DEPRESSIONE E TRATTAMENTO NATURALE

di Umberto Villanti, Terapista Complementare Naturopata DSS Sanità Ticino CH nvs.swiss/it

 

 

La salute è stata definita più volte dalla stessa OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), come “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale”. In quest’ottica, ricopre un ruolo fondamentale la salute mentale, ovvero “uno stato di benessere emotivo e psicologico nel quale l’individuo è in grado di strutturare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all’interno della società e rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno” (Dizionario Merriam-Webster). Tra le problematiche più diffuse in ambito psichico troviamo la depressione. Questo disturbo è riconosciuto come il nuovo male che affligge l’umanità, e può colpire tutti, in maniera trasversale, senza discriminazione di sesso, di età, di razza, di posizione geografica o credo religioso. La diffusione è talmente preoccupante che l’Oms ha previsto che nel 2020 sarà la seconda malattia più frequente, dopo quelle cardiovascolari. Tale problematica coinvolge la sfera affettiva,cognitiva, familiare, lavorativa, fisica. Le cause della depressione possono essere molteplici (ORMONALI, STILI DI VITA, LEAKY BRAIN, LEAKY GUT…), anche se l’approccio allopatico ritiene che la depressione abbia cause ereditarie o prevalentemente biochimiche, quindi trattate solo con la terapia farmacologica (SSRI, inibitori MAO, ecc.). Per la psicologia invece ci troviamo di fronte a cause di tipo traumatico avvenute nell’infanzia, o a situazioni di forte stress, che agiscono come eventi scatenanti, quali la perdita del lavoro, il BURN-OUT, la fine di una relazione, tutte sensazioni legate alla perdita o abbandono. La depressione non va confusa con la tristezza (una forma di emozione normale), inoltre è possibile trovarsi di fronte a dei periodi “depressivi” in alcuni momenti difficili. In questo caso ci troviamo di fronte ad una vera e propria sindrome depressiva, diversa dalla depressione endogena o maggiore, più severa e invalidante. I sintomi spesso sono variegati, cattivo umore, tristezza persistente, apatia, psicastenia, cefalee, perdita di appetito, senso di inadeguatezza di impotenza o di colpa, scarsa capacità della memoria, algie diffuse legate alla carenza di serotonina.

IPOTESI INFIAMMATORIA SULLA DEPRESSIONE

Si è potuto notare che diversi SOGGETTI hanno livelli di citochine infiammatorie alte (PCR, TNF-a, IL-6). Le citochine agiscono riducendo la neurogenesi depletando la serotonina, causando infine stress, e abbassamento della soglia del dolore con aumento dei disturbi emotivi e cognitivi.

COSA PENSA LA MEDICINA CINESE AL RIGUARDO

Dal punto di vista dell’Energetica Cinese, la depressione è una patologia da “VUOTO”, causata da una situazione di “PIENO” che nel tempo ha portato a un vuoto di sangue e di energia. Vi è spesso una fase di “PIENO”: tanti eventi stressanti, troppo lavoro, dispiaceri, impegni, responsabilità ecc., a cui seguono i tipici sintomi depressivi da vuoto. E’ dunque fondamentale rigenerare energia attraverso una sana alimentazione che tonifichi i RENI, la nostra “BATTERIA” naturale. Oltre ai reni è fondamentale anche la MILZA (“genera il sangue”), la quale viene tonificata da cereali integrali, miele e carote. Con le verdure verdi e i frutti aspri e agrumi, ribes nero ecc.) tonifichiamo il FEGATO che ha la funzione di accumulare il sangue e far fluire l’energia in tutti gli organi. I Polmoni nutrono il corpo portando ossigeno e la pelle elimina le tossine attraverso il sudore. Di qui l’importanza dell’esercizio fisico, almeno 30 minuti tre volte a settimana. Infine il CUORE, la sede dei sentimenti, ha bisogno di tranquillità; un grande aiuto può venire da tecniche di rilassamento, meditazione, visualizzazione creativa. Molto efficaci sono le terapie del colore grazie alle quali si possono manifestare i sentimenti repressi: bastano un foglio di carta, un pennello e dei colori a tempera per lasciar uscire “QUEL PIENO CHE CONTINUAMENTE RICREA IL VUOTO”. La depressione è l’altra faccia della rabbia. Infatti, quando una persona o una collettività reprimono IRA E AGGRESSIVITÀ, queste si trasformano in stati depressivi, individuali o sociali.

