apparenze, lo spazio e l’universo non sono vuoti, a differenza della fisica moderna lo spazio sarebbe pieno, e tutta la materia, dagli atomi alle galassie, ha origine dal movimento dei vortici sferici di un’etere fluido, che equivale allo spazio stesso nel quale l’Universo esiste. Questi vortici roteando generano attrito, che a sua volta pone in rotazione altri strati di etere fluido, ecc. Tutte le nostre sensazioni (odori, gusto, colori, ecc.) originano dalla vibrazione di questo etere ponderale che si infrange dei nostri sensi. Le sensazioni invece non esisterebbero come realtà fisiche assolute, ma bensì come entità psichiche, e queste avrebbero origine dai segnali elettrici causati dall’interazione della materia con lo spazio fluido (etere) e i nervi collegati al nostro sistema nervoso e al nostro cervello o psiche.

Per Marco Todeschini la psiche coincide con l’anima, ed è questa che ci consente di percepire tutti i meccanismi della vita in tutte le sue manifestazioni sensoriali. L’anima ha sede nella psiche, il cervello è una raffinata centrale elettronica che decodifica le informazioni provenienti dai cinque sensi (vibrazioni e movimenti dell’etere).

Sarebbe interessante approfondire e utilizzare insieme alle altre discipline naturali una medicina che faccia uso delle onde sonore (onde bionaurali, musicoterapia), delle onde elettromagnetiche, di frequenza, lunghezza d’onda e ampiezza variabili, a seconda dei casi e delle necessità terapeutiche (per esempio onde Delta, Theta, Alfa, Beta).

Una Medicina basata sulla conoscenza dei centri energetici: i Chakra (oscillatori elettronici dell’organismo). Una Medicina basata sulla recitazione di una preghiera o di un mantra (vibrazioni). Una Medicina d’amore (Mente-Psiche-Anima), atta a sollecitare e rivitalizzare i tessuti, gli organi e i sistemi fisiologici, neurologici e mentali delle persone malate o semplicemente in disequilibrio, per ristabilirne quindi l’equilibrio perduto, la vitalità e la salute in maniera dolce.

Essendo noi vibrazione materializzata, il ritmo ci cura, ci modula l’energia, l’umore. Il ritmo è di fatto quel che scandisce anche le nostre azioni e i movimenti degli organi interni. Il ritmo è nel respiro e nel passo. La vita, nelle sue manifestazioni è ritmo, il canto lo è. Medicina non è tentativo di riportare al ritmo precedente ma di modulare quello attuale e portarlo su una via armonica spontanea, quella che è richiesta in quel dato momento, a seconda del vissuto dell’individuo.

Diverse terapie si basano su un contributo medicamentoso molto modesto e basano sulla vibrazione dell’acqua (si pensi all’omeopatia). Essendo noi acqua, si comprende quanto importante sia lavorare sul sottile, sul radicale, sull’armonia interiore, sull’interpretazione dei segni.

 

 

“Tutto l’universo e un insieme di risonanze armoniche derivanti da un unico suono, un vero e proprio  ologramma che si conforma secondo i rapporti delle sue sovrarmoniche o sottoarmoniche, ovvero il rapporto tra le energie sottili e le vibrazioni lente”. (SANGLODEA, 2006).

“La musica  è un sistema organizzato di vibrazioni. Il suono è  una vibrazione e quando si comprendono i principi del suono, possiamo fare molto a livello scientifico”. (Dale Pond, Swiss Association of Free Energy, 1989).

 

DALLA CIMATICA ALLA SUONOPUNTURA CON I DIAPASON

Il termine Cimatica deriva dal greco “Kyma”, cioè grande onda. “In principio era il Verbo” e in sanscrito “Nada Brahma”. “Il mondo è suono”. La Cimatica è una scienza antica come il mondo, se ne parla già nelle scritture vediche. Tutta la creazione è una sinfonia di suoni, di vibrazioni, in cui le singole parti si inseriscono attratte dalla risonanza con i suoni simili. La Cimatica è una scienza che studia le forme prodotte dalle onde ossia dalle frequenze che possono essere sonore, elettromagnetiche ecc. Nel XVII secolo il fisico e musicista tedesco Ernst Florenz Friedrich Chaldni pubblicò “Entdeckungen ùber die Theorie des Klanges” (Scoperte sulla teoria dei suoni). In questa ed altre opere all’avanguardia Chladni, nato nel 1756 (lo stesso anno di Mozart) e morto nel 1829, pose le fondamenta di quella disciplina della fisica che avrebbe poi assunto la denominazione di acustica, la scienza del suono. Uno dei successi di Chladni fu quello di escogitare un metodo per rendere visibile quello che le onde sonore generano. Egli provò a far vibrare un arco da violino su una sottile lamina di metallo su cui distribuì una piccola quantità di sabbia: facendo scorrere l’archetto scoprì che la sabbia si separava andando a formare meravigliose forme simmetriche. Con questo esperimento dimostrò che il suono influisce davvero sulla materia fisica e diede inizio a una nuova scienza, la cimatica, cioè lo studio degli effetti delle onde sonore sulla materia fisica. Due secoli dopo un altro scienziato e fisico svizzero, il dr. Hans Jenny, morto nel 1972 e pressoché sconosciuto nelle nostre università, trascorse tutta la vita a sperimentare la capacità del suono di creare forme, scattando numerose fotografie. Per condurre questi esperimenti si avvalse di svariati dispositivi: oscillatori sonori, microfoni, sofisticate apparecchiature fotografiche, registrazioni di musica classica e di voci parlate. Osservò che le forme e le figure che si producevano sulla sabbia, limatura di ferro, acqua e altro, quando sono soggette a vibrazioni sonore, avevano una certa prevedibilità. Il dr. Jenny dimostrò che le vibrazioni producevano forme geometriche, sfere, cristalli e anche spirali a forma di galassie. Facendo vibrare vari materiali, tra cui acqua, olio e grafite, in essi compaiono delle forme con struttura tridimensionale che variano con il variare delle frequenze e della loro intensità.

 

LE FIGURE DI CHALDNI

Ogni figura è semplicemente la forma visibile di una forza invisibile. Ogni forma contiene le informazioni delle vibrazioni che l’hanno generata ed è ipotizzabile che le ritrasmetta su armoniche maggiori. Jenny dimostrò che la musica produceva una struttura simile a quella di un tessuto: il suono crea la forma. Su questa base riteneva che la chiave per guarire il corpo si potesse trovare nella comprensione di come la frequenza sonora agisca sulle cellule e sulle strutture del corpo. Un’altra scoperta interessante rilevava che i disegni, che altrimenti si formavano, ricordavano le strutture cellulari degli organi viventi. Nel corso delle sue ricerche con il fonoscopio notò che quando venivano pronunciate le vocali delle antiche lingue fenicio-ebraica e sanscrita, la sabbia assumeva la forma dei simboli grafici delle vocali stesse mentre le nostre lingue moderne non producevano un analogo risultato.

 

LA RICERCA SCIENTIFICA: SUONO E DISRITMIA TALAMO CORTICALE

Una ricerca dimostra che la disritmia talamocorticale e’ implicata nella fibromialgia. Il suono a bassa frequenza puo’ svolgere una funzione regolativa dell’attivita’ oscillatoria ritmica neurale.

 

FIBROMIALGIA

La fibromialgia (FM) è una sindrome che comporta un dolore diffuso del corpo con associazioni di affaticamento, disturbi del sonno, cambiamenti cognitivi, disturbi dell’umore e altri sintomi somatici variabili. Il dolore è il disturbo principale nei pazienti con FM. L’affaticamento è il disturbo più comune associato ed è presente nel 90% dei pazienti. Le anomalie del sonno si traducono in cambiamenti nella latenza del sonno, disturbi del sonno e sonno frammentato, con conseguente alterata funzione diurna. I disturbi dell’umore, inclusi depressione e ansia, sono presenti in oltre i tre quarti dei pazienti con FM. A causa della natura della FM, molti pazienti hanno problemi con le loro attività quotidiane e una scarsa qualità della vita.

 

LA FUNZIONE TALAMICA NELLA PROBLEMATICA

Anomalie nella processazione del dolore sono state identificate a vari livelli nei sistemi nervoso periferico, centrale e simpatico, così come nel sistema di risposta allo stress dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Alcune forme di dolore cronico sembrano alterare le connessioni talamo-corticali, causando un’interruzione del feedback talamico e la possibilità che il dolore cronico possa essere correlato alla disritmia talamocorticale (TCD). Vi è una crescente evidenza di alterata funzione talamica nei pazienti con dolore cronico e FM.

SUONO, MUSICA E DOLORE

Dato il ruolo che i neurotrasmettitori, gli ormoni e il sistema limbico svolgono nel dolore è altamente rilevante che la musica abbia dimostrato di influenzare il rilascio di endorfine, dopamina  e serotonina e ridurre i livelli di cortisolo. Una recente rassegna di 400 articoli scientifici pubblicati che investigano la musica come medicina ha trovato prove evidenti che la musica ha effetti sulla chimica del cervello, ha benefici sulla salute mentale e fisica sulla gestione dell’umore e sulla riduzione dello stress, E CHE È LA STIMOLAZIONE RITMICA DELLA MUSICA, PIUTTOSTO CHE LA MELODIA, ad essere più incisiva.

 

LA TEORIA DEL CANCELLO NEL DOLORE

Secondo la teoria del cancello GCT, una stimolazione tattile o vibratoria servirà a “chiudere” il cancello della trasmissione nervosa del dolore (nocicettori).

