IPERTIROIDISMO: CAUSE, TRATTAMENTO MEDICO E SUPPORTO NATURALE A SOSTEGNO  

IPERTIROIDISMO: CAUSE, TRATTAMENTO MEDICO E SUPPORTO NATURALE A SOSTEGNO

 

E’ una condizione medica o disturbo del sistema endocrino derivante dall’eccesso di funzionalità della ghiandola tiroidea, caratterizzata da un aumento in circolo di ormoni tiroidei, triiodotironina (T3) e/o tiroxina (T4), sia per aumento di funzione della tiroide che per distruzione della tiroide stessa.  La causa più comune è la malattia di Basedow-Graves. L’ipertiroidismo è stato descritto per la prima volta nel 1786 da Caleb Hillier Parry.  Altri medici del suo tempo, come Carl von Basedow e Robert James Graves, egli non fecero nessun collegamento tra i sintomi e una possibile malattia della tiroide. Il primo a determinare questa correlazione fu Paul Julius Möbius, nel 1886.

 

SINTOMI

  • perdita di peso;
  • affaticamento;
  • indebolimento;
  • iperattività;
  • irritabilità;
  • apatia;
  • depressione;
  • poliuria;
  • sudorazione;
  • pelle ingiallita.
  • palpitazioni e aritmia (specialmente fibrillazione atriale);
  • dispnea;
  • infertilità;
  • calo del desiderio;
  • nausea;
  • vomito;
  • diarrea.

 

CAUSE AUTOIMMUNI

 

Esiste un’associazione tra questa disfunzione tiroidea e la miastenia gravis. La disfunzione tiroidea, in questa condizione, è spesso autoimmune. Il 5% dei pazienti con la miastenia gravis ha anche l’ipertiroidismo.

 

METABOLISMO E IPERTIROIDISMO

 

  • Stimolazione della calorigenesi con aumento del metabolismo basale.
  • Nel Mitocondrio il NADH+ e FADH2 devono essere riossidati per poter essere nuovamente utilizzati.
  • Iperproduzione di ormoni tiroidei T3 e T4 che stimolano la produzione di una proteina (TERMOGENINA) – si forma un canale che fa rientrare i protoni nella matrice.
  • Energia liberata non convertita in ATP ma dissipata sotto forma di calore, causando stanchezza e perdita di peso.

 

DIAGNOSI MEDICA

 

Consiste nel dosaggio del TSH, FT3, FT4. In particolare si ha un incremento ematico di rilievo delle frazioni libere degli ormoni tiroidei (FT3, o free-triiodiotironina ed FT4, o free-tetraiodiotironina), associato ad un abbassamento dell’ormone tireotropo (TSH, Thyroid Stimulating Hormone). L’abbassamento del TSH deriva dalla controregolazione negativa a livello adenoipofisario. E’ necessaria una diagnosi differenziale per valutare diverse cause quali:

  • Ipertiroidismo autoimmune (mediante dosaggio di anticorpi specifici, come anticorpi anti-recettore del TSH, AbTPO o AbTg);
  • Farmaci (per esempio da amiodarone);
  • Tireotossicosi;
  • Distruttiva (tiroidite subacuta);
  • Iatrogena (assunzione di ormoni tiroidei).

 

Altri esami consistono negli accertamenti ematochimici (VES, Tireoglobulina), o strumentali (ecografia tiroidea con color-Doppler), oppure scintigrafia tiroidea con iodocaptazione.

 

TRATTAMENTO MEDICO

 

In genere si basa sull’impiego di farmaci (propiltiouracile o metimazolo, quest’ultimo meglio conosciuto con il nome commerciale Tapazole), terapia radiometabolica con radioiodio, chirurgia della tiroide. Il propiltiouracile è un farmaco antitiroideo derivato dal tiouracile che deprime la produzione degli ormoni tiroidei.

 

TIROIDE E NEUROTRASMETTITORI

 

Diete errate, instabilità del glucosio, stress surrenale ed infezioni intestinali non alterano solo la tiroide, ma compromettono anche la salute del cervello causando infiammazione, carenza di neurotrasmettitori (con sintomi come depressione e problemi di memoria) e degenerazione cerebrale. I neurotrasmettitori sono gli agenti chimici del cervello che permettono alle cellule cerebrali di comunicare fra loro; sono fondamentali per regolare l’umore, il sonno, l’appetito e il comportamento sessuale. I principali neurotrasmettitori sono la dopamina, la serotonina, la norepinefrina e il GABA. L’ipertiroidismo può provocare una condizione nota come demenza ipertiroidea, in particolare nelle persone che seguono una terapia ormonale a base esclusivamente di T3, perdendo quindi l’effetto compensatorio della rT3. I sintomi della demenza ipertiroidea sono: perdita della memoria a breve termine, perdita della capacità di calcolo e della competenza linguistica. L’eccesso di ormoni tiroidei impatta i centri cerebrali della memoria, dell’attenzione, del linguaggio, nella capacità analitica e della risoluzione dei problemi complessi. In sintesi, se da un lato una tiroide sana ha un effetto protettivo su cervello, una malattia tiroidea non trattata è una garanzia di degenerazione cerebrale di entità variabile nel tempo, che secondo alcuni medici è simile a quella causata dall’abuso di stupefacenti a lungo termine.

 

ALTRE CAUSE POSSIBILI

 

In letteratura scientifica esistono diversi studi che mettono in correlazione alcuni eventi stressanti e l’innesco della problematica. Alcuni fattori scatenanti sembrerebbero essere una separazione o minaccia di separazione dalla persona di cui si è dipendenti, la morte di un caro, un divorzio. Altri studi correlano la presenza di alcuni metalli tossici e l’innesco della problematica, in particolare il mercurio in quanto determina problemi con lo iodio, zinco, rame, ecc. Secondo alcuni studi statunitensi esisterebbe una correlazione tra la permeabilità intestinale e l’ipertiroidismo (link between hyperthyroidism and leaky gut).

 

RACCOMANDAZIONI ALIMENTARI

 

In questa condizione sarebbe preferibile un aumento dei cereali integrali, pasti piccoli e frequenti per compensare metabolismo, l’utilizzo e la supplementazione di proteine se il soggetto è esaurito sotto l’aspetto nutrizionale, l’evitamento di stimolanti nervini. Inoltre, sarebbe bene aumentare gli alimenti goitrogeni ricchi in isotiocianati che sembrerebbero simili, ma non per questo da sostituire, al farmaco piltiouracile. Nei casi lievi di ipertiroidismo una raccomandazione potrebbe essere l’utilizzo di latte di soia crudo ricco in calcio e modulatore estrogenico, o di brassicacee (mezzo cavolo al giorno come trattamento).

 

ANTIOSSIDANTI E SOSTANZE UTILI

 

L’utilizzo di antiossidanti in questi soggetti è essenziale in quanto carenti, che li predispongono a cardiopatie tireotossiche e miopatie (danni mitocondriali). Vitamina C, Selenio, Vit E, Betacarotene rappresentano alcuni di essi. La vitamina E pare essere utile come coadiuvante nel processo di disintossicazione dall’eccesso di iodio. Come antagonista dell’effetto dell’ormone tiroideo nei tessuti periferici (inibisce l’entrata nel nucleo della cellula) risulta utile inoltre la L-Carnitina, mentre come protezione cardiaca e cofattore della catena di trasporto degli elettroni (ATP) il Coenzima Q10. Uno studio ha confermato che i livelli sierici di CoQ10 nell’ipertiroidismo erano significativamente inferiori a quelli dei soggetti eutiroidei, mentre nell’ipotiroidismo i livelli sierici di CoQ10 non mostravano alcuna differenza significativa rispetto a quella dei soggetti eutiroidei. Un altro accorgimento interessante è l’utilizzo di Magnesio che decrementa l’assorbimento di sodio diminuendo così l’eccitabilità della tiroide (meno palpitazioni e tachicardia, ecc.).

Molte persone con una malattia della tiroide (sia ipertiroidismo che ipotiroidismo) hanno uno squilibrio del rame, cosa che non influisce solo sulla salute della tiroide, ma può anche portare a numerosi altri problemi come emicranie, allergie, sindrome premestruale e depressione. Gli altri sintomi riconducibili ad uno squilibrio del rame includono: senso di spavento, agitazione, stanchezza, distrazione, ansia, paura, eruzioni cutanee come acne ed eczema, mal di stomaco ed altri. I sintomi psicosomatici sono dovuti al fatto che il rame stimola la produzione di ammine biogene (epinefrina, norefinefrina e dopamina) che possono causare ansia, sudorazione eccessiva e altri sintomi simili a quelli dell’ipertiroidismo. Alcune persone sono carenti di rame; di solito, la carenza di questo minerale è associata all’ipertiroidismo, ma a volte anche all’ipotiroidismo. Uno studio condotto su un gruppo di donne ipertiroidee suggerisce che quando la tiroide inizia a lavorare troppo bisognerebbe controllare la quantità di rame. Le pazienti del gruppo hanno constatato che supplementare rame ha ridotto i loro sintomi, di solito entro ore o pochi giorni al più tardi. La maggior parte delle pazienti che ha assunto integratori di rame ha ridotto significativamente il dosaggio dei farmaci anti-tiroide dopo 3-6 mesi. Anche se il rame sembra essere coinvolto nella genesi dell’ipertiroidismo, non è l’unico fattore da considerare, perché se così fosse, sarebbe stato già scoperto da tempo. Il metabolismo del rame dipende da diversi altri nutrienti, come lo zinco. Un altro complemento utile è il Metilsulfonilmetano o MSM, un composto organico sulfureo presente nella frutta, nei vegetali e nei semi. Ha principalmente proprietà antiinfiammatorie e antidolorifiche, ma sostiene anche il sistema immunitario e il naturale processo di metilazione e disintossicazione del fegato essendo un cofattore nella produzione di glutatione antiossidante. Inoltre, lo zolfo è un gozzigeno naturale, presente anche nei farmaci contro l’ipertiroidismo, rallentando così il funzionamento della tiroide.  Alcune testimonianze affermano che se preso a cicli e ad un certo dosaggio, i sintomi spariscano nel giro di circa due settimane. L’olio di semi di lino è un’altra fonte vegetale utile per questa problematica, ricca di acido alfa-linoleico (ALA), acido grasso essenziale molto utile nel trattamento di diverse malattie. I semi e l’olio ottenuto contengono sostanze note per il loro effetto benefico sulla salute. L’olio di semi di lino è utile per il sistema circolatorio, nervoso, immunitario e riproduttivo. Ci sono diverse testimonianze che confermano l’effetto positivo dell’olio di semi di lino sull’esoftalmo; i risultati possono essere apprezzati dopo due o tre settimane di cura. L’olio di semi di lino pare essere efficace anche sul gozzo; in questo caso è necessario almeno un mese di cura per ridurne le dimensioni. L’olio di semi di lino è disponibile anche in bottiglia, da usare come condimento.

