IRIDOLOGIA E IPOTIROIDISMO: LA NATUROPATIA A SOSTEGNO MEDICO E DEL NUTRIZIONISTA

 

 

L’ipotirodismo, benché sia estremamente comune, è una malattia molto spesso insospettata. E anche quando viene sospettata, è raramente diagnosticata. E quando è diagnosticata spesso non viene trattata. E infine, quando viene trattata, raramente è trattata in modo ottimale.

Richard Shames – “Thyroid Power: 10 Steps to Total Health” – (Harper Collins, New York 2001)

 

CAUSE DI IPOTIROIDISMO

 

  • Primario, quando il problema risiede in una ridotta produzione degli ormoni per un problema legato alla tiroide stessa (anomalie strutturali, malformazioni, traumi, difetti biochimici, esiti di tiroidectomia, di terapia radiante o di tiroiditi soprattutto di Hashimoto, uso di farmaci o di sostanze anti-tiroidee ecc.).
  • Secondario, quando il problema risiede in una ridotta secrezione del TSH da parte dell’ipofisi (in genere per tumore, necrosi o atrofia dell’ipofisi stessa). In questo caso l’insufficienza ipofisaria è spesso globale, cioè non riguarda solo il TSH.
  • Terziario, quando il problema è dovuto a una ridotta secrezione del TRH (ormone di rilascio della tireotropina) da parte dell’ipotalamo.

 

Nell’ipotiroidismo secondario e terziario avremo quindi un basso (normale) livello anche del TSH negli esami di laboratorio e questo può facilmente trarre in inganno il medico dato che il TSH è pressoché l’unico test effettuato oggigiorno, a cui si aggiunge il dosaggio della tiroxina libera (FT4) solo in caso che il TSH sia alterato.

Per spiegare i casi in cui gli esami di laboratorio non confermano un ipotiroidismo che però è clinicamente presente e che risponde positivamente a una terapia a base di ormoni tiroidei, negli anni più recenti sono stati definiti (in realtà soprattutto nell’ambito della medicina non convenzionale) altri due tipi di ipotiroidismo che paiono essere assai frequenti:

IPOTIROIDISMO DA RESISTENZA AGLI ORMONI TIROIDEI

Coinvolto secondo il dottor Lowe anche nella genesi della fibromialgia, questo ipotiroidismo è quello che il dottor Mark Starr nel suo libro definisce ipotiroidismo di tipo 2 (da non confondere con l’ipotiroidismo secondario). Esso è dovuto a una resistenza agli ormoni tiroidei che avviene a livello periferico perché i recettori cellulari degli ormoni non rispondono adeguatamente alla presenza degli ormoni stessi nel sangue. Questo tipo di ipotiroidismo non è quindi causato da una carenza di ormoni tiroidei, e gli esami del sangue non sono in grado di riscontrarlo in quanto avremo quasi sempre un normale livello di FT3, FT4 e TSH. La resistenza agli ormoni tiroidei è generalmente causata da un difetto genetico dei recettori, ma in alcuni casi questi possono essere danneggiati anche successivamente da sostanze tossiche, inquinanti, danni ossidativi o fenomeni autoimmuni. Il danno, sia genetico che tossico, si può manifestare a livello dei mitocondri (le piccole fabbriche di energia della cellula), riducendo così l’attività metabolica della cellula stessa.

 IPOTIROIDISMO DA DEFICIT DI CONVERSIONE T4 ➝ T3

In questo caso il problema risiede nella ridotta capacità di trasformare il T4 in T3 che,  costituisce la forma attiva dell’ormone stesso. È evidente che, se la produzione dell’ormone attivo T3 è ridotta, saranno facilmente presenti dei sintomi di ipotiroidismo, ma anche in questo caso gli esami di laboratorio non sono in grado di confermare la diagnosi. Infatti, troveremo spesso un TSH e un T4 (FT4) normali e un T3 (FT3) tendenzialmente basso (sempre che non coesista una resistenza dei recettori del T3) ma quasi sempre ancora dentro al range di normalità. Questi pazienti classicamente rispondono bene a una terapia a base di T3 o a una supplementazione ormonale che contenga anche T3 (per esempio tiroide secca).

 

CAUSE DELL’IPOTIROIDISMO

I casi di gran lunga più frequenti di ipotiroidismo rientrano nell’ipotiroidismo primario, in quello da resistenza agli ormoni tiroidei e in quello da deficit di conversione T4➝ T3 (che trattiamo qui di seguito). Un’altra causa piuttosto comune può essere un eccessivo legame degli ormoni con le proteine di trasporto (TBG) che li rende quindi indisponibili per l’utilizzo da parte delle cellule (dove sono attive solo le frazioni libere).

Questo è spesso dovuto a un eccesso di estrogeni assunti per via orale (come nel caso della pillola anticoncezionale o della terapia ormonale sostitutiva in menopausa), o per un ridotto metabolismo di questi dovuto a problemi epatici, o per un eccesso di tessuto adiposo (che è a sua volta un importante produttore di estrogeni).

Gli estrogeni assunti per via transdermica, invece, non passando per il fegato, non paiono aumentare sensibilmente le TBG. Anche una carenza di progesterone (che causa un eccesso relativo di estrogeni anche se il livello di questi è normale) può essere all’origine di un aumentato legame con le TBG.

Spesso, soprattutto al di fuori dei casi di ipotiroidismo primario, diverse cause possono sommarsi per dare origine a uno stato di ipotiroidismo.

 

OSSO IOIDE E TIROIDE

Molte patologie locali del collo lasciano intravedere una possibile ripercussione sulla funzione della tiroide, ghiandola d’importanza fondamentale nello sviluppo e successivamente nella cenestesi dell’individuo adulto. Le stesse patologie si riflettono sulla mobilità dell’osso ioide, importante crocevia della funzione del collo. La presenza, quasi patognomonica, di una fissazione ioidea in ogni caso d’ipotiroidismo funzionale, ha spinto ad includere anche l’osso iode. In osteopatia è praticamente normale pensare che una fissazione dell’osso ioide causata da una lesione osteopatica, ad esempio della cerniera C0-C1-C2, CONSEQUENZIALE AD UN COLPO DI FRUSTA post-incidente automobilistico possa, interferendo sulla tensione fasciale,  limitare l’afflusso di sangue dalle arterie tiroidee o ridurre il ritorno dalle vene omonime.

 

PRINCIPALI FATTORI CHE POSSONO INIBIRE LA CONVERSIONE DA T4 A T3:

  • Invecchiamento
  • Malnutrizione e malassorbimento

CARENZA DI ALCUNI COFATTORI ENZIMATICI E COENZIMI

  • Selenio
  • Zinco
  • Cromo
  • Iodio
  • Ferro
  • Rame
  • Vitamina A
  • Vitamine gruppo B (soprattutto B2, B6, B12)
  • Vitamina C
  • Vitamina D (CARENTE O IN ECCESSO)
  • Vitamina E

ALTRI FATTORI

  • Stress (eccessivo cortisolo)
  • Insufficienza surrenale
  • Carenza di GH (ormone della crescita)
  • Alogeni tossici (fluoro, cloro, bromo) e metalli pesanti (mercurio, piombo ecc.)
  • Pesticidi
  • Radiazioni
  • Interventi chirurgici
  • Anticorpi anti-TPO (anti-perossidasi tiroidea, come in caso di Hashimoto)
  • Eccesso di reverse T3 (rT3)
  • Dominanza estrogenica
  • Obesità
  • Malattie di fegato e reni (perché qui avviene la maggior parte della conversione T4 ➝ T3), quali epatite cronica, cirrosi e steatosi epatica ecc.
  • Denutrizione e digiuno
  • Alcol
  • Dosi elevate dell’antiossidante acido lipoico (in alcuni individui)
  • Fumo di sigarette (uno studio giapponese ha mostrato un aumento del 42% dell’incidenza di ipotiroidismo nei fumatori
  • Quantità elevate di Crucifere (cavoli, ecc.) e soia (INTERFERENZA ENDOCRINA)
  • Diabete
  • Emocromatosi

 

  • FARMACI (MOLTI DI QUESTI INIBISCONO L’AZIONE TIROIDEA IN DIVERSI MODI):
    1. Beta-bloccanti (farmaci usati per problemi cardiovascolari).
    2. Estrogeni per via orale come la pillola anticoncezionale e la terapia sostitutiva in menopausa (aumentano la TBG, cioè gli ormoni legati alle proteine e quindi indisponibili).
    3. Chemioterapici (antitumorali)
    4. Antidepressivi (soprattutto SSRI)
    5. Interferone alfa
    6. Dintoina (antiepilettico).
    7. Teofillina (asma).
    8. Litio (a dosi elevate per la sindrome bipolare).
    9. Mezzi di contrasto iodati (diagnostica).

