IL VEGAN CRUDISMO E L’IPOTESI IGIENISTA. LA COTTURA DEL CIBO E IL CONSUMO DI CARNE SONO DANNOSI PER LA NOSTRA SALUTE?

Secondo le ipotesi attuali l’Homo erectus, comparso sulla terra un milione e mezzo di anni fa, era un cacciatore che si cibava di animali. Un’ipotesi sostiene che sia la medesima specie di Homo ergaster, mentre un’altra che sia una specie prettamente asiatica evolutasi da H .ergaster. Originariamente venne denominato Pitecantropo e Uomo di Giava. La sua scoperta risale al 1891, quando nel giacimento di Trinil dell’isola di Giava, Eugène Dubois rinvenne una calotta cranica, insieme ad un molare e un femore. Dalle conoscenze fino ad allora accumulate egli dedusse che si trattasse di un uomo scimmia, per cui gli diede il nome di Pithecanthropus erectus. Oggi noi sappiamo tuttavia che Homo erectus, come è stato poi ribattezzato, era un ominide più evoluto rispetto al genere Australopithecus. L’Homo Erectus usava utensili più diversificati ed avanzati dei suoi predecessori. Si trattava di strumenti di pietra, un’innovazione significativa fu l’utilizzo di asce a doppio filo e pietre bifacciali scheggiate su due lati, chiamate comunemente amigdale per la loro forma a mandorla, usate come strumenti per scavare radici, TRITARE VEGETALI e probabilmente per tagliare pelli .

 

IL NOSTRO ANTENATO MANGIAVA CARNE O VEGETALI?

Yoel Melamed e Naama Goren-Inbar della Bar-Ilan University di Ramat Gan, in Israele, e i loro colleghi hanno raccolto dati sulla diversità e l’abbondanza di resti vegetali durante i periodi in cui vi è evidenza di attività umana. Hanno anche guardato i resti delle piante da tempi in cui non ci sono prove che gli esseri umani fossero presenti. Confrontando le due serie di dati, potevano ottenere un’idea ragionevole di quali piante gli umani stavano deliberatamente raccogliendo dall’ambiente circostante. Si scopre che gli antichi umani avevano gusti straordinariamente ampi. Raccolsero non meno di 55 tipi diversi di piante raccogliendo noci, frutta, semi e gambi sotterranei o mangiandoli come verdure.  Secondo Goren-Inbar , la dieta umana moderna è chiaramente limitata rispetto alla dieta degli ominidi o anche alla dieta dei primi agricoltori.  Amanda Henry al Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, in Germania, pensa che le prime diete umane erano ricche di piante. Gli studi di Yoel Melamed e Naama Goren-Inbar e quelli di Amanda Henry sostengono che gli ominidi erano probabilmente prevalentemente vegetariani.

In seguito all’introduzione dell’agricoltura (10.000 anni fa), si sviluppò un’attitudine stanziale che favorì la coltivazione di alcuni cereali (orzo, grano) e la cottura dei cibi.

Secondo alcuni ricercatori, con il passare del tempo i cereali subirono delle trasformazioni fisico-chimiche e della selezione botanica. Una delle modificazioni più sostanziali è stata la cottura. In seguito alla cottura i cereali vanno incontro a polimerizzazione (reazione chimica che porta alla formazione di una catena polimerica, ovvero di una molecola costituita da molte parti uguali che si ripetono in sequenza dette “unità ripetitive”, a partire da molecole più semplici dette monomeri), gli acidi grassi polinsaturi si ossidano, gli enzimi si distruggono e la struttura spaziale delle molecole si modifica determinando la difficoltà del nostro sistema umorale a discriminare il self dal non self.

 

L’IGIENISMO E L’ALIMENTAZIONE CRUDISTA

Negli anni ’60 il naturopata italiano Luigi Costacurta (1921-1991), predicando il crudismo e il vegetarianismo, affermava che la cottura altera le proprietà dei cibi:

“Non dobbiamo dimenticare che oltre i 40° C tutti gli enzimi e le diastasi (gruppo di enzimi che catalizzano l’idrolisi – rottura – dell’amido in maltosio ed altri zuccheri), vengono distrutti e, poiché non si può cuocere senza raggiungere la temperatura di ebollizione, anche se cuociamo a bagnomaria, diciamo che le vitamine si disperdono tutte, i minerali si scindono e i grassi cominciano a decomporsi i acidi grassi e glicerina. Se poi cuociamo a contatto diretto con le fonti di calore, come tradizionalmente si fa, questi si scindono in acqua e catrami cancerogeni fra i quali si libera il 3,4-benzopirene molto caratteristico per il suo aroma che si sprigiona principalmente quando si friggono e si cuociono le carni”. 