 

SUGGERIMENTI NATURALI A SOSTEGNO

 

Tra gli oligoelementi catalitici spicca il Manganese, sostenuto dall’utilizzo di Iodio nella stessa forma, in quanto modulatore e non stimolatore. Il manganese catalitico non è da confondere con altri tipi di manganese, che invece sembrano alterare le funzioni tiroidee inibendo l’enzima deiodinasi e la produzione di dopamina, neurotrasmettitore regolatore della ghiandola tiroidea. Tra le piante utili esiste il Lycopus europaeus, L. virginicus.   Studi farmacologici hanno mostrato che gli acidi rosmarinico, ellagico, clorogenico e il glucoside beta-7-luteolina contenuti nella pianta sono i principali costituenti attivi che bloccano i recettori del TSH (ormone stimolante la tiroide) e riducono la conversione periferica del T4 in T3. Un’altra pianta utile risulta essere la Lythospermum officinale. Gli studi su animali hanno mostrato che questa pianta è in grado di bloccare i recettori TSH e sopprimere la pompa dello ioduro. Inoltre inibisce la conversione periferica del T4 in T3. In uno studio in vitro, un estratto secco ha mostrato un’azione antagonista nei confronti degli anticorpi antitiroide, in un tessuto di tiroide affetta da Morbo di Graves. Un’altra azione riequilibrante è data dalla Melissa officinalis. Tale pianta rallenta la funzione ipofisaria, riduce il TSH e gli ormoni tiroidei e blocca gli anticorpi anti-tiroide. Inoltre, alcuni funghi si sono rivelati preziosi alleati per modulare la problematica e la componente immunitaria. Sono diversi i funghi utilizzati impiegati in modo sinergico tra loro, in particolare spicca l’Agaricus blazei murrill, il quale riporta il sistema immunitario nello stato di equilibrio precedente allo sviluppo della malattia, riducendo o anche eliminando gradualmente la produzione degli anticorpi autoimmuni, che aggrediscono alcune parti del proprio organismo. Alcuni rimedi di tipo energetico vibrazionale potrebbero essere Oak, insieme ad altri fiori di Bach, utili per modulare l’aspetto emozionale, nonché grey spider flower australiano associato anche questo ad altri rimedi vibrazionali.

 

CHIAVE DI LETTURA ENERGETICA DELLA PROBLEMATICA

 

La Malattia di Basedow, o ipertiroidismo, interessando la tiroide, è ascrivibile a una tensione nel Quinto Chakra, negli aspetti dell’esprimere e del ricevere. Il risultato della malattia è un’eccessiva produzione di ormoni tiroidei perchè la ghiandola funziona “troppo”. Da un punto di vista energetico potremo dire che il soggetto non si permette di esprimere il mondo che ha dentro, ma questo preme per uscire. E’ considerata una malattia autoimmune e questo ci riporta a una tensione nel Quarto Chakra nella percezione dell’amore. Inizialmente il malessere provocato dal non esprimersi porta la persona ad accelerare il suo ritmo naturale, che le genera una situazione di disagio e emotivo, con insicurezza (diarrea, sudorazione) e incapacità di sentirsi nutrita (dimagrimento) che indicano tensione nel Primo Chakra. L’immagine offerta dalla sintomatologia conclamata è di qualcosa che “vuole uscire” a tutti i costi a livello del Quinto Ckakra (gozzo) e del Terzo (occhi sgranati e sporgenti); la persona vorrebbe esprimersi per quello che veramente è ma non si sente nutrita (dimagrimento) né amata (tensioni al Quarto Chakra, con disturbi del ritmo cardiaco e della pressione). I sintomi di irrequietezza, insonnia, irritabilità ed esaltazione della capacità ideativa indicano una forte tensione a livello del Terzo Chakra, poiché la persona vive più l’aspetto del controllo che della libertà di essere se stessa. Qualora ci fossero problemi nell’area sessuale questo indica che chi ne è affetto non si permette di esprimersi in questo aspetto. La soluzione è che il soggetto esprima la sua verità, con i tempi e i modi che gli sono consoni, senza paura né controllo.

 

Secondo la Metamedicina nell’ipertiroidismo c’è una certa determinazione a raggiungere i propri obiettivi a detrimento del proprio bisogno di riposo, e ciò spinge a dover attingere alle proprie riserve di energia. Questa determinazione può avere le sue radici nella paura, si dice a se stessi: «Non posso fermarmi, bisogna che resista, altrimenti…». Può anche essere legata al desiderio di dimostrare agli altri ciò che si è capaci di fare, cosa che genera in noi uno stress che ci rende iperproduttivi fino a che raggiungiamo lo sfinimento e lo scoraggiamento che fanno passare alla fase ipotiroidea. Ho preteso molto da me stesso per avere successo, per dimostrare ciò di cui ero capace, per essere amato o perché mi ritenevo indispensabile?

Per la persona che non si ferma mai perché si crede indispensabile, la parola chiave per guarire da questa malattia è «rallentare», cercare dei mezzi che l’aiutino ad acquisire la calma mentale e concedersi il tempo di vivere. La meditazione e lo yoga, insieme al trattamento medico,  possono aiutare molto.

 

IMPORTANTE

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore declina ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate. Per la valutazione dell’ipertiroidismo e per la sua cura dovete rivolgervi ad un medico e/o nutrizionista.

 

 

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VITAMINA D E VITAMINA C: UNA COPPIA VINCENTE

Un recente studio conferma che la Vit D e la Vit C interagiscono a livello molecolare utilizzando profili di espressione di geni che sono strettamente correlati al recettore della vitamina D (VDR) e al gulonolactone oxidase (LGO), collegati e situati nel fegato e nella milza. L’uomo oggi non può più produrre acido ascorbico perché carente di questo enzima importante (GLO). E’ noto che da migliaia di anni l’uomo è soggetto allo scorbuto. Ad oggi non esistono teorie o spiegazioni certe in merito, sembrerebbe però che la mutazione che ha determinato questo deficit risalirebbe all’era in cui molti invertebrati e vertebrati si estinsero, (teoria dell’esplosione di una supernova); l’assorbimento da parte dell’atmosfera terrestre di raggi gamma e raggi X potrebbe aver contribuito al danno genetico e quindi alla mutazione di geni come quello della L-gulonolattone ossidasi (GLO). A causa di questo gene difettoso l’uomo soffre di una malattia epato-enzimatica genetica, un vero errore innato nel metabolismo dei carboidrati, cioè non siamo più in grado di sintetizzare acido ascorbico a partire dal glucosio epatico. Secondo alcuni studi, la Vitamina D sembrerebbe “risvegliare” l’enzima assente e carente in alcuni animali, ma presente ancora nel genoma umano, o quantomeno potenziare gli effetti della Vitamina C . Quindi, insieme si danno una mano a vantaggio del nostro organismo, riducendo le malattie neurodegenerative, i tumori, aumentando la telomerasi “enzima dell’immortalità” – o anti invecchiamento, incrementando inoltre la risposta immunitaria.  Meravigliosa vitamina D !!

 

Fonte:  “Analysis of potential interactions between vitamins D and C using gene expression profiles from mouse models” – Jiao Y, Niu M, Tian C, Yan J, Vancil AW, Yan X, Zhang M. – Cell Mol Biol (Noisy-le-grand). 2017

 

**La L-gulonolattone ossidasi è un enzima non presente nell’uomo, appartenente alla classe delle ossidoreduttasi.

 

Catalizza la seguente reazione:

(1) L-gulono-1,4-lattone + O2 ⇄ L-xilo-esa-2-ulono-1,4-lattone + H2O2

(2) L-xilo-esa-2-ulono-1,4-lattone ⇄ L-ascorbato (reazione spontanea)

Si tratta di una flavoproteina microsomale. Il prodotto isomerizza spontaneamente a L-ascorbato. L’ascorbato (vitamina C) è sintetizzato dalla maggior parte degli animali superiori, ad esclusione di Cavia e Primates.

 

SEBASTIAN KNEIPP E L’IDROTERAPIA

SEBASTIAN KNEIPP 1824 – 1897 “… l’abate…”

Nacque da una povera famiglia di tessitori bavaresi il 17 maggio 1824. Seguì l’attività dei familiari poiché non gli fu permesso di studiare ma riuscì a realizzare il desiderio di diventare un religioso grazie ad un benefattore il Dr. Merkle. A causa degli sforzi profusi nello studio e nella sartoria di famiglia si ammalò di tubercolosi. Non potendo permettersi delle cure mediche, iniziò un auto-trattamento con l’acqua. Proseguì immergendosi, nottetempo, nelle acque ghiacciate del Danubio e nel 1849 ebbe i primi miglioramenti dello stato salute. Successivamente, nel 1852, utilizzò questa metodologia per curare alcuni parrocchiani dal colera.

Visti i buoni risultati venne soprannominato “il vicario del colera”. I suoi superiori, ricevute alcune lamentele, gli proibirono di continuare l’applicazione dei suoi metodi. Vista la sua formazione, era convinto che Dio avesse mandato all’uomo tutto il necessario per il proprio benessere, dalle erbe agli alimenti, tanto che insegnava ai contadini di Worishofen, piccolo e povero paese dove venne mandato, anche metodi di coltivazione e allevamento.

I primi scritti di Kneipp, infatti, riguardarono agricoltura, allevamento e apicoltura. In questo periodo, col diffondersi delle sue metodologie, molti pazienti giunsero anche da altre nazioni. Egli riteneva che i problemi di salute derivassero da sangue “guasto” e che l’acqua potesse dissolvere eventuali ristagni in esso, agendo come “l’olio sulla ruota di una macchina arrugginita”. Questo concetto è anche la base della medicina olistica moderna “…Il sangue è il principale trasportatore dell’energia vitale.”. (Weil,1988). Esperimentava su di se tutti i trattamenti ed era molto scrupoloso nella visita del paziente facendo una vera e propri cartella dove annotava altezza, peso, atteggiamento, predisposizione alla tossicità, anemia nervosismo e altri importanti parametri. Rispetto a Priessnitz, l’abate Kneipp introdusse, tra i vari metodi di utilizzo dell’acqua, anche il getto di acqua fredda e i suoi trattamenti furono meno rigidi e più personalizzati di quelli del predecessore. Il getto freddo, poi ribattezzato con il nome “docce Kneipp”, permise di avere per la prima volta un trattamento “individuale” secondo l’esigenza dei vari pazienti.

Egli sosteneva i suoi pazienti con consigli dietetici che prevedevano poche spezie e pochi condimenti, e consigliava abbigliamenti di lino e fibre vegetali. Nel periodo più elevato e operoso della sua opera, riusciva a seguire anche duecento persone al giorno: il trattamento iniziava con una lunga camminata all’aria aperta con vestiti di lino e sandali, passeggiate più brevi con niente ai piedi, pranzi secondo un regime alimentare corretto, svariate docce, saune e getti d’acqua fredda, e dopo una cena leggera erano previsti musica e riposo. Come possiamo notare, Kneipp seguiva dei principi e dei ritmi precisi, donando una cura ordinata e completa e quindi olistica! L’abate Kneipp, non fu il padre dell’idroterapia, ma fu il primo a darne un ordine “protocollare” con fondamenti scientifici: l’idroterapia con acqua fredda su cute calda, è fondamentale per la produzione di calore uniforme in tutto il corpo e se il paziente percepisce questa sensazione abbiamo attivato i meccanismi di vasodilatazione e vasocostrizione. Questi principi sono alla base del concetto di “pompa ematica” ovvero il sangue dall’interno viene richiamato in superficie e viceversa, migliorando la circolazione del sangue, attivando la digestione e la funzionalità degli organi interni, aumentando la sudorazione e la conseguente eliminazione delle tossine. Ancora oggi, se ci pensiamo, molte malattie sono legate alla cattiva circolazione del sangue. Fin da bambino si dimostrò interessato alle erbe e proseguendo nello studio delle medesime giunse ad introdurre la fitoterapia nei sui metodi di cura.

Egli riteneva, infatti, che l’idroterapia lavorasse dall’esterno mentre la fitoterapia dall’interno. Per completare il suo percorso terapeutico, Kneipp affiancò all’idroterapia altre quattro terapie che possiamo definire olistiche:

• Terapie d’esercizio: camminate, corsa, palestra, sport leggeri integrati con varie forme di massaggio;
• dieta a base di cibi naturali;
• terapia fitoterapia: tinture, tisane, lozioni e bagni medicati;
• “ordine” o terapia regolatrice: organizzare, armonizzare e mantenendo in equilibrio il proprio stile di vita o “Lebensordnung”.