FATTORI EMOZIONALI

  • 5° Chakra

 

IRIDOLOGIA: SEGNI CHE INDICANO UNA PREDISPOSIZIONE IN TAL SENSO

Un naturopata iridologo valuterà alcuni segni predisponenti quali:

  • Lacuna nella zona di proiezione dell’organo a livello irido logico
  • Disposizione ansioso tetanica (tale soggetto è più predisposto alle problematiche tiroidee)
  • Raggi solari nella zona corrispondente la ghiandola
  • Aura azzurra nell’iride
  • Segni di deficit surrenale (lacune, pigmenti…) nella zona corrispondente dell’iride
  • Ovalizzazioni pupillari o fughe pupillari dall’area tiroidea
  • Fibre radiali tese (il soggetto neurogeno è più tendente ai disequilibri dell’asse HPA – ipotalamo ipofisi surrene)
  • Lunula calcica nella zona corrispondente (eccesso di calcio il quale frena la funzionalità tiroidea)
  • Anello dell’anemia a livello irido logico
  • Carenza o assenza o segni di infiammazione della collaretta (zona gastrointestinale)
  • Segni di acidosi a livello irido logico

 

KINESIOLOGIA: SEGNI INDICATIVI DI PROBLEMATICHE FUNZIONALI A LIVELLO TIROIDEO

  • Valutazione del muscolo piccolo rotondo (se debole è indicativo del problema)
  • MIF (muscolo indicatore forte) e TL (localizzazione terapeutica nell’area di proiezione della tiroide e surrene)
  • Valutazione del muscolo grande rotondo (indicativo di disequilibrio acido base)

 

MEDICINA UMORALE: CAUSE FREQUENTI

  • Eccesso di flemma con aumento di freddo umido
  • Eccesso di bile nera con aumento di freddo secco
  • Eccesso di fuoco con aumento di caldo secco

 

 

N.B. Il trattamento naturopatico è da intendersi a sostegno e non sostitutivo alle cure mediche, essendo orientato al trattamento dolce delle cause e non alla cura specifica della patologia. La naturopatia è da intendersi sinergica e collaborativa alle cure già intraprese. E’ auspicabile il trattamento combinato secondo le indicazioni mediche (o specialistiche), nutrizionali (biologo o dietista) per un piano nutrizionale adeguato e il trattamento naturopatico per il riequilibrio del terreno.

Le informazioni sono a carattere informativo.  L’autore non si assume nessuna responsabilità in merito ad auto-trattamenti. Per qualunque cosa rivolgetevi sempre ad un medico.

BOSWELLIA: UNA PIANTA ANTINFIAMMATORIA E IMMUNOMODULANTE

Cos’è la Boswellia serrata?

Prima di interessarci ai benefici della Boswellia serrata, è necessario fare una breve presentazione. Si tratta di un albero di medie dimensioni che appartiene alla famiglia delle Burseracee. È riconoscibile per i grandi rami, le foglie caduche e i piccoli fiori bianco-giallastri. Cresce nelle regioni montuose e asciutte dell’India. La Boswellia serrata ha un posto di rilievo nella medicina tradizionale indiana. E con giusto motivo, dal momento che contiene un’oleoresina aromatica utilizzata per scopi medicinali per svariati secoli. Incenso indiano, incenso dell’India, boswellia, salai, salai guggul… i nomi della resina della Boswellia serrata sono quasi tanti quanto i suoi usi tradizionali.

Quali sono i suoi utilizzi e le sue virtù tradizionali?

nel corso dei secoli la resina della boswellia ha conosciuti svariati utilizzi. È stato bruciato durante le cerimonie religiose per incoraggiare la meditazione e creare un’atmosfera favorevole alla preghiera. E rientra tra i rimedi naturali della famosa medicina ayurvedica. Chiamata anche olistica, questa medicina tradizionale si basa su un approccio globale alla salute che tiene conto del corpo, della mente, dello stile di vita e dell’ambiente in cui vive il paziente. Nei trattati ayurvedici, la resina di Boswellia serrata viene consigliata per guarire innumerevoli disturbi: dolori articolari, disturbi digestivi, patologie respiratorie, problemi cutanei… Viene inoltre usata nella medicina tradizionale cinese per alleviare i dolori reumatici e mestruali.

Qual è la composizione della resina di boswellia?

Grazie alle sue innumerevoli virtù tradizionali, la resina di boswellia ha suscitato grande interesse nella comunità scientifica. Analizzandone la composizione, i ricercatori sono riusciti a individuare potenti principi attivi. Tra questi troviamo monoterpeni, diterpeni, triterpeni, acidi tetraciclici triterpenici e acidi pentaciclici triterpenici. Chiamati acidi della boswellia dai ricercatori, questi composti sono accomunati da una potente attività antinfiammatoria all’origine delle proprietà e dei benefici della boswellia. Studi condotti negli ultimi anni hanno individuato quattro principali acidi boswellici: acido β-boswellico, acetil-β-boswellico, 11-keto-β-boswellico e acetil-11-keto-β-boswellico. Quest’ultimo, meglio conosciuto con le iniziali AKBA, pare essere il più potente antinfiammatorio naturale della boswellia.

Quali sono le proprietà della Boswellia serrata?

Le virtù terapeutiche della Boswellia serrata sono state confermate da svariati studi e attribuite all’attività degli acidi boswellici, in particolare a quella dell’AKBA (acido acetil-11-keto-β-boswellico). Senza essere esaustivi, i paragrafi seguenti descrivono nel dettaglio le principali proprietà della boswellia.

  1. Attività antinfiammatoria. Come accennato sopra, gli acidi boswellici sono potenti agenti antinfiammatori naturali. Sono in grado di inibire la sintesi, il rilascio o l’attivazione di alcuni mediatori infiammatori, tra cui diverse interleuchine (IL-1, IL-2, IL-4, IL-6), NF-κB, leucotrieni e 5-lipossigenasi (5-LOX). La boswellia è particolarmente efficace nell’inibire l’attività pro-infiammatoria dell’enzima 5-lipossigenasi.
  2. Potenziale immunomodulante. Oltre ad agire come antinfiammatori naturali, gli acidi boswellici avrebbero anche un’azione sul sistema immunitario. Alcuni studi suggeriscono che i principi attivi della resina di Boswellia serrata potrebbero avere effetti benefici agendo sui meccanismi di difesa dell’organismo. In particolare, si ritiene che l’attività degli acidi boswellici influisca sulla produzione di anticorpi e sulla proliferazione dei linfociti. In questo modo la resina di boswellia potrebbe contribuire alla protezione dell’organismo e alla prevenzione di alcune patologie.
  3. Potenziale antidepressivo. Un recente studio suggerisce anche che le piante del genere Boswellia svolgono un’attività ansiolitica, che potrebbe essere utile per combattere gli stati d’ansia e i disturbi depressivi. Si attendono ulteriori studi per approfondire il legame tra boswellia e depressione.

Phytochemistry and potential therapeutic actions of Boswellic ...

Quali sono i benefici della Boswellia serrata?

Le proprietà della Boswellia serrata le conferiscono innumerevoli aspetti benefici per la salute e il benessere dell’organismo. Senza essere esaustivi, i paragrafi seguenti presentano i principali benefici della boswellia.

  • Dolori articolari. Negli ultimi anni, l’integrazione di boswellia è stata particolarmente diffusa per alleviare i dolori articolari di origine infiammatoria. Svariati studi hanno infatti dimostrato che l’attività antinfiammatoria degli acidi boswellici può ridurre i dolori associati ad osteoartrite, artrite e artrite reumatoide. Per un’efficacia ottimale, gli studi dimostrano che è anche possibile associare gli acidi boswellici ad altri principi attivi utili per la salute delle articolazioni.
  • Malattie infiammatorie croniche dell’intestino. Le proprietà antinfiammatorie degli acidi boswellici hanno anche suscitato l’interesse dei ricercatori nella gestione di alcune malattie infiammatorie croniche dell’intestino (MICI). Alcuni studi hanno in particolare dimostrato che i principi attivi della boswellia migliorano i sintomi del morbo di Crohn. Questi primi risultati positivi sono molto incoraggianti in quanto attualmente non esiste un trattamento per questa malattia infiammatoria cronica dell’intestino.
  • Diarrea. L’attività antinfiammatoria degli acidi boswellici pare essere benefica anche nel contrastare alcune forme di diarrea. Negli ultimi anni sono state apportate varie prove scientifiche a riprova di ciò.
  • Asma. L’integrazione di boswellia può presentare benefici anche alle persone asmatiche. Infiammazione cronica delle vie respiratorie, l’asma è una malattia infiammatoria molto limitante, ma che potrebbe essere alleviata con l’uso di integratori alimentari contenenti boswellia. In ogni caso, questo è quanto emerge da diversi studi condotti sull’argomento. I ricercatori hanno dimostrato che gli acidi della boswellia presenti nella resina di boswellia potrebbero aiutare ad alleviare alcuni sintomi degli asmatici, come i rantoli bronchiali tipici degli attacchi di asma. Secondo i ricercatori, gli acidi boswellici svolgono un’azione sui leucotrieni. Si tratta di sostanze presenti nei bronchi delle persone asmatiche. Oggi esiste un’ampia gamma di farmaci antileucotrieni per combattere l’asma. La resina della Boswellia serrata potrebbe essere considerata un antileucotrieni naturale.
  • Patologie respiratorie. Dopo aver mostrato i benefici della boswellia sull’asma, i ricercatori si sono interessati anche ai suoi benefici nel trattamento di altre patologie respiratorie. E hanno in particolare valutato gli effetti dell’integrazione di boswellia in pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). Ciò che hanno notato è un miglioramento dei sintomi, che apre prospettive terapeutiche promettenti.
  • Problemi della pelle. Nelle medicine tradizionali asiatiche, la resina di boswellia è consigliata per trattare vari problemi della pelle. Studi condotti sull’argomento dimostrano che gli acidi boswellici potrebbero effettivamente avere benefici terapeutici nel contrastare varie malattie infiammatorie della pelle, come la psoriasi e l’acne.
  • Cancro. Di recente i ricercatori hanno suggerito che la resina di boswellia potrebbe avere un potenziale antitumorale. Secondo loro infatti l’attività antinfiammatoria degli acidi boswellici potrebbe contribuire a contrastare lo sviluppo delle cellule tumorali. Ulteriori studi in materia sono previsti per i prossimi anni.
  • Ansia e depressione. Allo stesso modo, si attendono alcuni studi che confermino i potenziali benefici della Boswellia serrata nel contrastare la depressione e i disturbi derivanti dall’ansia.