COSA PENSA LA NATUROPATIA AL RIGUARDO

La naturopatia cerca di lavorare sulle cause, sul terreno del soggetto, cercando di ripristinare le condizioni per un sano benessere psicofisico, attraverso molteplici aspetti, dalla sana alimentazione al consiglio di rimedi naturali, al suggerimento di tecniche psicofisiche o attività fisica in senso lato.

ALIMENTAZIONE PER COMBATTERE LA DEPRESSIONE

L’interazione tra cibo e malattie è sempre più frequente e la depressione non ne è ovviamente esclusa. Il cibo può essere importante nel determinare un abbassamento del tono dell’umore, pertanto una sana alimentazione fornisce tutti i nutrienti necessari al buon funzionamento dell’organismo. L’equilibrata alimentazione contribuirà al miglioramento dei sintomi depressivi, tenendo conto di diversi fattori implicati in questa problematica. Saranno privilegiati gli alimenti di buona qualità, che forniranno più energia per la funzionalità cerebrale, alimenti che manterranno stabili i livelli di zucchero nel sangue, cibi che stimolino i neurotrasmettitori cerebrali come la SEROTONINA (carboidrati di buona qualità e non raffinati quali cereali integrali, possibilmente quelli privi di glutine), distribuendo possibilmente i carboidrati in tutti i pasti della giornata, compresa la colazione e di mangiare 5 volte al giorno facendo piccoli pasti o spuntini ogni tre/quattro ore piuttosto che pochi pasti troppo sostanziosi; questa è una strategia per stabilizzare il livello di zucchero nel sangue. Potranno inoltre essere suggeriti alimenti ricchi di TIROSINA (aiuta ad aumentare la presenza di dopamina). La dopamina, insieme alla noradrenalina e la serotonina regolano il tono dell’umore, una sua carenza e non un suo eccesso può contribuire alla depressione. Gli alimenti contenenti tirosina sono mandorle, avocado, banane, latticini con pochi grassi, prodotti di soia, legumi, semi di sesamo e semi di zucca, pesce, pollo, tacchino.

ALCUNI MEZZI NATURALI PER AUMENTARE LA BIODISPONIBILITA’ DI DETERMINATI NEUROTRASMETTITORI:

• TRIPTOFANO – uova, formaggio di capra, agnello…
• VIT B6 – avocado, grano saraceno, aragosta…
• VIT B12 – lenticchie, legumi…

VITAMINE E SALI MINERALI

I Sali minerali e le vitamine sono fondamentali per combattere la depressione, in particolare:
1. CROMO: ha un ruolo importante nella modulazione della regolazione glicemica (in quanto componente del GFT o Glucose Tolerance Factor – fattore di tolleranza al glucosio), nell’aumentare i livelli di serotonina e di melatonina che aiutano a regolare le emozioni e l’umore. Lo si può trovare maggiormente nei broccoli, nell’uva, nelle patate e nella carne di tacchino.

2. ACIDO FOLICO , O VITAMINA B9 (FOLATI): aiuta il corpo a sintetizzare nuove cellule e contribuisce a regolare la serotonina, contrastando l’omocisteina. I meccanismi biochimici, attraverso i quali i folati possono influenzare lo stato neuropsichico, sono quelli che coinvolgono una via essenziale per molte reazioni di transmetilazione all’interno del sistema nervoso centrale, tra cui il metabolismo delle sostanze neuro attive, come i neurotrasmettitori monoaminici e la melatonina, la formazione dei fosfolipidi di membrana e la sintesi, riparazione e ricombinazione degli acidi nucleici. Il folato svolge un ruolo fondamentale nella 1-ciclo del carbonio, è prima convertito in MTHF (5-metiltetraidrofolato) e si combina poi con l’omocisteina per produrre L-metionina, secondo una reazione catalizzata dalla metionina sintetasi, vitamina B12-dipendente. La metionina, prodotta attraverso questo ciclo e anche fornita direttamente ma in quantità insufficiente dalla dieta, si combina con l’adenosina trifosfato (ATP) in una reazione catalizzata dalla metionina adenosina transferasi (MAT), per formare S-adenosil-metionina (SAMe, o ademetionina). La SAMe, a sua volta, è ampiamente distribuita in tutto il sistema nervoso centrale, come intermediario di oltre trentacinque reazioni di transmetilazione. Bassi livelli di acido folico possono provocare stanchezza e si associano a stati depressivi. Lo si trova in verdure come spinaci, asparagi, cavolini di Bruxelles.