Fu un abile oratore e tenne lezioni per migliaia dei suoi pazienti e scrisse molti libri tra i quali possiamo ricordare: “Le mie cure con l’acqua” del 1882, “Thus Shalt Thou Live” (Quindi vivi!), “La cura infantile di Kneipp”, 1891, “Il mio testamento”, 1894, “Codicillo testamentario al mio testamento”, 1896. Non volle mai compensi per la sua opera di guaritore, ma grazie ai diritti d’autore e a donazioni ricevute da benefattori, fondò tre istituzioni caritative: il Sebastianeum, il Sanatorium, il Kneppianum per pazienti poveri e un asilo per bambini orfani e ammalati il “Sanatorio infantile di Kneipp”. Ricevette il titolo di abate nel 1893 dopo aver guarito dalla sciatica l’Arciduca Giuseppe.

Morì in povertà il 17 giugno 1897 a causa di un tumore all’addome che si ostinò a curare con la sua medicina, ma la malattia era troppo grave e secondo un suo sostenitore, il dottor Kaiser, “Kneipp non volle vedere i limiti della cura naturale” . Nel 1903, Reile, segretario di Kneipp, pubblicò un celebre vademecum ancor oggi esistente e aggiornato, “Il grande libro di Kneipp”. Oggi, gli oltre mille medici che utilizzano la metodologia di Kneipp sono riuniti nell’”Unione Medici Kneipp” ed esiste, inoltre, la “Confederazione internazionale di Kneipp” che conta oltre 250.000 membri. Nel 1981, è stata anche fondata una rivista intitolata “La fisioterapia di Kneipp”.

Fonte – Friedhelm Kirchfeld e Wade Boyle – “Nature Doctors: Pioneers in Naturopathic Medicine” – 1994

 

DEPRESSIONE E TRATTAMENTO NATURALE

di Umberto Villanti, Terapista Complementare Naturopata DSS Sanità Ticino CH nvs.swiss/it

 

 

La salute è stata definita più volte dalla stessa OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), come “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale”. In quest’ottica, ricopre un ruolo fondamentale la salute mentale, ovvero “uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo è in grado di strutturare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società e rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno” (Dizionario Merriam-Webster). Tra le problematiche più diffuse in ambito psichico troviamo la depressione. Questo disturbo è riconosciuto come il nuovo male che affligge l’umanità, e può colpire tutti, in maniera trasversale, senza discriminazione di sesso, di età, di razza, di posizione geografica o credo religioso. La diffusione è talmente preoccupante che l’Oms ha previsto che nel 2020 sarà la seconda malattia più frequente, dopo quelle cardiovascolari. Tale problematica coinvolge la sfera affettiva,cognitiva, familiare, lavorativa, fisica. Le cause della depressione possono essere molteplici (ORMONALI, STILI DI VITA, LEAKY BRAIN, LEAKY GUT…), anche se l’approccio allopatico ritiene che la depressione abbia cause ereditarie o prevalentemente biochimiche, quindi trattate solo con la terapia farmacologica (SSRI, inibitori MAO, ecc.). Per la psicologia invece ci troviamo di fronte a cause di tipo traumatico avvenute nell’infanzia, o a situazioni di forte stress, che agiscono come eventi scatenanti, quali la perdita del lavoro, il BURN-OUT, la fine di una relazione, tutte sensazioni legate alla perdita o abbandono. La depressione non va confusa con la tristezza (una forma di emozione normale), inoltre è possibile trovarsi di fronte a dei periodi “depressivi” in alcuni momenti difficili. In questo caso ci troviamo di fronte ad una vera e propria sindrome depressiva, diversa dalla depressione endogena o maggiore, più severa e invalidante. I sintomi spesso sono variegati, cattivo umore, tristezza persistente, apatia, psicastenia, cefalee, perdita di appetito, senso di inadeguatezza di impotenza o di colpa, scarsa capacità della memoria, algie diffuse legate alla carenza di serotonina.

IPOTESI INFIAMMATORIA SULLA DEPRESSIONE

Si è potuto notare che diversi SOGGETTI hanno livelli di citochine infiammatorie alte (PCR, TNF-a, IL-6). Le citochine agiscono riducendo la neurogenesi depletando la serotonina, causando infine stress, e abbassamento della soglia del dolore con aumento dei disturbi emotivi e cognitivi.

COSA PENSA LA MEDICINA CINESE AL RIGUARDO

Dal punto di vista dell’Energetica Cinese, la depressione è una patologia da “VUOTO”, causata da una situazione di “PIENO” che nel tempo ha portato a un vuoto di sangue e di energia. Vi è spesso una fase di “PIENO”: tanti eventi stressanti, troppo lavoro, dispiaceri, impegni, responsabilità ecc., a cui seguono i tipici sintomi depressivi da vuoto. E’ dunque fondamentale rigenerare energia attraverso una sana alimentazione che tonifichi i RENI, la nostra “BATTERIA” naturale. Oltre ai reni è fondamentale anche la MILZA (“genera il sangue”), la quale viene tonificata da cereali integrali, miele e carote. Con le verdure verdi e i frutti aspri e agrumi, ribes nero ecc.) tonifichiamo il FEGATO che ha la funzione di accumulare il sangue e far fluire l’energia in tutti gli organi. I Polmoni nutrono il corpo portando ossigeno e la pelle elimina le tossine attraverso il sudore. Di qui l’importanza dell’esercizio fisico, almeno 30 minuti tre volte a settimana. Infine il CUORE, la sede dei sentimenti, ha bisogno di tranquillità; un grande aiuto può venire da tecniche di rilassamento, meditazione, visualizzazione creativa. Molto efficaci sono le terapie del colore grazie alle quali si possono manifestare i sentimenti repressi: bastano un foglio di carta, un pennello e dei colori a tempera per lasciar uscire “QUEL PIENO CHE CONTINUAMENTE RICREA IL VUOTO”. La depressione è l’altra faccia della rabbia. Infatti, quando una persona o una collettività reprimono IRA E AGGRESSIVITÀ, queste si trasformano in stati depressivi, individuali o sociali.

COSA PENSA LA NATUROPATIA AL RIGUARDO

La naturopatia cerca di lavorare sulle cause, sul terreno del soggetto, cercando di ripristinare le condizioni per un sano benessere psicofisico, attraverso molteplici aspetti, dalla sana alimentazione al consiglio di rimedi naturali, al suggerimento di tecniche psicofisiche o attività fisica in senso lato.

ALIMENTAZIONE PER COMBATTERE LA DEPRESSIONE

L’interazione tra cibo e malattie è sempre più frequente e la depressione non ne è ovviamente esclusa. Il cibo può essere importante nel determinare un abbassamento del tono dell’umore, pertanto una sana alimentazione fornisce tutti i nutrienti necessari al buon funzionamento dell’organismo. L’equilibrata alimentazione contribuirà al miglioramento dei sintomi depressivi, tenendo conto di diversi fattori implicati in questa problematica. Saranno privilegiati gli alimenti di buona qualità, che forniranno più energia per la funzionalità cerebrale, alimenti che manterranno stabili i livelli di zucchero nel sangue, cibi che stimolino i neurotrasmettitori cerebrali come la SEROTONINA (carboidrati di buona qualità e non raffinati quali cereali integrali, possibilmente quelli privi di glutine), distribuendo possibilmente i carboidrati in tutti i pasti della giornata, compresa la colazione e di mangiare 5 volte al giorno facendo piccoli pasti o spuntini ogni tre/quattro ore piuttosto che pochi pasti troppo sostanziosi; questa è una strategia per stabilizzare il livello di zucchero nel sangue. Potranno inoltre essere suggeriti alimenti ricchi di TIROSINA (aiuta ad aumentare la presenza di dopamina). La dopamina, insieme alla noradrenalina e la serotonina regolano il tono dell’umore, una sua carenza e non un suo eccesso può contribuire alla depressione. Gli alimenti contenenti tirosina sono mandorle, avocado, banane, latticini con pochi grassi, prodotti di soia, legumi, semi di sesamo e semi di zucca, pesce, pollo, tacchino.

ALCUNI MEZZI NATURALI PER AUMENTARE LA BIODISPONIBILITA’ DI DETERMINATI NEUROTRASMETTITORI:

• TRIPTOFANO – uova, formaggio di capra, agnello…
• VIT B6 – avocado, grano saraceno, aragosta…
• VIT B12 – lenticchie, legumi…

VITAMINE E SALI MINERALI

I Sali minerali e le vitamine sono fondamentali per combattere la depressione, in particolare:
1. CROMO: ha un ruolo importante nella modulazione della regolazione glicemica (in quanto componente del GFT o Glucose Tolerance Factor – fattore di tolleranza al glucosio), nell’aumentare i livelli di serotonina e di melatonina che aiutano a regolare le emozioni e l’umore. Lo si può trovare maggiormente nei broccoli, nell’uva, nelle patate e nella carne di tacchino.

2. ACIDO FOLICO , O VITAMINA B9 (FOLATI): aiuta il corpo a sintetizzare nuove cellule e contribuisce a regolare la serotonina, contrastando l’omocisteina. I meccanismi biochimici, attraverso i quali i folati possono influenzare lo stato neuropsichico, sono quelli che coinvolgono una via essenziale per molte reazioni di transmetilazione all’interno del sistema nervoso centrale, tra cui il metabolismo delle sostanze neuro attive, come i neurotrasmettitori monoaminici e la melatonina, la formazione dei fosfolipidi di membrana e la sintesi, riparazione e ricombinazione degli acidi nucleici. Il folato svolge un ruolo fondamentale nella 1-ciclo del carbonio, è prima convertito in MTHF (5-metiltetraidrofolato) e si combina poi con l’omocisteina per produrre L-metionina, secondo una reazione catalizzata dalla metionina sintetasi, vitamina B12-dipendente. La metionina, prodotta attraverso questo ciclo e anche fornita direttamente ma in quantità insufficiente dalla dieta, si combina con l’adenosina trifosfato (ATP) in una reazione catalizzata dalla metionina adenosina transferasi (MAT), per formare S-adenosil-metionina (SAMe, o ademetionina). La SAMe, a sua volta, è ampiamente distribuita in tutto il sistema nervoso centrale, come intermediario di oltre trentacinque reazioni di transmetilazione. Bassi livelli di acido folico possono provocare stanchezza e si associano a stati depressivi. Lo si trova in verdure come spinaci, asparagi, cavolini di Bruxelles.

3. FERRO: è importante per la funzionalità cognitiva e cerebrale. Bassi livelli provocano fatica e depressione. In caso di perdite ematiche importanti si ha una ripercussione anche sull’umore: questo stato carenziale sembra responsabile della depressione post parto. La carenza di ferro, oltre all’effetto sull’ossigenazione, ha un effetto specifico sulle funzioni psichiche, che vengono significativamente ridotte, perché il ferro agisce direttamente sui neurotrasmettitori cerebrali. Se carente, anche prima che compaia un’anemia franca, riduce i livelli di dopamina, essenziale per le funzioni cognitive, e la velocità con cui compiamo determinati compiti mentali. L’anemia franca condiziona invece la qualità del compito psichico, ossia quanto bene lo svolgiamo. Pensiamo solo a quante adolescenti vanno male a scuola, diagnosticate possibilmente depresse mentre in realtà sono anemiche, a causa di diete sbagliate o di flussi mestruali eccessivi. Lo si trova soprattutto nelle carni e genericamente in quantità inferiori nei legumi. Nelle verdure è poco biodisponibile se non è associato alla vitamina C .

