VITAMINA C CONTRO I DANNI DEL GLUCOSIO NELLE ARTERIE

 

*Tratto da Alleanza Rath Italia

Lo zucchero è necessario per la produzione di bioenergia e altri processi metabolici che avvengono nelle cellule. Anche se lo zucchero è una parte importante della dieta, di fatto il suo consumo supera di gran lunga le esigenze metaboliche del nostro organismo. La dieta moderna contiene circa 50-80 grammi di zucchero e la maggior parte di esso è derivato dal fruttosio.

Il fruttosio lo troviamo nelle bibite e nella maggior parte degli alimenti elaborati; viene metabolizzato in modo diverso dal glucosio e le conseguenze di un consumo eccessivo sono state associate ad un aumento nella diffusione del diabete, delle malattie cardiache e di molti altri problemi di salute.

Lo zucchero in eccesso può legarsi alle proteine delle cellule che compromettono la loro funzione, provocando danni cellulari.

Ogni cellula del corpo ha canali cellulari microscopici che consentono alle molecole di glucosio di entrare nelle cellule per essere bruciate e produrre energia.

Tuttavia, a causa della somiglianza tra le strutture chimiche dello zucchero e della vitamina C, l’eccesso di zucchero nel sangue può bloccare i canali necessari al trasferimento di vitamina C all’interno della cellula, all’interno della quale si crea una carenza di questa importante vitamina.

 

La scoperta del Dr. Rath ha rivelato come una carenza di vitamina C può danneggiare le cellule che rivestono le pareti dei vasi sanguigni promuovendo la formazione di placca arteriosa

L’aterosclerosi è una complicanza comune per coloro che hanno elevati livelli glicemici nel sangue e gli scienziati del Dr. Rath Research Institute hanno recentemente testato l’efficacia di vari integratori di vitamina C per proteggere le cellule dai danni dello zucchero.

Essi hanno confrontato gli effetti di una combinazione specifica di vitamina C (contenente calcio, magnesio e ascorbil palmitato – una forma liposolubile di vitamina C) con altre formule di vitamina C, alle dosi raccomandate.

Lo studio ha utilizzato cellule muscolari lisce dell’aorta esposte ad elevate quantità di zucchero per esaminare l’efficacia delle combinazioni. Le cellule muscolari lisce stimolate con alti livelli di glucosio ematico morirono facilmente e solo il 20% sono rimaste vitali.

Tuttavia, le cellule muscolari lisce esposte al glucosio, in presenza della combinazione specifica di vitamina C, sono state protette contro i danni e il 75% sono rimaste vitali. Nessuna delle altri formule testate di vitamina C ha mostrato una simile efficacia protettiva.

I risultati dello studio indicano che una combinazione ottimale di micronutrienti e vitamina C può essere efficace nel proteggere le cellule contro la morte o la disfunzione causata dalla loro esposizione ad eccessi ematici di glucosio.

Riferimenti

  1. Why Animals Don’t Get Heart Attacks…But People Do! By Dr. Matthias Rath

 

Fosfati alimentari, la droga nascosta nei cibi

I fosfati, derivati del fosforo utilizzati dall’industria alimentare, secondo molte ricerche sono tra i fattori responsabili della sindrome definita ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) che si diffonde progressivamente di anno in anno e coinvolge sempre più bambini.

 

Dove si trovano i fosfati alimentari?

 

I fosfati sono presenti in quasi tutti gli alimenti di natura industriale, specie in quelli che attraggono i bambini: merende, snack,  bibite. Contengono fosfati anche molti piatti pronti,  alcuni yogurt, le carni, molti cibi conservati. Non è facile individuare i fosfati perché si nascondono tra gli additivi alimentari sotto diverse forme: coloranti, conservanti, esaltatori di sapidità, aromi…

 

Il loro utilizzo è tale che negli ultimi anni  la presenza di questi additivi è aumentata esponenzialmente (fino al 300% in 10 anni). Se i fosfati, in particolare il fosfato di calcio, sono necessari per la crescita del bambino e il per corretto funzionamento del corpo, queste sostanze in eccesso provocano (specie in alcuni soggetti predisposti a DCM o disturbo cerebrale minimo) disturbi del comportamento anche gravi. Ne citiamo alcuni

 