Come sfruttare le virtù della Boswellia serrata?

In considerazione delle sue proprietà e dei suoi benefici, la resina della Boswellia serrata è stata sempre più apprezzata negli ultimi anni. Dove la si può trovare? Come sfruttarne i vantaggi? Prima di rispondere a queste domande, è opportuno ricordare come avviene il processo di estrazione. Effettuando un’incisione sul tronco della Boswellia serrata è possibile ottenere un oleoresina. Prima di poterla utilizzare è necessario filtrarla. Dopo il filtraggio si ottengono un olio essenziale di Boswellia serrata e la preziosa resina ricca di acidi boswellici. Attenzione, perché non tutte le resine hanno lo stesso contenuto di principi attivi.

Come scegliere il corretto dosaggio o la giusta posologia?
Svariati studi sono stati condotti sul dosaggio e l’efficacia degli integratori di boswellia. I risultati dimostrano che la posologia varia solitamente tra i 900 e i 1200 mg al giorno. Tuttavia, dipende soprattutto dallo stato di salute e dalle esigenze di ciascun individuo. In caso di dubbi sul corretto dosaggio si consiglia di consultare un terapeuta. Si tenga inoltre presente che ogni integratore di boswellia può essere somministrato con una posologia diversa, che cambia a seconda dell’estratto di boswellia utilizzato. Può inoltre variare nel caso in cui l’estratto di Boswellia serrata sia associato ad altri estratti naturali.

Quali sono le sinergie possibili?

Per ottimizzare l’efficacia degli integratori di boswellia, vari ricercatori hanno esaminato le possibili sinergie. E hanno ottenuto ottimi risultati soprattutto associando la resina di Boswellia serrata agli estratti di Curcuma longa. Più che una semplice spezia alimentare, la curcuma è un rinomato principio attivo nella medicina erboristica, grazie ai suoi molteplici benefici per la salute e il benessere del corpo. I rizomi di Curcuma longa contengono potenti principi attivi: i curcuminoidi. Questi agiscono come antiossidanti, cardioprotettori e antinfiammatori naturali. Associando acidi boswellici e curcuminoidi, i ricercatori hanno riscontrato una potente azione antinfiammatoria. Ciò potrebbe essere ideale soprattutto per alleviare i dolori articolari associati ad osteoartrite, artrite e artrite reumatoide. In altre parole, potrebbe essere interessante associare l’assunzione di un integratore di boswellia all’assunzione di un estratto di Curcuma longa standardizzato in curcuminoidi.

Esistono delle controindicazioni?

Nella maggior parte dei casi, l’integrazione di Boswellia serrata è ben tollerata dall’organismo. Tuttavia, come qualsiasi altro principio attivo, gli acidi boswellici possono avere alcune controindicazioni. Come misura precauzionale, l’integrazione di boswellia non è raccomandata alle donne in gravidanza o che allattano e ai bambini. Un parare medico è consigliata anche per le persone che si sottopongono a cure mediche. Possono infatti verificarsi alcune interazioni tra gli acidi boswellici e alcuni principi attivi farmaceutici. Per quanto riguarda gli effetti collaterali della Boswellia serrata, sono stati riscontrati rari casi di reazioni cutanee e disturbi digestivi. Per evitare effetti collaterali, è fondamentale seguire il dosaggio degli integratori alimentari. È inoltre importante prestare attenzione alla qualità degli integratori alimentari a base di boswellia.

Bibliografia

1- Gupta I. et al. Effects of Boswellia serrata gum resin in patients with ulcerative colitis. Eur J Med Res 1997 Jan; 2(1): 37-43.
2- Gerhardt H. et al. Therapy of active Crohn disease with Boswellia eseratta extract. Z Gastroenterol. 2001; 39: 11-17.
3- Gupta I. et al. Effects of Boswellia serrata gum resin in patients with bronchial asthma: results of a double-blind, placebo-controlled, 6-week clinical study. Eur J Med Res 1998 Nov 17;3(11): 511-4.

 

 

OLIGOELEMENTI DIATESICI DI MENETRIER: UNA METODICA DOLCE DI TERRENO A SOSTEGNO DI DIVERSE PROBLEMATICHE

L’oligoterapia catalitica considera le malattie come un disequilibrio del terreno o come situazioni funzionali, che hanno come conseguenza un disequilibrio non patologico metabolico, derivato da un deficit di funzionalità enzimatica.  Questo deficit viene considerato secondario alla carenza, o alla scarsa assimilazione di specifici oligoelementi, che una volta reintrodotti in forma ionizzata o colloidale (biodisponibile), ripristinano le condizioni di equilibrio metabolico.

Ai fini naturopatici e di riequilibrio funzionale, la somministrazione degli oligoelementi diatesici provoca un mutamento positivo sul piano fisico e psicologico.
Il metodo per individuare la Diatesi di appartenenza  è basata sul colloquio,  uno scambio di informazioni per evidenziare le disarmonie presenti, il comportamento fisico, quello intellettuale, il comportamento psicologico.

La diatesi è il terreno organico individuale di partenza, cioè dalla nascita, l’impronta genetica – familiare, che durante il corso della vita tende a cambiare; l’obiettivo è quello di ritardare il più possibile il passaggio dalla diatesi più giovane a quella più vecchia, per evitare problematiche funzionali, che se non corrette potrebbero nel tempo determinare una una malattia lesionale.

I campi di intervento dell’oligoterapia catalitica, in associazione a fitocomplementi e altro, sono innumerevoli. Essendo una metodica basata sul riequilibrio del terreno, non è indirizzata alla cura di specifiche malattie, ma può essere coadiuvante per qualunque trattamento medico al fine di velocizzare e migliorare la risposta terapeutica in atto. Le situazioni che possono giovare dell’intervento oligoterapico sono diverse, a titolo esemplificativo possiamo citarne alcune:

Nevralgie, cefalee, malattie del cavo orale, malattie dell’apparato gastrico ed enterico, malattie dell’apparato cardiovascolare, apparato respiratorio, urinario e genitale, neuro psichico, malattie cutanee, disfunzioni apparato genitale, dismetabolismi, disturbi sistema osteo-articolare, malattie dell’infanzia.

 

ACETILCISTEINA EFFICACE PER IL COVID 19?

L’acetilcisteina è un derivato N-acetilato dell’amminoacido “solforato” cisteina. Presenta attività antiossidante e mucolitica ed è anche un antidoto salvavita in caso di eccessiva assunzione di paracetamolo. Si è inoltre riscontrato che può avere proprietà antiapoptotica, epatoprotettrice e nefroprotettrice.

L’attività pronta ed intensa dell’acetilcisteina sulla componente mucosa delle secrezioni è conseguente alla presenza nella molecola di un gruppo tiolico libero (-S-H), in grado di ridurre e scindere i ponti disolfuro (-S-S-) responsabili dell’aggregazione delle proteine e quindi dell’alta viscosità del muco. L’attività dell’acetilcisteina sull’eventuale componente purulenta delle secrezioni è invece dovuta alla sua capacità di depolimerizzare gli acidi nucleici.

L’acetilcisteina, modificando positivamente le caratteristiche qualitative e quantitative delle secrezioni delle vie aeree e favorendo il trasporto mucociliare, influisce in misura sostanziale sull’evoluzione e la risoluzione delle broncopneumopatie attenuando il rischio di complicanze da diminuzione di secreto e da insufficiente aerazione del polmone. Si suppone, inoltre, che l’acetilcisteina svolga un’azione di potenziamento del sistema antiossidante rappresentato dal tripeptide glutatione (GSH), uno dei più importanti meccanismi di difesa intracellulare.

L’azione dell’acetilcisteina e quella del glutatione sono sinergiche nello stimolare l’attività dei linfociti T e dei macrofagi con positivi effetti immunitari, particolarmente desiderabili in caso di malattie respiratorie sostenute da virus e batteri. Nei confronti di questi ultimi, l’acetilcisteina è in grado di ridurre significativamente l’adesività alle cellule della mucosa e, promuovendo la sintesi cellulare del glutatione è anche in grado di inattivare composti istolesivi quali le polveri e gli inquinanti atmosferici che vengono frequentemente inalati dal cavallo.

