GLI EFFETTI DEL CAFFE’ SUL NOSTRO ORGANISMO

Umberto Villanti

Il caffè è una bevanda ottenuta dalla macinazione dei semi di alcune specie di piccoli alberi tropicali appartenenti al genere Coffea, parte della famiglia botanica delle Rubiacee, un gruppo di angiosperme che comprende oltre 600 generi e 13.500 specie. La parola araba qahwa in origine, identificava una bevanda prodotta dal succo estratto da alcuni semi che veniva consumata come liquido rosso scuro, il quale, bevuto, provocava effetti eccitanti e stimolanti, tanto da essere utilizzato anche in qualità di medicinale. Oggi questa parola indica, in arabo, precisamente il caffè.

LEGGENDE SUL CAFFE’

Esistono molte leggende sull’origine del caffè. La più conosciuta parla di un pastore chiamato Kaldi che portava a pascolare le capre in Etiopia. Un giorno queste incontrando una pianta di caffè cominciarono a mangiarne le bacche e a masticarne le foglie. Arrivata la notte, le capre, anziché dormire, si misero a vagabondare con energia e vivacità mai espressa fino ad allora. Vedendo questo, il pastore ne individuò la ragione e abbrustolì i semi della pianta come quelli mangiati dal suo gregge, poi li macinò e ne fece un’infusione, ottenendo il caffè. Un’altra leggenda ha come protagonista il profeta Maometto il quale, sentendosi male, ebbe un giorno la visione dell’Arcangelo Gabriele che gli offriva una pozione nera (come la Sacra Pietra della Mecca) creata da Allah, che gli permise di riprendersi e tornare in forze.

PROPRIETA’ DEL CAFFÈ

Il caffè possiede un’azione antiossidante per la quantità di composti fenolici quali acido clorogenico, caffeico, quercetina, e sostanze antinfiammatorie (polifenoli). Fa parte delle sostanze nervine con azione stimolante per il sistema nervoso, in quanto contengono una classe di alcaloidi purinici chiamate metilxantine. Tra le principali la caffeina, teofillina e teobromina (contenue anche nel cacao, guaranà, tè, cola). La caffeina è un inibitore della fosfodiesterasi, un enzima che interrompe il segnale a cascata inibitorio degli ormoni catabolizzanti come l’adrenalina. In presenza di caffeina questo meccanismo è inibito causando una ipereccitabilità delle cellule, che si traduce in minore stanchezza, maggiore concentrazione e veglia nelle attività giornaliere e nel lavoro. L’inibizione della fosfodiesterasi V, presente a livello dei corpi cavernosi, favorisce inoltre l’afflusso di sangue, permettendo l’erezione. Il caffè aumentando l’azione catabolizzante dell’adrenalina e del glucagone produce un effetto termogenico, aumentando così la spesa energetica, con effetti “dimagranti” e ossidanti dei grassi. Questo effetto viene sfruttato da molte aziende produttrici di integratori a base di caffeina per dimagrire. Basterebbe bere del caffè per ottenere lo stesso risultato.

 

STUDI SUL CAFFE’

Nel 2012, il “National Institutes of Health-AARP Diet and Health Study” ha analizzato il rapporto tra consumo di caffè e la mortalità generale. L’ente ha scoperto che la quantità di caffè consumato si correla negativamente con il rischio di morte, ovvero, coloro che bevono caffè vivono più a lungo rispetto a quelli che non lo consumano. Gli autori hanno osservato: “solo da questi studi, non è possibile valutare se si tratti di un risultato casuale o se l’esito sia il frutto di un meccanismo ben specifico ed ancora sconosciuto”. Uno studio simile, con risultati analoghi, è stato pubblicato dal “New England Journal of Medicine”, nell’anno 2012. I ricercatori della “Harvard School of Public Health” hanno condotto una sperimentale di circa 22 anni; al termine, hanno dichiarato che: “Il caffè può esercitare potenziali effetti benefici per la salute, ma è assolutamente necessario svolgere più ricerca al fine di approfondirne i meccanismi che regolano questa correlazione”. La meta-analisi del 2014 ha messo in evidenza che il consumo di caffè pari a 4 tazze die (caffè americano) è inversamente associabile alla mortalità GENERALE (con un rischio inferiore del 16% rispetto a chi non beve caffè); in particolare, la mortalità cardiovascolare si riduce del 21 % nei soggetti che ne assumono circa 3 tazze die. La mortalità per cause tumorali NON ha mostrato alcun tipo di correlazione statistica. I risultati sono comunque contraddittori o controversi, sia sul fatto che il caffè possa esercitare dei benefici specifici per la salute, sia per quanto riguarda gli effetti potenzialmente nocivi del suo consumo.