 

COME FUNZIONA IL CANCELLO?

A livello della II lamina del midollo spinale, afferiscono fibre sensitive nocicettive (cioè attivate da stimoli dolorifici), A-delta (Aδ, mieliniche, specifiche per il dolore rapido puntorio) e C (amieliniche, lente, che conducono il dolore sordo), e fibre portanti sensibilità tattile e pressoria di maggior calibro, le A-beta (Aβ). In sostanza, se una fibra Aβ è attivata da uno stimolo non dolorifico, andrà a sua volta a stimolare l’interneurone inibitorio, che quindi bloccherà la trasmissione di eventuali segnali dolorifici fino al cervello: il cancello è chiuso, non si percepisce dolore. Al contrario, se una fibra Aδ o C trasmette uno stimolo dolorifico, contemporaneamente inibisce l’interneurone encefalinergico, che non potrà a sua volta bloccare la trasmissione dell’impulso doloroso al cervello: il cancello è aperto, il dolore viene avvertito.

 

SCHEMA DEL CONTROLLO A CANCELLO

Quindi, se uno stimolo dolorifico ed uno meccanico (pressorio, vibratorio) vengono trasmessi simultaneamente (ad esempio, se si picchia il ginocchio e si strofina la botta), il dolore sarà attenuato grazie all’azione eccitatoria della fibra Aβ sull’interneurone encefalinergico.

Inoltre, esiste anche un effetto placebo: agli interneuroni encefalinergici arrivano anche fibre nervose serotoninergiche (produttrici di serotonina) provenienti dal nucleo magno del rafe a sede troncoencefalica (il fascio rafe-spinale), che a sua volta riceve connessioni dal grigio periacqueduttale (GPA, la sostanza grigia che circonda il terzo ventricolo e l’acquedotto di Silvio, sempre a livello del tronco encefalico). Il GPA è stimolato dagli oppioidi, sia esogeni (la morfina, ad esempio) che endogeni, questi ultimi prodotti anche quando si fa qualcosa che soddisfa fisicamente e/o emotivamente. Sembra che entrambi questi meccanismi , l’interazione con gli interneuroni della sostanza gelatinosa di Rolando e la stimolazione del rilascio di oppioidi endogeni, siano anche alla base della terapia con agopuntura.

RICAPITOLANDO: SE IL VOSTRO AMATO HA PICCHIATO LA TESTA, IL GINOCCHIO, IL SEDERE O QUELLO CHE VOLETE, PROCURANDOSI UNA BELLA BOTTA, E VI CHIEDE DI DARGLI I BACINI SULLA BUA, SAPPIATE CHE NON È SOLO UN “TENERO GIOCHINO”, MA UNA TERAPIA, PER DI PIÙ DUPLICE!

Pensiamo ad esempio ai trattamenti riflessologici, shiatsu, stimolanti i meccanocettori (DIAPASON), che impatto terapeutico possano avere in questi casi.

 

LA FIBROMIALGIA È IN PARTE NEUROGENA: LA MANCATA CONNESSIONE TALAMO-CORTECCIA AUMENTA IL DOLORE CRONICO

 

Il TCD è una condizione anormale della rete oscillatoria tra il talamo e la corteccia caratterizzata da un aumento delle oscillazioni risonanti a bassa frequenza nell’intervallo theta, con aree “oscure” con conseguente oscillazione coerente a 40 Hz nella corteccia. Il TCD interrompe la normale connettività intrabrainica e causa sensazioni alterate, cognizione, affettività e prestazioni motorie. Una delle condizioni note per essere associate al TCD è il dolore cronico.

 

STIMOLAZIONE SENSORIALE RITMICA

La musica consiste essenzialmente di vibrazione a più frequenze. Quando questo stimolo viene applicato alle orecchie come onde sonore, “guida” una risposta cerebrale attraverso il sistema uditivo. LO STESSO EFFETTO PUÒ ESSERE OTTENUTO CON UN SUONO ISOCRONO CREATO CON MODULAZIONE DI AMPIEZZA. QUANDO IL SUONO A 40 HZ VIENE ELABORATO DA TRASDUTTORI INSTALLATI SU UNA SEDIA, L’EFFETTO VIENE PERCEPITO COME VIBROTATTILE E PUÒ “GUIDARE” UNA RISPOSTA ATTRAVERSO IL SISTEMA SOMATOSENSORIALE.

Nello studio quindi si è dimostrato che una stimolazione vibrotattile a tutto il corpo, può contribuire a una riduzione dei sintomi della fibromialgia bloccando la percezione del dolore attraverso la funzione del cancello descritta precedentemente GCT, o migliorando il drenaggio linfatico e abbassando la congestione vascolare.

 

LA SUONOPUNTURA CON I DIAPASON

 

Poiché tutto nell’universo è vibrazione, ed anche il nostro corpo e le nostre cellule hanno una struttura intrinseca vibratoria, i diapason entrano in risonanza con l’energia che scorre all’interno del nostro organismo. In questo modo, utilizzando diapason di diverse frequenze, è possibile stimolare gli agopunti presenti nel nostro organismo, in tonificazione, sedazione o in dispersione, esattamente come viene effettuato utilizzando gli aghi in agopuntura. Sui punti stimolati vengono inoltre posizionati degli stiper: dischetti di cotone impregnati di silicio di quarzo (SiO2). Questi dischetti, del diametro di 9 o 12 mm, vengono lasciati a contatto della cute con l’ausilio di una benda adesiva. Il cristallo di quarzo è in grado di ricevere, attivare, immagazzinare, trasmettere e amplificare l’Energia Vitale, il Qi. Quando usati insieme ai Diapason, amplificano e regolano l’azione vibrazionale di questi ultimi. A loro volta i Diapason, quando appoggiati sugli stiper, amplificano l’azione degli stessi permettendo di avere una stimolazione maggiore e più prolungata nel tempo. Il suono è la parte uditiva della vibrazione e la vibrazione è la parte sensitiva del suono. La disarmonia può manifestarsi nel corpo sotto foma di stress, muscoli rigidi e indolenziti, senso di fatica: tutto ciò provoca un blocco nel nostro flusso di energia naturale. Questo blocco può portare alla malattia. Le onde sonore generate dalla suonopuntura col diapason, hanno l’effetto di un’energia cinetica che rimuove la disarmonia e la tensione del corpo, rimuove la stagnazione del Qì, e concorre a restaurare una sensazione di equilibrio e di benessere.

Questi diapason sono raccomandati per applicazioni su muscoli rigidi, giunzioni, tendini, ossa tessuti, in quanto, utilizzando una tecnica non invasiva, sono capaci di attivare l’energia naturale del corpo. Le benefiche vibrazioni emesse, attraversano facilmente i meridiani del corpo ed i percorsi naturali incrementando l’efficacia delle altre tecniche usate. I diapason emettono un suono puro, sono precisi come dei laser e, proprio per questa loro proprietà, sono ideali per stimolare i biopunti energetici corrispondenti ai Canali Principali e Straordinari e per stimolare le zone energetiche corrispondenti ai Chakra. Sono anche degli ottimi strumenti per rilassare le tensioni muscolari e per allievare i dolori a carico dell’apparato osteo-articolare. Si prestano, inoltre, anche per un lavoro più generalizzato sul corpo energetico e sull’Aura. I Diapason e i metodi usati in Suonopuntura Vibrazionale, inducendo una profonda stimolazione di tipo vibrazionale sui biopunti, sulle zone dolenti e sui diversi sistemi energetici, favoriscono la graduale e costante scomparsa delle somatizzazioni fisiche, agendo, al contempo, sulle cause primarie – per lo più di carattere energetico e psico-emozionale – che hanno permesso l’instaurarsi del sintomo/segnale.

 

LO STUDIO

Lili Naghdi, Heidi Ahonen, Pasqualino Macario, Lee Bartel – “The effect of low-frequency sound stimulation on patients with fibromyalgia: A clinical study” – Pain Research and Management 2015

 

 

FA’ CHE IL CIBO SIA LA TUA MEDICINA E CHE LA MEDICINA SIA IL TUO CIBO: LA NUTRIGENOMICA O L’INTERAZIONE CIBO-GENI PER LA NOSTRA SALUTE

Studiando l’interazione tra l’ambiente e il DNA si è scoperto che diverse sostanze contenute negli alimenti possono agire sul genoma umano modulando l’espressione genica. Tanto per fare degli esempi, la vitamina A regola l’espressione genica del tessuto epiteliale promuovendo la differenziazione cellulare, la vitamina D regola l’espressione genica di almeno una cinquantina di geni, quale ad esempio la produzione di serotonina e pertanto un miglioramento dell’umore, alcuni acidi grassi attivano alcuni enzimi per la produzione di trigliceridi, etc.

I nutrienti interagiscono quotidianamente con i nostri geni. Il patrimonio genetico di ognuno di noi però è diverso, pertanto tutti i geni nel DNA di ogni singola persona possono essere presenti in forme diverse, ciò che noi professionisti del settore chiamiamo polimorfismi o SNPs. I polimorfismi genetici sono responsabili del fatto che ognuno di noi appare diverso da un altro (occhi di colore diverso ecc). Altri polimorfismi possono essere presenti in portatori sani di alcune malattie (fibrosi cistica- mutazione gene CFTR), una malattia che altera le secrezioni di molti organi (bronchi, polmoni, pancreas, ecc.). I figli potranno ereditare senza saperlo questa malattia trasmessa dai genitori. Altri polimorfismi possono non essere responsabili di malattie trasmesse ereditariamente, ma possono contribuire ad aumentare o ridurre il rischio di alcune di esse (cardiovascolari, tumorali, neurodegenerative). Un tipo di polimorfismo oggi considerato importante è legato al rischio di spina bifida o malformazione del tubo neurale (MTHFR C677T, oppure Metionina sintetasi reduttasi MS MTRR – A66G). La somministrazione in gravidanza di acido folico, in questi casi, aumenta la degradazione dell’omocisteina, responsabile della problematica.