L’acetilcisteina quale donatore di elettroni agisce da “scavenger” ed antagonizza i radicali liberi dell’ossigeno, principali responsabili del fenomeno infiammatorio degenerativo del polmone del cavallo. Bloccando l’azione ossidante del radicale ipocloroso, l’acetilcisteina è in grado di proteggere l’alfa-1-antitripsina, efficace inibitore di elastasi e collagenasi, enzimi proteolitici che agiscono sulla parete alveolare determinando l’insorgenza dell’enfisema polmonare.

 

STUDI

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32632359/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32504923/

N-acetylcysteine: A rapid review of the evidence for effectiveness in treating COVID-19

 

SUONOPUNTURA CON I DIAPASON E FIBROMIALGIA

Presento un articolo interessante riguardo l’influenza dei suoni sulla nostra salute, in questo caso sulla fibromialgia. Ma perchè il suono?

Il suono è vibrazione e frequenza, come la luce, e ancora di più i pensieri, le emozioni. Il timbro della nostra voce può “accordarsi” ed essere in sintonia con l’altro o meno, come anche le parole dette o non dette, che avranno oviamente la loro influenza. Il suono è vita, la Bibbia ad esempio in un suo passo descrive egregiamente il significato di verbo o Lògos:

“In principio era il Verbo (Lόgos), il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste”.

Anche nello sciamanesimo orientale o presso i curandero dell’america latina, il suono viene considerato un mezzo potente di guarigione. Il tamburo e la sua percussione ritmica scandisce il battito della vita, determinando la trance (Mircea Eliade).

Alcuni studi hanno confermato che il suono dei tamburi sciamanici determina un distacco dall’ambiente esterno e dai suoi stimoli mentre, contemporaneamente, è utile per espandere la direzione interiore e facilitare la visione, la conoscenza, la veggenza che gli sono d’aiuto nelle diverse tecniche di guarigione (The Athinoula A. Martinos Center for Biomedical Imaging at Massachusetts General Hospital – Cerebral Cortex Journal).

Il suono del tamburo è meditazione pura, come peraltro avviene in molte pratiche psicofisiche che prevedono ad esempio la recitazione di mantra o il lavoro su certe frequenze che riarmonizzano il sistema nervoso. La forma del tamburo rappresenta l’universo.

Un canto Cherokee è dedicato proprio al tamburo, con queste parole:

Il mio tamburo ha molte voci
Il mio tamburo racconta molte storie
Questo tamburo è pieno di mistero
Questo tamburo è pieno di sogni
Ascolta il suo battito
Ascolta il suo battito
Ora tu senti il battito degli zoccoli
Ora tu senti il battito delle ali Tutto è Uno.

Infine non possiamo dimenticare la Kabbala. La musica per la Kabbala è un’emozione catturata nel suo sviluppo. Solamente la musica può liberare il processo di trasformare i sentimenti attraverso il tempo. È per questo che, per quelli che ancora non hanno percepito il Mondo Spirituale, la musica Kabbalistica proporziona una certa analogia all’idea di spiritualità che viene sentita da un Kabbalista. I grandi Kabbalisti che hanno scritto i libri sacri descrivono i segreti dell’universo, e abbiamo anche il privilegio delle melodie create dai grandi Kabbalisti Yehuda Ashalag e di suo figlio Baruch Ashlag. Attraverso il linguaggio dei sentimenti, le loro melodie trasmettono sensazioni spirituali ed informazioni. Rav Yehuda Ashlag raggiunse tutti i segreti dell’universo e li descrisse nelle sue composizioni, il Sulam (Scala) Commentario dello Zohar, Talmud Eser Sefirot (Lo studio delle dieci Sefirot) e li accompagnò con le sue melodie.

Secondo un nostro grande scienziato, Marco Todeschini, autore della Teoria delle Apparenze, lo spazio e l’universo non sono vuoti, a differenza della fisica moderna lo spazio sarebbe pieno, e tutta la materia, dagli atomi alle galassie, ha origine dal movimento dei vortici sferici di un’etere fluido, che equivale allo spazio stesso nel quale l’Universo esiste. Questi vortici roteando generano attrito, che a sua volta pone in rotazione altri strati di etere fluido, ecc. Tutte le nostre sensazioni (odori, gusto, colori, ecc.) originano dalla vibrazione di questo etere ponderale che si infrange dei nostri sensi. Le sensazioni invece non esisterebbero come realtà fisiche assolute, ma bensì come entità psichiche, e queste avrebbero origine dai segnali elettrici causati dall’interazione della materia con lo spazio fluido (etere) e i nervi collegati al nostro sistema nervoso e al nostro cervello o psiche.

Per Marco Todeschini la psiche coincide con l’anima, ed è questa che ci consente di percepire tutti i meccanismi della vita in tutte le sue manifestazioni sensoriali. L’anima ha sede nella psiche, il cervello è una raffinata centrale elettronica che decodifica le informazioni provenienti dai cinque sensi (vibrazioni e movimenti dell’etere).

Sarebbe interessante approfondire e utilizzare insieme alle altre discipline naturali una medicina che faccia uso delle onde sonore (onde bionaurali, musicoterapia), delle onde elettromagnetiche, di frequenza, lunghezza d’onda e ampiezza variabili, a seconda dei casi e delle necessità terapeutiche (per esempio onde Delta, Theta, Alfa, Beta).

Una Medicina basata sulla conoscenza dei centri energetici: i Chakra (oscillatori elettronici dell’organismo). Una Medicina basata sulla recitazione di una preghiera o di un mantra (vibrazioni). Una Medicina d’amore (Mente-Psiche-Anima), atta a sollecitare e rivitalizzare i tessuti, gli organi e i sistemi fisiologici, neurologici e mentali delle persone malate o semplicemente in disequilibrio, per ristabilirne quindi l’equilibrio perduto, la vitalità e la salute in maniera dolce.

Essendo noi vibrazione materializzata, il ritmo ci cura, ci modula l’energia, l’umore. Il ritmo è di fatto quel che scandisce anche le nostre azioni e i movimenti degli organi interni. Il ritmo è nel respiro e nel passo. La vita, nelle sue manifestazioni è ritmo, il canto lo è. Medicina non è tentativo di riportare al ritmo precedente ma di modulare quello attuale e portarlo su una via armonica spontanea, quella che è richiesta in quel dato momento, a seconda del vissuto dell’individuo.

Diverse terapie si basano su un contributo medicamentoso molto modesto e basano sulla vibrazione dell’acqua (si pensi all’omeopatia). Essendo noi acqua, si comprende quanto importante sia lavorare sul sottile, sul radicale, sull’armonia interiore, sull’interpretazione dei segni.

 

SUONO E FIBROMIALGIA: UNO STUDIO SCIENTIFICO DIMOSTRA L’UTILITA’ DELLE FREQUENZE SONORE PER IL TRATTAMENTO DELLA PROBLEMATICA

“Tutto l’universo e un insieme di risonanze armoniche derivanti da un unico suono, un vero e proprio ologramma che si conforma secondo i rapporti delle sue sovrarmoniche o sottoarmoniche, ovvero il rapporto tra le energie sottili e le vibrazioni lente”. (SANGLODEA, 2006).

 

La musica è un sistema organizzato di vibrazioni. Il suono è una vibrazione e quando si comprendono i principi del suono, possiamo fare molto a livello scientifico”. (Dale Pond, Swiss Association of Free Energy, 1989).

 

DALLA CIMATICA ALLA SUONOPUNTURA CON I DIAPASON

Il termine Cimatica deriva dal greco “Kyma”, cioè grande onda. “In principio era il Verbo” e in sanscrito “Nada Brahma”. “Il mondo è suono”. La Cimatica è una scienza antica come il mondo, se ne parla già nelle scritture vediche. Tutta la creazione è una sinfonia di suoni, di vibrazioni, in cui le singole parti si inseriscono attratte dalla risonanza con i suoni simili.

La Cimatica è una scienza che studia le forme prodotte dalle onde ossia dalle frequenze che possono essere sonore, elettromagnetiche ecc. Nel XVII secolo il fisico e musicista tedesco Ernst Florenz Friedrich Chaldni pubblicò “Entdeckungen ùber die Theorie des Klanges” (Scoperte sulla teoria dei suoni). In questa ed altre opere all’avanguardia Chladni, nato nel 1756 (lo stesso anno di Mozart) e morto nel 1829, pose le fondamenta di quella disciplina della fisica che avrebbe poi assunto la denominazione di acustica, la scienza del suono. Uno dei successi di Chladni fu quello di escogitare un metodo per rendere visibile quello che le onde sonore generano.

Egli provò a far vibrare un arco da violino su una sottile lamina di metallo su cui distribuì una piccola quantità di sabbia: facendo scorrere l’archetto scoprì che la sabbia si separava andando a formare meravigliose forme simmetriche. Con questo esperimento dimostrò che il suono influisce davvero sulla materia fisica e diede inizio a una nuova scienza, la cimatica, cioè lo studio degli effetti delle onde sonore sulla materia fisica.