CEFALEA E CAFFE’

Sono oramai riconosciute le proprietà analgesiche in alcune forme di cefalea, ipnica e a grappolo. La cefalea a grappolo (in inglese cluster headache) è una cefalea primaria neurovascolare estremamente dolorosa. Ha carattere periodico, con fasi attive alternate a fasi di remissione spontanea. Tali fasi attive vengono chiamate “grappoli” (o “cluster”). L’intenso dolore è causato dall’eccessiva dilatazione dei vasi cranici che generano pressione sulle terminazioni sensitive del nervo trigemino. Il caffè dunque svolge una azione che può definirsi di tipo farmacologico e, infatti, una delle componenti di molti farmaci contro il mal di testa è la caffeina. La sua azione è dovuta alla vasocostrizione con effetti lievemente analgesici. In particolare, a dosaggi superiori a 200 mg, la caffeina ha un modesto effetto analgesico soprattutto sulle cefalee di tipo tensivo. Una cefalea dove è riconosciuto che la caffeina svolge un’azione efficace è la ‘cefalea ipnica, un mal di testa che si presenta nelle persone anziane e si manifesta soltanto durante la notte. La persona può essere improvvisamente svegliata da una cefalea bilaterale lieve-moderata che può durare da 15 minuti a 6 ore, senza altri segni o sintomi d’accompagnamento come nausea e vomito. Il consumo abituale di caffè però può portare alla dipendenza e al mal di testa cronico provocando sintomi da astinenza come se si trattasse di sostanze psicotrope. Più che il desiderio di sentirsi pronti e svegli, infatti, a spingere verso l’aumento del consumo di caffeina sono, piuttosto, i sintomi dell’astinenza. Il caffè tende a mantenere svegli perché impedisce ai neuroni di liberare una sostanza, chiamata ADENOSINA, che le cellule nervose cerebrali sovraffaticate secernono per comunicare alle altre il bisogno di una pausa quando i neuroni hanno accumulato un surplus di lavoro. La comparsa del mal di testa può essere uno dei sintomi dell’astinenza da caffeina e, quindi, nelle persone soggette, si instaura un circolo vizioso dove il consumo di caffeina è sostenuto dalla paura dell’insorgenza della cefalea. Il consumo abituale di caffeina, porta allo sviluppo di cefalea cronica, soprattutto nelle donne con meno di 40 anni. Questi sono i risultati illustrati descritti presso la University of Vermont College of Medicine di Burlington – Usa, che evidenziano come questa sostanza eserciti un’azione definita farmacologica e che, a seconda del dosaggio e del tempo d’azione, può alleviare o, al contrario, aggravare il mal di testa.

SISTEMA RESPIRATORIO

La caffeina determina un rilassamento della muscolatura liscia dei brochioli, favorendo un’azione broncodilatatrice, migliorando la respirazione (azione sull’asma per la presenza di teofillina). Uno studio intitolato “The effect of caffeine in people with asthma” ha preso in esame il teorico effetto broncodilatatore della caffeina su soggetti che soffrono di una leggera o moderata forma d’asma. Gli studi svolti in merito sono stati sette, con un totale di 75 persone, ed hanno previsto l’impiego della tecnica di spirometria. Sei studi, che hanno coinvolto 55 soggetti, mostrano che, rispetto al placebo, anche dosaggi moderati di caffeina (5mg/kg di peso corporeo) sembrano migliorare la funzione polmonare fino a due ore dopo il consumo. Il parametro di “volume espiratorio forzato nel primo secondo” (FEV1) ha evidenziato un miglioramento (5% FEV1) che è perseverato fino a due ore dopo l’ingestione di caffeina. Anche la medicina Ayurvedica utilizza il caffè nelle problematiche respiratorie. I ricercatori dell’Università del Maryland, hanno evidenziato che i recettori del gusto amaro si trovano proprio nei polmoni e sono identici a quelli che si trovano nella lingua. Quelli della lingua comunicano direttamente con il cervello, mentre quelli dei polmoni hanno una risposta “locale” quando avvertono il sapore amaro.

SISTEMA DIGERENTE

Il caffè favorisce la secrezione di acido cloridrico, della bile, aumenta la motilità intestinale, facilitando il processo digestivo.