4. MAGNESIO: gioca un ruolo importante quale cofattore per la sintesi della serotonina che contribuisce al senso di felicità e aiuta a regolare le emozioni. Una sua carenza può provocare irritabilità, affaticamento, confusione mentale e predisposizione allo stress. Il ruolo del Mg a livello neuronale è noto da quasi un secolo; esso partecipa a svariate reazioni enzimatiche, tra cui quelle che portano alla generazione e al successivo utilizzo di ATP per il metabolismo cellulare. Una riduzione dei livelli di Mg correla con un’insufficiente produzione di ATP (causa di danno neuronale e disfunzioni neurologiche), una maggior apertura dei canali del Ca2+ del recettore NMDA (con aumento di radicali liberi e danno alle cellule), una variazione del turnover di molti neurotrasmettitori, un’esacerbazione degli effetti tossici del glutammato (con aumento del rischio di malattie neurodegenerative). Nell’uomo questo si può tradurre nella comparsa di manifestazioni depressive. Sin dagli anni ’60 sono state ipotizzate diverse teorie sulla correlazione tra deficit di Mg e depressione. Diversi studi hanno riscontrato livelli di depressione alta e carenza di magnesio in oltre 6000 pazienti. Inoltre, nei pazienti con depressione, sono state rilevate differenze di genere nei livelli di Mg, a sfavore del sesso femminile e una correlazione tra Mg e livelli di T4 circolante, quindi interferenze tiroidee. Gli effetti del Mg nel trattamento dei disturbi depressivi sono stati oggetto di studi clinici, iniziati sin dagli anni 20, in cui è stato dimostrato che la somministrazione per via ipodermica di Mg solfato in pazienti con depressione agitata favoriva il rilassamento e il sonno, con un tasso di successo del 90%. In uno di essi è stata dimostrata l’efficacia del Mg solfato somministrato per via endovenosa nel trattamento della DRT (depressione resistente al trattamento): i risultati mostrano un effetto immediato sulla depressione, tale da suggerire che il trattamento debba iniziare con la via parenterale, per ottenere una remissione rapida e proseguire con una terapia di mantenimento per os, utilizzando composti del Mg a elevata biodisponibilità. Pochi sono invece i TRIAL di impostazione moderna. Uno di essi, il primo studio randomizzato con risultati del tutto chiari, ha valutato l’efficacia della somministrazione orale di CLORURO DI Mg nel trattamento della depressione di nuova diagnosi in pazienti anziani con diabete tipo 2 e ipomagnesiemia, dimostrando che il Mg è efficace tanto quanto IMIPRAMINA (antidepressivo triciclico) per il trattamento della depressione, ma più sicuro. Rispetto a imipramina, infatti, il trattamento con Mg ha mostrato un minor numero di eventi avversi. Il magnesio si trova in mandorle, spinaci e noccioline.

5. VITAMINA B12: è fondamentale per la formazione e il buon funzionamento del sistema nervoso, bassi livelli possono avere un peso in disturbi come difficoltà di ragionamento, paranoia e depressione, deficit del fattore intrinseco. Il fattore intrinseco è una glicoproteina prodotta dalle cellule parietali dello stomaco che nel processo di assorbimento della vitamina B12 riveste un ruolo di primaria importanza. Quando a causa di neoplasie, anemia perniciosa o altre patologie viene a mancare, noi non abbiamo più modo di assimilare la vitamina B12 . Stati carenziali sono pertanto lenti ad instaurarsi e comprendono:

• Sintomi gastrointestinali quali: diarrea, costipazione, dolore addominale, perdita di peso;
• Disturbi del sistema nervoso centrale: formicolio e intorpidimento delle estremità, disturbi dell’andatura, irritabilità, spasmi, DEPRESSIONE, DEFICIT DI MEMORIA E CONCENTRAZIONE, demenza, disturbi visivi, INSONNIA, impotenza.
• Anemia.

Dosi molto elevate di B12 possono favorire la rigenerazione dei neuroni, impedire la demielinizzazione e favorire la RIMIELINIZZAZIONE. La mielina è una guaina biancastra che riveste parte del corpo dei neuroni permettendo una più rapida trasmissione degli impulsi nervosi. La Vitamina B12 interviene inoltre nella conversione della OMOCISTEINA IN METIONINA. Valori elevati di Omocisteina aumentano la probabilità di avere patologie cardiocircolatorie in quanto l’Omocisteina, quando presente in eccesso, agisce come tossina nervosa e vascolare. In presenza di deficit di B12 si ha un innalzamento della Omocisteina. Infine la Vitamina B12 partecipa in associazione con l’Acido Folico alla produzione del DNA per cui la sua carenza determina un danno a livello del DNA. In base agli studi del Dr. J. Neubrander, è stata formulata una forma in grado di attraversare la barriera ematoencefalica (MetilB12), UTILE ANCHE NEI CASI DI DEPRESSIONE. Ricordo che bassi livelli di B12 sono correlati anche a:

• SINDROME DI IMERSLUND-GRASBECK – malattia molto rara autosomica descritta per la prima volta nei paesi scandinavi, che fa il suo esordio durante l’infanzia. A provocarla è un difetto nel fattore intrinseco che non consente l’assorbimento della cobalamina. Causa anemia megaloblastica, danni neurologici, debolezza. Si cura successivamente assumendo integratori di vitamina B12 a vita.
• VECCHIAIA – superati i 50 anni di età non si è sempre in grado di assimilare la cobalamina perché non si ha sempre sufficiente acido cloridrico nello stomaco. Una persona su dieci dai 75 anni in su manifesta carenze di vitamina B12 .
• INTERVENTI GASTROINTESTINALI – La vitamina B12 viene assorbita in un tratto intestinale chiamato ileo. Interventi o rimozioni parziali di esso ostacolano le regolari funzioni di assorbimento.
• Bypass gastrico.
• Patologie come la celiachia o il morbo di Chron.
• USO CONTINUATIVO DI INIBITORI DELLA POMPA PROTONICA – svolgono la funzione di ridurre l’acidità dei succhi gastrici, indispensabili nel processo di assorbimento della vitamina B12 dalle proteine; l’utilizzo di PPI non ha comunque effetti sulla vitamina B12 ricavata dagli integratori in compresse o per endovena.
• METFORMINA – farmaco adoperato nella cura al diabete, può influenzare il corretto assorbimento da parte del corpo della vitamina B12 e di B1 .
• Abuso di alcool.
• Patologie ereditarie.
• Abuso di nicotina.
• RANITIDINA O H2 ANTAGONISTI – sono state evidenziate carenze di lieve entità.

La vitamina B-12 si trova soprattutto negli alimenti di origine animale e in particolare nel fegato e interiora in genere, nelle carni, uova, formaggio stagionato come il Grana Padano DOP, uova di pesce e pescato in genere.

6. VITAMINA D : è importante per molte funzioni dell’organismo tra le quali la crescita delle cellule. Bassi livelli sono ASSOCIATI A SINTOMI DEPRESSIVI e sono legati spesso a stili di vita errati (luoghi chiusi e poco o per nulla esposti al sole). L’assunzione di questa vitamina è importante soprattutto nel periodo invernale quando la luce del sole, produttrice naturale della vitamina D, latita. Uno studio del 2010 pubblicato sul Journal of Mental Health Nursing osserva che la carenza di vitamina D è comune tra gli anziani, gli adolescenti, gli individui obesi e persone con malattie croniche. Queste persone sono anche a più alto rischio di depressione. Anche gli obesi o persone in sovrappeso sono carenti di questa vitamina. Uno studio italiano della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, ha mostrato come nei soggetti in sovrappeso o obesi con carenza di vitamina D l’integrazione sia di aiuto per liberarsi dei chili di troppo. In altre parole, riportare la vitamina D a livelli ottimali promuove la perdita di peso, potenzia gli effetti di una dieta ipocalorica e migliora il profilo metabolico del soggetto. Le persone con una espansione della massa grassa sono carenti di vitamina D perché non si espongono al sole, perché hanno un’alterata capacità di sintesi, un ridotto assorbimento intestinale e perché, essendo la vitamina D liposolubile, tendono a sequestrarla nel loro tessuto adiposo rendendola indisponibile per le sue molteplici funzioni. L’accumulo di grasso viscerale si associa ad uno stato di infiammazione cronica di basso grado (Low Grade Chronic Inflammation) dal momento che il grasso stesso è responsabile della produzione di adipochine pro-infiammatorie quali Interleuchina-1, Tumor Necrosis Factor alfa (TNF-a), resistina e Macrophage Chemoattractant Protein-1 (MCP-1). La carenza di Vit D determina un aumento di PTH (paratormone). Il suo aumento favorirebbe l’afflusso di Ca all’interno delle cellule adipose (aumentando la lipogenesi e inibendo la lipolisi) e CEREBRALI (aumento del recettore NMDA con conseguente stress e depressione). Un altro effetto della sua carenza è la DEPLEZIONE DELLA LEPTINA, ormone regolatore della sazietà, spesso implicato quando non regolato, nelle problematiche emozionali. Infine, in uno studio pubblicato nel 2014 in Medical Hypotheses, i ricercatori hanno trovato un legame tra disturbo affettivo stagionale (SAD) e la MANCANZA DI LUCE SOLARE. I ricercatori hanno sottolineato che la vitamina D è coinvolta nella sintesi della serotonina e dopamina nel cervello che è collegata alla depressione. Si trova tra l’altro nel salmone, pesce spada, burro.

7. ZINCO E SELENIO: Lo zinco è un mineral-traccia essenziale che regola l’espressione e l’attivazione di molecole biologiche, quali numerosi enzimi. Una sua carenza coinvolge l’immunità nonché funzioni sensoriali ed endocrine e soprattutto genetiche. Bassi livelli possono portare, dal punto di vista psicologico, a stati depressivi o alla DAG (disturbo d’ansia generalizzato). Tra i sintomi fisici includiamo i seguenti:

• Tensioni muscolari, dolori articolari.
• Problemi ad addormentarsi, disturbi del sonno.
• Disturbi allo stomaco, nausea diarrea.
• Irrequietezza, e nervosismo.
• Tra i sintomi psichici annoveriamo i seguenti:
• Irritabilità.
• Senso di paura.
• Incapacità di controllare i pensieri ansiogeni.
• Incapacità a rilassarsi.
• Difficoltà di concentrazione.
• Paura di perdere il controllo.

Alcune ricerche recenti sul DAG, mostrano uno squilibrio dei minerali traccia, zinco (Zn) e rame (Cu), che tendono a competere a vicenda per i canali di assorbimento e per i recettori. Uno studio intitolato “Zinco diminuito e rame aumentato in individui con ansia” è stato condotto presso l’Istituto di ricerca, Pfeiffer Treatment Center di Warrenville, Illinois, e pubblicato da “Nutrition and Metabolic Insights” nel 2011. La spettrometria di massa a plasma accoppiato induttivamente, ICP-MS, esame altamente avanzato e costoso, è stata utilizzata per misurare tracce di minerali nel siero di 38 soggetti con ansia cronica e 16 in un gruppo di controllo senza sintomi di ansia. I ricercatori hanno scoperto che il gruppo di persone con l’ansia aveva generalmente più bassi livelli di zinco nel siero rispetto al rame, o rame elevato rispetto al zinco. Essi sono stati trattati con supplementi di zinco e antiossidanti, secondo i singoli parametri, ed i loro sintomi sono migliorati in modo significativo. Esiste una problematica denominata PIRROLURIA, una causata da una carenza elevata di Zinco e B6, che può essere alla base di alcune forme depressive (LEGGI L’ARTICOLO https://www.benesserecorpomente.it/la-pirroluria-possibile-causa-di-forti-disturbi-da-stress-e-psichici/ ). Lo zinco è presente nelle ostriche e nei crostacei, nei cereali, nelle carni. Il selenio è essenziale per il funzionamento del cervello e aiuta a migliorare l’umore e i sintomi depressivi. Inoltre, il selenio gioca un ruolo importante nel corretto funzionamento della tiroide attraverso la DEIONIDASI, importante per la conversione dell’ormone T4 in T3. Nell’organismo sono presenti 3 tipi di DEIONIDASI, D1, D2 e D3, distribuiti in modo diverso nei tessuti. La D1 è più presente nei reni e nel fegato e permette, sia la trasformazione della T4 in T3, che il recupero dello iodio dagli ormoni eliminati. In tiroide, ipofisi, sistema nervoso centrale, muscolo, cuore e tessuto adiposo bruno si trova più D2, che serve a produrre, a partire dalla T4, la maggior parte della T3 presente nel sangue. Il ruolo della D3, presente nella pelle e nel cervello, è meno chiaro, ma sembra prevalentemente quello del recupero dello iodio dalle molecole di T3 e T4 da eliminare. Una tiroide sana è importante per la salute mentale, e il ruolo del selenio come antiossidante e come componente di selenoproteine aiuta nella prevenzione e gestione della depressione. E’ possibile assumere selenio da cibi come noci del Brasile, carni magre, pesce, fagioli, piselli, uova, tacchino, pollo e frutti di mare.

