COLESTEROLO ALTO: COSA OCCORRE SAPERE

di Umberto Villanti –  NaturopataTerapista Complementare DSS Sanità Ticino (CH) nvs.swiss/it  

La vita sedentaria, lo stress fisico ed emozionale, l’alimentazione e gli errati stili di vita sono solo alcuni tra i protagonisti del “malessere” odierno, i quali contribuiscono allo sviluppo di malattie nel tempo. Tra questi, il tanto temuto colesterolo. Esiste ancora oggi l’idea che l’utilizzo di alcuni farmaci possa essere sufficiente per salvaguardare la salute del nostro cuore e arterie. Inoltre, basterebbe approfondire numerosi studi in rete per rendersi conto come l’associazione tra colesterolo quale causa di infarti e ictus è fuorviante.
Diversi studi medici hanno dimostrato che abbassare il colesterolo non riduce il rischio di “stroke”o “heart attack”. Secondo William Castelli, MD, ex direttore del Framingham Heart Study, le persone con colesterolo basso (inferiore a 200) subiscono quasi il 40 per cento di tutti gli attacchi cardiaci. Inoltre, le persone con colesterolo basso (meno di 180) hanno tre volte il numero di ictus rispetto alla popolazione generale. In genere, gli esami prescritti sono solo alcuni (LDL, HLD, TGL, COLESTEROLO TOTALE), mentre ne esistono altri molto importanti per monitorare e prevenire le problematiche cardiovascolari.

DI SEGUITO ALCUNI ESAMI DEL SANGUE IMPORTANTI QUALI INDICATORI DELLA NOSTRA SALUTE CARDIOVASCOLARE:

1- ARITMIA CARDIACA E FIBRILLAZIONE ATRIALE (la fibrillazione atriale e l’insufficienza cardiaca condividono meccanismi e strategie di trattamento)
2- TRIGLICERIDI ELEVATI (soprattutto un elevato rapporto TGL/HDL – i primi, quando sono alti, sono coinvolti nella progressione dell’indurimento delle arterie).
3- LIPOPROTEINA A LP(A) ALTA – (marcatore dell’infiammazione, che rappresenta un fattore di rischio 10 volte più elevato rispetto al colesterolo alto).
4- DEPOSITI DI CALCIO NELLE ARTERIE – (alcuni depositi di calcio sono facilmente rilevati da immagini radiografiche per la loro natura metallica e densità. Sarebbe bene riflettere sull’uso protratto di alcuni farmaci per la terapia dell’osteoporosi quali calcitriolo, estradiolo, bisfosfonati, integratori di calcio, ecc. Utili in questi casi l’utilizzo di EDTA acido etilen-diamino-tetracetic).
5- FERRITINA ELEVATA – (rappresenta un marker di infiammazione e quando è elevata promuove la formazione di ROS radicali liberi, mentre quando è bassa una carenza di Vit C).
6- FIBRINOGENO – (utile per la coagulazione, aumenta quando il nostro corpo è infiammato)
7- VITAMINA D BASSA – (livelli bassi di vitamina D sono stati associati ad elevata pressione arteriosa).
8- VITAMINA A BASSA – ( livelli bassi di vitamina A sono collegati a carente regolazione delle lipoproteine con HDL bassi e LDL alti. La vitamina A gioca un ruolo importante insieme agli scavenger receptor class BI (SR-BI) e PPAR-gamma (PPARG) nella regolazione del metabolismo lipidico e dei carboidrati, aumentando la sensibilità all’insulina. La vitamina D partecipa anch’essa in questa orchestra attraverso le VDR recettori nucleari).
9- OMOCISTEINA ELEVATA – (E’ riconosciuto che l’omocisteina lesiona le arterie).
10- INSULINA ELEVATA – (il prediabete, il diabete, ma anche l’ipoglicemia reattiva predispongono ad alterazioni cardiovascolari, come tra l’altro l’intolleranza al glucosio nei non diabetici). L’aumento della glicemia determina l’aumento di in enzima – delta-5-desaturasi – che innalza l’infiammazione nel nostro corpo – AA acido arachidonico.
11- LIVELLI DI CORTISOLO ELEVATI – (il cortisolo alto aumenta la ritenzione di sodio e il rischio cardiovascolare, nonchè un aumento dell’acidosi tissutale e ipossia cellulare aumentando la deplezione di minerali basici quali potassio e magnesio intracellulari). Inoltre l’aumento di sodio predispone le nostre cellule “malate” e infiammate a nutrirsi di glucosio attraverso il trasportatore sodico GLUT-1. Si ha un vero e proprio circolo vizioso. E’ utile ricordare che bisognerebbe valutare il cortisolo sierico, urinario e salivare per avere una misurazione più accurata.
12- ESTROGENI PIÙ ELEVATI RISPETTO AL PROGESTERONE – (molti studi dimostrano che il loro aumento predispone al rischio cardiovascolare. Pensiamo ad esempio all’uso della pillola, in età fertile ed in menopausa).
13- TESTOSTERONE BASSO NEGLI UOMINI – (buoni livelli di testosterone possono evitare di molto negli uomini le malattie coronariche).
14- ALTI LIVELLI DI PEROSSIDI LIPIDICI – (si può misurare con alcuni test specifici)
15- d-ROM-s TEST – (misura lo stress ossidativo, responsabile tra l’altro della ossidazione dei lipidi)
16- PROTEINA C REATTIVA ELEVATA – (un marker associato con la produzione di citochine infiammatorie e minaccia cardiovascolare).
17- TEST PER LA TIROIDE – (la tiroide gioca un ruolo importante quale fattore di aumento delle LDL. Pensiamo ad esempio alle situazioni di ipotiroidismo)
18- MISURAZIONE DEL MAGNESIO SIERICO E DEL CAPELLO – (il magnesio partecipa a circa 300 reazioni enzimatiche, tra le tante quella di regolare i livelli di glucosio nel sangue, di contrastare i livelli alti di calcio, ecc.).
19- TEST AA/EPA – (misura il rapporto tra acido arachidonico pro infiammatorio ed epa o acido eicosapentenoico antinfiammatorio)