Poiché le molecole contenute in alcuni alimenti possono interagire con i nostri geni e dato che i nostri geni sono diversi da quelli di altre persone, ne consegue che uno stesso alimento potrà produrre effetti diversi in ognuno di noi, a seconda del materiale genetico con cui interagisce. La disciplina che studia l’interazione tra alimento e geni si chiama NUTRIGENOMICA.

Questa scienza ci dice, che la dieta può compensare o accentuare gli effetti di un polimorfismo genetico potenzialmente pericoloso, di un rischio di malattia. Se ad esempio i miei geni mi predispongono ad avere un cancro al colon, la mia dieta potrà compensare questo svantaggio genetico e quindi diventare un fattore protettivo molto importante, oppure diventare un fattore di rischio, se al contrario, mangerò in modo sbagliato. Uno dei primi concetti di NUTRIGENOMICA ha fatto la sua comparsa negli anni ’80, grazie al contributo del dottor Peter J. D’Adamo (naturopata), il quale ha scoperto come molti alimenti possono produrre svariati effetti in soggetti diversi, a seconda del loro polimorfismo che determina il gruppo sanguigno (A, B, 0, AB). In sostanza, alcune proteine presenti in alcuni alimenti (lectine), interagirebbero con la superficie dei globuli rossi (in particolare con gli oligosaccaridi di superficie di ogni gruppo sanguigno), agglutinandoli, cioè creando massa e coagulando gli uni sugli altri. Più o meno quello che avviene se riceviamo il sangue trasfuso da un altro gruppo sanguigno non compatibile al nostro. In realtà, esistono diversi altri polimorfismi genetici per i quali è stata dimostrata una diversa interazione con i componenti alimentari, quindi oggi appare riduttivo concentrarsi solo sulla dieta dei gruppi sanguigni. Un esempio è riconducibile al ruolo di alcuni alimenti che promuovono l’epressione genica di alcuni enzimi detossificanti, riducendo così l’incidenza di diverse malattie tumorali e neurodegenerative. E’ il caso dei broccoli e alcuni suoi componenti (sulforafano). Un altro esempio è quello degli acidi grassi polinsaturi (omega 3), i quali inducono l’espressione genica che fabbrica un componente chiave, l’Apoproteina A1 delle lipoproteine HDL, importanti per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Ancora una volta saranno i diversi geni nei diversi soggetti a beneficiare dell’apporto di omega 3. I soggetti più “deboli” o con una predisposizione maggiore  ad alcune problematiche cardiovascolari potranno ottenere maggiori vantaggi con l’apporto di acidi grassi polinsaturi, altri soggetti “forti” non risentiranno affatto della dieta arricchita di omega 3, in quanto meno predisposti ad una carenza di HDL.  Esistono infine tantissime altre situazioni legate sempre a diversi polimorfismi legati all’enzima ACE (Angiotensin Converting Enzyme), responsabile dell’ipertensione o nefropatia diabetica.  In questi casi l’assunzione di sale dovrebbe essere ridotta per i rischi descritti precedentemente. Un ulteriore esempio è rappresentato dal polimorfismo NO (ossido nitrico), importante vasodilatatore. I soggetti portatori beneficeranno di alcuni nutrienti (barbabietole rosse, polifenoli del cioccolato fondente, ecc.) per la produzione di ossido nitrico e la prevenzione del danno endoteliale.  Non possiamo infine tralasciare le variabili genetiche legate al gusto. Solo per citarne alcuni, il TAS1R3 legato al saccarosio (minore sensibilità al dolce), responsabile di un maggiore consumo di questi ultimi in quanto poco “avvertiti” nella nostra alimentazione, o il TRPV1 legato al salato, che predispone ad un maggiore consumo di cloruro di sodio in quanto poco “sentito” al palato. In questo caso le raccomandazioni di ridurre alcuni alimenti dolci o il sale da cucina saranno riduttive, in quanto questi individui avranno difficoltà ad avvertire il fatto che un cibo possa essere molto dolce o soprattutto salato.  Quindi, ripetendo ancora una volta il concetto espresso precedentemente, non sempre alcune “regole” nutrizionali hanno lo stesso peso per tutti, in quanto siamo tutti geneticamente diversi. I suggerimenti nutrizionali futuri saranno maggiormente personalizzati, sempre più soggettivi e preventivi. Il campo della NUTRIGENOMICA è  ancora in fase iniziale, c’è ancora tanto da scoprire, ma rappresenta sicuramente una branca molto promettente ed interessante per ottenere ciò che da sempre ci auspichiamo: FA’ CHE IL CIBO SIA LA TUA MEDICINA E CHE LA MEDICINA SIA IL TUO CIBO, non in maniera indiscriminata bensì mirata e ad personam.

 

 

 

E SE NON FOSSE DEPRESSIONE? LA STANCHEZZA SURRENALE, I DISTURBI DELL’UMORE E LE ALGIE

E SE NON FOSSE DEPRESSIONE? LA STANCHEZZA SURRENALE, I DISTURBI DELL’UMORE E LE ALGIE

Umberto Villanti

Dottore magistrale in scienze della nutrizione
Dottore in neuro e psicomotricità dell’età evolutiva
Terapista Complementare Naturopata Sanità Svizzera

 

IPOSURRENALISMO

L’iposurrenalismo, o insufficienza surrenalica, racchiude un insieme di condizioni caratterizzate da ridotta – insufficiente funzione del surrene, per quanto concerne in particolare la porzione corticale: ciò può essere dovuto a un processo distruttivo della ghiandola surrenalica (iposurrenalismo primario), a una scarsa stimolazione della stessa da parte dell’ipofisi (iposurrenalismo secondario) o dell’ipotalamo (iposurrenalismo terziario).

Esiste poi una situazione “intermedia” di funzionalità sub-ottimale delle ghiandole surrenali, la stanchezza surrenale, che è legata a condizioni di stress eccessivo e che può presentarsi associata all’ipotiroidismo.

I sintomi delle patologie surrenali si manifestano spesso in maniera sfumata e sono peraltro comuni anche ad altre condizioni: per questo la diagnosi giunge frequentemente tardiva, dopo aver ignorato alcune manifestazioni dello scarso funzionamento surrenale.

IPOSURRENALISMO PRIMARIO

Nota anche come morbo di Addison, l’insufficienza surrenalica primaria è una malattia rara che consegue al malfunzionamento della ghiandola surrenalica. Le cause che provocano questa condizione possono essere diverse, e la manifestazione della patologia può quindi variare nelle modalità e nei tempi.

I sintomi di insufficienza surrealica primaria che si manifestano più comunemente sono: astenia, debolezza muscolare, ipotensione, ipoglicemia, nausea e vomito, disidratazione, iponatriemia (bassa concentrazione di sodio nel sangue), iperkaliemia (potassio alto), scomparsa di peli pubici e ascellari.

Chi soffre di morbo di Addison su base autoimmune ha inoltre maggiore rischio di sviluppare altre malattie autoimmuni, quali ipotiroidismo, diabete di tipo 1 e gastriti.
La diagnosi si basa sulla clinica e su alcuni dati di laboratorio. Lo studio morfologico dei surreni con TAC o RMN può essere di aiuto nell’individuare l’eziologia dell’iposurrenalismo.

IPOSURRRENALISMO SECONDARIO E TERZIARIO

L’iposurrenalismo centrale è riconducibile a una scarsa stimolazione della ghiandola surrenalica da parte dell’ipofisi (insufficienza surrenalica secondaria) o dell’ipotalamo (insufficienza surrenalica terziaria). Le manifestazioni cliniche sono simili a quelle dell’insufficienza surrenalica primaria, ma tendenzialmente meno accentuale.
La diagnosi si basa, anche in questo caso, sulla clinica e sui dati di laboratorio.

CURARE L’INSUFFICIENZA SURRENALICA

Il trattamento farmacologico dell’insufficienza surrenalica, nella maggior parte dei casi, dura tutta la vita. È fondamentale che questo non venga mai autosospeso e che in caso di eventi stressanti (malattie, interventi chirurgici, ecc.), o quando non sia possibile l’assunzione per via orale, i medicinali vengano somministrati intramuscolo o endovena.
Nelle forme primitive (morbo di Addison) i farmaci sono sia glucoattivi che mineralattivi, mentre questi ultimi non sono necessari nelle forme secondarie e terziarie.

LA STANCHEZZA SURRENALE, CAUSA COMUNE DI NUMEROSI DISTURBI SPESSO CLASSIFICATI COME STRESS O DEPRESSIONE

Anche se ha dei sintomi simili a quelli dell’iposurrenalismo, la stanchezza surrenale non è una vera e propria insufficienza e si presenta a seguito di situazioni di stress prolungato: le ghiandole surrenali, infatti, sono responsabili della risposta del nostro organismo allo stress acuto o cronico, agendo attraverso il rilascio di adrenalina e noradrenalina e fornendo l’energia per l’accelerazione metabolica necessaria ad affrontare una situazione di pericolo immediato.