Un’analisi della letteratura medica ha evidenziato il rapporto tra cibi crudi, cotti e il rischio di ammalarsi di cancro, molto probabilmente per la minore disponibilità dei micronutrienti dei cibi cotti rispetto a quelli crudi e per la distruzione degli enzimi digestivi.

E’ risaputo che dopo l’ingestione dei cibi cotti si verifica nel sangue un’attivazione dei leucociti. Questo rappresenta il fatto che molte macromolecole attraversano la parete intestinale provocando una risposta immunitaria.

I possibili meccanismi attraverso i quali la cottura influisce sulla relazione tra verdura e rischio di cancro includono cambiamenti nella disponibilità di alcune sostanze nutritive, distruzione degli enzimi digestivi e alterazione della struttura e digeribilità del cibo. Il consumo di verdure crude e cotte è inversamente correlato ai tumori epiteliali, in particolare quelli del tratto gastrointestinale superiore e, eventualmente, del cancro al seno.

 

LA TEORIA DELLA LEUCITOSI DIGESTIVA

Paul Kouchakoff dell’Istituto di Chimica Clinica, Losanna – Svizzera, nel 1930 al Primo Congresso Internazionale di Microbiologia di Parigi, dimostrò come i cibi cotti inducono una “leucocitosi digestiva” (aumento smisurato di globuli bianchi) dopo ogni loro assunzione.

Si era dimostrato, mediante prelievo di sangue,  i leucociti prima di pranzo, per i 3 gruppi di persone testate (vegan crudiste, vegetariane e onnivore), sulla normale media delle 6000 unità per mmc di sangue. Dopo pranzo accadeva di tutto: nei vegetariani c’era un raddoppio dei leucociti (12.000 leucociti e oltre), negli onnivori, una triplicazione (18.000 e oltre), nei vegan crudisti nessuna variazione, 6000 prima e 6000 dopo.

Lusignani dell’Università di Parma, aveva pubblicato 6 anni prima di Kouchakoff, un lavoro che dimostrava come le variazioni leucocitarie successive alla digestione dell’alimento cotto, derivino dai meccanismi nervosi centrali e periferici che, regolando il calibro vasale, determinano l’aumento o il decremento dei leucociti tramite fenomeni di vaso-costrizione o di vaso-dilatazione.

L’organismo vivente è molto sensibile a tutte le influenze nocive e reagisce contro di loro immediatamente. Dopo ogni razione di cibo, si osserva un aumento generale dei globuli bianchi, e un cambiamento del loro rapporto percentuale. Questo fenomeno è stato considerato, fino ad ora, fisiologico e si chiama “leucocitosi digestiva”. Al contempo, dopo aver ingerito alimenti crudi, né il numero di globuli bianchi, né il loro rapporto percentuale è cambiato. Lo stesso avviene durante l’assunzione di acqua potabile non bollita, sale, diversi prodotti alimentari verdi, cereali, noci, miele, uova crude, carne cruda, pesce crudo, latte fresco, latte acido, burro, cioè i prodotti alimentari nello stato in cui essi esistono in natura.

ALIMENTI RAFFINATI

Dopo il consumo di prodotti raffinati, il numero di globuli bianchi è cambiato, come anche il loro rapporto percentuale.

MASTICARE BENE RIDUCE LA LEUCOCITOSI DIGESTIVA

Gli Esperimenti dimostrano anche che la reazione nel nostro sangue avviene nel momento in cui il cibo entra nello stomaco, mentre la preliminare masticazione del cibo in bocca, riduce questa reazione.

OGNI ALIMENTO HA LA PROPRIA TEMPERATURA DA NON OLTREPASSARE

Ogni alimento abbia la sua propria temperatura da non oltrepassare con il riscaldamento, altrimenti perde le sue virtù originali e scatena una reazione nell’organismo. La semplice acqua potabile, riscaldata per mezz’ora a una temperatura di 87 °C non cambia la composizione del sangue, ma questa stessa acqua, riscaldata a 88 °C, la modifica.