COME PREVENIRE IL DANNO CARDIOVASCOLARE ?

Sicuramente l’abolizione degli zuccheri raffinati è una delle strategie più efficaci in tal senso (meno picchi glicemici). Inoltre l’aumento di alcuni alimenti contenenti fitochimici antiossidanti risulta una mossa vincente. Esistono dei composti importanti contenuti in diversi alimenti quali cipolla, sedano, cavoli e broccoli, soia biologica non OGM, che hanno proprietà antinfiammatoria, antiormonale e antiaggregante (catechine, polifenoli). In particolare i POLIFENOLI riducono e inibiscono le anidrasi carboniche (specialmente quelle delle cellule infiammate che esprimono l’anidrasi carbonica 9 o CAIX-9, rendendo acido l’ambiente intracellulare). Inoltre, determinano un aumento delle sirtuine SIRT-1 e AMK aumentando la formazione di nuovi mitocondri, quindi più energia. I fitoestrogeni, molto importanti per i loro effetti sono gli isoflavoni della soia e lignani dei semi oleaginosi e cereali integrali, ad azione antiossidante, antitumorale e ipocolesterolemizzante. I Sulfidi, sono altrettanto importanti. Comprendono i composti organosolforici (aglio, cipolla, porro, che migliorano l’attività immunitaria, contribuiscono all’inattivazione dei carcinogeni e riducono la sintesi epatica di COLESTEROLO). Non dimentichiamo gli indoli e gli isotiocianati, contenuti nella senape, rafano, cavoli, in grado di inattivare parzialmente gli ESTROGENI ENDOGENI. Inoltre, citiamo i monoterpeni, sostanze aromatiche presenti negli agrumi e in alcune spezie, in grado di bloccare l’azione di proteine che stimolano la proliferazione cellulare. I Fitosteroli, negli oli vegetali, che riducono i livelli di colesterolemia, legandosi ai sali biliari. I Carotenoidi, gruppo di 700 composti, coloranti naturali di frutta e verdura, contenenti beta-carotene. Questi ultimi hanno effetti antiossidanti, antitumorali e di modulazione del grasso adiposo, dell’infiammazione e del sistema immunitario (PPAR).