  • Difficoltà psicomotoria
  • Impulsività
  • Insonnia
  • Aggressività, atteggiamenti di violenza
  • Tic, discinesia, ipercinetismo
  • Instabilità emotiva
  • Incapacità di adattarsi e integrarsi con altre persone
  • Distraibilità permanente
  • Suscettibilità esagerata
  • Effetti legati all’assunzione dei fosfati

 

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IRIDOLOGIA, UNA TECNICA DI VALUTAZIONE MULTIDISCIPLINARE

L’iridologia è una delle metodiche di valutazione di terreno o del biotipo più efficaci ed usate in ambito naturopatico.  Durante l’analisi iridologica, che si basa sull’analisi visiva dell’iride con apposito strumento,  il naturopata valuta la costituzione, la disposizione, la diatesi ed altre caratteristiche generali della persona, in quanto il terreno biologico è la componente rappresentativa del soggetto nella sua interezza. Il terreno del soggetto è rappresentato anche dalla compenente psicologica, secondo il concetto di triade della salute.

 

I segni in Iridologia, esempi

 

Alcuni sintomi psichici, quali sensazioni sgradevoli interiori, senso di vuoto esistenziale, sono collegati a dinamiche profonde ed ancestrali.  In iridologia questi segni sono rilevabili durante una prima analisi quando osserviamo, tra le altre cose, una fuga pupillare, un decentramento della pupilla, altri segni di predisposizione. Potremo osservare ad esempio una fuga pupillare dalle ore 3, cioè un decentramento verso il naso. Il segno è osservabile alle volte anche nell’iride DX, che depone a favore di una cronicizzazione della problematica.  Considerato che l’iride di sinistra rappresenta maggiormente l’organo fisico/energetico Cuore (Shen) in relazione alla Medicina Tradizionale Cinese (MTC), tale decentramento assumerà maggiore importanza.  Quando il decentramento è osservabile anche nell’iride destra confermerà una cronicizzazione della situazione, spesso presente da lungo tempo.

 

La fuga pupillare dalle ore 3 nell’iride sinistra indica anche il settore polmonare interessato, soprattutto in relazione alla loggia energetica polmoni (metallo) secondo la Medicina Tradizionale Cinese, che associa a questi organi il sentimento della tristezza.  La tristezza, o melanconia,  sono i caratteri distintivi indicati da questo segno, con facilità e propensione al pianto, soprattutto se la persona è sola e durante il periodo invernale. Questa caratteristica spesso riflette un sottofondo esistenziale, di cui il soggetto non sa dare spiegazioni, non trova alcun motivo nella propria vita per essere malinconico. Si tratta spesso di persone che soffrono di depressione lieve (o distimia), che camuffano tale stato interiore dietro una maschera di allegria (Agrimony, fiore di Bach).

 

 

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LA NUTRIZIONE ORTOMOLECOLARE

La nutrizione ortomolecolare (dal greco orthòs – giusto, equilibrato) è una disciplina fondata dal premio nobel Linus Pauling, biochimico americano, basata sul  presupposto che molte malattie possono essere curate fornendo all’organismo l’ambiente molecolare ottimale per il suo corretto  funzionamento. Questo ambiente molecolare ottimale si ottiene con una composizione equilibrata dei giusti nutrienti.

 

Premessa

 

“Ogni individuo dispone di un proprio regime di sostanze nutrizionali. Sebbene l’elenco delle sostanze nutrizionali necessarie sia uguale per tutti, le singole quantità di cui abbiamo bisogno non devono essere obbligatoriamente le stesse per ogni individuo“.

 

R.J. Williams

 

Ogni persona ha un proprio e soggettivo fabbisogno di sostanze nutrizionali. La genetica è soggettiva ed individuale. Dato che la biochimica è individuale il fabbisogno di sostanze nutrizionali delle nostre cellule cambia da una persona all’altra. Questo è il principio basilare della nutrizione ortomolecolare, che tiene conto della costituzione individuale, precipuo della naturopatia.

 

La storia della nutrizione ortomolecolare

 

Le origini della nutrizione ortomolecolare risalgono al 1940, anno in cui il dott. Frederick Klenner, medico del North Carolina, sperimentava l’uso di massicce dosi di vitamina C per la cura della poliomielite. Nonostante i suoi studi siano ritenuti privi di alcuna validità scientifica, Klenner viene solitamente menzionato come il precursore della terapia nutrizionista ortomolecolare.