IL CONCETTO DI TEMPERATURA CRITICA

Viene considerato come il massimo grado di temperatura al quale può essere sottoposto un alimento senza perdere le sue proprietà e senza causare leucitosi digestiva.

  1. Acqua: 87°C;
  2. Latte 88°C;
  3. Cereali, Pomodori, Cavoli e Banane, 89°C;
  4. Pere, Carne, 90°C;
  5. Burro, 91°C;
  6. Mele e Arance, 92°C;
  7. Patate, 93°C;
  8. Carote, Fragole, Fichi, 97°C

PRODOTTI COTTI E CRUDI INSIEME

Zucchero, vino, ecc. cioè prodotti cotti possono essere consumati senza scatenare alcuna reazione, solo quando vengono introdotti nel nostro Organismo insieme ad  almeno due alimenti crudi di una diversa Temperatura Critica.

I PRODOTTI CRUDI NON SCATENANO LA LEUCOCITOSI DIGESTIVA

Dopo il consumo di prodotti alimentari freschi crudi, prodotti dalla natura, la nostra composizione ematica non cambia in alcun lasso di tempo, né in conseguenza di qualsiasi combinazione.

COME EVITARE LA LEUCOCITOSI DIGESTIVA SECONDO I VEGAN CRUDISTI

E’ stato dimostrato che è possibile ingerire, senza cambiare la composizione ematica, ogni genere di prodotti alimentari che è abitualmente consumata, ma solo seguendo questa regola: devono essere ingeriti insieme agli alimenti crudi, secondo la formula descritta. In un organismo sano, con il consumo di un alimento, non è possibile modificare il rapporto percentuale dei globuli bianchi, senza aumentare il loro numero complessivo. Gli alimenti non sembrano avere alcuna influenza sulla eosinofilia transizionale e polimorfonucleare (variazione dei leucociti) ed il loro rapporto percentuale non è alterato.

COTTO O CRUDO?

Secondo i sostenitori del crudismo, il nostro organismo è in grado di utilizzare il cibo cotto, ma è costretto a trasformare una materia morta in vivente, a spese però della nostra energia vitale di cui siamo forniti alla nascita, e che per questo motivo viene indebolita. questo nostro capitale energetico, viene parecchio diminuito, in seguito alla cottura dei nostri alimenti, per una duplice causa: 1) per la reazione sanguigna messa in evidenza da Kouchakoff  2) per lo sforzo supplementare imposto al nostro organismo per trasformare un alimento morto in materia viva.

ACCORGIMENTI E STILI DI VITA DA ADOTTARE SECONDO I VEGAN CRUDISTI

Prima di ogni alimento cotto, assumere alimenti crudi, possibilmente insalata mista: lattuga (canasta, lollo, etc.), rucola, radicchio, tarassaco, cetrioli, carote, cipolla rossa di tropea, aglio, etc., e possibilmente assumere alimenti crudi insieme a quelli cotti, tipo spaghetti integrali con sugo crudista di pomodori, patate al vapore con gazpacho e lattuga, legumi (cottura 15’ previa attivazione per ammollo di 24 ore in acqua con un pò di aceto di mele, poi si spegne e si assumono dopo 8 ore che sono stati in pentola coperchiata ad intiepidire) con pomodori crudi.

REAZIONE DI MAILLARD E COTTURA DEI CIBI

Rappresentano una serie complessa di fenomeni che avviene a seguito dell’interazione di zuccheri e proteine durante la cottura. I composti che si formano con queste trasformazioni sono bruni e dal caratteristico odore di crosta di pane appena sfornato.