QUALI SUPPLEMENTI A SOSTEGNO?

• L- CARNITINA – (aumenta la concentrazione di HDL riducendo quella delle LDL). La L-CARNITINA aumenta l’AcetilCoA/CoA all’interno delle cellule, ottimizzando la conversione del piruvato e del LATTATO ad AcetilCoA, ed espletando contestualmente una indiretta azione antiossidante, soprattutto nei confronti di cellule ad alto metabolismo, come quelle cardiache e muscolari. Inoltre aumenta la produzione di energia nei mitocondri attraverso la carnitina acil-CoA transferasi.
• COENZIMA Q10 – soprattutto se usate le statine. La forma più biodisponibile però è l’UBICHINOLO. Infatti è uno dei pochi antiossidanti che funziona nelle parti grasse (lipidi) del corpo, come le membrane cellulari e le lipoproteine a bassa densità (LDL), nonché maggiore produttore di energia rispetto all’ubichinone.
• MAGNESIO – meglio una forma con alta biodisponibilità (aspartato, glicerofosfato, orotato, ecc.). Partecipa, come specificato sopra a circa 300 reazioni enzimatiche. Nel nostro caso mantiene più stabile la glicemia nel sangue, contrasta l’accumulo di calcio dannoso per l’organismo, regola l’attività metabolica tiroidea, importante per l’ambiente intracellulare.
• VITAMINA C – attività antiossidante e contrastante la Lp(a) alta. Aumenta la formazione di collagene insieme alla prolina, con conseguente protezione di vasi e arterie.
• RAME E ZINCO – bassi livelli di rame sono collegati ad un aumento delle LDL. Una sua supplementazione (previo parere di un esperto), insieme a ZINCO, possono coadiuvare un eventuale trattamento medico.

**Qualunque trattamento o valutazione descritta, andrebbe svolta in stretta collaborazione con il proprio medico di fiducia insieme ad un terapeuta o nutrizionista esperto in tal senso.

**Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore declina ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

BIBLIOGRAFIA
1. “Serum total cholesterol and HDL-cholesterol levels as associated with copper and zinc intake in physically active and sedentary elderly men and women” – Umoren J.(1989)
2. “The role of Copper as a Modifier of Lipid Metabolism” – Jason L. Burkhead and Svetlana Lutsenko (2013)
3. “Lack of an association or an inverse association between low-density-lipoprotein cholesterol and mortality in the elderly: a systematic review” – Uffe Ravnskov, David M Diamond, Rokura Hama, Tomohito Hamazaki, Björn Hammarskjöld, Niamh Hynes, Malcolm Kendrick, Peter H Langsjoen, Aseem Malhotra, Luca Mascitelli, Kilmer S McCully, Yoichi Ogushi, Harumi Okuyama, Paul J Rosch, Tore Schersten, Sherif Sultan, Ralf Sundberg (2016)

L’ASSUNZIONE DI VITAMINA D RIDUCE IL GRASSO CORPOREO

La vitamina D è sintetizzata nel corpo in una reazione che coinvolge la luce del sole. La vitamina D può anche essere introdotta con la dieta mangiando pesce grasso, funghi e integratori. Diversi recenti studi hanno associato bassi livelli di vitamina D a stanchezza muscolare, deficienza degli ormoni riproduttivi, bassa capacità aerobica e anche ad un aumento dell’ Indice di Massa Corporea (IMC o BMI). Uno studio coreano ha dimostrato che la vitamina D ha portato a perdita di grasso nelle cellule adipose esposte a vitamina D. La vitamina D influenza, inoltre, i geni coinvolti nella formazione delle cellule adipose, la ripartizione del grasso e l’utilizzo del grasso come energia. Recenti ricerche hanno mostrato che 4,000 IU di vitamina D-3 sono efficaci per perdere peso e grasso. Le uniche indicazioni salutistiche ufficiali per la vitamina D sono la riduzione del rischio di osteoporosi, la prevenzione dell’infiammazione e la promozione della normale funzionalità muscolare, mentre si è rivelata utile per moltissime altre problematiche.