Una quantità moderata di stress non ha effetti negativi, ma se diventa eccessiva le ghiandole surrenali possono iniziare a perdere la loro efficienza.

COSA SONO LE GHIANDOLE SURRENALI

Sono deputate alla sintesi di numerosi ormoni definiti steroidi, ma sono anche le ghiandole che regolano la nostra risposta allo stress acuto e cronico. In risposta allo stress acuto, esse liberano catecolamine (adrenalina e noradrenalina) che sono le responsabili della risposta “fight or flight” (“combatti o fuggi”) e forniscono l’energia e l’accelerazione metabolica necessaria per affrontare una situazione di pericolo immediato.

In risposta allo stress cronico, esse producono cortisolo (cortisone) che è fondamentale nel metabolismo dei carboidrati e delle proteine (azione catabolica) ed ha anche una potente azione antinfiammatoria.

Una quantità moderata di stress non ha effetti negativi anzi, è considerata uno stimolo positivo, ma quando lo stress diventa continuo, come spesso capita nella vita frenetica odierna dove si sommano stress da lavoro, famigliare, relazionale, finanziario ed emotivo, il carico per le nostre surrenali diventa eccessivo, e queste iniziano a perdere la loro efficienza.

La stanchezza surrenale è quindi una condizione in cui le ghiandole surrenali funzionano ad un livello sub-ottimale quando il soggetto è a riposo, sotto stress o in risposta a stimoli occasionali, intermittenti o continui. La quantità di cortisolo prodotta sarà quindi minore del normale.

L’esistenza di tali stati intermedi di insufficienza surrenalica è praticamente ignorata dalla medicina moderna che riconosce solo il Morbo di Addison (ovvero il completo esaurimento della funzione surrenalica) mentre era ben conosciuta dai medici del passato che la definirono in vari modi: “Ipoadrenia non-Addisoniana”, “Ipoadrenia subclinica”, “Nevrastenia surrenalica” e “Apatia surrenale”. Nei paesi anglosassoni, e soprattutto negli Stati Uniti, questo stato di parziale insufficienza surrenalica comincia ad essere riconosciuto, almeno nell’ambito della medicina non convenzionale, e viene generalmente definito come “adrenal weakness” (debolezza surrenale), “low adrenal reserve” (scarsa riserva surrenalica) ma soprattutto “adrenal fatigue” (stanchezza surrenale).

Attualmente, le maggiori informazioni su questa sindrome sono raccolte nei libri del dott. James L.Wilson “Adrenal Fatigue , the 21st Century Stress Syndrome” e del Dr.Lam “Adrenal Fatigue Syndrome”.

Dal punto di vista biochimico tutti gli ormoni steroidi prodotti dalle surrenali (cortisolo, androgeni ed estrogeni) derivano dal colesterolo, passando attraverso dei composti intermedi (che hanno comunque anche una loro attività specifica) come il pregnenolone e il DHEA (deidroepiandrosterone).

Durante la stanchezza surrenale, almeno nella fase di resistenza se questa è prolungata, l’eccessiva richiesta di cortisolo sottrae buona parte del pregnenolone dalle sue normali vie metaboliche per dirottarla verso la sintesi del cortisolo. Questo può creare una diminuzione dei livelli degli altri steroidi, soprattutto progesterone e testosterone. Questa particolare alterazione delle vie metaboliche della sintesi degli steroidi viene definita “furto del pregnenolone”.

Nelle prime fasi della stanchezza surrenale la secrezione di cortisolo è alta perché il corpo cerca di neutralizzare lo stress producendo una maggiore quantità di questo ormone. Un eccesso di cortisolo avrà comunque molti effetti indesiderati, soprattutto nelle donne. Ad esempio il cortisolo tende a bloccare i recettori del progesterone rendendoli meno sensibili al progesterone stesso. Inoltre, per il fenomeno del “furto del pregnenolone”, meno progesterone verrà prodotto per produrre più cortisolo.

Ma una insufficienza di progesterone provoca anche uno squilibrio nel rapporto fra progesterone ed estrogeni con un eccesso relativo di questi ultimi, creando quella situazione che viene definita come “dominanza estrogenica”. Questo rappresenta una delle cause di dismenorrea e sindrome premestruale.

CAUSE

• Surmenage intellettuale
• Soggetti poco appagati sentimentalmente
• Sindrome del Burnout
• Lavoratori “notturni”
• Ipotiroidismo “funzionale” o conclamato (dagli esami medici)
• Ipotiroidismo trattato solo con T4 (levotiroxina), ormone meno attivo del T3 (triodotironina)
• Abuso di alcool o droghe
• Forti traumi emotivi (morte di una persona cara, divorzio, ecc)
• Perdita del posto di lavoro
• Cambiamento improvviso della propria condizione finanziaria
• Trasferimento senza il supporto di famiglia o amici
• Importanti interventi chirurgici
• Infezioni delle vie respiratorie frequenti o prolungate

SINTOMI

• Difficoltà ad alzarsi al mattino
• Stanchezza continua non alleviata dal sonno
• Risvegli notturni
• Mancanza di energia soprattutto al mattino fino alle 10 e il pomeriggio fra le 15 e le 16. Temporaneo miglioramento dopo le 18 e la cena. Frequente stanchezza fra le 21 e le 22 ma spesso con tendenza a resistere ad andare a letto (verificare anche una condizione associata di ipoglicemia reattiva)
• Freddolosità
• Temperatura corporea bassa
• Desiderio forte di sale o cibi salati, di cibi dolci, grassi e proteici
• I sintomi peggiorano se si salta un pasto, mentre c’è un miglioramento rapido ma di breve durata dopo aver mangiato
• Bisogno di caffé o altri stimolanti per affrontare la giornata
• Apatia sessuale
• Gestione dello stress ridotta
• Tendenza a tremare se sotto pressione
• Difficoltà di concentrazione
• Vertigini
• Scarsa memoria
• Ansia angoscia
• Nervosismo, irritabilità, diminuita tolleranza
• Depressione, apatia
• Palpitazioni
• Sindrome premestruale importante, mestrui spesso abbondanti, a volte si interrompono o quasi al 4° giorno per poi riprendere il 5° o il 6° giorno
• Frequenti malattie respiratorie e tempi molti lunghi per guarirne
• Predisposizione alle malattie infiammatorie
• Facilità alle allergie
• Dispepsia, cattiva digestione (spesso per scarsa produzione di acido cloridrico nello stomaco e di enzimi digestivi nel pancreas)
• Ipoglicemia
• Alternanza di diarrea e stitichezza (colon irritabile)
• Ipotensione arteriosa con possibilità di svenimenti
• Costituzione in genere Fosforica o Ectoblasta (Pende) o Melanconica (secondo Ippocrate)
• Capelli fragili (surrene e rene secondo la MTC)
• Carenza di peluria (pube e ascelle nella donna) e tibia nell’uomo (carenza di androgeni)
• Palmi freddi e umidi
• Caduta dei capelli senza causa apparente
• A volte infiammazione delle linfoghiandole del collo
• Urinazione molto frequente (perdita di sodio)
• Gonfiore alle caviglie e alle dita (acidosi tissutale)
• CFS Sindrome da stanchezza cronica
• Dolori muscolari (per deplezione di 5HT serotonina) – la carenza di serotonina può diminuire la soglia del dolore e innescare una sintomatologia spesso associata alla fibromialgia
• Controllare la tiroide, soprattutto per donne, quando si è sopra i 40, chi ha una storia famigliare di malattia tiroidea, donne che hanno fatto uso di contraccettivi per via orale, tutti coloro che hanno provato a dimagrire ma non ci sono (ancora) riusciti.

LE TRE FASI DELLO STRESS SURRENALICO

In base a quanto stress cronico hanno sopportato le surrenali, si possono individuare tre livelli di “modalità di sopravvivenza”.

1. FASE DI STRESS. È la fase in cui in risposta a maggior stress le vostre surrenali producono molto cortisolo, che fa fatica a decrescere di sera, impedendo che vi addormentiate serenamente. Molte persone si trovano (senza saperlo) in questa fase. Ti senti irrequieto ed agitato, sovraccaricato di lavoro e preoccupato per i figli.

2. FASE DI RESISTENZA. Se il segnale (o i segnali) di stress sovramenzionati non diminuiscono, l’organismo si adatta ed entra nella fase di resistenza. La sensazione principale è quella della stanchezza. Sono necessari interventi dietetici e di cambiamento dello stile di vita per ripristinare il corretto livello di energie diurne e il rilassamento notturno.

3. FASE DI ESAURIMENTO. Se la fase di resistenza non termina in qualche modo, la salute ne viene compromessa, entrando nella fase di esaurimento, che prende il nome proprio dalla sensazione che si ha durante il giorno: quella di essere esausti.

UNA BUONA SALUTE È DETERMINATA DA UN DELICATO EQUILIBRIO ORMONALE. I TUOI LIVELLI ORMONALI POSSONO DETERMINARE LA RISPOSTA A DOMANDE DEL TIPO:

• Sei di buon umore?
• Dormi bene di notte?
• Ti è facile mantenere il tuo peso forma?
• Hai voglie di cibo zuccherino al pomeriggio?
• La tua glicemia è costante o sei diabetico?
• Guarisci prontamente le ferite?