 

Quest’ultimo termine, in effetti, venne usato per la prima volta nel 1986 dal dott. Linus Pauling, due volte premio Nobel, per esprimere “l’idea delle giuste molecole nella giusta quantità”. Secondo Linus Pauling la nutrizione ortomolecolare è il mantenimento di una buona salute e il trattamento di malattie tramite un cambiamento della concentrazione di sostanze vitali nell’organismo.

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L’ASSE INTESTINO-CERVELLO E LE SUE IMPLICAZIONI SULLA SALUTE MENTALE E FISICA

di Umberto Villanti, neuropsicomotricista, terapista complementare, naturopata (membro NVS Associazione Svizzera Naturopati)

 

A tutti sarà capitato di avere le farfalle nello stomaco o di reagire di pancia; sono due modi di dire collegati con l’intestino e con le emozioni. Queste sensazioni dipendono da una fitta connessione tra cervello e microbioma, mediati da meccanismi neuronali. La ricerca scientifica ha dimostrato che il corpo è in realtà costituito più da batteri che da cellule. Questi trilioni di batteri formano il microbioma. La maggior parte di essi risiedono nell’intestino, a volte indicato come flora intestinale, dove svolgono molteplici ruoli nella salute generale. Oggi l’intestino è considerato non tanto come entità avente per unico scopo di aiutare l’assorbimento e l’assimilazione dei nutrienti, ma piuttosto come attore principale nel regolare l’infiammazione e l’immunità. Un intestino sano è composto da diverse interazioni tra batteri che cooperano, e questa diversità mantiene il benessere della persona. Un’alterazione dell’eubiosi (o flora batterica ottimale) è chiamata disbiosi e può contribuire al manifestarsi di problemi quali allergie, infiammazioni, carenze vitaminiche, disregolazione di alcuni neurotrasmettitori. Il microbioma è il fulcro della nuova ricerca scientifica e un nuovo modo di intendere le cause di molti problemi riconducibili alle patologie autoimmuni, gastrointestinali e cerebrali. Avere un intestino sano dipende da vari fattori: alimentari, ambientali e psicologici. La psiche e il “vissuto” personale esperito (esperienze interiori) sono tra gli elementi cruciali in questo senso. La ricerca ha indicato quanto sia sensibile un feto ai cambiamenti del microbiota della propria madre, tanto che quest’ultimo può alterare lo sviluppo del cervello del nascituro. Un neonato venuto al mondo attraverso il parto cesareo avrà perso l’occasione di ingerire batteri della madre. Gli studi dimostrano che i nati con taglio cesareo hanno più difficoltà a ripristinare l’eubiosi rispetto a quelli nati per via vaginale. Nel corso della vita il microbioma continua a essere un’entità vulnerabile, condizionato da stress, tossine, sostanze chimiche, diete scorrette, sedentarietà.

L’INTESTINO COME SECONDO CERVELLO

La flora intestinale svolge un ruolo vitale nella salute fisica e psicologica tramite la rete neurale: il sistema nervoso enterico (SNE) è un complesso sistema di circa 100 milioni di nervi presenti nel rivestimento dell’intestino. Il SNE è anche chiamato “secondo cervello” e nasce dagli stessi tessuti dai quali nasce il sistema nervoso centrale (SNC) durante lo sviluppo fetale; non sorprende quindi che fra i due sistemi ci siano parallelismi strutturali e chimici. Il SNE è in un certo modo autonomo, nel senso che riesce a prendere decisioni simili a quelle prese dal SNC. Tutto questo avviene attraverso una serie di scambi bidirezionali che si estrinsecano come una sinfonia orchestrata da ormoni, neuropeptidi, impulsi elettrici attraverso il nervo vago, Questi percorsi coinvolgono il sistema endocrino, l’immunitario e percorsi neurali (PNEI). Anche se la ricerca scientifica è attualmente in fase di studio, risulta chiaro quanto il cervello e l’intestino siano così intimamente connessi da sembrare un solo sistema, anziché due.

LE EMOZIONI E IL LORO UN RUOLO NEI DISORDINI FUNZIONALI GASTROINTESTINALI

Data la stretta correlazione e interazione tra le due parti, è ormai evidente come i fattori emotivi e psicosociali siano in grado di scatenare sintomi intestinali. I disturbi funzionali gastrointestinali rappresentano un variegato gruppo di problematiche difficili da trattare e costituiscono attualmente gran parte dei problemi in gastroenterologia clinica: disfagie, disturbi da reflusso gastroesofageo, colon irritabile, disturbi ano-rettali… Una più corretta interpretazione di queste problematiche postula che i fattori psicosociali influenzano la fisiologia dell’ intestino, così come la modulazione dei sintomi. In altre parole, i fattori psicologici possono influire sui fattori fisici, come il movimento e le contrazioni del tratto gastrointestinale, causando infiammazione, dolore e altri sintomi intestinali.