 

 

  • Ding C, Gao D, Wilding J, et al. Vitamin D signaling in adipose tissue. Br J Nutr. 2012. PubMed
  • Rosenblum JL, Castro VM, Moore CE, Kaplan LM. Calcium and vitamin D supplementation is associated with decreased abdominal adipose tissue in overweight and obese adults. Am J Clin Nutr.2012
  • Aneta U. Koszowska, Justyna Nowak, et al. Obesity, adipose tissue function and the role of vitamin D. 2014

 

SCOMODE VERITÀ SUL CONSUMO DI LATTE E LATTICINI EMERGONO DA MOLTEPLICI STUDI

Tratto da Alleanza Rath Italia www.alleanzadrrath.it

 

 

Ci hanno istruiti che latte e latticini di origine animale fanno bene alla salute, a tutte le età, da quando nasciamo (e anche prima), in fase di crescita, a quando invecchiamo, per l’apporto di calcio. Tuttavia, alla luce di importanti evidenze scientifiche, dobbiamo necessariamente mettere in discussione non solo le nostre convinzioni ma la stessa salubrità di questo tipo di alimenti.

Se fai parte di quel gruppo di persone che pensa sia bene mangiare un po’ di tutto, metti in conto il rischio di ammalarti di un po di tutto.

Si è scoperto che il consumo di latte di mucca in gravidanza interferisce con il sistema endocrino del feto, e dopo la nascita continuerà ad interferire per tutta la vita, esponendo l’individuo a malattie degenerative, tumori e malattie cardiovascolari

Inoltre, a causa dell’IG-F1 (insulin-like-Growth Factor 1 / fattore di crescita insulino simile), promotore di tumori, i pazienti con malattie oncologiche e le persone con una storia familiare di malattie coronariche e neurodegenerative, dovrebbero “limitare” (il termine giusto sarebbe “ eliminare”, tanto per essere politicamente scorretti) il consumo di latte e latticini, così come delle proteine del latte

L’ IGF-1 è un ormone molto simile all’insulina, che grazie allo stimolo dell’ormone della crescita, viene prodotto principalmente dal fegato.

Ad ogni età il nostro fegato è perfettamente in grado di produrre nelle giuste quantità l’ormone della crescita di cui necessitiamo. Ogni surplus è controproducente per la nostra salute. E già questo dovrebbe far riflettere.

L’eccesso proteico in generale non è collegato a maggiori livelli di IGF-1, mentre invece lo è per le proteine del latte animale.

 

 

 

 

Molte ricerche collegano l’acne al consumo di latte e latticini

 

Un crescente numero di studi dimostra che un elevata presenza nel sangue di IGF-1 favorisce una veloce duplicazione delle cellule cancerose e la loro diffusione nel corpo (metastasi), in vari tipi di tumori: della mammella, soprattutto nelle donne in pre-menopausa, delle ovaie, del pancreas, del colon-retto e della prostata. A dirla tutta abbiamo persino la controprova di quanto le ricerche epidemiologiche evidenziano da alcuni anni, dietro la tenda del silenzio mediatico: le donne centenarie hanno in comune il fatto di avere bassi livelli ematici di IGF-1

Naturalmente l’industria farmaceutica non ha alcun interesse a fare in modo che le persone riducano i livelli di IGF-1 con la dieta, piuttosto si propone di creare nuovi farmaci antagonisti.

In una meta analisi del 2009 che considera tutta la letteratura sul tema, i ricercatori hanno concluso che “le evidenze scientifiche riscontrate fino ad oggi suggeriscono che il consumo di latte possa aumentare i livelli di IGF-1 nel circolo ematico.

Non a caso, le donne e gli uomini che non consumano latte e latticini hanno livelli più bassi di IGF-1, rispetto a coloro che invece assumono questo tipo di alimenti.

Nel 2013 sono usciti i risultati di uno studio che ha seguito per vent’anni i bambini di un gruppo di donne la cui dieta era stata monitorata in gravidanza.