8- ACIDI GRASSI : gli acidi grassi polinsaturi Omega 3 sono costituenti delle membrane cellulari e costituiscono circa il 30% della guaina dei neuroni, l’assunzione inferiore a quella raccomandata può determinare soprattutto una carenza di EPA e DHA acidi grassi che si sono dimostrati efficaci nel contrastare l’effetto depressivo. Gli acidi grassi:

• Stabilizzano la membrana membrana cellulare
• Promuovono il mantenimento recettori canali ionici
• Giocano un ruolo importante sulla modulazione dell’infiammazione
• Promuovono la neuro genesi

Gli alimenti ricchi di Omega 3 sono soprattutto i pesci grassi (salmone, sgombro, alici-sardine, aringa, tonno) e nel mondo vegetale soprattutto negli oli monoseme, lino, arachidi, mais, soia, e nella frutta secca, mandorle e noci .

9- POLIFENOLI E BENESSERE MENTALE E FISICO: i polifenoli sono antiossidanti naturali presenti nelle piante (molecole polifenoliche tipo bioflavonoidi noti come procianidine, proantocianidine, leucoantocianidine, piconogenoli, tannini, ecc.) e possono risultare utili nella prevenzione dell’ossidazione delle lipoproteine e nel reagire con i radicali liberi, eliminandoli; sono accertati inoltre effetti biomedici positivi a livello cardiovascolare, di MALATTIE LEGATE ALLA SENESCENZA e di arresto della crescita tumorale. Essi si possono dividere in 4 classi che comprendono la maggior parte dei polifenoli presenti negli alimenti: I FLAVONOIDI, LE LIGNINE, GLI ACIDI FENOLICI E GLI STILBENI. Diversi componenti dietetici sono stati identificati come aventi effetti sulle capacità psichiche e cognitive. In particolare, è stato riportato che i polifenoli ESERCITANO LE LORO AZIONI NEUROPROTETTIVE ATTRAVERSO IL POTENZIALE DI PROTEGGERE I NEURONI DALLE LESIONI INDOTTE DALLE NEUROTOSSINE, la capacità di sopprimere la neuroinfiammazione e il potenziale per promuovere la memoria, l’apprendimento e la funzione cognitiva. I fattori dietetici possono influenzare i processi cerebrali multipli regolando le vie del neurotrasmettitore, la trasmissione sinaptica, la fluidità della membrana e le vie di trasduzione del segnale. I flavonoli fanno parte della famiglia dei flavonoidi che si trova in vari frutti, cacao, vino, tè e fagioli. I flavonoli come il canferolo, la quercitina e l’isoramnetina si trovano in tutti gli alimenti e sono in maggiore concentrazione nelle spezie, nei frutti di bosco e nel cacao. I flavanoni si trovano negli agrumi ed i maggiori componenti di questa sotto-classe sono la naringenina e l’esperitina. I flavan-3-oli includono l’epicatechina, la gallocatechina, l’epigallocatechina, l’epicatechina gallato, e la procianidina (polimeri).Tra gli alimenti contenenti flavonoidi abbiamo cavoli e broccoli, spinaci, finocchi, cipolle, cioccolato fondente, gli agrumi, il grano saraceno e la propoli. Sebbene gli effetti antiossidanti dei flavonoli siano ben stabiliti in vitro, vi è un accordo generale sul fatto che i flavonoli hanno azioni più complesse in vivo. Diversi studi trasversali e longitudinali hanno dimostrato che un’assunzione maggiore di flavonoidi dal cibo può essere associata ad una migliore evoluzione cognitiva.

10- ESERCIZIO FISICO E DEPRESSIONE: le prove accumulate in diversi studi suggeriscono che la dieta e lo stile di vita possono svolgere un ruolo importante nel ritardare l’esordio o arrestare la progressione dei disturbi di salute legati alla depressione e declino cognitivo. L’ESERCIZIO FISICO È STATO PROMOSSO DA TEMPO COME POSSIBILE PREVENZIONE PER LE MALATTIE PSICHIATRICHE E NEURODEGENERATIVE. L’esercizio avrà un’influenza positiva sulla cognizione e aumenta il fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF), una neurotrofina essenziale. Inoltre sono diverse le funzioni positive attribuite all’attività fisica sulla psiche e sul fisico, dalla produzione di NO (ossido nitrico) utile per la circolazione del sangue (azione vasolidatatrice), promozione della neurogenesi (BDNF fattore nervoso di derivazione cerebrale), protezione dell’ippocampo con promozione della funzionalita’ della memoria (MBT), promozione e produzione di ANANDAMIDE (che si lega al CB-1 con attivita’ neuroprotettiva) e produzione di NO ossido nitrico vasodilatatore con minore rischio cardiaco.

11- INTERAZIONE TRA ALIMENTI, PIANTE E FARMACI ANTIDEPRESSIVI: chi assume farmaci antidepressivi dovrebbe fare attenzione all’utilizzo di alcuni alimenti (formaggi, cioccolato e INIBITORI MAO per evitare la CHEESE-REACTION – sindrome causata dall’eccessivo accumulo di MONOAMMINE dovuto all’effetto della TIRAMINA. Clinicamente si tratta di una pericolosa ipertensione acuta, preannunciata da cefalea pulsante), o l’assunzione di altri composti psicoattivi quali 5HTP idrossitriptofano, ma soprattutto a base di IPERICO per evitare la SINDROME SEROTONINERGICA (puo’ sommarsi con farmaci SSRI e causare nausea, vomito e sudorazione profusa, potenzialmente fatale).

TEST UTILI PER LA VALUTAZIONE DELLA DEPRESSIONE

A parte la diagnosi medica e psicologica, possono essere utili alcuni esami aggiuntivi, spesso poco utilizzati per queste problematiche. Un lavoro naturopatico a supporto o altri tipi di valutazione (IRIDOLOGICA, KINESIOLOGICA, ECC.) potranno essere molto utili in tal senso.

1. CARNITINA SIERICA – Con gli alimenti la quota di carnitina normalmente introdotta si aggira sui 60-120 mg/die; nei vegetariani stretti (vegani), questa quota scende a 10-12 mg/die. La carnitina (L-carnitina) è un cofattore fondamentale nel metabolismo intermedio lipidico. Funge da trasportatore degli acidi grassi a lunga catena dal citoplasma cellulare nei mitocondri dove, per effetto della beta-ossidazione, gli acidi grassi sono utilizzati per produrre energia, disponibile per la cellula sotto forma di ATP. Gli acidi grassi forniscono energia a tutti i tessuti ad eccezione del cervello e per il muscolo cardiaco e scheletrico rappresentano la fonte di energia primaria. La beta-ossidazione è un processo che inizia nel citoplasma cellulare e termina nel mitocondrio. Il primo step prevede l’incorporazione, nel citoplasma, degli acidi grassi a lunga catena nell’acil-Coa in presenza di CoenzimaA (CoA, CoASH) e adenosin-trifosfato (ATP). L’acil-CoA viene esterificato ad acilcarnitina per mezzo dell’enzima carnitina palmitotransferasi I (CPT 1, anche nota come carnitina aciltransferasi I, CAT1). L’acilcarnitina attraversa la membrana mitocondriale per mezzo dell’enzima carnitina-acilcarnitina translocasi (CAT) presente sulla membrana mitocondriale interna che scambia acil-carnitina con carnitina libera. Nel mitocondrio l’acilcarnitina è de-esterificata ad acil-CoA ad opera dell’enzima carnitina palmitotransferasi II (CPT 2, anche nota coma carnitina aciltransferasi II, CAT II). L’acil-CoA subisce beta-ossidazione con formazione di acetil-CoA che entra nel ciclo di Krebs (Goa, Brogden, 1987). La carnitina (L-carnitina) interviene in modo indiretto anche sul metabolismo di glucidi e protidi: riduce l’utilizzazione periferica di glucosio in quanto aumenta la beta-ossidazione ed aumenta l’energia disponibile per incremento della quota di acetili che entrano nel ciclo di Krebs. La carnitina svolge un ruolo importante in tutte le reazioni di transacetilazione (Janiri, Tempesta, 1983); è coinvolta nel metabolismo dei chetoni e degli aminoacidi a catena ramificata finalizzato alla produzione di energia (Fukao et al., 2004; Platell et al., 2000); in vitro, la carnitina è risultata aumentare l’ossidazione della valina e della leucina (Bieber et al., 1982; Van Hinsberg et al., 1978 e 1980). La carnitina è risultata ridurre lo stress ossidativo e inibire l’apoptosi o la morte cellulare programmata (inibizione della formazione di ceramide dal palmitato; la ceramide svolge la funzione di promotore dell’apoptosi) (Cifone et al., 1997); è risultata svolgere una funzione di protezione in caso di intossicazione da neurotossine (Virmani et al., 2003); di stabilizzatore di membrana in caso di ischemia (in vivo) (Hulmann et al., 1996); è coinvolta nei processi di riparazione della membrana cellulare (la carnitina palmitoil-transferasi, CPT, è risultata svolgere un ruolo chiave nel turnover dei fosfolipidi e dei trigliceridi a livello della cellula neuronale (Arduini et al., 1994). La carnitina è risultata stimolare la risposta immunitaria e ridurre il rilascio di citochine pro-infiammatorie (Winter et al., 1995); è risultata promuovere la maturazione di feto, polmone e sperma (Arenas et al., 1998; Lohninger et al., 1996; Palmero et al., 2000).

2. B12 E ACIDO FOLICO: Concentrazioni B12 comprese tra 180-914 ng/l. Concentrazioni B9 3-20 microgrammi (mcg)/l. Uno studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Psichiatria dell’Etela Savo Sud Hospital District in Finlandia ha coinvolto circa 3.000 adulti ambosessi al fine di osservare quali fossero gli effetti dei due diversi sottotipi di depressione e quale l’influenza su questi dei livelli di sostanze naturali come i folati e la vitamina B12. I ricercatori hanno scoperto che nei soggetti che assumevano maggiori quantità di folati il rischio di sintomi depressivi da depressione melanconica era ridotto del 50%, rispetto a coloro che avevano bassi livelli di queste sostanze. Il rischio poi scendeva di tre volte nei soggetti che avevano più alti livelli di vitamina B12, rispetto a coloro che li avevano più bassi.