SISTEMA RENALE

La caffeina stimola la diuresi, che in alcuni casi può determinare, se assunto in quantità esagerate, l’escrezione di minerali utili (magnesio, zinco, cromo, ecc.). Inoltre può essere controindicato nei soggetti che utilizzano farmaci quali lo spironolattone, farmaco inibitorio dell’aldosterone, utilizzato nell’ipertensione e nello scompenso cardiaco, causando un maggiore perdita di potassio. Un’altra classe di farmaci quali gli ACE inibitori (Angiotensin Converting Enzyme), utilizzati anche loro nelle ipertensioni, possono determinare in combinazione con la caffeina, un aumento di escrezione di sodio, creando un una “stanchezza” surrenale (il sodio è un minerale energizzante le ghiandole surrenali).

NEURODEGENERAZIONE (PARKINSON)

Diversi studi hanno dimostrato il ruolo protettivo e terapeutico del caffè nel Parkinson. Uno di essi si è svolto su 61 persone affette da questa patologia alle quali sono state somministrate, per 6 settimane, delle pillole contenenti l’equivalente di 3 tazze di caffè al giorno ad alcune, oppure un placebo ad altre. Le persone cui era stata somministrata la caffeina hanno mostrato significativi miglioramenti nei test motori, sulla gravità dei tremori e in generale sulla mobilità.  I problemi motori sono causati dalla mancanza di dopamina in aree del cervello (substantia nigra) nelle quali i neuroni che la producono vengono distrutti. I recettori dell’adenosina, normalmente, inibiscono la produzione di dopamina. La caffeina blocca l’azione di questi recettori, e così aumenta la produzione della dopamina. Dalla pubblicazione emergono diverse caratteristiche terapeutiche della caffeina per il trattamento della malattia di Alzheimer e di altre demenze: dalla scoperta dei bersagli molecolari della caffeina, passando per le modifiche neurofisiologiche da questa causate, fino ad arrivare ai meccanismi neuroprotettivi della caffeina in differenti patologie cerebrali. Un altro studio ha evidenziato che nel caffè esistono due sostanze che mescolate insieme possono rallentare il declino cerebrale tipico del Morbo di Parkinson e della demenza a corpi di Lewy. Nello specifico, è stato scoperto che un acido grasso derivato da un neurotrasmettitore della serotonina, chiamato EHT e presente nel rivestimento dei chicchi, combinato con la caffeina è in grado di proteggere il cervello dei topi dall’accumulo eccessivo di determinate proteine associate con il Parkinson e la demenza a corpi di Lewy. Lo studio ha dimostrato infatti che la caffeina e l’EHT somministrati singolarmente ai topi non hanno lo stesso effetto bloccante della progressione della malattia che riescono invece ad avere se combinati.

EFFETTI DEL CAFFE’ SUL FEGATO

L’assunzione frequente di caffè causa in alcuni soggetti disturbi quali insonnia, difficoltà di eliminazione di alcuni farmaci, causati da una interferenza con la fase di coniugazione epatica (FASE 2). Se assumete un caffè di pomeriggio e non riuscite a dormire la sera significa che la vostra fase 1 e 2 epatica non è regolata. In questi casi andrebbe effettuata una regolazione attraverso alcuni composti (minerali, polifenoli, silimarina del cardo mariano, glutatione, ecc.) al fine di migliorare la detossificazione epatica.

CAFFE’ E SISTEMA OSTEOARTICOLARE

La frequente assunzione di caffè promuove l’escrezione urinaria di fosfati di calcio, che a lungo termine non giova al sistema osteoarticolare.

CUORE E CIRCOLAZIONE

L’assunzione di caffeina per lunghi periodi stimola i recettori alfa e beta adrenergici aumentando così la gittata e la frequenza cardiaca del cuore. Ricordiamo, che una maggiore frequenza cardiaca, specialmente in soggetti affetti da ipertensione, può tradursi nel tempo in una ipertrofia del muscolo cardiaco, che così diventa negli anni meno efficiente.  Un altro effetto prodotto dalla caffeina sono le aritmie.

PANCREAS ENDOCRINO

L’assunzione di caffè inibisce la produzione di insulina. Questo si traduce in un aumento del glucosio in circolo grazie all’azione del glucagone. Per questo motivo, i soggetti affetti da diabete dovrebbero assumere al massimo 2 tazzine di caffè al giorno.