 

SALUTE MENTALE E BENESSERE INTESTINALE

Alla luce di queste nuove considerazioni risulta difficile, se non impossibile, risolvere le problematiche intestinali senza considerare l’impatto dello stress e delle emozioni sul corpo. Alcuni studi hanno dimostrato che i pazienti con esperienze di approcci psicologici o psicocorporei hanno avuto un netto miglioramento dei sintomi rispetto a quei pazienti che hanno ricevuto il trattamento medico convenzionale. Uno studio pilota della Harvard University ha rilevato che la meditazione potrebbe avere un impatto significativo per le persone affette da sindrome del colon irritabile e malattia infiammatoria intestinale (IBD). Quarantotto pazienti affetti da IBS (Irritable Bowel Syndrome) e IBD (Inflammatory Bowel Disease) hanno seguito un ciclo di 9 settimane di tecniche di meditazione. I risultati hanno evidenziato diminuzione del dolore, miglioramento dei sintomi, riduzione dello stress e cambiamento di espressione dei geni che contribuiscono all’ infiammazione.

L’INTESTINO POCO SANO PUÒ CAUSARE DISTURBI NEUROLOGICI E NEUROPSICHIATRICI

Le cattive condizioni di salute dell’intestino sono implicate in alcuni disturbi neurologici e neuropsichiatrici. Certi disordini del microbiota sono stati collegati alla sclerosi multipla, a disturbi dello spettro autistico e al morbo di Parkinson. Questo è potenzialmente legato a stati pro-infiammatori indotti da una condizione di disbiosi o da una permeabilità intestinale. Ulteriori collegamenti tra cambiamenti intestinali legati all’età, disbiosi e malattia di Alzheimer sono stati esplorati. Risulta infatti interessante come alcuni cianobatteri del microbioma intestinale, stress, malattie del tratto gastrointestinale o malnutrizione possano generare alti livelli di β-N-metilammino-L-alanina (BMAA), neurotossina la quale a sua volta creerebbe ulteriore stress ossidativo. Alti livelli di BMAA sono stati trovati nel cervello dei pazienti affetti da Sclerosi amiotrofica-laterale (ALS), Parkinson-demenza (PD), Alzheimer (AD). Inoltre, nel campo della depressione, sono sempre più evidenti le connessioni tra intestino e problematiche ansioso depressive. Stando a recenti ricerche la depressione è sempre più inquadrata come malattia infiammatoria legata allo stato di salute della flora intestinale. Studi su animali hanno dimostrato che la manipolazione della flora intestinale può in qualche modo indurre comportamenti legati ad ansia e a depressione.

IL RUOLO DEI BATTERI SUL CORPO-SOMA

I batteri partecipano a ottimizzare la rete di comunicazione bidirezionale comprendente il sistema nervoso centrale (SNC), il sistema nervoso autonomo (SNA), il sistema nervoso enterico (SNE) e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA). Alcuni studi sui ratti hanno dimostrato che il trattamento a lungo termine con Lactobacillus rhamnosus ha aumentato i livelli di GABA (neurotrasmettitore inibitore), riducendo i livelli di cortisolo, ansietà e depressione, e diminuendo i comportamenti da stress correlato. Inoltre, il cambiamento nella composizione del microbiota con l’associazione di questi probiotici ha portato a un aumento di BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor) e a un’attenuazione delle alterazioni legate a perdita della memoria (ippocampo). Le prove indicano che la comunicazione tra microbiota e cervello coinvolge il nervo vago il quale trasmette le informazioni dall’ambiente luminale degli organi cavi al sistema nervoso centrale. In realtà, gli effetti neurochimici e comportamentali non erano presenti nei topi vagotomizzati, identificando il vago come la principale via di comunicazione tra il microbiota e il cervello. Un’altra indagine (colite cronica associata a comportamenti ansiogeni) sui ratti ha dimostrato un miglioramento con un trattamento a base di Bifidobacterium longum. Il miglioramento era assente nei topi vagotomizzati prima dell’induzione della colite.