3. OMOCISTEINA: è un aminoacido non proteico prodotto dal metabolismo della metionina, un aminoacido solforato essenziale che viene introdotto nel nostro organismo con la dieta (proteine). L’omocisteina si forma dalla S-adenosilmetionina (SAM) e dalla S-adenosilomocisteina (SAH). Il rapporto SAM/SAH è alla base della regolazione del metabolismo metionina-omocisteina. In un organismo ben funzionante l’omocisteina è poi nuovamente trasformata in metionina, oppure in semplici amminoacidi, che vengono facilmente eliminati dall’organismo attraverso le urine. Circa l’80% dell’omocisteina nel sangue è legata alle proteine, soprattutto all’albumina. Il restante 20%, non complessato, viene chiamato omocisteina libera. Questa comprende quindi sia la forma ridotta (SH) che quella ossidata (S-S). La forma ridotta (SH) è fortemente endotelio-tossica e rappresenta circa il 2% dell’omocisteina totale. L’omocisteina prodotta viene riversata nel sangue ed eliminata principalmente per via urinaria, in genere come omocistina. L’omocistina è scarsamente solubile in ambiente acido e, se in eccesso, può dare luogo a calcoli radio-opachi nelle vie urinarie o a cristalli esagonali rosso-scuro che si ritrovano nel sedimento urinario. Qualora si verifichi una riduzione funzionale dei reni si avrà una riduzione dell’escrezione urinaria di omocisteina-omocistina con conseguente aumento dei valori plasmatici. Il metabolismo dell’omocisteina può seguire anche altre 2 vie di smaltimento quali:

• La rimetilazione dove l’omocisteina può essere rimetilata a metionina mediante due processi in cui sono coinvolti i folati, le vitamine B2 e B12, la betaina e lo zinco;
• La transulfurazione dove l’omocisteina viene degradata in cisteina mediante una serie di reazioni dove è coinvolta la vitamina B6.

Diverse vitamine del gruppo B, quali i folati, la cianocobalamina (vit. B12), la piridossina (vit. B6), la riboflavina (vit. B2), la betaina e lo zinco giocano il ruolo di cofattori nella trasformazione dell’omocisteina, risultando quindi sostanze essenziali per la riduzione dei livelli plasmatici di questo amminoacido. L’iperomocisteinemia può determinare un’alterazione dei neurotrasmettitori con consequenziale depressione. L’aumento dell’omocisteina plasmatica, riconosciuto marker funzionale sia per il folato sia per la vitamina B12, è stato riscontrato nei depressi e, in uno studio norvegese di grandi dimensioni, è stato associato al maggiore rischio di depressione, ma non di ansia. Nella depressione si può affermare la sostanziale evidenza di una diminuzione dei folati, della vitamina B12 e di un corrispettivo aumento dell’omocisteina plasmatica. Inoltre, in rinforzo a quanto riportato, bisogna annotare che il polimorfismo MTHFR C677T, che altera il metabolismo dell’omocisteina, è dimostrato nei i pazienti depressi. Da notare infine che i bassi livelli di folati possono determinare una scarsa risposta agli antidepressivi e che il trattamento con acido folico è indicato per migliorare la loro azione. (Di Lascio, 2012)

4. MUTAZIONE DEL GENE MTHFR: la mutazione MTHFR C677T è un polimorfismo comune con una frequenza degli eterozigoti in Europa pari al 30-40% (gli omozigoti 10-15%); è una mutazione puntiforme da citosina (C) a timina (T) in posizione 677 (C677T), che dà origine ad una sostituzione aminoacidica alanina (A) -valina (V) al residuo 223, responsabile della termolabilità dell’enzima e della sua minore attività a cui può conseguire una elevazione lieve-moderata della omocisteina. Sintomi e condizioni associate al polimorfismo della MTHFR sono: omocisteina elevata, malattie cardiovascolari (tromboembolismo, aterosclerosi, infarto del miocardio), stroke, demenza e perdita di memoria, depressione e irritabilità, ipertensione, aumento di rischio di cancro alla mammella (nelle donne di età superiore ai 55 anni), difetti del tubo neurale (e altri del nascituro), problemi alla vascolarizzazione della placenta, preeclampsia, labioschisi, neuropatia periferica, perdita di massa magra e incremento di massa grassa, autismo, schizofrenia, sintomatologia da astinenza da alcool.

5. MUTAZIONE DEL GENE COMT: gioca un ruolo importante nell’innesco di

• Disordini ossessivo-compulsivi
• DAP
• ADHD
• Autismo
• Anoressia
• Disturbo bipolare

E’ un importante mediatore del metabolismo delle catecolamine (adrenalina o epinefrina, noradrenalina e dopamina, ormoni adrenergici prodotti dal surrene nelle fasi di stress) a modulatore dei PATHWAY ADRENERGICI E DOPAMINERGICI, compresi quelli coinvolti nella trasmissione del dolore. La sua funzione primaria è quella di FAVORIRE LA DEGRADAZIONE DELLA DOPAMINA, nonché quella delle epinefrine e norepinefrine. L’aumento della concentrazione di catecolamine circolanti è associato alla diminuzione dell’attività di COMT. Un polimorfismo COMT aumenta le catecolamine in circolo, aumenta la sensibilità al dolore e le patologie come la fibromialgia e i disordini temporomadibolari. La supplementazione a sostegno efficace sembra essere l’utilizzo di magnesio a generosi dosaggi.

6. IPOGLICEMIA REATTIVA: consiste nell’eccessiva discesa dei livelli di glucosio nel sangue, fino a concentrazioni uguali o inferiori ai 45-50 mg/dl. Quando tale deficit si fa particolarmente severo l’ipoglicemia diviene un’alterazione metabolica ad alto rischio; il glucosio rappresenta infatti il principale substrato energetico per l’organismo ed in particolare per il cervello. La carenza di questo zucchero nel sangue provoca sintomi come debolezza, tachicardia, fame con craving per i carboidrati, nausea, ansietà , mancanza di coordinazione muscolare, nervosismo/irritabilità, confusione mentale e sudorazione, tutti sintomi che potrebbero essere scambiati per crisi ansiose. L’ipoglicemia è tipica del diabete trattato con dosi eccessive di insulina o ipoglicemmizanti orali, ma può sopraggiungere, in forma lieve, anche nel soggetto sano, ad esempio a causa di un digiuno troppo prolungato o di un intenso e prolungato sforzo fisico. Una particolare forma viene definita IPOGLICEMIA REATTIVA. Si manifesta tipicamente dopo i pasti, spesso a distanza di due o tre ore dal loro termine. Il più delle volte la causa di questa condizione rimane misconosciuta. A tal proposito sono state formulate diverse ipotesi; la prima è che gli individui colpiti da ipoglicemia reattiva siano troppo sensibili all’adrenalina, un ormone che produce sintomi analoghi a quelli provocati dalle crisi ipoglicemiche, e il cui rilascio è favorito dall’ipoglicemia. Un’altra ipotesi è che questi soggetti non producano quantità sufficienti di glucagone, un ormone che si oppone all’eccessivo calo glicemico contrastando le azioni dell’insulina. Non a caso, l’ipoglicemia reattiva può essere determinata anche dall’iperinsulinemia, ovvero dall’ipersecrezione di insulina da parte del pancreas; non di rado, tale condizione si accompagna ad ipoglicemia tardiva (dopo la quarta ora dal termine del pasto). Alla base dell’ipoglicemia reattiva possono esistere deficit enzimatici congeniti, come l’intolleranza ereditaria al fruttosio, la galattosemia e la sensibilità alla leucina nei neonati (anche gli aminoacidi stimolano il rilascio di insulina).

7. ISTADELIA E ISTAPENIA: L’istadelia è una SMISURATA SINTESI DI ISTAMINA nell’organismo che si regola prevalentemente con un aminoacido essenziale (la metionina) e il calcio, aggiungendo la vitamina B6 per tamponare gli effetti collaterali della metionina. Si trovano spesso sintomi di tendenza depressiva/maniacale e ansiosa/nervosa in unione con delle caratteristiche fisiologiche come gli spasmi, i dolori, le allergie stagionali. Istapenia significa la scarsa sintesi di istamina nei tessuti dell’organismo ed è quasi sempre legata a dei bassi tassi vitaminici del complesso B, specialmente B3, acido folico e B12, spesso anche di minerali come lo Zn e il Mn. Si trovano spesso dei sintomi di tendenza psicotica del tipo schizofrenico/paranoico in unione con delle caratteristiche fisiologiche come tendenza ad ingrandire le cose, diffidenza accentuata, impressione che qualcuno dall’esterno abbia un controllo sulle proprie idee, abitudine di vedere o sentire cose che altri non notano, difficoltà a sopportare bene i dolori. Indispensabile per il trattamento dell’istapenia è la somministrazione di massicce dosi di vitamine del complesso B, specialmente B3, acido folico e B12 ma anche di zinco e manganese nonché una dieta relativamente ricca di proteine animali.

Oltre a questi TEST potrebbero essere utili altre indagini, che per semplificazione verranno solo citate e non spiegate nel dettaglio:

8. ORMONI TIROIDEI – le disfunzioni tiroidee, anche funzionali e non subcliniche o cliniche, sono collegate ad alcuni disturbi emozionali. Utile anche un test KINESIOLOGICO nelle forme funzionali.

9. METALLI TOSSICI – alcuni metalli pesanti possono interferire con alcuni neurotrasmettitori o competere con alcuni cofattori essenziali per la loro sintesi. Non esistono enzimi in grado di degradarli. Esiste la METALLOTIONEINA, ma non sempre è affine a certi metalli. Prendono spesso il posto di altri metallo-enzimi in sostituzione (fenomeno definito MOLECULAR MIMICRY- Pb al posto del calcio e del Fe emoglobina). Fanno legami con molecole organiche innescando fenomeni di tossicità (si legano a O2, S, N importanti per molti enzimi). Danneggiano i tessuti (irritazione diretta) e la membrana fosfolipidica cellulare (PERMEABILITA’ CELLULARE COMPROMESSA), creano ACIDOSI, aumento di ACIDO URICO, aumento della CANDIDA. Alcuni di essi (PIOMBO, MERCURIO), possono creare problemi psichici in quanto hanno un tropismo elettivo per le sostanze grasse (SNC). Utili per stabilire la loro presenza e per valutare una loro possibile implicazione della depressione il MINERALOGRAMMA, TEST DI PROVOCAZIONE CON EDTA E DMPS (effettuato solo da medici), test della GALECTINA-3 (test indiretto che misura un marcatore legato all’infiammazione), OLIGOSCAN, CHEMICAL IMMUNITY REACTIVITY SCREEN (Array 11), che prende in considerazione le tossine da fonti biologiche (aflatossine) e le sostanze tossiche prodotte dall’uomo (BPA, metalli pesanti, mercurio, formaldeide, parabeni, benzene, etc.). Questo test, a differenza degli altri, stabilisce non solo la presenza di metalli pesanti ma la reazione immunitaria dell’organismo. In sostanza, risulta più importante stabilire se questi metalli creano danni o sono solo depositati (inattivi), perché silenziati dal nostro sistema immunitario. Per antagonizzarli sono utili la MCP (Modified Citrus Pectin), Zeolite attivata, Selenio (trasforma l’Alluminio in silicato di alluminio non nocivo), il Calcio (antagonizza il Pb), lo Zinco (antagonizza il Cadmio), acido fulvico, acido malico, melatonina (per Al), ecc.

10. RAPPORTO ESTROGENI/PROGESTERONE
11. LIVELLI DI TESTOSTERONE E DHEA
12. RAPPORTO AA/EPA (infiammazione)
13. ALTERATA VISCOSITA’ DELLE PIASTRINE
14. CARENZA DI REGOLAZIONE DEL GABA INTESTINALE (DISBIOSI)

**Qualunque trattamento o valutazione descritta, andrebbe svolta in stretta collaborazione con il proprio medico di fiducia insieme ad un terapeuta o nutrizionista esperto in tal senso.

**Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore declina ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

COLESTEROLO ALTO: COSA OCCORRE SAPERE

di Umberto Villanti –  NaturopataTerapista Complementare DSS Sanità Ticino (CH) nvs.swiss/it  

La vita sedentaria, lo stress fisico ed emozionale, l’alimentazione e gli errati stili di vita sono solo alcuni tra i protagonisti del “malessere” odierno, i quali contribuiscono allo sviluppo di malattie nel tempo. Tra questi, il tanto temuto colesterolo. Esiste ancora oggi l’idea che l’utilizzo di alcuni farmaci possa essere sufficiente per salvaguardare la salute del nostro cuore e arterie. Inoltre, basterebbe approfondire numerosi studi in rete per rendersi conto come l’associazione tra colesterolo quale causa di infarti e ictus è fuorviante.
Diversi studi medici hanno dimostrato che abbassare il colesterolo non riduce il rischio di “stroke”o “heart attack”. Secondo William Castelli, MD, ex direttore del Framingham Heart Study, le persone con colesterolo basso (inferiore a 200) subiscono quasi il 40 per cento di tutti gli attacchi cardiaci. Inoltre, le persone con colesterolo basso (meno di 180) hanno tre volte il numero di ictus rispetto alla popolazione generale. In genere, gli esami prescritti sono solo alcuni (LDL, HLD, TGL, COLESTEROLO TOTALE), mentre ne esistono altri molto importanti per monitorare e prevenire le problematiche cardiovascolari.

DI SEGUITO ALCUNI ESAMI DEL SANGUE IMPORTANTI QUALI INDICATORI DELLA NOSTRA SALUTE CARDIOVASCOLARE:

1- ARITMIA CARDIACA E FIBRILLAZIONE ATRIALE (la fibrillazione atriale e l’insufficienza cardiaca condividono meccanismi e strategie di trattamento)
2- TRIGLICERIDI ELEVATI (soprattutto un elevato rapporto TGL/HDL – i primi, quando sono alti, sono coinvolti nella progressione dell’indurimento delle arterie).
3- LIPOPROTEINA A LP(A) ALTA – (marcatore dell’infiammazione, che rappresenta un fattore di rischio 10 volte più elevato rispetto al colesterolo alto).
4- DEPOSITI DI CALCIO NELLE ARTERIE – (alcuni depositi di calcio sono facilmente rilevati da immagini radiografiche per la loro natura metallica e densità. Sarebbe bene riflettere sull’uso protratto di alcuni farmaci per la terapia dell’osteoporosi quali calcitriolo, estradiolo, bisfosfonati, integratori di calcio, ecc. Utili in questi casi l’utilizzo di EDTA acido etilen-diamino-tetracetic).
5- FERRITINA ELEVATA – (rappresenta un marker di infiammazione e quando è elevata promuove la formazione di ROS radicali liberi, mentre quando è bassa una carenza di Vit C).
6- FIBRINOGENO – (utile per la coagulazione, aumenta quando il nostro corpo è infiammato)
7- VITAMINA D BASSA – (livelli bassi di vitamina D sono stati associati ad elevata pressione arteriosa).
8- VITAMINA A BASSA – ( livelli bassi di vitamina A sono collegati a carente regolazione delle lipoproteine con HDL bassi e LDL alti. La vitamina A gioca un ruolo importante insieme agli scavenger receptor class BI (SR-BI) e PPAR-gamma (PPARG) nella regolazione del metabolismo lipidico e dei carboidrati, aumentando la sensibilità all’insulina. La vitamina D partecipa anch’essa in questa orchestra attraverso le VDR recettori nucleari).
9- OMOCISTEINA ELEVATA – (E’ riconosciuto che l’omocisteina lesiona le arterie).
10- INSULINA ELEVATA – (il prediabete, il diabete, ma anche l’ipoglicemia reattiva predispongono ad alterazioni cardiovascolari, come tra l’altro l’intolleranza al glucosio nei non diabetici). L’aumento della glicemia determina l’aumento di in enzima – delta-5-desaturasi – che innalza l’infiammazione nel nostro corpo – AA acido arachidonico.
11- LIVELLI DI CORTISOLO ELEVATI – (il cortisolo alto aumenta la ritenzione di sodio e il rischio cardiovascolare, nonchè un aumento dell’acidosi tissutale e ipossia cellulare aumentando la deplezione di minerali basici quali potassio e magnesio intracellulari). Inoltre l’aumento di sodio predispone le nostre cellule “malate” e infiammate a nutrirsi di glucosio attraverso il trasportatore sodico GLUT-1. Si ha un vero e proprio circolo vizioso. E’ utile ricordare che bisognerebbe valutare il cortisolo sierico, urinario e salivare per avere una misurazione più accurata.
12- ESTROGENI PIÙ ELEVATI RISPETTO AL PROGESTERONE – (molti studi dimostrano che il loro aumento predispone al rischio cardiovascolare. Pensiamo ad esempio all’uso della pillola, in età fertile ed in menopausa).
13- TESTOSTERONE BASSO NEGLI UOMINI – (buoni livelli di testosterone possono evitare di molto negli uomini le malattie coronariche).
14- ALTI LIVELLI DI PEROSSIDI LIPIDICI – (si può misurare con alcuni test specifici)
15- d-ROM-s TEST – (misura lo stress ossidativo, responsabile tra l’altro della ossidazione dei lipidi)
16- PROTEINA C REATTIVA ELEVATA – (un marker associato con la produzione di citochine infiammatorie e minaccia cardiovascolare).
17- TEST PER LA TIROIDE – (la tiroide gioca un ruolo importante quale fattore di aumento delle LDL. Pensiamo ad esempio alle situazioni di ipotiroidismo)
18- MISURAZIONE DEL MAGNESIO SIERICO E DEL CAPELLO – (il magnesio partecipa a circa 300 reazioni enzimatiche, tra le tante quella di regolare i livelli di glucosio nel sangue, di contrastare i livelli alti di calcio, ecc.).
19- TEST AA/EPA – (misura il rapporto tra acido arachidonico pro infiammatorio ed epa o acido eicosapentenoico antinfiammatorio)

COME PREVENIRE IL DANNO CARDIOVASCOLARE ?

Sicuramente l’abolizione degli zuccheri raffinati è una delle strategie più efficaci in tal senso (meno picchi glicemici). Inoltre l’aumento di alcuni alimenti contenenti fitochimici antiossidanti risulta una mossa vincente. Esistono dei composti importanti contenuti in diversi alimenti quali cipolla, sedano, cavoli e broccoli, soia biologica non OGM, che hanno proprietà antinfiammatoria, antiormonale e antiaggregante (catechine, polifenoli). In particolare i POLIFENOLI riducono e inibiscono le anidrasi carboniche (specialmente quelle delle cellule infiammate che esprimono l’anidrasi carbonica 9 o CAIX-9, rendendo acido l’ambiente intracellulare). Inoltre, determinano un aumento delle sirtuine SIRT-1 e AMK aumentando la formazione di nuovi mitocondri, quindi più energia. I fitoestrogeni, molto importanti per i loro effetti sono gli isoflavoni della soia e lignani dei semi oleaginosi e cereali integrali, ad azione antiossidante, antitumorale e ipocolesterolemizzante. I Sulfidi, sono altrettanto importanti. Comprendono i composti organosolforici (aglio, cipolla, porro, che migliorano l’attività immunitaria, contribuiscono all’inattivazione dei carcinogeni e riducono la sintesi epatica di COLESTEROLO). Non dimentichiamo gli indoli e gli isotiocianati, contenuti nella senape, rafano, cavoli, in grado di inattivare parzialmente gli ESTROGENI ENDOGENI. Inoltre, citiamo i monoterpeni, sostanze aromatiche presenti negli agrumi e in alcune spezie, in grado di bloccare l’azione di proteine che stimolano la proliferazione cellulare. I Fitosteroli, negli oli vegetali, che riducono i livelli di colesterolemia, legandosi ai sali biliari. I Carotenoidi, gruppo di 700 composti, coloranti naturali di frutta e verdura, contenenti beta-carotene. Questi ultimi hanno effetti antiossidanti, antitumorali e di modulazione del grasso adiposo, dell’infiammazione e del sistema immunitario (PPAR).

QUALI SUPPLEMENTI A SOSTEGNO?

• L- CARNITINA – (aumenta la concentrazione di HDL riducendo quella delle LDL). La L-CARNITINA aumenta l’AcetilCoA/CoA all’interno delle cellule, ottimizzando la conversione del piruvato e del LATTATO ad AcetilCoA, ed espletando contestualmente una indiretta azione antiossidante, soprattutto nei confronti di cellule ad alto metabolismo, come quelle cardiache e muscolari. Inoltre aumenta la produzione di energia nei mitocondri attraverso la carnitina acil-CoA transferasi.
• COENZIMA Q10 – soprattutto se usate le statine. La forma più biodisponibile però è l’UBICHINOLO. Infatti è uno dei pochi antiossidanti che funziona nelle parti grasse (lipidi) del corpo, come le membrane cellulari e le lipoproteine a bassa densità (LDL), nonché maggiore produttore di energia rispetto all’ubichinone.
• MAGNESIO – meglio una forma con alta biodisponibilità (aspartato, glicerofosfato, orotato, ecc.). Partecipa, come specificato sopra a circa 300 reazioni enzimatiche. Nel nostro caso mantiene più stabile la glicemia nel sangue, contrasta l’accumulo di calcio dannoso per l’organismo, regola l’attività metabolica tiroidea, importante per l’ambiente intracellulare.
• VITAMINA C – attività antiossidante e contrastante la Lp(a) alta. Aumenta la formazione di collagene insieme alla prolina, con conseguente protezione di vasi e arterie.
• RAME E ZINCO – bassi livelli di rame sono collegati ad un aumento delle LDL. Una sua supplementazione (previo parere di un esperto), insieme a ZINCO, possono coadiuvare un eventuale trattamento medico.

**Qualunque trattamento o valutazione descritta, andrebbe svolta in stretta collaborazione con il proprio medico di fiducia insieme ad un terapeuta o nutrizionista esperto in tal senso.

**Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore declina ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

BIBLIOGRAFIA
1. “Serum total cholesterol and HDL-cholesterol levels as associated with copper and zinc intake in physically active and sedentary elderly men and women” – Umoren J.(1989)
2. “The role of Copper as a Modifier of Lipid Metabolism” – Jason L. Burkhead and Svetlana Lutsenko (2013)
3. “Lack of an association or an inverse association between low-density-lipoprotein cholesterol and mortality in the elderly: a systematic review” – Uffe Ravnskov, David M Diamond, Rokura Hama, Tomohito Hamazaki, Björn Hammarskjöld, Niamh Hynes, Malcolm Kendrick, Peter H Langsjoen, Aseem Malhotra, Luca Mascitelli, Kilmer S McCully, Yoichi Ogushi, Harumi Okuyama, Paul J Rosch, Tore Schersten, Sherif Sultan, Ralf Sundberg (2016)

L’ASSUNZIONE DI VITAMINA D RIDUCE IL GRASSO CORPOREO

La vitamina D è sintetizzata nel corpo in una reazione che coinvolge la luce del sole. La vitamina D può anche essere introdotta con la dieta mangiando pesce grasso, funghi e integratori. Diversi recenti studi hanno associato bassi livelli di vitamina D a stanchezza muscolare, deficienza degli ormoni riproduttivi, bassa capacità aerobica e anche ad un aumento dell’ Indice di Massa Corporea (IMC o BMI). Uno studio coreano ha dimostrato che la vitamina D ha portato a perdita di grasso nelle cellule adipose esposte a vitamina D. La vitamina D influenza, inoltre, i geni coinvolti nella formazione delle cellule adipose, la ripartizione del grasso e l’utilizzo del grasso come energia. Recenti ricerche hanno mostrato che 4,000 IU di vitamina D-3 sono efficaci per perdere peso e grasso. Le uniche indicazioni salutistiche ufficiali per la vitamina D sono la riduzione del rischio di osteoporosi, la prevenzione dell’infiammazione e la promozione della normale funzionalità muscolare, mentre si è rivelata utile per moltissime altre problematiche.