Si è notato che i bambini nati da mamme che avevano consumato più di 150ml di latte al giorno avevano livelli più elevati di ormoni della crescita e di insulina rispetto a quelli nati da mamme che non avevano bevuto latte.

Dal punto di vista chimico, l’IGF-1 degli umani è identico all’IGF-1 delle mucche, che lo producono naturalmente in modo che il loro cucciolo possa crescere rapidamente.

Non ha importanza che latte e latticini siaano biologici o meno, l’IGF-1 è presente in entrambe i casi, così come lo è nel latte proveniente da altre femmine animali (pecora, capra, asina, bufala), e non fa differenza neppure che sia crudo o cotto, perché la pastorizzazione lascia inalterato questo gruppo di ormoni.

Il latte di origine vegetale non contiene IGF-1, ad esempio quello di riso, di avena, di mandorle, di soia

 

MICOTERAPIA: I FUNGHI A SOSTEGNO E A COMPLETAMENTO DELLE TERAPIE MEDICHE

La Micoterapia è una metodica naturale e globale, derivante dalla fitoterapia, che utilizza gli estratti di funghi o funghi interi per la prevenzione di numerose patologie. Essa è rivolta in particolare nelle problematiche croniche, svolgendo un’azione ottimale a lungo termine.

 

I benefici della micoterapia

 

I funghi “medicinali” contengono un vasto spettro di sostanze nutritive, la cui attività si esplica a livello fisiologico. L’azione e la loro efficacia aumenta purché il fungo sia utilizzato integralmente in tutta la sua composizione naturale. La somministrazione dei funghi è consigliata a medio o lungo termine.

 

Questa pratica necessita di tempi di somministrazione sufficientemente prolungati per il superamento delle problematiche eziologiche, sanate le quali, anche i sintomi svaniscono. I funghi rilasciano, poi, sostanze tossiche che nell’immediato possono causare reazioni avverse come nausea, vomito o diarrea. Bisogna dare il tempo al proprio corpo di abituarsi e a tollerare questo tipo di terapia.

 

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TRATTAMENTO DELLA NEUROINFIAMMAZIONE

Neuroinfiammazione, leaky brain, cervello permeabile: sono tre termini che individuano uno stato infiammatorio del cervello, di cui abbiamo trattato le basi nel precedente articolo di introduzione all’argomento. Vediamo ora come affrontare questo problema con gli strumenti della naturopatia, anche dal punto di vista dell’alimentazione, dell’integrazione alimentare e di altre tecniche olistiche.

 

Come trattare il leaky brain

 

Il trattamento del leaky brain si basa sulla valutazione di fattori o trigger che hanno innescato tale problematica e loro correzione. Sarà utile verificare la presenza di candida, luoghi infestati da muffe, presenza di metalli tossici attraverso alcuni test (Galectina-3, Oligoscan,ecc), valutazione attraverso test kinesiologici idonei a determinare la presenza di biotossine.

 

Come integratori vengono consigliati l’olio di pesce o omega 3. Esiste una vasta letteratura scientifica che raccomanda l’uso dell’olio di pesce nelle problematiche psichiatriche (American Psychiatric Association). Il suo utilizzo è efficace e spesso innocuo (tranne casi particolari quali l’utilizzo di anticoagulanti o carenza estrogenica). Alcuni studi hanno dimostrato che l’utilizzo per 3 mesi di omega 3 è risultato efficace quasi quanto i farmaci antipsicotici. I nostri neuroni sono circondati da guaina mielinica, la quale essendo grassa risulta migliorata dall’aggiunta di EPA, DHA, colina. Inoltre, l’olio di pesce consente alla serotonina e dopamina di legarsi ai recettori, abbassa il cortisolo e determina una down-regulation delle citochine infiammatorie apportando anche effetti benefici su altri distretti, quale la tiroide.