3. FERRO: è importante per la funzionalità cognitiva e cerebrale. Bassi livelli provocano fatica e depressione. In caso di perdite ematiche importanti si ha una ripercussione anche sull’umore: questo stato carenziale sembra responsabile della depressione post parto. La carenza di ferro, oltre all’effetto sull’ossigenazione, ha un effetto specifico sulle funzioni psichiche, che vengono significativamente ridotte, perché il ferro agisce direttamente sui neurotrasmettitori cerebrali. Se carente, anche prima che compaia un’anemia franca, riduce i livelli di dopamina, essenziale per le funzioni cognitive, e la velocità con cui compiamo determinati compiti mentali. L’anemia franca condiziona invece la qualità del compito psichico, ossia quanto bene lo svolgiamo. Pensiamo solo a quante adolescenti vanno male a scuola, diagnosticate possibilmente depresse mentre in realtà sono anemiche, a causa di diete sbagliate o di flussi mestruali eccessivi. Lo si trova soprattutto nelle carni e genericamente in quantità inferiori nei legumi. Nelle verdure è poco biodisponibile se non è associato alla vitamina C .

4. MAGNESIO: gioca un ruolo importante quale cofattore per la sintesi della serotonina che contribuisce al senso di felicità e aiuta a regolare le emozioni. Una sua carenza può provocare irritabilità, affaticamento, confusione mentale e predisposizione allo stress. Il ruolo del Mg a livello neuronale è noto da quasi un secolo; esso partecipa a svariate reazioni enzimatiche, tra cui quelle che portano alla generazione e al successivo utilizzo di ATP per il metabolismo cellulare. Una riduzione dei livelli di Mg correla con un’insufficiente produzione di ATP (causa di danno neuronale e disfunzioni neurologiche), una maggior apertura dei canali del Ca2+ del recettore NMDA (con aumento di radicali liberi e danno alle cellule), una variazione del turnover di molti neurotrasmettitori, un’esacerbazione degli effetti tossici del glutammato (con aumento del rischio di malattie neurodegenerative). Nell’uomo questo si può tradurre nella comparsa di manifestazioni depressive. Sin dagli anni ’60 sono state ipotizzate diverse teorie sulla correlazione tra deficit di Mg e depressione. Diversi studi hanno riscontrato livelli di depressione alta e carenza di magnesio in oltre 6000 pazienti. Inoltre, nei pazienti con depressione, sono state rilevate differenze di genere nei livelli di Mg, a sfavore del sesso femminile e una correlazione tra Mg e livelli di T4 circolante, quindi interferenze tiroidee. Gli effetti del Mg nel trattamento dei disturbi depressivi sono stati oggetto di studi clinici, iniziati sin dagli anni 20, in cui è stato dimostrato che la somministrazione per via ipodermica di Mg solfato in pazienti con depressione agitata favoriva il rilassamento e il sonno, con un tasso di successo del 90%. In uno di essi è stata dimostrata l’efficacia del Mg solfato somministrato per via endovenosa nel trattamento della DRT (depressione resistente al trattamento): i risultati mostrano un effetto immediato sulla depressione, tale da suggerire che il trattamento debba iniziare con la via parenterale, per ottenere una remissione rapida e proseguire con una terapia di mantenimento per os, utilizzando composti del Mg a elevata biodisponibilità. Pochi sono invece i TRIAL di impostazione moderna. Uno di essi, il primo studio randomizzato con risultati del tutto chiari, ha valutato l’efficacia della somministrazione orale di CLORURO DI Mg nel trattamento della depressione di nuova diagnosi in pazienti anziani con diabete tipo 2 e ipomagnesiemia, dimostrando che il Mg è efficace tanto quanto IMIPRAMINA (antidepressivo triciclico) per il trattamento della depressione, ma più sicuro. Rispetto a imipramina, infatti, il trattamento con Mg ha mostrato un minor numero di eventi avversi. Il magnesio si trova in mandorle, spinaci e noccioline.