 

 

  • Ding C, Gao D, Wilding J, et al. Vitamin D signaling in adipose tissue. Br J Nutr. 2012. PubMed
  • Rosenblum JL, Castro VM, Moore CE, Kaplan LM. Calcium and vitamin D supplementation is associated with decreased abdominal adipose tissue in overweight and obese adults. Am J Clin Nutr.2012
  • Aneta U. Koszowska, Justyna Nowak, et al. Obesity, adipose tissue function and the role of vitamin D. 2014

 

SCOMODE VERITÀ SUL CONSUMO DI LATTE E LATTICINI EMERGONO DA MOLTEPLICI STUDI

Tratto da Alleanza Rath Italia www.alleanzadrrath.it

 

 

Ci hanno istruiti che latte e latticini di origine animale fanno bene alla salute, a tutte le età, da quando nasciamo (e anche prima), in fase di crescita, a quando invecchiamo, per l’apporto di calcio. Tuttavia, alla luce di importanti evidenze scientifiche, dobbiamo necessariamente mettere in discussione non solo le nostre convinzioni ma la stessa salubrità di questo tipo di alimenti.

Se fai parte di quel gruppo di persone che pensa sia bene mangiare un po’ di tutto, metti in conto il rischio di ammalarti di un po di tutto.

Si è scoperto che il consumo di latte di mucca in gravidanza interferisce con il sistema endocrino del feto, e dopo la nascita continuerà ad interferire per tutta la vita, esponendo l’individuo a malattie degenerative, tumori e malattie cardiovascolari

Inoltre, a causa dell’IG-F1 (insulin-like-Growth Factor 1 / fattore di crescita insulino simile), promotore di tumori, i pazienti con malattie oncologiche e le persone con una storia familiare di malattie coronariche e neurodegenerative, dovrebbero “limitare” (il termine giusto sarebbe “ eliminare”, tanto per essere politicamente scorretti) il consumo di latte e latticini, così come delle proteine del latte

L’ IGF-1 è un ormone molto simile all’insulina, che grazie allo stimolo dell’ormone della crescita, viene prodotto principalmente dal fegato.

Ad ogni età il nostro fegato è perfettamente in grado di produrre nelle giuste quantità l’ormone della crescita di cui necessitiamo. Ogni surplus è controproducente per la nostra salute. E già questo dovrebbe far riflettere.

L’eccesso proteico in generale non è collegato a maggiori livelli di IGF-1, mentre invece lo è per le proteine del latte animale.

 

 

 

 

Molte ricerche collegano l’acne al consumo di latte e latticini

 

Un crescente numero di studi dimostra che un elevata presenza nel sangue di IGF-1 favorisce una veloce duplicazione delle cellule cancerose e la loro diffusione nel corpo (metastasi), in vari tipi di tumori: della mammella, soprattutto nelle donne in pre-menopausa, delle ovaie, del pancreas, del colon-retto e della prostata. A dirla tutta abbiamo persino la controprova di quanto le ricerche epidemiologiche evidenziano da alcuni anni, dietro la tenda del silenzio mediatico: le donne centenarie hanno in comune il fatto di avere bassi livelli ematici di IGF-1

Naturalmente l’industria farmaceutica non ha alcun interesse a fare in modo che le persone riducano i livelli di IGF-1 con la dieta, piuttosto si propone di creare nuovi farmaci antagonisti.

In una meta analisi del 2009 che considera tutta la letteratura sul tema, i ricercatori hanno concluso che “le evidenze scientifiche riscontrate fino ad oggi suggeriscono che il consumo di latte possa aumentare i livelli di IGF-1 nel circolo ematico.

Non a caso, le donne e gli uomini che non consumano latte e latticini hanno livelli più bassi di IGF-1, rispetto a coloro che invece assumono questo tipo di alimenti.

Nel 2013 sono usciti i risultati di uno studio che ha seguito per vent’anni i bambini di un gruppo di donne la cui dieta era stata monitorata in gravidanza.

Si è notato che i bambini nati da mamme che avevano consumato più di 150ml di latte al giorno avevano livelli più elevati di ormoni della crescita e di insulina rispetto a quelli nati da mamme che non avevano bevuto latte.

Dal punto di vista chimico, l’IGF-1 degli umani è identico all’IGF-1 delle mucche, che lo producono naturalmente in modo che il loro cucciolo possa crescere rapidamente.

Non ha importanza che latte e latticini siaano biologici o meno, l’IGF-1 è presente in entrambe i casi, così come lo è nel latte proveniente da altre femmine animali (pecora, capra, asina, bufala), e non fa differenza neppure che sia crudo o cotto, perché la pastorizzazione lascia inalterato questo gruppo di ormoni.

Il latte di origine vegetale non contiene IGF-1, ad esempio quello di riso, di avena, di mandorle, di soia

 

MICOTERAPIA: I FUNGHI A SOSTEGNO E A COMPLETAMENTO DELLE TERAPIE MEDICHE

La Micoterapia è una metodica naturale e globale, derivante dalla fitoterapia, che utilizza gli estratti di funghi o funghi interi per la prevenzione di numerose patologie. Essa è rivolta in particolare nelle problematiche croniche, svolgendo un’azione ottimale a lungo termine.

 

I benefici della micoterapia

 

I funghi “medicinali” contengono un vasto spettro di sostanze nutritive, la cui attività si esplica a livello fisiologico. L’azione e la loro efficacia aumenta purché il fungo sia utilizzato integralmente in tutta la sua composizione naturale. La somministrazione dei funghi è consigliata a medio o lungo termine.

 

Questa pratica necessita di tempi di somministrazione sufficientemente prolungati per il superamento delle problematiche eziologiche, sanate le quali, anche i sintomi svaniscono. I funghi rilasciano, poi, sostanze tossiche che nell’immediato possono causare reazioni avverse come nausea, vomito o diarrea. Bisogna dare il tempo al proprio corpo di abituarsi e a tollerare questo tipo di terapia.

 

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TRATTAMENTO DELLA NEUROINFIAMMAZIONE

Neuroinfiammazione, leaky brain, cervello permeabile: sono tre termini che individuano uno stato infiammatorio del cervello, di cui abbiamo trattato le basi nel precedente articolo di introduzione all’argomento. Vediamo ora come affrontare questo problema con gli strumenti della naturopatia, anche dal punto di vista dell’alimentazione, dell’integrazione alimentare e di altre tecniche olistiche.

 

Come trattare il leaky brain

 

Il trattamento del leaky brain si basa sulla valutazione di fattori o trigger che hanno innescato tale problematica e loro correzione. Sarà utile verificare la presenza di candida, luoghi infestati da muffe, presenza di metalli tossici attraverso alcuni test (Galectina-3, Oligoscan,ecc), valutazione attraverso test kinesiologici idonei a determinare la presenza di biotossine.

 

Come integratori vengono consigliati l’olio di pesce o omega 3. Esiste una vasta letteratura scientifica che raccomanda l’uso dell’olio di pesce nelle problematiche psichiatriche (American Psychiatric Association). Il suo utilizzo è efficace e spesso innocuo (tranne casi particolari quali l’utilizzo di anticoagulanti o carenza estrogenica). Alcuni studi hanno dimostrato che l’utilizzo per 3 mesi di omega 3 è risultato efficace quasi quanto i farmaci antipsicotici. I nostri neuroni sono circondati da guaina mielinica, la quale essendo grassa risulta migliorata dall’aggiunta di EPA, DHA, colina. Inoltre, l’olio di pesce consente alla serotonina e dopamina di legarsi ai recettori, abbassa il cortisolo e determina una down-regulation delle citochine infiammatorie apportando anche effetti benefici su altri distretti, quale la tiroide.

 

Alimentazione

 

La dieta assume una notevole importanza per queste problematiche. Sono noti gli effetti antinfiammatori dell’alimentazione su numerose malattie. È altresì nota la correlazione tra zuccheri e Alzheimer, tanto da chiamare quest’ultima malattia con il nome di diabete 3. Una dieta a bassissimo contenuto di carboidrati raffinati ha determinato un notevole miglioramento per questo tipo di problematica. La dieta chetogenica è stata proposta quale soluzione migliore per il cervello, specialmente se affetto da diabete di tipo 3 meglio conosciuto come morbo di ALZHEIMER (è una condizione legata alla demenza Alzheimer, cioè il cervello non riceve sufficiente glucosio)

 

La dieta consigliata è anche conosciuta come Paleodieta e si basa sul presupposto che un’alimentazione ricca di proteine e lipidi, e nel contempo molto povera di carboidrati, mantenga costanti i livelli di insulina favorendo il suo utilizzo a scopo energetico.

 

Anche se utile nell’immediato, questo approccio non si considera utile a lungo termine, in quanto esiste il rischio di acidosi metabolica. In ogni caso, l’obiettivo sarà quello di eliminare gli zuccheri e carboidrati semplici dalla dieta aumentando i carboidrati complessi, con basso indice glicemico, inserendo alimenti ricchi in fibre che aumentano il senso di sazietà mantenendo costante l’omeostasi glicemica.

 

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Trattamento della neuroinfiammazione (leaky brain)

NEUROINFIAMMAZIONE O LEAKY BRAIN (CERVELLO PERMEABILE)

Un termine recente utilizzato in medicina alternativa è “cervello permeabile”. È simile alla permeabilità intestinale, ma coinvolgerebbe il cervello e la barriera ematoencefalica, consentendo l’ingresso di sostanze nocive. Questa permeabilità è causata da alcune citochine infiammatorie come IL-1, IL-6 e TNF, MMP9 e TGF-beta; così come alcune tossine batteriche (lipopolisaccaridi, LPS), muffe, metalli tossici.

 

Malattie autoimmuni, disturbi infettivi e depressione

 

Esistono degli studi recenti pubblicati in Danimarca, che dimostrano una correlazione tra infiammazione e depressione. Queste ricerche hanno palesato che avere malattie autoimmuni quali tiroidite di Hashimoto, artrite reumatoide, sindrome di Sjogren aumenta del 45% il rischio di avere anche disturbi dell’umore. Inoltre, essere stati ricoverati in ospedale per malattie infettive aumenta il rischio del 62% di avere disturbi depressivi.

 

Infezioni e tossine

 

Alcune tossine come quelle prodotte da muffe o dalla malattia di Lyme (boreliosi) sono all’origine di alcuni disturbi depressivi. Esistono delle evidenze scientifiche tra infezioni da streptococco e DOC (disturbo ossessivo compulsivo). Altri studi in corso hanno evidenziato la connessione tra toxoplasmosi e schizofrenia. Queste infezioni aumenterebbero la produzione di citochine infiammatorie (MMP9, TGF-beta), determinando vasculite (infiammazione dei vasi sanguigni) e iperattivazione delle microglia (cellule immunitarie del cervello). Inoltre, gli effetti eccitotossici (aumento del glutammato cerebrale), potrebbero sommarsi per creare ulteriori problemi.

 

Muffa e depressione

 

Uno studio ha dimostrato che la percentuale di depressione nelle persone che vivevano in alcune abitazioni in cui era presente la muffa, era superiore del 34-40% rispetto ai residenti in abitazioni prive di essa.

 

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