E’ seguita da diverse fasi (1,2,3). Già nella prima fase la disponibilità di amminoacidi essenziali come la lisina risulta compromessa. Nella seconda fase si forma acido solfidrico, che agisce come l’acido cianidrico inibendo la respirazione mitocondriale. Nella terza fase si formano le melanoidine, le quali sono responsabili del colore bruno della crosta dei prodotti da forno e delle striature della carne ai ferri. Se la temperatura è troppo elevata si formano sostanze nocive come l’acrilammide e l’idrossimetilfurfurale. L’acrilamide è un composto mutageno e potenzialmente cancerogeno, con tossicità sistemica ma preferenziale per il sistema nervoso sia centrale che periferico (causa polineuropatia) e quello riproduttivo. L’effetto biologico è dovuto al suo essere un composto nucleofilo che si coniuga facilmente attraverso il suo doppio legame con gruppi chimici di molecole biologiche, soprattutto i gruppi zolfo dei residui di cisteina (nelle proteine) e i gruppi amminici o chetonici (nelle basi del DNA). Il legame risultante è covalente ed impedisce il corretto funzionamento della macromolecola cui l’acrilammide si coniuga.

A livello cerebrale questi composti, come pure un basso grado di infiammazione intestinale di basso grado dovuta al tipo di alimentazione cotta, determina una LEAKY BRAIN e conseguente permeabilità della barriera ematoencefalica, causa sovente di neurodegenerazioni.

 

IL DIGIUNO COME TERAPIA NELLA PRATICA IGIENISTA

H.H. Reckeweg, medico fondatore dell’omotossicologia, affermava negli anni ’30 che il nostro tessuto connettivo o matrice soffre di una intossicazione cronica da tossine esterne ed interne all’organismo. Il presupposto della sua metodica è fondato sul fatto che, il nostro organismo, ha un potenziale autoriparativo e, se messo nelle condizioni di attuarlo potrà eliminare le tossine presenti e recuperare lo stato di salute.

La più antica forma di autoriparazione dell’organismo è il digiuno. Con questo si intende una dieta basata sulla sola acqua o integrata da infusi non zuccherati. La sua durata è in relazione al tipo di situazione che si intende trattare, preparatoria in alcuni casi, disintossicante in altri, curativa per alcune situazioni, basata sul concetto ippocratico di VIS MEDICATRIX (forza vitale risanatrice), poi riproposto da Benedict Lust  (naturopata).

In tale dinamica, il corpo seleziona e distrugge i tessuti danneggiati, i depositi in eccesso di grassi e proteine eliminando le scorie nocive. Il dottor Massimo Medelli Roia, massimo esponente in digiuno terapia, afferma che con il digiuno il corpo accelera i tempi con cui ogni cellula si rinnova e si autoripara.

Un terzo della spesa energetica dell’organismo è spesa per la digestione. Il riposo dell’apparato digerente comporta il riposo dell’apparato gastrointestinale, risparmiando energia che verrà utilizzata dal corpo per aumentare i normali processi depurativi riparativi, rinforzando il sistema immunitario e le risposte fisiologiche dell’organismo.

Il terapeuta (heilpraktiker, naturopata con diploma sanitario federale MTE, medico chirurgo, biologo nutrizionista, dietista), fungerà da spettatore e da guida in questo processo automatico corporeo, attenzionando le sue modifiche per eventuali supporti durante il digiuno. E’ bene che tale metodica sia monitorata da personale competente e abilitato per legge, sia per evitare inconvenienti (tossicità epatica e renale, tendenza alla disidratazione, ipotensione, ipoglicemia), in determinate patologie,  sia perché nella fase del digiuno possono subentrare degli effetti depurativi che si manifestano con mal di testa, nausea, debolezza, sovente scambiati per effetti collaterali negativi.

Il digiuno è utile in tutte le malattie autoimmuni e neurodegenerative, nelle quali è in grado di contrastare la progressione delle stesse e di attivare i meccanismi autoriparativi del corpo.

DIGIUNO INTERMITTENTE: L’ALTERNATIVA SCIENTIFICA MODERNA

In alternativa al digiuno terapeutico estremo, esiste quello intermittente. Quando si parla di digiuno intermittente si intende indicare una serie di protocolli basati su digiuni di breve durata, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di salute del soggetto. I più semplici e di facile implementazione prevedono un digiuno di 16-20 ore e un periodo di accesso al cibo di 8-4 ore,  da praticare, volendo, anche ogni giorno.

Altri sono basati su un digiuno che può arrivare alle 24-30 ore, che può essere praticato da due volte al mese fino ad un massimo di due volte a settimana. Infine un protocollo molto utilizzato nel campo della ricerca prevede alternanza: un giorni si mangia normalmente mentre il successivo si digiuna o, più spesso, ci si mantiene in condizioni di forte restrizione calorica, consumando meno di 600-800 kcal giornaliere.