5. VITAMINA B12: è fondamentale per la formazione e il buon funzionamento del sistema nervoso, bassi livelli possono avere un peso in disturbi come difficoltà di ragionamento, paranoia e depressione, deficit del fattore intrinseco. Il fattore intrinseco è una glicoproteina prodotta dalle cellule parietali dello stomaco che nel processo di assorbimento della vitamina B12 riveste un ruolo di primaria importanza. Quando a causa di neoplasie, anemia perniciosa o altre patologie viene a mancare, noi non abbiamo più modo di assimilare la vitamina B12 . Stati carenziali sono pertanto lenti ad instaurarsi e comprendono:

• Sintomi gastrointestinali quali: diarrea, costipazione, dolore addominale, perdita di peso;
• Disturbi del sistema nervoso centrale: formicolio e intorpidimento delle estremità, disturbi dell’andatura, irritabilità, spasmi, DEPRESSIONE, DEFICIT DI MEMORIA E CONCENTRAZIONE, demenza, disturbi visivi, INSONNIA, impotenza.
• Anemia.

Dosi molto elevate di B12 possono favorire la rigenerazione dei neuroni, impedire la demielinizzazione e favorire la RIMIELINIZZAZIONE. La mielina è una guaina biancastra che riveste parte del corpo dei neuroni permettendo una più rapida trasmissione degli impulsi nervosi. La Vitamina B12 interviene inoltre nella conversione della OMOCISTEINA IN METIONINA. Valori elevati di Omocisteina aumentano la probabilità di avere patologie cardiocircolatorie in quanto l’Omocisteina, quando presente in eccesso, agisce come tossina nervosa e vascolare. In presenza di deficit di B12 si ha un innalzamento della Omocisteina. Infine la Vitamina B12 partecipa in associazione con l’Acido Folico alla produzione del DNA per cui la sua carenza determina un danno a livello del DNA. In base agli studi del Dr. J. Neubrander, è stata formulata una forma in grado di attraversare la barriera ematoencefalica (MetilB12), UTILE ANCHE NEI CASI DI DEPRESSIONE. Ricordo che bassi livelli di B12 sono correlati anche a:

• SINDROME DI IMERSLUND-GRASBECK – malattia molto rara autosomica descritta per la prima volta nei paesi scandinavi, che fa il suo esordio durante l’infanzia. A provocarla è un difetto nel fattore intrinseco che non consente l’assorbimento della cobalamina. Causa anemia megaloblastica, danni neurologici, debolezza. Si cura successivamente assumendo integratori di vitamina B12 a vita.
• VECCHIAIA – superati i 50 anni di età non si è sempre in grado di assimilare la cobalamina perché non si ha sempre sufficiente acido cloridrico nello stomaco. Una persona su dieci dai 75 anni in su manifesta carenze di vitamina B12 .
• INTERVENTI GASTROINTESTINALI – La vitamina B12 viene assorbita in un tratto intestinale chiamato ileo. Interventi o rimozioni parziali di esso ostacolano le regolari funzioni di assorbimento.
• Bypass gastrico.
• Patologie come la celiachia o il morbo di Chron.
• USO CONTINUATIVO DI INIBITORI DELLA POMPA PROTONICA – svolgono la funzione di ridurre l’acidità dei succhi gastrici, indispensabili nel processo di assorbimento della vitamina B12 dalle proteine; l’utilizzo di PPI non ha comunque effetti sulla vitamina B12 ricavata dagli integratori in compresse o per endovena.
• METFORMINA – farmaco adoperato nella cura al diabete, può influenzare il corretto assorbimento da parte del corpo della vitamina B12 e di B1 .
• Abuso di alcool.
• Patologie ereditarie.
• Abuso di nicotina.
• RANITIDINA O H2 ANTAGONISTI – sono state evidenziate carenze di lieve entità.

La vitamina B-12 si trova soprattutto negli alimenti di origine animale e in particolare nel fegato e interiora in genere, nelle carni, uova, formaggio stagionato come il Grana Padano DOP, uova di pesce e pescato in genere.