TEST PER CAPIRE IL PROPRIO LIVELLO DI STRESS

Secondo i tuoi sintomi rispondi con un punteggio da 0 a 3, in base alla frequenza con cui si manifestano.

a) 0 MAI
b) 1 SETTIMANALMENTE
c) 2 QUOTIDIANAMENTE
d) 3 PIU’ VOLTE AL DI’

• Ansia
• Depressione
• Minzione frequente
• Difficoltà a concentrarsi
• Mal di testa
• Irritabilità
• Dolore alla mascella e digrignamento dei denti
• Mancanza di gioia ed entusiasmo
• Memoria carente
• Sonno poco ristoratore
• Aumento delle allergie
• Visione sfocata
• Pressione troppo bassa o troppo alta
• Affaticamento durante il giorno
• Gonfiore in viso
• Battito del cuore veloce anche a riposo
• Intolleranza al freddo
• Aumento di peso soprattutto nella parte centrale (grasso addominale)
• Crampi muscolari
• Debolezza muscolare
• Rigidezza del collo
• Fotofobia
• Bisogno di caffeina
• Costipazione frequente
• Voglia di cibi grassi
• Disidratazione frequente
• Fatica pomeridiana
• Gas e gonfiore addominale
• Pirosi gastrica
• Feci poco formate o poco regolari
• Dolore articolari
• Nausea
• Voglia di sale
• Voglia di zuccheri

RISULTATI

1. 0-15 sano
2. 16-30 stressato
3. 30-45 sovrastressato
4. 45 + Esausto

COME VALUTARE LA STANCHEZZA SURRENALE
(ALCUNI ESEMPI DI TEST UTILIZZATI IN NATUROPATIA E IN MEDICINA COMPLEMENTARE)

• Cortisolo salivare: risulta essere l’esame più attendibile nella stanchezza surrenale, in quanto Il test ematico calcola sia il cortisolo libero che quello legato alle proteine (indisponibile). Quello del sangue e urinario è più adatto per diagnosticare un Cushing o Addison. Il dosaggio del cortisolo nella saliva viene fatto in 4 diversi momenti della giornata, che consente di valutare se il profilo di secrezione del cortisolo è normale o alterato. Altra possibilità è valutare la normetanefrina urinaria, che oltre ad essere un metabolita presente nel feocromocitoma (tumore del surrene), è un metabolita intermedio del metabolismo delle catecolamine, che si viene a formare in seguito all’azione dell’enzima catecol-O-metilasi sulla noradrenalina. In sostanza, mi indica il grado di stress surrenalico anche in assenza di un tumore.
• Test kinesiologico dei seguenti muscoli: sartorio (corticale del surrene e meridiano VC), gracile (midollare del surrene e meridiano MC), soleo (midollare del surrene e meridiano MC)
• Test di un MIF (muscolo indicatore forte) sull’area di proiezione delle surrenali
• Test kinesiologico del muscolo gran dorsale (per eventuali implicazioni spesso associate legate all’ipoglicemia reattiva) collegato al pancreas endocrino e meridiano M/P
• Fisiognomica (area orbitale occhi) – rughe sottopalpebrali, occhi cerchiati o scuri sotto la palpebra, borse sotto gli occhi
• Melasma (MSH ormome melanotropo) – può sembrare abbronzatura in alcune zone della pelle (viso, collo, ecc.), ma rappresenta uno stress surrenalico ( MSH è un ormone che viene prodotto nella parte intermedia dell’ipofisi, e agisce sui melanociti cutanei, inducendo la sintesi della melanina e della pigmentazione cutanea, influenzandone l’attività. La sua secrezione è correlata a quella dell’ormone adrenocorticotropo, tale da caratterizzare un soggetto patologico per Malattia di Addison ACTH-indipendente. Rappresenta una ipofunzionalità del surrene
• Hippus pupillare e riflesso fotopico pupillare: valutazione di una presenza di midriasi o miosi. Una pupilla piccola che non risponde agli stimoli luminosi, una pupilla grande che non risponde altrettanto alla luce, rappresentano dei campanelli di allarme per una possibile stanchezza surrenale.
ATTENZIONE A POSSIBILI MIOPIE, UTILIZZO DI STUPEFACENTI, TUMORI MESENCEFALICI, ECC.
• Valutazione della PA (pressione arteriosa): si potrà avere una ipotensione o una ipertensione paradossa. Nell’ipertensione paradossa, la PA diminuisce in ortostatismo quando solitamente accade il contrario
• Dolore o sensibilità nella regione delle surrenali alla pressione (segno di Rogoff)
• Rapporto mineralogramma Na/Mg (se prevale il magnesio si è in presenza di iposurrenalismo) – valuta la presenza di glucocorticoidi carenti, quindi di un eventuale iperglicemia associata a scarsa produzione di cortisolo. Inoltre, una carenza di Na determina una carente sintesi di adrenalina e noradrenalina con scarsa reattività allo stress e attenzione
• Rapporto mineralogramma Na/K ( se basso il primo prevale ritenzione idrica, scarsa reattività allo stress, frustrazione, depressione, infiammazione sistemica)
• Rapporto mineralogramma Ca/P (se prevale il P fosforo il soggetto ha una predominanza simpaticotonica da correggere, se prevale il Ca una predominanza parasimpaticotonica, da regolare anch’essa)

ABITUDINI ALIMENTARI

È importante adottare abitudini alimentari corrette che rappresentano un concreto aiuto nel riequilibrare le funzionalità fisiche. In particolare è consigliabile consumare piccoli spuntini ogni due o tre ore, riducendo i carboidrati, gli zuccheri e le farine raffinate, la carne rossa e gli stimolanti surrenali (caffè, nicotina, alcool), favorendo invece vegetali e carni bianche.

CONSIGLI ALIMENTARI PER IL TRATTAMENTO DELLA STANCHEZZA SURRENALE

(SONO DA RITENERSI IN SENSO GENERALE E NON AD PERSONAM).

PER I SUGGERIMENTI ALIMENTARI VALGONO SEMPRE LE REGOLE DI FARSI SEGUIRE DA UN PROFESSIONISTA, IN QUANTO OGNUNO DI NOI E’ DIVERSO (PER COSTITUZIONE, STILI DI VITA, EVENTUALI PATOLOGIE, FARMACI ASSUNTI, ECC.)

I SEGUENTI SUGGERIMENTI SONO SOLO INDICATIVI E NON SONO DA SOSTITUIRSI AD EVENTUALI DIETE CHE STATE SEGUENDO (PALEO, KETOGENICA, KOUSMINE, MACROBIOTICA, ECC.)

• Evitate cibi infiammatori come il caffè, lo zucchero, i dolcificanti o gli alimenti trasformati

AUMENTARE L’APPORTO DI:

• Cocco
• Avocado
• Broccoli al vapore
• Alghe nori (apporto di minerali e supporto energetico della loggia acqua in MTC)

DA PRIVILEGIARE GLI ALIMENTI RICCHI DI:

• vitamine del gruppo B, in particolare B5, (funghi secchi, lievito di birra, tuorlo d’uovo, tonno, salmone, germe di grano, lenticchie, tacchino, frutta secca, banane, patate, avocado)
• vitamina C (peperoni, kiwi, frutti di bosco, fragole, broccoli, cavolini di Bruxelles, agrumi, mango, verdure a foglia verde, pomodori)
• tirosina (uova, alghe, soia, merluzzo, cereali integrali, tacchino, coniglio, maiale, avena, avocado, banane, legumi, semi e frutta secca)

AIUTA LA DETOSSIFICAZIONE EPATICA

(ADATTO ANCHE A TUTTI COLORO CHE SONO AFFETTI DA DERMATITE ATOPICA, O PROBLEMATICHE DELLA PELLE IN GENERE):

• Germogli di broccoli. Una composto che può aiutare la detossificazione è il sulforafano, contenuto in broccoli, cavoli, broccoli, cavolfiori, cavoletti di Bruxelles. I germogli di broccoli ne contengono 5 volte la quantità di quella contenuta nei broccoli normali (ATTENZIONE A CHI E’ IPOTIROIDEO)
• Crusca di riso (Rice Bran Fiber RBF). Aumenta l’escrezione di tossine della plastica e di pesticidi fino a 7 volte. Ne basta un cucchiaio (ATTENZIONE A CHI HA PROBLEMATICHE INTESTINALI O DISBIOSI, CONVIENE PRIMA CORREGGERE L’APPARATO INTESTINALE)
• Farina di semi di lino. Contiene lignani, che aiutano i batteri deputati all’escrezione di composti chimici dannosi come i pesticidi (SCONSIGLIATA AI SOGGETTI IPOTIROIDEI)
• Acqua e limone (limonene per la sua azione POSITIVA sui citocromi P450)
• Piante a supporto (cardo mariano, desmodio, carciofo, tarassaco, ecc.)