 

Alimentazione

 

La dieta assume una notevole importanza per queste problematiche. Sono noti gli effetti antinfiammatori dell’alimentazione su numerose malattie. È altresì nota la correlazione tra zuccheri e Alzheimer, tanto da chiamare quest’ultima malattia con il nome di diabete 3. Una dieta a bassissimo contenuto di carboidrati raffinati ha determinato un notevole miglioramento per questo tipo di problematica. La dieta chetogenica è stata proposta quale soluzione migliore per il cervello, specialmente se affetto da diabete di tipo 3 meglio conosciuto come morbo di ALZHEIMER (è una condizione legata alla demenza Alzheimer, cioè il cervello non riceve sufficiente glucosio)

 

La dieta consigliata è anche conosciuta come Paleodieta e si basa sul presupposto che un’alimentazione ricca di proteine e lipidi, e nel contempo molto povera di carboidrati, mantenga costanti i livelli di insulina favorendo il suo utilizzo a scopo energetico.

 

Anche se utile nell’immediato, questo approccio non si considera utile a lungo termine, in quanto esiste il rischio di acidosi metabolica. In ogni caso, l’obiettivo sarà quello di eliminare gli zuccheri e carboidrati semplici dalla dieta aumentando i carboidrati complessi, con basso indice glicemico, inserendo alimenti ricchi in fibre che aumentano il senso di sazietà mantenendo costante l’omeostasi glicemica.

 

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Trattamento della neuroinfiammazione (leaky brain)

NEUROINFIAMMAZIONE O LEAKY BRAIN (CERVELLO PERMEABILE)

Un termine recente utilizzato in medicina alternativa è “cervello permeabile”. È simile alla permeabilità intestinale, ma coinvolgerebbe il cervello e la barriera ematoencefalica, consentendo l’ingresso di sostanze nocive. Questa permeabilità è causata da alcune citochine infiammatorie come IL-1, IL-6 e TNF, MMP9 e TGF-beta; così come alcune tossine batteriche (lipopolisaccaridi, LPS), muffe, metalli tossici.

 

Malattie autoimmuni, disturbi infettivi e depressione

 

Esistono degli studi recenti pubblicati in Danimarca, che dimostrano una correlazione tra infiammazione e depressione. Queste ricerche hanno palesato che avere malattie autoimmuni quali tiroidite di Hashimoto, artrite reumatoide, sindrome di Sjogren aumenta del 45% il rischio di avere anche disturbi dell’umore. Inoltre, essere stati ricoverati in ospedale per malattie infettive aumenta il rischio del 62% di avere disturbi depressivi.

 

Infezioni e tossine

 

Alcune tossine come quelle prodotte da muffe o dalla malattia di Lyme (boreliosi) sono all’origine di alcuni disturbi depressivi. Esistono delle evidenze scientifiche tra infezioni da streptococco e DOC (disturbo ossessivo compulsivo). Altri studi in corso hanno evidenziato la connessione tra toxoplasmosi e schizofrenia. Queste infezioni aumenterebbero la produzione di citochine infiammatorie (MMP9, TGF-beta), determinando vasculite (infiammazione dei vasi sanguigni) e iperattivazione delle microglia (cellule immunitarie del cervello). Inoltre, gli effetti eccitotossici (aumento del glutammato cerebrale), potrebbero sommarsi per creare ulteriori problemi.

 

Muffa e depressione

 

Uno studio ha dimostrato che la percentuale di depressione nelle persone che vivevano in alcune abitazioni in cui era presente la muffa, era superiore del 34-40% rispetto ai residenti in abitazioni prive di essa.

 

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VITAMINA C CONTRO I DANNI DEL GLUCOSIO NELLE ARTERIE

 

*Tratto da Alleanza Rath Italia

Lo zucchero è necessario per la produzione di bioenergia e altri processi metabolici che avvengono nelle cellule. Anche se lo zucchero è una parte importante della dieta, di fatto il suo consumo supera di gran lunga le esigenze metaboliche del nostro organismo. La dieta moderna contiene circa 50-80 grammi di zucchero e la maggior parte di esso è derivato dal fruttosio.

Il fruttosio lo troviamo nelle bibite e nella maggior parte degli alimenti elaborati; viene metabolizzato in modo diverso dal glucosio e le conseguenze di un consumo eccessivo sono state associate ad un aumento nella diffusione del diabete, delle malattie cardiache e di molti altri problemi di salute.