Due secoli dopo un altro scienziato e fisico svizzero, il dr. Hans Jenny, morto nel 1972 e pressoché sconosciuto nelle nostre università, trascorse tutta la vita a sperimentare la capacità del suono di creare forme, scattando numerose fotografie. Per condurre questi esperimenti si avvalse di svariati dispositivi: oscillatori sonori, microfoni, sofisticate apparecchiature fotografiche, registrazioni di musica classica e di voci parlate. Osservò che le forme e le figure che si producevano sulla sabbia, limatura di ferro, acqua e altro, quando sono soggette a vibrazioni sonore, avevano una certa prevedibilità.

Il dr. Jenny dimostrò che le vibrazioni producevano forme geometriche, sfere, cristalli e anche spirali a forma di galassie. Facendo vibrare vari materiali, tra cui acqua, olio e grafite, in essi compaiono delle forme con struttura tridimensionale che variano con il variare delle frequenze e della loro intensità.

 

LE FIGURE DI CHALDNI

Ogni figura è semplicemente la forma visibile di una forza invisibile. Ogni forma contiene le informazioni delle vibrazioni che l’hanno generata ed è ipotizzabile che le ritrasmetta su armoniche maggiori. Jenny dimostrò che la musica produceva una struttura simile a quella di un tessuto: il suono crea la forma. Su questa base riteneva che la chiave per guarire il corpo si potesse trovare nella comprensione di come la frequenza sonora agisca sulle cellule e sulle strutture del corpo. Un’altra scoperta interessante rilevava che i disegni, che altrimenti si formavano, ricordavano le strutture cellulari degli organi viventi.

Nel corso delle sue ricerche con il fonoscopio notò che quando venivano pronunciate le vocali delle antiche lingue fenicio-ebraica e sanscrita, la sabbia assumeva la forma dei simboli grafici delle vocali stesse mentre le nostre lingue moderne non producevano un analogo risultato.

 

LA RICERCA SCIENTIFICA: SUONO E DISRITMIA TALAMO CORTICALE

Una ricerca dimostra che la disritmia talamocorticale e’ implicata nella fibromialgia. Il suono a bassa frequenza puo’ svolgere una funzione regolativa dell’attivita’ oscillatoria ritmica neurale.

 

FIBROMIALGIA

La fibromialgia (FM) è una sindrome che comporta un dolore diffuso del corpo con associazioni di affaticamento, disturbi del sonno, cambiamenti cognitivi, disturbi dell’umore e altri sintomi somatici variabili. Il dolore è il disturbo principale nei pazienti con FM. L’affaticamento è il disturbo più comune associato ed è presente nel 90% dei pazienti. Le anomalie del sonno si traducono in cambiamenti nella latenza del sonno, disturbi del sonno e sonno frammentato, con conseguente alterata funzione diurna. I disturbi dell’umore, inclusi depressione e ansia, sono presenti in oltre i tre quarti dei pazienti con FM. A causa della natura della FM, molti pazienti hanno problemi con le loro attività quotidiane e una scarsa qualità della vita.

 

LA FUNZIONE TALAMICA NELLA PROBLEMATICA

Anomalie nella processazione del dolore sono state identificate a vari livelli nei sistemi nervoso periferico, centrale e simpatico, così come nel sistema di risposta allo stress dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Alcune forme di dolore cronico sembrano alterare le connessioni talamo-corticali, causando un’interruzione del feedback talamico e la possibilità che il dolore cronico possa essere correlato alla disritmia talamocorticale (TCD). Vi è una crescente evidenza di alterata funzione talamica nei pazienti con dolore cronico e FM.

 

SUONO, MUSICA E DOLORE

Dato il ruolo che i neurotrasmettitori, gli ormoni e il sistema limbico svolgono nel dolore è altamente rilevante che la musica abbia dimostrato di influenzare il rilascio di endorfine, dopamina e serotonina e ridurre i livelli di cortisolo. Una recente rassegna di 400 articoli scientifici pubblicati che investigano la musica come medicina ha trovato prove evidenti che la musica ha effetti sulla chimica del cervello, ha benefici sulla salute mentale e fisica sulla gestione dell’umore e sulla riduzione dello stress, E CHE È LA STIMOLAZIONE RITMICA DELLA MUSICA, PIUTTOSTO CHE LA MELODIA, ad essere più incisiva.

 

LA TEORIA DEL CANCELLO NEL DOLORE

Secondo la teoria del cancello GCT, una stimolazione tattile o vibratoria servirà a “chiudere” il cancello della trasmissione nervosa del dolore (nocicettori).

 

COME FUNZIONA IL CANCELLO?

A livello della II lamina del midollo spinale, afferiscono fibre sensitive nocicettive (cioè attivate da stimoli dolorifici), A-delta (Aδ, mieliniche, specifiche per il dolore rapido puntorio) e C (amieliniche, lente, che conducono il dolore sordo), e fibre portanti sensibilità tattile e pressoria di maggior calibro, le A-beta (Aβ).

In sostanza, se una fibra Aβ è attivata da uno stimolo non dolorifico, andrà a sua volta a stimolare l’interneurone inibitorio, che quindi bloccherà la trasmissione di eventuali segnali dolorifici fino al cervello: il cancello è chiuso, non si percepisce dolore. Al contrario, se una fibra Aδ o C trasmette uno stimolo dolorifico, contemporaneamente inibisce l’interneurone encefalinergico, che non potrà a sua volta bloccare la trasmissione dell’impulso doloroso al cervello: il cancello è aperto, il dolore viene avvertito.

 

SCHEMA DEL CONTROLLO A CANCELLO

Quindi, se uno stimolo dolorifico ed uno meccanico (pressorio, vibratorio) vengono trasmessi simultaneamente (ad esempio, se si picchia il ginocchio e si strofina la botta), il dolore sarà attenuato grazie all’azione eccitatoria della fibra Aβ sull’interneurone encefalinergico.

Inoltre, esiste anche un effetto placebo: agli interneuroni encefalinergici arrivano anche fibre nervose serotoninergiche (produttrici di serotonina) provenienti dal nucleo magno del rafe a sede troncoencefalica (il fascio rafe-spinale), che a sua volta riceve connessioni dal grigio periacqueduttale (GPA, la sostanza grigia che circonda il terzo ventricolo e l’acquedotto di Silvio, sempre a livello del tronco encefalico).

Il GPA è stimolato dagli oppioidi, sia esogeni (la morfina, ad esempio) che endogeni, questi ultimi prodotti anche quando si fa qualcosa che soddisfa fisicamente e/o emotivamente. Sembra che entrambi questi meccanismi , l’interazione con gli interneuroni della sostanza gelatinosa di Rolando e la stimolazione del rilascio di oppioidi endogeni, siano anche alla base della terapia con agopuntura.

RICAPITOLANDO: SE IL VOSTRO AMATO HA PICCHIATO LA TESTA, IL GINOCCHIO, IL SEDERE O QUELLO CHE VOLETE, PROCURANDOSI UNA BELLA BOTTA, E VI CHIEDE DI DARGLI I BACINI SULLA BUA, SAPPIATE CHE NON È SOLO UN “TENERO GIOCHINO”, MA UNA TERAPIA, PER DI PIÙ DUPLICE!

Pensiamo ad esempio ai trattamenti riflessologici, shiatsu, stimolanti i meccanocettori (DIAPASON), che impatto terapeutico possano avere in questi casi.

 

LA FIBROMIALGIA È IN PARTE NEUROGENA: LA MANCATA CONNESSIONE TALAMO-CORTECCIA AUMENTA IL DOLORE CRONICO

Il TCD è una condizione anormale della rete oscillatoria tra il talamo e la corteccia caratterizzata da un aumento delle oscillazioni risonanti a bassa frequenza nell’intervallo theta, con aree “oscure” con conseguente oscillazione coerente a 40 Hz nella corteccia.

Il TCD interrompe la normale connettività intrabrainica e causa sensazioni alterate, cognizione, affettività e prestazioni motorie. Una delle condizioni note per essere associate al TCD è il dolore cronico.

 

STIMOLAZIONE SENSORIALE RITMICA

La musica consiste essenzialmente di vibrazione a più frequenze. Quando questo stimolo viene applicato alle orecchie come onde sonore, “guida” una risposta cerebrale attraverso il sistema uditivo.

 

LO STESSO EFFETTO PUÒ ESSERE OTTENUTO CON UN SUONO ISOCRONO CREATO CON MODULAZIONE DI AMPIEZZA. QUANDO IL SUONO A 40 HZ VIENE ELABORATO DA TRASDUTTORI INSTALLATI SU UNA SEDIA, L’EFFETTO VIENE PERCEPITO COME VIBROTATTILE E PUÒ “GUIDARE” UNA RISPOSTA ATTRAVERSO IL SISTEMA SOMATOSENSORIALE.

Nello studio quindi si è dimostrato che una stimolazione vibrotattile a tutto il corpo, può contribuire a una riduzione dei sintomi della fibromialgia bloccando la percezione del dolore attraverso la funzione del cancello descritta precedentemente GCT, o migliorando il drenaggio linfatico e abbassando la congestione vascolare.

 

LA SUONOPUNTURA CON I DIAPASON

Poiché tutto nell’universo è vibrazione, ed anche il nostro corpo e le nostre cellule hanno una struttura intrinseca vibratoria, i diapason entrano in risonanza con l’energia che scorre all’interno del nostro organismo. In questo modo, utilizzando diapason di diverse frequenze, è possibile stimolare gli agopunti presenti nel nostro organismo, in tonificazione, sedazione o in dispersione, esattamente come viene effettuato utilizzando gli aghi in agopuntura. Sui punti stimolati vengono inoltre posizionati degli stiper: dischetti di cotone impregnati di silicio di quarzo (SiO2).