TRATTAMENTO SPECIFICO NELLE VARIE FASI S.G.A (SINDROME GENERALE DI ADATTAMENTO) DI HANS SELYE

FASE DI STRESS 1

Svegliarsi sempre con gli stessi pensieri: i figli non vanno bene a scuola, il lavoro che non funziona o non vi dà quelle soddisfazioni che vorreste ricevere, il rapporto con il vostro partner si sta incrinando e questo vi fa star male, nonostante vi stiate adoperando in tutti i modi per farlo funzionare al meglio. Per raggiungere il posto di lavoro dovete fare un’ora di auto in cui ¾ del tempo siete bloccati in mezzo al traffico, arrivate alle 7.59 e uscite sfiniti alle 19, con una pausa pranzo di mezz’ora in cui velocemente mangiate un boccone. Manco vedete la luce del sole, soprattutto se abitate a Milano. Morale della favola: le vostre surrenali aumentano la produzione degli ormoni dello stress (cortisolo, adrenalina) perché possiate fronteggiare tutti i “pericoli moderni”. Questi ormoni cominciano ad essere in eccesso e di sera, quando è giunto il momento di staccarla spina, non ci riuscite: siete irrequieti e state già pensando agli affari da sbrigare il giorno dopo o ai problemi ai quali apparentemente non state trovando una soluzione nel tempo che vi siete prefissati (vale anche e soprattutto con Psoriasi e Dermatite atopica: è ormai un anno che avete intrapreso la dieta ma di guarigione nemmeno l’ombra). Cominciate a manifestare i seguenti sintomi:

• Accelerazioni del battito cardiaco a riposo
• Contrazioni muscolari
• Mal di testa
• Affaticamento
• Crampi allo stomaco
• Movimenti di stomaco anomali
• Sudorazione eccessiva
• Dolore muscolare o tensione
• Vertigini
• Difficoltà ad addormentarsi
• Non sentirsi riposati dopo adeguato riposo di 7-8 ore

APPROCCIO A SOSTEGNO

C’è troppo cortisolo in circolo, è necessario farlo rientrare nei limiti prima possibile:

• Ridurne la produzione
• Aumentarne l’escrezione dal corpo

SUGGERIMENTI

• Ridurre l’introito di sodio (sale) che deve rimanere sotto i 3 g/die. Il sodio contribuisce alla ritenzione idrica, contribuendo a ridurre l’escrezione di cortisolo
• Eliminare il caffè (e la caffeina in genere, cioccolato che contiene teobromina, thè) o eventualmente prenderne una tazza entro le 9.00 di mattina
• Prediligere cibi che riducono la produzione di cortisolo (basilico, sedano, barbabietole, noci) e cibi che ricaricano il vostro corpo dei micronutrienti che state perdendo a causa dello stress eccessivo (kiwi, mandorle, patate dolci, limone)
• Passeggiare per 30-40 min 4-5 volte la settimana, possibilmente in mezzo alla natura (va benissimo anche al parco)
• Limitare l’attività aerobica prolungata (corsa, ciclismo)
• Prediligere allenamento di forza (squats e push-up vanno benissimo): l’aumento di cortisolo post-workout può essere facilmente abbassato con un riscaldamento blando 5 min dopo e 5 prima dell’attività.
• Stretching dei meridiani
• Eliminare le benzodiazepine (riducono il cortisolo innescando il suo aumento per compensazione, aumentano la fame e la glicemia)
• Rilassamento e rilasciamento muscolare (Jacobson, Soubiran, ecc.)

SUPPLEMENTI

• Manganese oligoelemento diatesico (utile in fase di stress – diatesi 1)
• Manganese-Cobalto (utile nella fase distonica) – attenzione a chi soffre di ipertensione
• Melissa (in TM ecc)
• Magnolia o Passiflora come tisana
• Meditazione sul respiro
• Melatonina (in casi eccezionali e con moderazione) – migliora il sonno e decrementa la produzione di cortisolo (da evitare in fase di esaurimento perché svolge l’effetto opposto)
• SAMe S-Adenosil Metionina per degradare le catecolamine (adrenalina in eccesso e ripristino della serotonina) – non per lungo tempo perché aumenta l’omocisteina. Preferibile abbinarla alla Idrossicobalamina, Adenosilcobalamina o Metilcobalamina per normalizzare l’omocisteina prodotta nel tempo
• B12 per rimetilazione della metionina e aumento del turnover della adrenalina
• B1, B2, ecc. per produzione di ATP

FASE DI RESISTENZA 2

Per il fatto che non siete riusciti ad arginare gli effetti della prima fase, dopo alcuni mesi da stressati vi ritrovate con un ritmo del cortisolo disregolato, basso al mattino e che aumenta nel corso della giornata, invece che diminuire. Siete passati alla fase di resistenza. Prima che sia troppo tardi è giunta l’ora di rallentare il ritmo, altrimenti la vostra salute generale potrebbe risentirne parecchio.

CONSIGLI PRATICI

• Utilizzo di spezie come zenzero e cannella
• Prediligere cibi che aiutano a regolarizzare il cortisolo (noci brasiliane, cavolo, ecc) e alimenti che forniscono i micronutrienti persi (spinaci, semi di zucca ecc)
• Evitare qualsiasi apparecchio elettronico due ore prima di coricarsi (TV, cellulare, tablet) o eventualmente munirsi di occhiali BLUE BLOCK che tagliano la luce blu.

SUPPLEMENTI

• Rhodiola al mattino
• Ashwagandha di sera: protegge il cervello dai danni dello stress riducendo la sensazione di ansia. Può influenzare la funzione della tiroide, solitamente in maniera positiva.
• Meditazione ed esercizi di respirazione consigliati precedentemente

FASE DI ESAURIMENTO 3

Il vostro corpo sta tentando di proteggersi entrando in uno stato di ibernazione: la produzione di cortisolo è stata così alta per troppo tempo da indurre il vostro corpo ad una sua consistente riduzione per proteggersi. Da notare che il cortisolo si è ridotto non perché non è possibile produrlo, ma perché un carico così elevato non era più sostenibile. Motivo per cui assumere cortisolo in forma sintetica (idrocortisone) può essere per molti che si trovano in questa condizione poco (o per niente) risolutivo.

In questi casi potrebbero esserci problemi di salute non diagnosticati come:

• Patologie della tiroide
• Anemia
• Ipoglicemia/Sindrome metabolica
• Infezione da Epstein-Barr cronica
• Patologie renali
• Patologie cardiache
• Steatosi
• Sick building syndrome (SBS)
• Deficit di micronutrienti
• Apnee notturne

Coloro che si trovano i queste condizioni posso essere stati per lunghi periodi sotto pressioni rilevanti, finanziarie, familiari ed emotive.

La sensazione che si prova in questo stato è quella di essere esausti e non aver la forza di affrontare qualsiasi attività. I sintomi includono fatica debilitante, perdita di massa magra, aumento del grasso a livello addominale, stanchezza generale e vertigini quando ci si alza in piedi da posizione distesa.

Possono esserci anche dolori muscolari e alle articolazioni, bassa pressione inusuale, e una vasta varietà di sintomi a livello dell’apparato digestivo come flatulenza e difficoltà di digestione.

CONSIGLI PRATICI

• Imparare a dire di no e ad essere chiari sulle aspettative che gli altri hanno su di noi
• Alimenti che contribuiscono ad aumentare la sintesi del cortisolo: pompelmo, curcuma, maca, semi di sesamo, mentre quelli che aiutano sono: carne grass-fed, sale integrale marino, avocado
• Aumentare l’assunzione di sodio attraverso sale marino
• Alghe marine
• Bagni di sale Epsom
• Meditazione

SUPPLEMENTI

• Panax Gingsen al mattino (sconsigliato nei soggetti fosforici e nervosi – ectoblasta)
• Liquirizia. È uno dei supplementi più efficaci in questi casi (meglio anche dell’idrocortisone): può aumentare i livelli di cortisolo aiutando il corpo ad utilizzarlo più a lungo
• Camomilla con zenzero e menta piperita alla sera
• Magnesio – meglio la forma orotato, glicerofosfato, malato, gluconato, accompagnata dalla Piridossina vitamina B6 (vitamina indispensabile per la sintesi della serotonina, spesso carente nella stanchezza surrenale)
• Rame-Oro-Argento (l’oro stimola la produzione di cortisolo)
• Ribes Nigrum (cortison like)
• Rhodiola (adattogeno, implementa la risposta surrenalica e la produzione di serotonina)
• Cordyceps insieme al Reishi (modulano l’asse HPA – il cordyceps agisce su meridiano rene e ottimizza la risposta surrenalica, il reishi modula la fase cortisolemica e agisce sul meridiano del cuore SHEN)
• Vitamina C (azione surrenalica)
• Quercus peduncolata (pianta utilizzata per la risposta surrenalica)
• Sequoia gigantea (utile nelle fasi di esaurimento surrenalico, in particolare nella senescenza)
• DL Fenilalanina (nelle fasi depressive e di aumento del dolore) – sconsigliata agli ipertesi
• Corteccia surrenale bovina (dietro consiglio esperto)

FIORI AUSTRALIANI UTILI (RAPPRESENTANO SOLO ALCUNI POSSIBILI DA IMPIEGARE)

• Macrocarpa – dona vitalità, resistenza fisica e, agendo sulle surrenali, rivitalizza il corpo a livello fisico
• Paw Paw – agisce sulla mancanza di energia dovuta alla troppa attività mentale. In questo caso c’è la chiara sensazione di essere sopraffatti in casa come al lavoro
• Pink Mulla Mulla – indicato se la stanchezza si protrae da lungo tempo, dovuta a ferite emozionali o spirituali che bloccano l’energia. Spesso si tratta di ferite che ci portiamo dietro dalle vite passate, che creano una cicatrice ancora attiva a livello psichico o emotivo
• Waratah – protegge e sostiene in caso di eventi dolorosi che portano disperazione, prostrazione e grande sofferenza (la notte buia dell’anima), infondendo coraggio per reagire alla crisi e stimolando la forza d’animo e la capacitò di reagire agli eventi. Risveglia la forza reattiva, favorendo lo spirito di sopravvivenza, la fiducia e l’ottimismo. Nei momenti di crisi, può servire per comprendere e acquisire consapevolezza dell’esperienza che stiamo attraversando, recuperando fede e coraggio per andare avanti
• Black Eyed Susan – per gli impazienti, frettolosi, iperattivi, aiuta a rallentare e rispettare ritmi più naturali, evitando di disperdere le energie e lo stress conseguente. Antistress. Permette di dosare i tempi, delegare e organizzare meglio gli impegni quotidiani o lavorativi. Calma e pace interiore, pazienza, empatia e tolleranza verso gli altri e i ritmi diversi dai nostri, rallentamento e calma di pensieri e azioni. Utile nei disturbi relativi alla fretta e al nervosismo, come digestione (per chi mangia di fretta, per esempio), diarrea, mal di testa da iperattività mentale, disturbi del sonno

SUONOPUNTURA CON I DIAPASON

Secondo la Medicina Vibrazionale le cause primarie dei maggiori disturbi e patologie sono da attribuirsi ad uno squilibrio energetico dei diversi sistemi ed è proprio questo squilibrio all’ origine di squilibri organici e psicosomatici che possono, col tempo, peggiorare. Per ricondurre la persona ad uno stato di salute e ben-essere occorre riportare questi sistemi ad una condizione di equilibrio.