6. VITAMINA D : è importante per molte funzioni dell’organismo tra le quali la crescita delle cellule. Bassi livelli sono ASSOCIATI A SINTOMI DEPRESSIVI e sono legati spesso a stili di vita errati (luoghi chiusi e poco o per nulla esposti al sole). L’assunzione di questa vitamina è importante soprattutto nel periodo invernale quando la luce del sole, produttrice naturale della vitamina D, latita. Uno studio del 2010 pubblicato sul Journal of Mental Health Nursing osserva che la carenza di vitamina D è comune tra gli anziani, gli adolescenti, gli individui obesi e persone con malattie croniche. Queste persone sono anche a più alto rischio di depressione. Anche gli obesi o persone in sovrappeso sono carenti di questa vitamina. Uno studio italiano della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, ha mostrato come nei soggetti in sovrappeso o obesi con carenza di vitamina D l’integrazione sia di aiuto per liberarsi dei chili di troppo. In altre parole, riportare la vitamina D a livelli ottimali promuove la perdita di peso, potenzia gli effetti di una dieta ipocalorica e migliora il profilo metabolico del soggetto. Le persone con una espansione della massa grassa sono carenti di vitamina D perché non si espongono al sole, perché hanno un’alterata capacità di sintesi, un ridotto assorbimento intestinale e perché, essendo la vitamina D liposolubile, tendono a sequestrarla nel loro tessuto adiposo rendendola indisponibile per le sue molteplici funzioni. L’accumulo di grasso viscerale si associa ad uno stato di infiammazione cronica di basso grado (Low Grade Chronic Inflammation) dal momento che il grasso stesso è responsabile della produzione di adipochine pro-infiammatorie quali Interleuchina-1, Tumor Necrosis Factor alfa (TNF-a), resistina e Macrophage Chemoattractant Protein-1 (MCP-1). La carenza di Vit D determina un aumento di PTH (paratormone). Il suo aumento favorirebbe l’afflusso di Ca all’interno delle cellule adipose (aumentando la lipogenesi e inibendo la lipolisi) e CEREBRALI (aumento del recettore NMDA con conseguente stress e depressione). Un altro effetto della sua carenza è la DEPLEZIONE DELLA LEPTINA, ormone regolatore della sazietà, spesso implicato quando non regolato, nelle problematiche emozionali. Infine, in uno studio pubblicato nel 2014 in Medical Hypotheses, i ricercatori hanno trovato un legame tra disturbo affettivo stagionale (SAD) e la MANCANZA DI LUCE SOLARE. I ricercatori hanno sottolineato che la vitamina D è coinvolta nella sintesi della serotonina e dopamina nel cervello che è collegata alla depressione. Si trova tra l’altro nel salmone, pesce spada, burro.

7. ZINCO E SELENIO: Lo zinco è un mineral-traccia essenziale che regola l’espressione e l’attivazione di molecole biologiche, quali numerosi enzimi. Una sua carenza coinvolge l’immunità nonché funzioni sensoriali ed endocrine e soprattutto genetiche. Bassi livelli possono portare, dal punto di vista psicologico, a stati depressivi o alla DAG (disturbo d’ansia generalizzato). Tra i sintomi fisici includiamo i seguenti:

• Tensioni muscolari, dolori articolari.
• Problemi ad addormentarsi, disturbi del sonno.
• Disturbi allo stomaco, nausea diarrea.
• Irrequietezza, e nervosismo.
• Tra i sintomi psichici annoveriamo i seguenti:
• Irritabilità.
• Senso di paura.
• Incapacità di controllare i pensieri ansiogeni.
• Incapacità a rilassarsi.
• Difficoltà di concentrazione.
• Paura di perdere il controllo.