Questi dischetti, del diametro di 9 o 12 mm, vengono lasciati a contatto della cute con l’ausilio di una benda adesiva. Il cristallo di quarzo è in grado di ricevere, attivare, immagazzinare, trasmettere e amplificare l’Energia Vitale, il Qi. Quando usati insieme ai Diapason, amplificano e regolano l’azione vibrazionale di questi ultimi.

A loro volta i Diapason, quando appoggiati sugli stiper, amplificano l’azione degli stessi permettendo di avere una stimolazione maggiore e più prolungata nel tempo. Il suono è la parte uditiva della vibrazione e la vibrazione è la parte sensitiva del suono.

La disarmonia può manifestarsi nel corpo sotto foma di stress, muscoli rigidi e indolenziti, senso di fatica: tutto ciò provoca un blocco nel nostro flusso di energia naturale. Questo blocco può portare alla malattia. Le onde sonore generate dalla suonopuntura col diapason, hanno l’effetto di un’energia cinetica che rimuove la disarmonia e la tensione del corpo, rimuove la stagnazione del Qì, e concorre a restaurare una sensazione di equilibrio e di benessere.

Questi diapason sono raccomandati per applicazioni su muscoli rigidi, giunzioni, tendini, ossa tessuti, in quanto, utilizzando una tecnica non invasiva, sono capaci di attivare l’energia naturale del corpo. Le benefiche vibrazioni emesse, attraversano facilmente i meridiani del corpo ed i percorsi naturali incrementando l’efficacia delle altre tecniche usate.

I diapason emettono un suono puro, sono precisi come dei laser e, proprio per questa loro proprietà, sono ideali per stimolare i biopunti energetici corrispondenti ai Canali Principali e Straordinari e per stimolare le zone energetiche corrispondenti ai Chakra. Sono anche degli ottimi strumenti per rilassare le tensioni muscolari e per allievare i dolori a carico dell’apparato osteo-articolare.

Si prestano, inoltre, anche per un lavoro più generalizzato sul corpo energetico e sull’Aura. I Diapason e i metodi usati in Suonopuntura Vibrazionale, inducendo una profonda stimolazione di tipo vibrazionale sui biopunti, sulle zone dolenti e sui diversi sistemi energetici, favoriscono la graduale e costante scomparsa delle somatizzazioni fisiche, agendo, al contempo, sulle cause primarie – per lo più di carattere energetico e psico-emozionale – che hanno permesso l’instaurarsi del sintomo/segnale.

LO STUDIO

Lili Naghdi, Heidi Ahonen, Pasqualino Macario, Lee Bartel – “The effect of low-frequency sound stimulation on patients with fibromyalgia: A clinical study” – Pain Research and Management 2015

BERBERINA PER LA SALUTE

Che cos’è la berberina?

La berberina è un principio attivo naturale che prende il nome dalle piante dalle quali è stata estratta per la prima volta: le berberidacee. Tra queste una delle più note è il crespino comune, nome scientifico Berberis vulgaris. Il crespino comune è un arbusto che produce piccole bacche all’interno delle quali si trova la berberina. Nonostante attualmente venga principalmente estratta dalle bacche del crespino comune, la berberina è stata individuata anche all’interno di altre berberidacee, tra cui le specie Berberis aristata e Berberis petiolaris. È stata scoperta anche in altre famiglie di piante, soprattutto all’interno delle Ranunculacee (Coptis chinensis, Coptis teetaecc.), delle Papaveracee (Chelidonium malus, Sanguinaria canadensisecc.), delle Menispermacee (Tinospora cordifoliaecc.), delle Rutacee (Phellodendron amurenseecc.), delle Fumariacee e delle Annonacee.

Perché ha suscitato l’interesse degli studiosi?

La famiglia botanica delle berberidacee, che contiene la berberina, è ampiamente rappresentata nella farmacopea tradizionale asiatica. Nella fattispecie, si ritrovano diverse berberidacee nei trattati di medicina cinese e ayurvedica. Queste piante medicinali vengono tradizionalmente utilizzate per la loro azione antidiarroica, antimicrobica e antiprotozoaria. Grazie al progresso della scienza, questa potente azione anti-infettiva ha potuto essere attribuita a diversi principi attivi tra cui la berberina. Con il passare degli anni e delle ricerche, questo principio attivo naturale ha poi rivelato numerosi altri benefici, in particolare l’azione sul diabete di tipo 2. A tal proposito, avrete forse sentito parlare del legame tra la berberina e la metformina, questo antidiabetico orale correntemente utilizzato per la sua azione iniziale sul diabete di tipo 2. Ve ne parliamo più approfonditamente nel paragrafo successivo.

Qual è il legame tra la berberina e la metformina?

Le ricerche condotte sulla berberina mostrano che questo principio attivo naturale ha un’azione comparabile alla metformina. Considerato come il trattamento di base del diabete di tipo 2, questo antidiabetico orale ha infatti la stessa modalità d’azione della berberina: un’azione anti-iperglicemica. In altre parole, la metformina e la berberina agiscono tutte e due per abbassare il tasso di zucchero nel sangue e quindi evitare le iperglicemie caratteristiche del diabete di tipo 2. Gli studi mostrano che questi due principi attivi intervengono nell’organismo mediante complessi meccanismi differenti. Ne descriveremo in dettaglio alcuni nel paragrafo successivo. Gli attuali dati scientifici suggeriscono che la berberina potrebbe essere un’alternativa interessante alla metformina. Diversi studi hanno infatti confrontato l’efficacia di questi due principi attivi ed evidenziato risultati in favore dell’utilizzo della berberina per ridurre il tasso di glucosio nel sangue nei pazienti diabetici di tipo 2.

Quali sono le proprietà della berberina?

Considerati gli effetti similari alla metformina, la berberina è stata oggetto di numerosi studi scientifici in questi ultimi anni. Senza pretendere di essere esaurienti, i paragrafi successivi presentano le ultime scoperte dei ricercatori.

  • Azione antiossidante. Come numerosi fitonutrienti, la berberina agisce come un antiossidante naturale. Questo significa che è in grado di opporsi allo stress ossidante o ossidativo. Caratterizzato da un accumulo di specie reattive all’interno dell’organismo, questo fenomeno è all’origine di numerosi danni cellulari. È anche implicato nell’invecchiamento cellulare.
  • Azione antiage. Grazie alle sue proprietà antiossidanti, la berberina può anche contribuire alla difesa dell’organismo, prevenire alcune infezioni e avere effetti anti-invecchiamento.
  • Azione anti-infettiva. Piante contenenti la berberina, le berberidacee, sono apprezzate in Asia per le loro virtù anti-infettive. Gli studi mostrano che la berberina è in grado di contrastare lo sviluppo di un certo numero di agenti infettivi. Vanta ad esempio proprietà antibatteriche contro gli stafilococchi, gli streptococchi e le salmonelle. Sembra anche agire contro altri parassiti con un’azione antiamebica e antiprotozoaria.
  • Azione anti-infiammatoria. È inoltre in grado di contrastare le reazioni infiammatorie indotte dagli agenti infettivi. Diversi studi hanno infatti dimostrato che la regolare assunzione alimentare di berberina può contribuire a ridurre le risposte infiammatorie.
  • Azione antidiabetica. Come accennato precedentemente, la berberina condivide la stessa azione anti-iperglicemica della metformina. Gli studi dimostrano che è in grado di diminuire il tasso di glucosio del sangue in diversi modi. I ricercatori hanno messo in evidenza in particolare la sua azione su un enzima implicato nel metabolismo del glucosio: l’AMPK. Permettendo l’attivazione di questo enzima, la berberina aumenta la sensibilità all’insulina e favorisce l’assorbimento e l’utilizzo del glucosio all’interno dell’organismo. Secondo alcuni studi, consentirebbe anche di regolare la gluconeogenesi, un meccanismo che conduce alla sintesi del glucosio a livello del fegato. Di conseguenza, le diverse azioni della berberina consentono di ridurre il tasso di glucosio nel sangue e quindi di contrastare le iperglicemie caratteristiche del diabete di tipo 2.
  • Potenziale ipolipemizzante. Grazie alla sua azione attivatrice sull’AMPK, la berberina sembra anche poter migliorare il profilo lipidico diminuendo i tassi di trigliceridi e di colesterolo nel sangue.

Quali sono i benefici della berberina?

Date le numerose proprietà, la berberina è una molecola dal notevole potenziale terapeutico. I paragrafi sottostanti elencano i suoi utilizzi terapeutici tradizionali e gli utilizzi più recenti.