La Suonopuntura Vibrazionale, inducendo una profonda stimolazione di tipo vibrazionale sui biopunti, sulle zone dolenti e sui diversi sistemi energetici, favorisce la graduale e costante scomparsa delle somatizzazioni fisiche e delle cause primarie che hanno permesso l’instaurarsi del sintomo/segnale.

L’utilizzo degli Harmonious (diapason) si rivela efficace per il riequilibrio del meridiano (VG e VC) e dei chakra, con ripercussioni positive sullo stress e stanchezza surrenale, depressione, fibromialgia, ansia.

SURRENI, MEDICINA CINESE E INDIGENA

Molte antiche culture credevano che le ghiandole surrenali fossero degli “scrigni” da cui veniva custodita la forza vitale e che al momento della morte questa sorgente scomparisse. Più velocemente usiamo questa forza, più velocemente invecchieremo. Nella medicina cinese questa forza di salute e vita si chiama Jing. Nasciamo con un contenuto limitato alla nascita, ed alcune erbe, accorgimenti, esercizi di respirazione possono aumentarla. Il processo di invecchiamento non è altro che la perdita del nostro Jing, che è sovrautilizzato soprattutto per quando si lavora senza pause e mancanza di sonno. I nativi americani erano consapevoli dell’ importanza delle ghiandole surrenali: durante l’inverno, era tradizione che dopo aver ucciso un grosso animale, tutti gli abitanti del villaggio si spartissero quel tessuto grasso (che erano proprio i surreni della bestia) sopra i reni e lo mangiassero crudo istantaneamente. I nativi americani non conoscevano lo scorbuto dovuto alla mancanza di vitC , contenuta in gran parte nei tessuti surrenali.

STILI DI VITA

• Godetevi un bella gita in bici o una passeggiata in montagna un paio di volte al mese (APPORTO DI IONI NEGATIVI);
• Allenamenti di forza a corpo libero;
• Cerca di trovare il tempo per giocare con un gruppo di amici o di impegnarti in un ‘attività per te molto appagante (sia fisicamente come uno sport di squadra, sia spiritualmente che intellettualmente);
• Cerca di impegnarti in attività socialmente utili che ti mettano a contatto con persone che condividono i tuoi stessi valori.
• Praticate la spiritualità (zen, buddismo, altre pratiche spirituali)
• Pratica la respirazione (pranayama, rebirthing, respirazione olotropica)
• Pratica del buon sesso (per la produzione di endorfine (anandamide)
• Se sei fortunato/a goditi l’innamoramento (produce feniletilammina (PEA) o “love drug”

PER CONCLUDERE
Dobbiamo affrontare le cose in modo diverso, dare priorità a ciò che è importante ricordando che anteporre noi stessi a tutto il resto, di tanto in tanto, è sano e anche necessario.

– James L. Wilson, MD – Adrenal Fatigue: The 21st Century Stress Syndrome – Smart Publications, 2002 (con oltre 150 referenze scientifiche)
– Michael Lam, MD – Adrenal Fatigue Syndrome – Adrenal Institute Press, 2012 (con oltre 180 referenze scientifiche)
– John W. Tintera, MD – The Hypoadrenocortical State and its Management – New York State Journal of Medicine, 55 (13): 1-14 , 1955
– William McK.Jefferies, MD – Safe Uses of Cortisol – Charles C. Thomas Publisher; 3° ed. 2004 (con oltre 240 referenze scientifiche)
– Raul Vergini – Fatica surrenale (sitografia)

HNMT HISTAMINE INTOLERANCE – INTOLLERANZA ALL’ISTAMINA, COS’E’ E COME SI TRATTA

Umberto Villanti
Dottore magistrale in scienze della nutrizione
Dottore in neuro e psicomotricità dell’età evolutiva
Terapista Complementare Naturopata Sanità Svizzera

COS’E’ L’ISTAMINA

L’istamina è un composto azotato coinvolto:

• Meccanismi digestivi – recettori H2
• Risposta infiammatoria – mastociti
• Neurotrasmettitore in diverse funzioni cerebrali – recettore H3

In natura la troviamo principalmente: alimenti invecchiati, processati, fermentati, coltivati e “guasti”. Alcuni degli amminoacidi vengono trasformati dagli enzimi batterici in ammine bioattive (delle quali l’istamina che deriva dall’istidina). A bassi livelli l’istamina fa aumentare l’acidità dello stomaco, che è in grado di eliminare ogni batterio al quale possiamo essere esposti. Ad alti livelli, l’istamina può scatenare nausea, diarrea, palpitazioni e dilatazione dei vasi sanguigni che deriva in forti mal di testa.

REAZIONI AVVERSE ALL’ISTAMINA

Entro alcuni minuti dall’esposizione all’istamina possiamo provare i seguenti sintomi:

• Arrossamento al volto (vampate)
• Nausea
• Cefalea
• Rinorrea o congestione nasale
• Vertigini
• Tachicardia
• Ansia

Se la reazione continua, possono verificarsi i sintomi seguenti:

• Gonfiore generalizzato
• Crampi addominali
• Diarrea

Nei casi più gravi:

• Attacchi di panico
• Visione offuscata
• Broncocostrizione, asma e difficoltà di respiro
• Edema della laringe e rigonfiamento della lingua

L’ISTAMINA E’ UNA DELLE TANTE AMMINE BIOGENICHE

Un’ammina biogenica è una potente molecola capace di dare segnali pur essendo fatta di un solo amminoacido. L’istamina, per esempio, deriva da un comune amminoacido, l’istidina (gli amminoacidi sono i mattoni che costituiscono le proteine). Carne e pesce sono ricchi in proteine e, di conseguenza, pieni di amminoacidi.

Segue una lista delle ammine biogeniche più comuni e degli amminoacidi da cui derivano.

• Arginina – agmatina, putrescina, spermina, spermidina
• Istidina – istamina
• Lisina – cadaverina
• Ornitina – putrescina, spermina, spermidina
• Fenilalanina – feniletilamina
• Tirosina – tiramina

BATTERI INTESTINALI E ISTAMINA

Molte specie di batteri e di lieviti contengono l’enzima istidina decarbossilasi (HDC) che trasforma l’istidina in istamina o altre ammine biogeniche nelle loro forme attive.
Quando la carne o il pesce non vengono consumati immediatamente o congelati, i batteri iniziano subito il loro lavoro scomponendo le proteine nei loro amminoacidi e metabolizzandoli. Uno dei prodotti è l’istamina.

SENSIBILITA’ ALL’ISTAMINA

Importantissimo mangiare carne e pesce freschissimi o avere l’assicurazione che erano stati rapidamente congelati

ATTENZIONE AD UNA SERIE DI ALIMENTI LAVORATI CHE CONTENGONO ELEVATI LIVELLI DI ISTAMINA

Batteri al latte per fare formaggi e yogurt.
Lieviti all’uva per fare il vino.
Batteri alla carne per fare salami.

Nella fase di preparazione, questi alimenti freschi – latte, uva e carne – che nelle loro forme fresche sono essenzialmente privi di istamina, diventano molto ricchi e con livelli elevati di istamina e altre ammine biogeniche.

PSEUDO-ALLERGIA DA TOSSICITÀ ISTAMINICA

Le ammine biogeniche sono presenti anche nei formaggi invecchiati, vino rosso, cioccolato, che sono tutti frequenti fattori scatenanti di episodi di emicrania.

Microbiota: sovracrescita intestinale di batteri (SIBO = small intestinal bacterial overgrowth), e sovracrescita di lieviti producono troppa istamina. Molte persone che soffrono di intolleranza all’istamina presentano sia deficienze nella produzione dell’enzima DAO (che degrada l’istamina inattivandola), sia un eccesso di batteri o di lieviti che sono diventati fabbriche di istamina all’interno dell’apparato digerente.

COSA E’ L’INTOLLERANZA ALL’ISTAMINA

L’intolleranza all’istamina colpisce almeno l’1% della popolazione e l’80% di quelli che ne soffrono si trova fra i 40 e i 60 anni.

Il termine “intolleranza all’istamina” venne introdotto per sintomi quali dolore addominale, flatulenza, diarrea, cefalea, prurito, gonfiori oculari, ponfi, riniti, mestruazioni dolorose, difficoltà di respiro, episodi di tachicardia, palpitazioni e ipotensione che si verificano dopo aver consumato cibi ricchi in istamina (Komericki 2011).