Lo zucchero in eccesso può legarsi alle proteine delle cellule che compromettono la loro funzione, provocando danni cellulari.

Ogni cellula del corpo ha canali cellulari microscopici che consentono alle molecole di glucosio di entrare nelle cellule per essere bruciate e produrre energia.

Tuttavia, a causa della somiglianza tra le strutture chimiche dello zucchero e della vitamina C, l’eccesso di zucchero nel sangue può bloccare i canali necessari al trasferimento di vitamina C all’interno della cellula, all’interno della quale si crea una carenza di questa importante vitamina.

 

La scoperta del Dr. Rath ha rivelato come una carenza di vitamina C può danneggiare le cellule che rivestono le pareti dei vasi sanguigni promuovendo la formazione di placca arteriosa

L’aterosclerosi è una complicanza comune per coloro che hanno elevati livelli glicemici nel sangue e gli scienziati del Dr. Rath Research Institute hanno recentemente testato l’efficacia di vari integratori di vitamina C per proteggere le cellule dai danni dello zucchero.

Essi hanno confrontato gli effetti di una combinazione specifica di vitamina C (contenente calcio, magnesio e ascorbil palmitato – una forma liposolubile di vitamina C) con altre formule di vitamina C, alle dosi raccomandate.

Lo studio ha utilizzato cellule muscolari lisce dell’aorta esposte ad elevate quantità di zucchero per esaminare l’efficacia delle combinazioni. Le cellule muscolari lisce stimolate con alti livelli di glucosio ematico morirono facilmente e solo il 20% sono rimaste vitali.

Tuttavia, le cellule muscolari lisce esposte al glucosio, in presenza della combinazione specifica di vitamina C, sono state protette contro i danni e il 75% sono rimaste vitali. Nessuna delle altri formule testate di vitamina C ha mostrato una simile efficacia protettiva.

I risultati dello studio indicano che una combinazione ottimale di micronutrienti e vitamina C può essere efficace nel proteggere le cellule contro la morte o la disfunzione causata dalla loro esposizione ad eccessi ematici di glucosio.

Riferimenti

  1. Why Animals Don’t Get Heart Attacks…But People Do! By Dr. Matthias Rath

 

Fosfati alimentari, la droga nascosta nei cibi

I fosfati, derivati del fosforo utilizzati dall’industria alimentare, secondo molte ricerche sono tra i fattori responsabili della sindrome definita ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) che si diffonde progressivamente di anno in anno e coinvolge sempre più bambini.

 

Dove si trovano i fosfati alimentari?

 

I fosfati sono presenti in quasi tutti gli alimenti di natura industriale, specie in quelli che attraggono i bambini: merende, snack,  bibite. Contengono fosfati anche molti piatti pronti,  alcuni yogurt, le carni, molti cibi conservati. Non è facile individuare i fosfati perché si nascondono tra gli additivi alimentari sotto diverse forme: coloranti, conservanti, esaltatori di sapidità, aromi…

 

Il loro utilizzo è tale che negli ultimi anni  la presenza di questi additivi è aumentata esponenzialmente (fino al 300% in 10 anni). Se i fosfati, in particolare il fosfato di calcio, sono necessari per la crescita del bambino e il per corretto funzionamento del corpo, queste sostanze in eccesso provocano (specie in alcuni soggetti predisposti a DCM o disturbo cerebrale minimo) disturbi del comportamento anche gravi. Ne citiamo alcuni

 

  • Difficoltà psicomotoria
  • Impulsività
  • Insonnia
  • Aggressività, atteggiamenti di violenza
  • Tic, discinesia, ipercinetismo
  • Instabilità emotiva
  • Incapacità di adattarsi e integrarsi con altre persone
  • Distraibilità permanente
  • Suscettibilità esagerata
  • Effetti legati all’assunzione dei fosfati

 

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IRIDOLOGIA, UNA TECNICA DI VALUTAZIONE MULTIDISCIPLINARE

L’iridologia è una delle metodiche di valutazione di terreno o del biotipo più efficaci ed usate in ambito naturopatico.  Durante l’analisi iridologica, che si basa sull’analisi visiva dell’iride con apposito strumento,  il naturopata valuta la costituzione, la disposizione, la diatesi ed altre caratteristiche generali della persona, in quanto il terreno biologico è la componente rappresentativa del soggetto nella sua interezza. Il terreno del soggetto è rappresentato anche dalla compenente psicologica, secondo il concetto di triade della salute.