  1. Malattie infettive. In Asia, le berberidacee sono utilizzate da numerosi anni per prevenzione e nel trattamento di alcune malattie infettive. Nella fattispecie sono impiegate per contrastare gli agenti infettivi all’origine della diarrea.
  2. Diabete di tipo 2. Da alcuni anni, la berberina suscita in particolar modo l’attenzione dei ricercatori per la sua azione antidiabetica simile a quella della metformina. Costituisce un punto importante non trascurabile per l’assistenza di un numero crescente di pazienti diabetici. Nel 2014 gli specialisti stimavano che il diabete di tipo 2 interessasse oltre 400 milioni di persone nel mondo, senza contare la parte importante di diabetici non diagnosticati.
  3. Disturbi metabolici. Al di là del suo interesse per l’azione sul diabete di tipo 2, può contribuire a contrastare numerosi altri disturbi metabolici. Nella fattispecie, può contribuire a prevenire le complicazioni legate al sovrappeso e all’obesità.
  4. Steatosi epatica non alcolica. Recentemente diversi studi hanno dimostrato la sua azione nella prevenzione e nel trattamento della steatosi epatica non alcolica. Più conosciuta con l’acronimo inglese NASH, questa infiammazione del fegato è dovuta a uno stoccaggio anomalo dei grassi a livello delle cellule epatiche. In pochi anni, la NASH è diventata una problematica al centro dell’attenzione della sanità pubblica come ne testimoniano i numerosi articoli comparsi sul soggetto. “Malattia della soda”, “Malattia del cibo spazzatura”, “Mal del secolo”, ecc. i titoli sulla NASH fanno riferimento alla sua causa principale ovvero l’evoluzione dei nostri modi di vita, nella fattispecie con il successo dei fast-food e dei prodotti ipercalorici. Anti-iperglicemica e ipolipemizzante, la berberina è considerata una pista terapeutica promettente per la prevenzione delle complicazioni legate alla NASH.

Come scegliere il dosaggio giusto o la corretta posologia?

Ad oggi non esiste ancora un dosaggio consigliato per quanto riguarda la berberina. Secondo i dati scientifici attuali, sembrerebbe che la posologia vari a seconda dei casi tra 500 e 1500 mg al giorno. Alcuni studi suggeriscono che questa dose giornaliera possa anche essere aumentata fino a 2000 mg al giorno in alcuni casi particolari, per una breve durata e sotto controllo medico. In ogni caso, non esitate a chiedere consiglio a un operatore sanitario per aiutarvi a scegliere il migliore integratore alimentare adatto alle vostre esigenze.

Esistono delle controindicazioni?

Ad oggi, nessun effetto collaterale importante è stato rilevato durante l’utilizzo della berberina come integratore. Tuttavia, come qualsiasi principio attivo, questa sostanza può presentare alcune controindicazioni. Un parere medico è vivamente consigliato a coloro che seguono un trattamento. La berberina può infatti interagire con i principi attivi di alcuni farmaci. Infine, a scopo precauzionale, gli integratori di berberina sono sconsigliati alle donne incinte o che allattano e ai bambini.

ORORATO DI LITIO PER LA DEPRESSIONE, EDEMI, EMICRANIE E ALTRO ANCORA

Il litio è un minerale alcalino appartenente alla stessa famiglia del sodio e del potassio. Utilizzato sin dall’antichità per combattere le forme maniacali, viene prescritto da sempre come farmaco per il trattamento delle psicosi maniaco depressive quali il disturbo bipolare, per cui si rivela particolarmente efficace.

Il litio inoltre è impiegato con successo nei casi di:
• depressione unipolare ricorrente;
• deficit serotoninergico determinante comportamenti compulsivi e tossicomaniacali (aiuto nella disassuefazione da tabacco e alcol);
• edemi ed eccesso di sodio;
• emicranie, per diminuire il dolore.

Tuttavia, le forme farmaceutiche di litio (citrato o carbonato) sono scarsamente assorbite dall’organismo e per essere efficaci richiedono l’apporto in grandi quantità, ai limiti della tossicità.

Preso a dosi elevate inoltre, il litio favorisce il rilascio di dopamina e provoca un abbassamento del tono dell’umore; per contro, dosi scarse stimolano la sintesi della serotonina con effetti antidepressivi, come nel caso dell’ orotato di litio.

L’orotato di litio, sale litico dell’acido orotico, accresce considerevolmente la biodisponibilità del litio e consente di migliorare del 70 – 80% l’umore delle persone affette da disturbo bipolare.

Le prime scoperte sui sali orotati furono dovute agli studi e all’impiego del medico alternativo Hans Nieper. Di fatto essi costituiscono i sali minerali dell’acido orotico, utilizzati dalle piante e dagli animali per la sintesi di DNA e RNA. In quanto medico, Nieper utilizzò clinicamente gli orotati negli anni Ottanta, pensando che la carica neutra di tali sali consentisse loro di attraversare più facilmente le membrane cellulari. Tale ipotesi fu successivamente confermata scientificamente. Di fatto è emerso che gli orotati fungono da trasportatori di minerali nelle cellule e nei tessuti, consentendo di raggiungere concentrazioni molto più elevate in situ e tuttavia con dosi ben inferiori (fino a venti volte!).

L’orotato di litio offre ulteriori campi di applicazione. In quanto neuroprotettivo è estremamente utile nelle patologie neurodegenerative come la malattia di Alzheimer, la malattia di Parkinson o la sclerosi multipla. Queste nuove indicazioni completano quelle già riscontrate da Nieper di agente antiemicranico, coadiuvante nel trattamento dell’epilessia e come sostegno nella disassuefazione da alcol. Sono stati segnalati altri effetti sull’abbassamento dei livelli di zucchero nel sangue, sulla stimolazione del sistema immunitario e sulla sua azione antivirale (herpes simplex).

 

 

VITAMINA D PER DIMAGRIRE

Molti nutrizionisti, supportati da studi scientifici, evidenziano come la vitamina D abbia anche un alto potere dimagrante: il rapporto tra massa grassa e massa magra è bilanciato nei soggetti che hanno alte dosi di vitamina nel sangue.

Questi soggetti risultano normopeso e non tendono ad ingrassare mentre chi è in sovrappeso e obeso ha nel sangue dei bassissimi valori di vitamina D. In buona sostanza, questa vitamina aiuta a perdere peso perché stimola la leptina, un particolare ormone che riduce la fame e aumenta il senso di sazietà. Inoltre riduce la formazione di molecole proteiche come le chitochine, responsabili della formazione del grasso soprattutto addominale.

Un’altra ricerca pubblicata sul Nutrition Journal afferma che l’aumento dell’assunzione di vitamina D porta a una riduzione della percentuale di grasso corporeo. Ciò è dovuto principalmente al fatto che la vitamina D influenza la conservazione e la produzione di grassi nel corpo e ha un impatto su altri ormoni (come il testosterone) e neurotrasmettitori (come la serotonina) nel corpo. Mentre il testosterone è noto per ridurre il grasso corporeo e promuovere la perdita di peso aumentando il metabolismo e bloccando la formazione di nuove cellule adipose, la serotonina può ridurre l’appetito e l’apporto calorico facendo saziare più a lungo e regolando anche il ritmo del sonno.

 

MINDFULNESS, TECNICHE DI RESPIRAZIONE E RILASSAMENTO

 

COSA E’

Deriva dagli insegnamenti del buddhismo theravada (vipassanā), dello zen (zazen), e dalle pratiche di meditazione yoga. Negli USA (dr. Med. Jon Kabat-Zinn) – lo introduce in alcune discipline mediche e psicoterapeutiche.

IN CHE COSA CONSISTE

E’ modalità di prestare attenzione (momento per momento), Hic et nunc (qui ed ora) in modo intenzionale e non giudicante. Il fine è di risolvere (o prevenire) la sofferenza interiore e raggiungere un’accettazione di sé attraverso una maggiore consapevolezza della propria esperienza:
• Sensazioni
• Percezioni
• Impulsi
• Emozioni
• Pensieri
• Parole
• Azioni e relazioni

COSA SI PREFIGGE LA MINDFULNESS

  • Permette di cogliere, con maggiore prontezza, il sorgere di pensieri negativi che contribuiscono al malessere emotivo.
    • Aumenta la padronanza dei propri contenuti mentali e degli stili abituali di pensiero.
    • Aumenta la capacità di automonitoraggio e meta cognizione.
    • Permette maggiori possibilità di esplorazione, espressione e cambiamento di tali contenuti.

MINSFULNESS, PENSIERI NEGATIVI E BELIEF

I pensieri negativi derivano dalla critica che il soggetto fa a sé stesso per il fatto di sentirsi ansioso, depresso o a disagio. I pensieri negativi (primari) alimentano i pensieri improduttivi (secondari) su di sé. Il risultato sarà autoaccusa e auto biasimo, i quali generano una spirale che dà origine al ruminio depressivo. L’allenamento della consapevolezza permette di affinare l’attenzione verso questi meccanismi che deteriorano l’umore e depotenziano le capacità di ripresa psicologica o la prevenzione delle recidive depressive. La minfulness è’ improntata sulle modalità intuitive di conoscenza di sé, in integrazione a metodi discorsivi e verbali di risoluzione dei problemi. Il terapeuta agisce aiutando a persona a cambiare la relazione con i propri contenuti mentali.

La sofferenza, secondo questo modello di interpretazione, dipende dall’identificazione coi pensieri negativi (“io sono i miei pensieri”, “i pensieri sono fatti”). L’obiettivo è il CAMBIAMENTO (“io ho dei pensieri”, “i pensieri sono ipotesi”), questo per AIUTARE A DISTACCARSI E NON IDENTIFICARSI CON IL PENSIERO O EMOZIONE.