IL PROTOCOLLO GERSON E I CLISTERI DI CAFFE’

Il dottor Gerson ipotizzò le azioni e gli effetti fisiologici degli enteroclismi di caffè e ne osservò i benefici clinici. Introducendo 1 litro di soluzione di caffè bollito nel colon si ottengono i seguenti benefici fisiologici:

  • Diluizione del sangue portale e di conseguenza della bile;
  • La teofillina e la teobromina, gli elementi nutraceutici più importanti del caffè, dilatano i vasi sanguigni e contrastano l’infiammazione dell’intestino;
  • I palmitati del caffè aumentano la percentuale di glutatione S-transferasi che è responsabile dell’eliminazione di molti radicali tossici dal siero ematico;
  • Il liquido dell’enteroclisma stimola il sistema nervoso simpatico, favorisce la peristalsi e il transito della bile tossica diluita dal duodeno e la conseguente espulsione attraverso il retto;
  • Poichè il liquido dell’enteroclisma rimane nell’organismo per quindici minuti al massimo e poichè tutto il sangue presente nell’organismo passa attraverso il fegato ogni tre minuti, gli enteroclismi a base di caffè costituiscono un metodo di dialisi del sangue attraverso le pareti intestinali;
  • Gli enteroclismi a base di caffè eliminano composti di ammoniaca, ossido nitrico e derivati, i derivati proteici, i poliammidi, gli aminoacidi, le agglutinazioni coagulate e residue e tutte le scorie che derivano dal metabolismo.

 

EFFETTI COLLATERALI DEL CAFFE’

Esistono delle controindicazioni, soprattutto nelle seguenti tipologie di persone:

  • Soggetti in età infantile
  • Gravidanza o allattamento
  • Soggetti affetti da cardiopatie
  • Ipertesi
  • Ansiosi
  • Soggetti con colon irritabile
  • Soggetti con compromissioni della mucosa gastrica

Altri effetti collaterali:

  • Insonnia
  • Cefalea
  • Tremori
  • Difficoltà di concentrazione ad alte dosi
  • Disturbi della regolazione glicemica
  • Ipertensione

Per gli amanti del caffè, la maggior parte delle suddette complicazioni è facilmente ovviabile prediligendo il così detto caffè decaffeinato, ovvero un prodotto ricavato dalla decaffeinizzazione (rimozione della caffeina per mezzo di solventi) del caffè verde crudo prima della tostatura.

 

CONTENUTO DI CAFFEINA PRESENTE NEL CAFFE’ ESPRESSO E AMERICANO

Il quantitativo di caffeina è proporzionale alla durata dell’estrazione, inoltre tanto più lungo è il caffè tanto più caffeina è presente nella tazza. Una tazza di caffè espresso è più concentrato e ricco di composti fenolici, ma più basso in contenuto di caffeina. Un caffè ristretto contiene circa 40 mg di caffeina, un espresso circa 60 mg, un caffè americano di 350 ml contiene circa 240 mg di caffeina, mentre la tazza grande statunitense di 600 ml contiene circa 480 mg di caffeina, pari a 12 caffè ristretti. Inoltre la tostatura produce composti cancerogeni. Bere quindi 12 tazzine di caffè sarà più rischioso rispetto all’equivalente di d una tazza americana di caffè.

 

  • “Decaffeinated Coffee and Glucose Metabolism in Young Men” – James A. Greenberg, David R. Owen, Allan Geliebter, Diabetes Care 5 aprile 2010 – American Diabetes Association, Inc
  • “Coffee Consumption and Risk of Type 2 Diabetes: A Systematic Review” – Rob M. van Dam, Frank B. Hu – JAMA. 2005
  • “Chlorogenic acid modifies plasma and liver concentrations of: cholesterol, triacylglycerol, and minerals in (fa/fa)” – Zucker rats, Delcy V Rodriguez de Sotillo, M Hadleya – Health Nutrition and Exercise Science Department, EML 350, North Dakota State University,
  • “Bitter Taste Receptors in The Wrong Place: Novel Airway Smooth Muscle Targets For Treating Asthma” – Transactions of the American Clinical and Climatological Association.
  • Proceedings of the National Academy of Sciences – “Synergistic neuroprotection by coffee components eicosanoyl-5-hydroxytryptamide and caffeine in models of Parkinson’s disease and DLB.
  • “Caffeine for treatment of Parkinson disease. A randomized controlled trial” –  Ronald B. Postuma, Anthony E. Lang, Renato P. Munhoz, Katia Charland, Amelie Pelletier, Mariana Moscovich, Luciane Filla, Debora Zanatta, Silvia Rios Romenets, Robert Altman, Rosa Chuang, Binit Shah – August 14, 2012 – Neurology

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