 

I segni in Iridologia, esempi

 

Alcuni sintomi psichici, quali sensazioni sgradevoli interiori, senso di vuoto esistenziale, sono collegati a dinamiche profonde ed ancestrali.  In iridologia questi segni sono rilevabili durante una prima analisi quando osserviamo, tra le altre cose, una fuga pupillare, un decentramento della pupilla, altri segni di predisposizione. Potremo osservare ad esempio una fuga pupillare dalle ore 3, cioè un decentramento verso il naso. Il segno è osservabile alle volte anche nell’iride DX, che depone a favore di una cronicizzazione della problematica.  Considerato che l’iride di sinistra rappresenta maggiormente l’organo fisico/energetico Cuore (Shen) in relazione alla Medicina Tradizionale Cinese (MTC), tale decentramento assumerà maggiore importanza.  Quando il decentramento è osservabile anche nell’iride destra confermerà una cronicizzazione della situazione, spesso presente da lungo tempo.

 

La fuga pupillare dalle ore 3 nell’iride sinistra indica anche il settore polmonare interessato, soprattutto in relazione alla loggia energetica polmoni (metallo) secondo la Medicina Tradizionale Cinese, che associa a questi organi il sentimento della tristezza.  La tristezza, o melanconia,  sono i caratteri distintivi indicati da questo segno, con facilità e propensione al pianto, soprattutto se la persona è sola e durante il periodo invernale. Questa caratteristica spesso riflette un sottofondo esistenziale, di cui il soggetto non sa dare spiegazioni, non trova alcun motivo nella propria vita per essere malinconico. Si tratta spesso di persone che soffrono di depressione lieve (o distimia), che camuffano tale stato interiore dietro una maschera di allegria (Agrimony, fiore di Bach).

 

 

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LA NUTRIZIONE ORTOMOLECOLARE

La nutrizione ortomolecolare (dal greco orthòs – giusto, equilibrato) è una disciplina fondata dal premio nobel Linus Pauling, biochimico americano, basata sul  presupposto che molte malattie possono essere curate fornendo all’organismo l’ambiente molecolare ottimale per il suo corretto  funzionamento. Questo ambiente molecolare ottimale si ottiene con una composizione equilibrata dei giusti nutrienti.

 

Premessa

 

“Ogni individuo dispone di un proprio regime di sostanze nutrizionali. Sebbene l’elenco delle sostanze nutrizionali necessarie sia uguale per tutti, le singole quantità di cui abbiamo bisogno non devono essere obbligatoriamente le stesse per ogni individuo“.

 

R.J. Williams

 

Ogni persona ha un proprio e soggettivo fabbisogno di sostanze nutrizionali. La genetica è soggettiva ed individuale. Dato che la biochimica è individuale il fabbisogno di sostanze nutrizionali delle nostre cellule cambia da una persona all’altra. Questo è il principio basilare della nutrizione ortomolecolare, che tiene conto della costituzione individuale, precipuo della naturopatia.

 

La storia della nutrizione ortomolecolare

 

Le origini della nutrizione ortomolecolare risalgono al 1940, anno in cui il dott. Frederick Klenner, medico del North Carolina, sperimentava l’uso di massicce dosi di vitamina C per la cura della poliomielite. Nonostante i suoi studi siano ritenuti privi di alcuna validità scientifica, Klenner viene solitamente menzionato come il precursore della terapia nutrizionista ortomolecolare.

 

Quest’ultimo termine, in effetti, venne usato per la prima volta nel 1986 dal dott. Linus Pauling, due volte premio Nobel, per esprimere “l’idea delle giuste molecole nella giusta quantità”. Secondo Linus Pauling la nutrizione ortomolecolare è il mantenimento di una buona salute e il trattamento di malattie tramite un cambiamento della concentrazione di sostanze vitali nell’organismo.

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