COME VIENE PRATICATA LA TECNICA MEDITATIVA

Viene praticata sedendosi con gli occhi chiusi, a gambe incrociate su un cuscino o su una sedia, con la schiena dritta. L’attenzione posta sul movimento dell’addome quando si respira, sulla consapevolezza del respiro, mentre si espira e si inspira dal naso. Ci si distrae dal respiro: si nota passivamente che la mente vaga, ma in un modo accettante, non giudicante tornando a concentrarsi sul respiro. Si può iniziare con brevi periodi di 10 minuti di pratica al giorno.

Ecco alcune varianti:

  • ESERCIZIO INTEGRATIVO DI CONSAPEVOLEZZA QUOTIDIANA: degustazione di uva passa, in cui viene assaggiato e mangiato con cura un chicco d’uva;
    • MEDITAZIONE CAMMINATA: si compie ogni passo in modo lento e consapevole, immergendosi nel qui e ora delle sensazioni corporee e nel fluire del respiro;

TEMPISTICA: sono suggerite 4 sedute settimanali di 20 minuti al giorno oppure 8 sedute settimanali di 10 minuti al giorno.

Lo sviluppo della facoltà di mindfulness è affidato a momenti:

  • FORMALI: (il protocollo MBSR prevede cicli di otto settimane in cui si praticano otto differenti esercizi di meditazione della durata che va dai tre ai trenta minuti);
    • INFORMALI: consistono nel promuovere un abito mentale costante improntato alla continuità della consapevolezza nella vita quotidiana.

MINDFULNESS E CERVELLO

Il minfulness è utile nel trattamento di molteplici patologie. In particolare trova applicazione anche in quei disagi esistenziali non direttamente ascrivibili a disturbi o patologie vere e proprie, ma avvertiti come “eccesso di pensiero” o neoplasia cognitiva. Tra i disturbi che possono beneficiare della tecnica citiamo:

  • Depressione
    • Disturbo borderline
    • Ansia
    • DAP attacchi di panico
    • Disturbi con componenti psicosomatiche
    • Ossessivo-compulsivi
    • Disturbi alimentari
    • Insonnia
    • Fibromialgia
    • Disturbi dell’umore

EFFETTI SALUTARI DEL MINFULNESS SULLE EMOZIONI E SUL FISICO

  • Incremento e rimodulazione dell’attività del lobo prefrontale sinistro (implicata nel processare le emozioni positive);
    • Incremento e rimodulazione dell’attività dei nuclei profondi dell’emisfero destro (parte intuitiva e digitale dell’esperienza esistenziale e percettiva);
    • Rimodulazione dell’amigdala (meno paura);
    • Neuro-modulazione delle citochine e altri neuromodulatori e glucocorticoidi sugli assi ipofisiari e sulla secrezione di cortisolo (DECREMENTO DEL CORTISOLO E DEL GLUTAMMATO);
    • Diminuzione dei marker infiammatori, come le interleuchine-6;
    • Modulazione adattiva dell’immunità cellulo mediata;
    • Effetti protettivi sul DNA (aumento dell’attività della telomerasi);
    • Diminuzione dei segni di invecchiamento a livello cerebrale (CELLULARE NEURONALE);
    • Incremento delle capacità attentive e di gestione delle stress;
    • Prevenzione delle ricadute depressive, gestione dell’ansia, della tensione e dell’emotività, aumento della creatività e della sensazione di felicità;

 

IRIDOLOGIA E MEDICINA UMORALE DI IPPOCRATE

La classificazione delle costituzioni iridologiche (linfatica, ematogena, mista, eterocromica), è la più nota ed utilizzata, messa a punto da J.Deck e collaboratori, pubblicata in tedesco nel 1965 e tradotta in inglese nel 1982 col titolo “Principles of iris diagnosis”.

Per renderci conto del significato autentico del costituzionalismo è necessario risalire almeno alle sue origini occidentali, nella Grecia antica: la dottrina, “fondata” da Ippocrate (Cos 460-370 a.C.) fu poi ampiamente modificata e sviluppata da Galeno (138-201 a.C).

La concezione dei quattro umori (flegma, sangue, bile gialla, bile nera) è alla base della classificazione più nota che distingue quattro tipi umani: i flemmatici, i sanguigni, i collerici, i melanconici.

Quando questi umori sono perfettamente equilibrati si ha la crasi, che corrisponde alla salute; quando l’equilibrio è alterato si ha la discrasia, cioè lo squilibrio, la malattia.

La eucrasi ha tendenza a ristabilirsi per le forze stesse della natura, che provvede alla “cozione” dell’umore in eccesso. Per questa “cottura” ( in cui si può individuare una analogia con ciò che oggi chiameremmo trasformazione biochimica, processo metabolico) l’umore si modifica, si rende atto ad essere espulso con le urine, il sudore, il pus, l’espettorato, le feci ecc.

La medicina Ippocratea fida sulla Vis Medicatrix naturale: l’organismo si difende naturalmente e tende ad espellere ciò che è nocivo, per questo per Ippocrate ” le forze naturali sono i medici delle malattie”.

La terapia, per Ippocrate, consiste nel promuovere questa difesa naturale, aiutando l’organismo a “purgarsi” utilizzando metodi indiretti e blandi, mai mezzi violenti e squilibrati: se la prima regola è quella di non nuocere, la seconda è quella di purgare, nel senso di indurre l’evacuazione degli umori in eccesso, causa prima ed unica della malattia.
Dunque l’azione della Vis Medicatrix della natura è quella di trasformazione ed espulsione. Se il morbo è troppo violento, sopravviene la morte. Affinché gli umori si possano modificare, giungere alla cottura ed essere espulsi, occorre un lasso di tempo ben definito. I giorni critici sono quelli in cui, compiuta la “cottura”, ha luogo l’eliminazione e la risoluzione rapida (crisi) della malattia, oppure la morte se per mancanza di Vis il corpo non riesce ad espellere l’umore concotto. I giorni critici indicano il momento della rapida guarigione o della morte.

Le ragioni delle alterazioni degli umori sono varie: dieta inadeguata, cause fisiche riposte nell’ambiente naturale, cause climatiche. Quindi squilibri comportamentali o ambientali.

La patologia, dunque, non è localizzata in un singolo organo ammalato, ma è da ricondurre ad uno squilibrio generale.
Se l’alterazione profonda o il predominio eccessivo di uno dei quattro umori procura la malattia in forma più o meno grave, la semplice prevalenza di uno dei quattro umori conferisce particolari caratteristiche all’individuo: si viene in tal modo a costituire il principio dei temperamenti, nel loro complesso aspetto psichico e somatico.

Questa “escursione” alle origini del costituzionalismo occidentale puo’ essere utile per meglio orientarsi tra le moderne classificazioni costituzionali cui fanno riferimento alcune discipline della attuale naturopatia, fra cui anche l’iridologia (distinguendo comunque le varie scuole).

Ecco un breve schema degli aspetti che caratterizzano ciascuno dei quattro temperamenti.

  • TEMPERAMENTO FLEGMATICO: Prevale il flegma o linfa, fredda e umida. Corrisponde all’elemento ACQUA. Inverno/primavera. Notte/mattino. Non-vita /infanzia. Pelle pallida, estremità umide e fredde, lentezza dei movimenti, razionalità, distacco, precisione. Predisposto a malattie da raffredamento, alle malattie acute e infiammatorie, in particolare delle vie respiratorie. E’ ricollegabile alle iridi chiare.
  • TEMPERAMENTO SANGUIGNO: Prevale il sangue, caldo e umido. Corrisponde all’elemento ARIA . Primavera/estate. Mattino/mezzogiorno. Infanzia/età adulta. Pelle rosea, estremità calde, muscolatura agile e forte, reazioni vivaci, esuberanza. Apparato cardiocircolatorio ottimo nelle sue prestazioni, ma anche il più vulnerabile. Il sangue tende a trattenere e depositare nei tessuti sostanze tossiche. Possono quindi verificarsi patologie cronico-degenerative. E’ ricollegabile alle iridi scure.
  • TEMPERAMENTO COLLERICO: Prevale la bile gialla, calda e secca. Corrisponde all’elemento FUOCO. Estate/autunno. Mezzogiorno/sera. Età adulta/ vecchiaia. All’energia fluida e inarrestabile dell’aria e dell’acqua si sostituisce una laboriosità più centrata ed efficace, in cui però è già presente l’usura e il decadimento: da qui agitazione e irrequietezza. Il punto debole è il fegato, in cui si mostrano con più evidenza i segni involutivi. E’ ricollegabile alle iridi miste.
  • TEMPERAMENTO MELANCONICO: Prevale la bile nera, fredda e secca. Corrisponde all’elemento TERRA . Autunno/inverno. Vecchiaia/morte. Chi guarda dall’esterno questo temperamento vi scorge il decadimento del corpo, degli organi più nobili e vitali, la chiusura al mondo, all’agire, al pensare (vi è tuttavia in questo il preludio ad una rinascita, a una nuova vita di cui accoglie i germogli). Atteggiamento critico e introverso. Punto debole è il cervello. Può essere collegato per certi aspetti con l’iride eterocromica.