TRATTAMENTO E MODULAZIONE DELL’ASSE INTESTINO-CERVELLO

Oggi, alla luce di quanto scritto, è possibile svolgere una prevenzione ottimale e iniziare un trattamento naturopatico a sostegno della medicina allopatica per molte disfunzioni che spaziano dalle problematiche gastro-intestinali a quelle psicologiche, psichiatriche e neurologiche. Il tutto attraverso una corretta salute intestinale, mediata da sana alimentazione, uso di probiotici ottimali, ripristino dell’epitelio intestinale e trattamenti terapeutici basati sulla mindfulness.

BIBLIOGRAFIA

  1. The gut-brain axis: interactions between enteric microbiota, central and enteric nervous systems – Marilia Carabotti,a Annunziata Scirocco,a Maria Antonietta Maselli,b and Carola Severia – Ann Gastroenterol. 2015 Apr-Jun; 28(2): 203–209.
  2. Cesarean Delivery May Affect the Early Biodiversity of Intestinal Bacteria1,2 – Giacomo Biasucci3, Belinda Benenati3, Lorenzo Morelli4, Elena Bessi5, and Günther Boehm6,7 – 2008 American Society for Nutrition
  3. Scientists swab C-section babies with mothers’ microbes. Newborns were exposed experimentally to vaginal microbes to restore the microbiomes they missed – Ewen Callaway, Nature News, 01 February 2016
  4. The effects of relaxation response meditation on the symptoms of irritable bowel syndrome: results of a controlled treatment study- Keefer L1, Blanchard EB. – Behav Res Ther. 2001 Jul;39(7):801-11.
  5. Alzheimer’s disease and the microbiome – Surjyadipta Bhattacharjee and Walter J. Lukiw*- Front Cell Neurosci. 2013; 7: 153. Published online 2013 Sep 17. doi: 10.3389/fncel.2013.00153

 

I metalli tossici, un veleno per la nostra salute

I metalli tossici sono sostanze nocive che penetrano in maniera insidiosa nel nostro organismo attraverso cibi, bevande, aria, acqua, cosmetici, farmaci, vestiti, vernici e oggetti di uso.

Perchè i metalli tossici sono insidiosi e pericolosi

metalli tossici [definiti anche metalli pesanti, ndr] sono pericolosi perché tendono ad accumularsi nel nostro organismo, in modo lento e progressivo. La particolarità dei metalli tossici è quella di accumularsi nelle ossa, reni, fegato, connettivo, e soprattutto nel cervello. Purtroppo il nostro organismo non ha la capacità naturale di detossificarsi e rimuovere tali veleni (metallotioneina), quindi è spesso necessario un intervento esterno attraverso l’ausilio di sostanze chelanti che si legano a questi metalli. Il rischio è quello di lasciare che tali veleni possano accumularsi per anni nel nostro corpo, causando alle volte seri danni alla salute.

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La riscoperta della vitamina D, un rimedio per tanti mali

Oggi, circa 1 miliardo di persone nel mondo hanno un deficit di Vitamina D, il 50% degli anziani ne è carente (ma il deficit si manifesta anche in età pediatrica). L’insufficienza di vitamina D interessa circa il 50% dei giovani nei mesi invernali. La condizione carenziale aumenta con l’avanzare dell’età sino ad interessare la quasi totalità della popolazione anziana italiana che non assume supplementi di vitamina D. La popolazione italiana è tra quelle con i più bassi livelli sierici di Vitamina D in Europa.

Cosa è la vitamina D

La vitamina D è un gruppo di pro-ormone liposolubile costituito da 5 diverse vitamine, D1, D2, D3, D4, D5.

Come viene prodotta ?

La produzione della vitamina D è in buona parte endogena [autoprodotta dall’organismo, ndr]. Grazie alla sintesi cutanea durante l’esposizione ai raggi UVB, l’80% del fabbisogno di vitamina D è garantito dall’irradiazione solare, la sintesi della vitamina D3 si verifica nei cheratinociti e deriva dal suo precursore 7-deidrocolesterolo in grandi quantità nella cute dell’uomo. Il 7-deidrossicolesterolo viene convertito in provitamina D3 dall’azione della luce solare. La provitamina D3 si converte spontaneamente in vitamina D3 (colecalciferolo) in circa 3 giorni. L’apporto esogeno in genere è piuttosto scarso (basse dosi e in un numero limitato di alimenti:pesci grassi, latte, uova).