I BENEFICI DEL DIGIUNO INTERMITTENTE

Ovviamente uno degli immediati benefici del digiuno intermittente è la riduzione del grasso corporeo, riduzione spesso molto importante, senza un’apprezzabile calo della massa magra: infatti quando il digiuno viene mantenuto tra le 16 e le 24 ore nell’organismo il combustibile d’elezione per i processi metabolici diviene il grasso, con un utilizzo importante dei trigliceridi che vengono recuperati tramite mobilizzazione delle scorte del tessuto adiposo, mentre l’utilizzo delle proteine come sorgente di energia non aumenta in modo significativo fino al terzo giorno di digiuno. Questo lo rende un approccio alimentare utilizzato tra sportivi e bodybuilders che vogliano aumentare la definizione muscolare senza sacrificare la tanto agognata massa magra.

Studi basati su un protocollo a giorni alterni hanno mostrato: riduzione del colesterolo LDL, quello comunemente chiamato colesterolo “cattivo” visto il suo possibile ruolo nella genesi di malattie cardivascolari; riduzione dei trigliceridi che, semplificando, possiamo definire forme di accumulo dell’energia in eccesso introdotta con la dieta e potenziale fattore di rischio oltre che per malattie cardiovascolari anche per insulinoresistenza e sindrome metabolica; un sostanziale mantenimento dei livelli di colesterolo HDL, il colesterolo “buono” che secondo alcuni autori avrebbe un effetto protettivo nei confronti di patologie cardiache e vascolari.

GLI ESPONENTI DELLA CORRENTE IGIENISTA E DELLA DOTTRINA TERMICA DELLA SALUTE

Coloro che hanno praticato l’igienismo per la propria salute o per passione, sperimentando l’applicazione dei cataplasma e delle pratiche idriche in generale, possono confermare gli effetti ottenuti: disinfiammanti, antidolorifici, di assorbimento calorico, normalizzanti delle funzioni digestive, delle tensioni nervose e dell’umore. Sui loro meccanismi d’azione le conoscenze non sembrano però ancora soddisfacenti o quantomeno non sufficienti per spiegare i risultati ottenuti. Effetti terapeutici a volte poco significativi, ma in molti casi di notevole importanza.

I fautori di questa corrente naturopatica igienista, tra i quali Priesnitz, Kneipp, Just, Kuhne, Taddeo, Ehret, Shelton, Lezaeta, Costacurta non erano medici né scienziati, ma semplicemente degli empirici, studiosi e osservatori appassionati e attenti ai fenomeni della natura. Tutti questi antesignani della medicina naturale hanno dimostrato e  insegnato come sia possibile stare in salute senza l’ausilio di farmaci e vivere con gratitudine e amore in semplicità.

Esistono anche medici fautori della pratica naturopatica igienista, tra i quali Paul Carton, Guglielmo Winternitz, Samuel Hahnemann, Max Gerson, Alexander Salmanoff, Caterine Kusmine, Alfonso Palatini, utilizzando queste metodiche, insieme ad altre discipline naturali, per gli effetti curativi relativi la sfera emotiva: umore, depressione, fobie e paure.

Nel campo delle medicine naturali la dieta rappresenta una delle indicazioni salutistiche più usate: modi di mangiare, qualità del cibo, composizione del pasto e digestione.

Citiamo ad esempio la dieta senza muco di Ehret, oppure quella di Shelton.  Sono di regimi alimentari basati sul crudismo vegetale (frutta, verdura e cereali integrali). La salute e la normalità digestiva, come pure il mantenimento delle funzioni dell’organismo, è controllata da semidigiuni e digiuni.

Le discipline complementari e alternative dedicano particolari attenzioni allo stile di vita che può essere definito salutistico o di prevenzione, poiché oltre alla scrupolosità della dieta rigidamente vitalizzante si aggiunge anche l’osservanza di comportamenti di vita morale, etica e socializzante. Non possiamo non citare la disciplina UMORALE di Ippocrate e Galeno, fondate proprio sulla regolazione della DISCRASIA degli umori attraverso la dieta e l’uso delle piante.