L’intolleranza all’istamina può essere provocata da livelli troppo bassi di DAO.

Questo enzima si trova, fra l’altro, nelle membrane delle cellule che rivestono il digiuno e l’intestino tenue e della prima parte del colon. Le persone che presentano danni al sistema gastrointestinale sono a più alto rischio di intolleranza all’istamina. Le donne sono più comunemente affette dei loro colleghi maschi e questo perché gli estrogeni e l’istamina hanno un effetto di potenziamento reciproco.

L’istamina può aumentare i livelli di estrogeni e viceversa, spiegando così perché l’intolleranza all’istamina sia associata a crampi pre-mestruali, emicrania mestruale e anche alla presenza di fibromi uterini. Le donne in gravidanza possono provare notevole sollievo dalle loro ipersensibilità alimentari, in quanto la placenta secerne quantità molto elevate di DAO, l’enzima che distrugge l’istamina.

CAUSE COMUNI DI INTOLLERANZA ALL’ISTAMINA

• Malattie infiammatorie intestinale (o qualsiasi causa di danno alla mucosa che riveste l’intestino)
• Malattia celiaca
• Disbiosi intestinale
• Sindrome da sovracrescita batterica nel tenue (SIBO)
• Infezioni parassitarie, come ad esempio la Giardia.
• Sindrome dell’intestino permeabile (LGS = Leaky gut sindone).
• Alcol o altri inibitori della DAO.
• Eccesso di ammine biogeniche nella dieta.
• Farmaci che aumentano l’istamina.
• Allergie alimentari.
• Polimorfismi genetici, come MTHFR e altri, che abbassano DAO, MAO, ALDH.
• Deficienze di co-fattori vitaminici – gli enzimi, come DAO e MAO si basano su co-fattori vitaminici e deficienze di questi co-fattori possono pure provocare una attività enzimatica anormale.

FARMACI E SUPPLEMENTI DA EVITARE

L’intolleranza temporanea all’istamina è causata da sostanze come alcol, una serie di farmaci con sostanze attive specifiche (come gli antibiotici, i fans, gli espettoranti) e da un consumo eccessivo di alimenti contenenti istamina. Inoltre, alcuni farmaci sono i seguenti:

• Vasodilatatori
• Aspirina
• Inibitori di pompa
• Ranitidina
• Barbabietola rossa in compresse per trattamento dell’ipertensione

CIBI DA EVITARE PER CHI E’ AFFETTO DALLA PROBLEMATICA (RICCHI DI ISTAMINA)

• Evitare le bevande alcoliche
• Evitare insaccati
• Evitare prodotti di pesce processato. Utilizzare solo pesce sicuramente fresco
• Evitare i cetrioli
• Evitare i cedri
• Evitare il cioccolato (in special modo al latte)
• Evitare le noci (specie arachidi)
• Evitare prodotti che contengano lievito o estratti di lievito
• Evitare la salsa di soia e prodotti fermentati di soia
• Evitare il tè nero e il tè verde
• Evitare caffè e bevande contenenti caffeina
• Evitare formaggi stagionati.
• Evitare gli spinaci in grandi quantità
• Evitare pomodori, salse di pomodoro e ketchup
• Evitare alimenti colorati artificialmente e con conservanti
• Evitare certe spezie (per i soggetti sensibili alla problematica): cannella, anice, noce moscata, curry, peperoncino di cayenna, chiodi di garofano

TEST PER L’INTOLLERANZA ALL’ISTAMINA

Contrariamente ad un’allergia alimentare, l’intolleranza all’istamina non interessa il sistema immunitario. Non è pertanto possibile riscontrarla per mezzo di un classico test allergologico. Poiché il contenuto d’istamina è variabile – perfino nello stesso tipo di alimento – i sintomi possono talvolta verificarsi e talvolta no, anche ingerendo lo stesso alimento.

Ne fanno parte, fra gli altri:

• Disturbi gastroenterici (a es. diarrea, dolori addominali, crampi o flatulenza)
• Mal di testa, fino ad attacchi di emicrania
• Eruzione cutanea, prurito, orticaria
• Asma, difficoltà respiratorie, rinite
• Nausea, palpitazioni, vertigini
• Irritazioni della mucosa nasale, ad esempio naso che cola o naso chiuso

Di norma, i disturbi compaiono nell’arco di circa 45 minuti dall’assunzione di alimenti contenenti istamina e scompaiono dopo un intervallo che va dalle otto alle dodici ore.

PER VALUTARE SE SOFFRI DI INTOLLERANZA ALL’ISTAMINA RISPONDI ALLE SEGUENTI DOMANDE:

• Soffri sovente di mal di gola, raffreddore?
• Ti capita spesso di avere febbre, congiuntivite?
• Soffri di stanchezza cronica?
• Soffri di sonnolenza dopo aver mangiato?
• Soffri di mal di testa dopo aver mangiato?
• Dopo aver mangiato, hai prurito?
• Dopo aver mangiato, ti senti la pancia gonfia?
• Hai meteorismo o flatulenza dopo aver mangiato?
• Hai problemi a livello gastrico (gastrite, digestione difficoltosa)?
• Hai problemi a livello intestinale (diarrea, mal di pancia, colite)?

Se hai risposto si ad almeno 3 domande, potresti avere dei problemi correlati a un’intolleranza all’istamina,

TRATTAMENTO DELL’INTOLLERANZA ALL’ISTAMINA

Inizialmente sarebbe opportuno trattare eventuali disbiosi (alterazioni del microbiota intestinale), che potrebbero essere una o più delle seguenti:

• Disbiosi fungina
• SIBO
• Infezioni batteriche
• Infestazioni parassitarie
• Mancanza di flora batterica intestinale salutare

Inoltre, sarebbe bene curare una eventuale permeabilità intestinale:

• Integrare una sana alimentazione con l-glutammina, aloe, DGL (liquirizia deglicirrinizzata) o altri supplementi utili alla salute intestinale
• Evitare i più comuni allergeni alimentari
• Assumere ceppi di probiotici che diminuiscono la produzione di istamina il Lactobacillus ramnosus e il Bifidobacterium lactis possono ridurre la produzione di istamina

Usare antistaminici naturali

• Acido ascorbico – aiuta a degradare l’istamina
• Vitamina B6 – importante per la sintesi dell’enzima DAO
• Quercetina (meglio in polvere) – antistaminico naturale e stabilizzatore dei mastociti
• Aumentare l’attività dell’enzima DAO – Assumere l’enzima DAO con i pasti

N.B. Gli alimenti sconsigliati sono per chi è affetto dalla problematica. Alcune spezie, la cioccolata fondente, e altro non provocano necessariamente problemi di intolleranza istaminica a chiunque. Questo al fine di fugare eventuali allarmismi.

ANSIA, DIFFICOLTA’ RESPIRATORIE E REFLUSSO ACIDO: QUANDO IL FEGATO NON DETOSSIFICA BENE I SOLFITI

(POLIMORFISMI SUOX E PROBLEMATICHE ASSOCIATE – polimorfismi Q364X, S370S, S370Y)

Umberto Villanti
Dottore magistrale in scienze della nutrizione
Dottore in neuro e psicomotricita dell’età evolutiva
Optometrista
Terapista Complementare Naturopata Sanità Svizzera

COS’E’ IL GENE SUOX

Il gene SUOX è coinvolto nella attività di detossificazione dei solfiti nel nostro organismo; La solfito ossidasi è l’enzima terminale prodotto da questo gene nel processo di degradazione ossidativa degli aminoacidi contenenti Zolfo.

Negli esseri umani l’insufficienza di questo enzima in genere conduce ad anomalie neurologiche.

I SOLFITI

I solfiti sono generati come sottoprodotti naturali del ciclo di metilazione dagli alimenti che ingeriamo o dalle sostanze che possiamo inalare; vengono infatti utilizzati in grande quantità come conservanti per evitare lo scolorimento o impedire la crescita dei microorganismi nell’industria alimentare ( frutta, verdura, marmellate, cibi precotti, pesce, farine, vino ecc); sono impiegati per mantenere la stabilità e la l’efficacia di alcune medicine, per prevenire la ruggine e le incrostazioni nell’acqua delle caldaie e persino per la produzione del cellophane per confezionare gli alimenti.

Il sintomo più comune riportato dalle persone intolleranti è la difficoltà di respirazione, ma i sintomi possono variare molto da persona a persona; i solfiti possono essere causa di orticaria, nausea, dolore al petto, ed in alcuni casi di gravi reazioni allergiche.

I solfiti potrebbero stimolare la risposta adrenergica di “Attacco- Fuga” del sistema nervono autonomo e stimolare la risposta allo stress del cortisolo.

Molte persone con mutazione SUOX, soffrono di reflusso acido che sembra non rispondere ai normali farmaci antireflusso GER, è possibile che la radice del problema sia l’eccesso dei solfiti che producono effetti allergici simili all’asma e che hanno come reazione secondaria il reflusso acido.

Molti integratori come il GSH, MSM, NAC dovrebbero essere evitati, così come alcuni farmaci utilizzati come antipertensivi o antibiotici o chelanti dovrebbero essere utilizzati con attenzione.

I solfiti pertanto risultano essere neurotossici e possono accumularsi in caso di difettoso funzionamento del SUOX nella sua forma di eterozigote o di omozigote.

TRATTAMENTO
Per accelerare il funzionamento del SOUX è consigliabile la supplementazione con Molibdeno, Boro, Vitamina E e Vitamina B12.