Il sole è rilevante

La vitamina D prodotta in seguito all’esposizione solare, viene immagazzinata per essere utilizzata al bisogno nel tessuto adiposo e nel fegato (si lega ad una specifica proteina di trasporto – DBP, Vitamin D Binding Protein).

Per chi ha delle cognizioni di chimica, il primo stadio dell’attivazione metabolica della vitamina D3 consiste nell’idrossilazione, a livello epatico, del carbonio 25 (25OHD3 25-idrossicolecalciferolo, calcifediolo o calcidiolo). La 25OHD3 prodotta a livello epatico, si lega nuovamente alla DBP ritornando nel circolo sanguigno e trasportata a livello renale può essere o attivata, attraverso l’idrossilazione in posizione 1, in 1,25 diidrossivitamina D (1,25OH2D3, 1,25 diidrossicolecalciferolo o calcitriolo) o degradata, attraverso l’idrossilazione in posizione 24, in 24,25 diidrossivitamina D (24,25OH2D3).

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La pirroluria: possibile causa di disturbi psichici

La Pirroluria (definita anche malvaria) è un disordine metabolico di origine genetica coinvolto nella sintesi dell’emoglobina. L’emoglobina è la proteina che trattiene il ferro nei globuli rossi. Gli individui con questo disordine hanno un’eccessiva produzione di una sostanza derivante dalla sintesi dell’emoglobina chiamata criptopirrolo (KP) o hemopirrolo. Il criptopirrolo non ha nessuna funzione conosciuta nel corpo ed è escreto nelle urine. La Pirroluria è ad oggi definita una forma di porfirinopatia. l criptopirroli si legano alla piridossina (vitamina B6) e zinco, rendendo questi ultimi indisponibili nel corpo. La deplezione di questi elementi, importanti co-fattori enzimatici, causa una serie di problemi a livello psico-fisico. La pirroluria è una “malattia” molto controversa.

Questo deriva dal fatto che il medico convenzionale, nella maggior parte dei casi, non ne ha mai sentito parlare, mentre al tempo stesso è ben nota a professionisti orientati alla medicina complementare. Visto che le metodologie di queste due pratiche mediche sono spesso diametralmente opposte troveremo, nella maggior parte dei casi, i medici tradizionali negare l’esistenza della pirroluria e affermare che, siccome non ci sono dimostrazioni scientifiche a tal riguardo, essa non esiste. I medici complementari (medici naturopati, naturopati, medici ortomolecolari, nutrizionisti ecc.) invece spesso la conoscono e trattano quest’ultima con risultati sorprendenti.

 

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La pirroluria: possibile causa di forti disturbi da stress e psichici

 

Sensibilità Multipla Chimica: cos’è

Uno dei possibili meccanismi implicati nella MCS,  dall’inglese Multiple Chemical Sensitivity, sembra essere collegato ad un disordine funzionale dell’amigdala del cervello insieme al sistema limbico olfattivo, che causerebbe un’ipersensibilità alle sostanze chimiche neurotossiche (Sensibilità Chimica Multipla o MCS).

Anomalie in quest’area cerebrale sono stati collegate anche con la depressione e l’autismo. Secondo uno studio, l’anomalia del sistema limbico olfattivo rappresenterebbe una sovrapposizione di alcuni disordini dello spettro affettivo. Molte persone affette da autismo, soffrono anche di sensibilità chimica multipla (MCS) ed elettromagnetica (CEM).

Prodotti chimici neurotossici e risposta allo stress

Molti genitori hanno osservato l’anomalia del comportamento di un bambino autistico in presenza di sostanze chimiche neurotossiche, cioè deodoranti, detergenti profumati e materiali di pulizia. Le tossine potrebbero essere la causa di queste anomalie cerebrali.

Dalle sostanze tossiche alla MCS

La “risposta allo stress” nell’ amigdala può essere innescata facilmente da alcuni prodotti chimici neurotossici e altre sostanze chimiche, che vengono percepite attraverso i sensi quale minaccia (risposta di fuga).

Ciò nel tempo determina una cronicizzazione e un’iperattività in questa sede, la quale diventa ipersensibile. Un cervello sensibile allo stress e un mondo pieno di sostanze chimiche tossiche, sono la ricetta ottimale per la MCS.

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MCS o Sensibilità Chimica Multipla: cos’è e consigli