Tra i diversi capostipiti della corrente igienista spiccano Lezaeta Acharan e Costacurta. Lo stile alimentare raccomandato da questa scuola igienista tiene conto delle condizioni di salute del soggetto nei casi di normale mantenimento o di malattia. Secondo il naturoigienista, il suo stile alimentare non è solo vegano o vegetariano, ma trofologico o trofoterapico, che risponde adeguatamente a qualsiasi esigenza nutritiva.

E’ proprio Manuel Lezaeta Acharan, che ha ideato la DOTTRINA TERMICA, la quale prevede nella condizione di salute l’equilibrio tra le temperature interne ed esterne del corpo e lo squilibrio nella malattia.

Secondo Lezaeta Acharan, “l’uomo non si nutre con quello che mangia ma con quello che digerisce”; e quindi per conservare la salute e nei casi di malattia proponeva una serie di pratiche con gli agenti naturali insegnati dai grandi idroterapisti (Prriesnitz, Kneipp, Kuhne, ecc.). Lo scopo è lo stesso espresso dalla dottrina dell’equilibrio termico: rinfrescare le viscere per ridare calore alla pelle agendo su due direzioni: a) disintossicare, disinfiammare, decongestionare l’organismo mediante l’impiego degli elementi naturali, e b) nutrendo e rivitalizzando adeguatamente l’organismo malato o sano.

I cataplasmi di fango sul ventre, i lavaggi intestinali, le frizioni, le compresse e gli avvolgimenti umidi freddi sul corpo sono pratiche conosciute dal naturoigienista che applica saltuariamente per il suo normale benessere o ripetutamente e con costanza nei casi di infermità.

Le applicazioni di fango con terra vergine (non argilla), sul ventre o colonna consente un migliore assorbimento del calore viscerale e al tempo stesso un’azione calmante; l’acqua stimola l’energia vitale e l’aria e la luce vivificano e stimolano l’organismo.

L’effetto sedativo e le sensazioni di benessere che si ottengono mediante l’applicazione di queste tecniche sono il risultato evidente delle azioni delle forze vitali proprie degli elementi naturali.

Si ritiene dunque che queste pratiche igieniche, interessando i circuiti afferenti vagali, entrino a far parte delle comunicazioni bidirezionali (feedback) che influiscono sulle strutture cerebrali.

Questo spiega gli esiti positivi riscontrati in molte patologie con le applicazioni delle discipline igienistiche naturali, in particolare nelle depressione, crisi di panico, tensioni nervose, partecipazione sociale, epilessia, ipertensione, tachicardia.

 

OSSERVAZIONI CRITICHE SUL VEGAN CRUDISMO

Se è vero che la teoria del crudismo sembrerebbe offrire dei vantaggi, è necessario fare delle precisazioni critiche:

  • Rappresenta per alcuni un regime alimentare decisamente sbilanciato (dieta iperglicidica) che spinge al consumo di notevoli quantità di frutta e di verdure crude;
  • La dieta crudista costringe il soggetto a sottostare alle inevitabili stagionalità di determinati cibi nonché alla tipologia dei cibi stessi;
  • Forte limitazione del consumo di carni e pesci (per gli amanti della carne e per i sostenitori della paleo o del gruppo sanguigno)
  • Non considera i benefici che derivano dalla cottura dei cibi (maggiore appetibilità, maggiore digeribilità), in quanto i cibi cotti sono più digeribili perché più masticabili, più assimilabili e meno grassi;
  • Minore salubrità e minore igienicità (la cottura è in grado di eliminare moltissimi microrganismi patogeni – Salmonella, Escherichia coli, Clostridium botulinum, Anisakis, Giardia lamblia, Bacillus Cereus, Entamoeba histolytica, Stafilococcus Aureus ecc.);
  • Gli enzimi subiscono comunque un processo di denaturazione a causa dell’acidità dello stomaco;
  • Il crudismo potrebbe comportare un aumento di rischio per infezioni nelle donne in stato interessante e soggetti immunodepressi
  • Non sempre la cottura degli alimenti è nociva, basti pensare all’uovo e all’avidina che, legandosi alla biotina (nota anche come vitamina B8) ne impedisce la biodisponibilità;
  • La cottura dei cereali integrali e dei legumi elimina l’acido fitico che si oppone all’assorbimento di diversi minerali.
  • Non sembra ci siamo stati ulteriori studi a supporto della leucocitosi digestiva.

 

 

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