Alcune ricerche recenti sul DAG, mostrano uno squilibrio dei minerali traccia, zinco (Zn) e rame (Cu), che tendono a competere a vicenda per i canali di assorbimento e per i recettori. Uno studio intitolato “Zinco diminuito e rame aumentato in individui con ansia” è stato condotto presso l’Istituto di ricerca, Pfeiffer Treatment Center di Warrenville, Illinois, e pubblicato da “Nutrition and Metabolic Insights” nel 2011. La spettrometria di massa a plasma accoppiato induttivamente, ICP-MS, esame altamente avanzato e costoso, è stata utilizzata per misurare tracce di minerali nel siero di 38 soggetti con ansia cronica e 16 in un gruppo di controllo senza sintomi di ansia. I ricercatori hanno scoperto che il gruppo di persone con l’ansia aveva generalmente più bassi livelli di zinco nel siero rispetto al rame, o rame elevato rispetto al zinco. Essi sono stati trattati con supplementi di zinco e antiossidanti, secondo i singoli parametri, ed i loro sintomi sono migliorati in modo significativo. Esiste una problematica denominata PIRROLURIA, una causata da una carenza elevata di Zinco e B6, che può essere alla base di alcune forme depressive (LEGGI L’ARTICOLO https://www.benesserecorpomente.it/la-pirroluria-possibile-causa-di-forti-disturbi-da-stress-e-psichici/ ). Lo zinco è presente nelle ostriche e nei crostacei, nei cereali, nelle carni. Il selenio è essenziale per il funzionamento del cervello e aiuta a migliorare l’umore e i sintomi depressivi. Inoltre, il selenio gioca un ruolo importante nel corretto funzionamento della tiroide attraverso la DEIONIDASI, importante per la conversione dell’ormone T4 in T3. Nell’organismo sono presenti 3 tipi di DEIONIDASI, D1, D2 e D3, distribuiti in modo diverso nei tessuti. La D1 è più presente nei reni e nel fegato e permette, sia la trasformazione della T4 in T3, che il recupero dello iodio dagli ormoni eliminati. In tiroide, ipofisi, sistema nervoso centrale, muscolo, cuore e tessuto adiposo bruno si trova più D2, che serve a produrre, a partire dalla T4, la maggior parte della T3 presente nel sangue. Il ruolo della D3, presente nella pelle e nel cervello, è meno chiaro, ma sembra prevalentemente quello del recupero dello iodio dalle molecole di T3 e T4 da eliminare. Una tiroide sana è importante per la salute mentale, e il ruolo del selenio come antiossidante e come componente di selenoproteine aiuta nella prevenzione e gestione della depressione. E’ possibile assumere selenio da cibi come noci del Brasile, carni magre, pesce, fagioli, piselli, uova, tacchino, pollo e frutti di mare.

8- ACIDI GRASSI : gli acidi grassi polinsaturi Omega 3 sono costituenti delle membrane cellulari e costituiscono circa il 30% della guaina dei neuroni, l’assunzione inferiore a quella raccomandata può determinare soprattutto una carenza di EPA e DHA acidi grassi che si sono dimostrati efficaci nel contrastare l’effetto depressivo. Gli acidi grassi:

• Stabilizzano la membrana membrana cellulare
• Promuovono il mantenimento recettori canali ionici
• Giocano un ruolo importante sulla modulazione dell’infiammazione
• Promuovono la neuro genesi

Gli alimenti ricchi di Omega 3 sono soprattutto i pesci grassi (salmone, sgombro, alici-sardine, aringa, tonno) e nel mondo vegetale soprattutto negli oli monoseme, lino, arachidi, mais, soia, e nella frutta secca, mandorle e noci .

9- POLIFENOLI E BENESSERE MENTALE E FISICO: i polifenoli sono antiossidanti naturali presenti nelle piante (molecole polifenoliche tipo bioflavonoidi noti come procianidine, proantocianidine, leucoantocianidine, piconogenoli, tannini, ecc.) e possono risultare utili nella prevenzione dell’ossidazione delle lipoproteine e nel reagire con i radicali liberi, eliminandoli; sono accertati inoltre effetti biomedici positivi a livello cardiovascolare, di MALATTIE LEGATE ALLA SENESCENZA e di arresto della crescita tumorale. Essi si possono dividere in 4 classi che comprendono la maggior parte dei polifenoli presenti negli alimenti: I FLAVONOIDI, LE LIGNINE, GLI ACIDI FENOLICI E GLI STILBENI. Diversi componenti dietetici sono stati identificati come aventi effetti sulle capacità psichiche e cognitive. In particolare, è stato riportato che i polifenoli ESERCITANO LE LORO AZIONI NEUROPROTETTIVE ATTRAVERSO IL POTENZIALE DI PROTEGGERE I NEURONI DALLE LESIONI INDOTTE DALLE NEUROTOSSINE, la capacità di sopprimere la neuroinfiammazione e il potenziale per promuovere la memoria, l’apprendimento e la funzione cognitiva. I fattori dietetici possono influenzare i processi cerebrali multipli regolando le vie del neurotrasmettitore, la trasmissione sinaptica, la fluidità della membrana e le vie di trasduzione del segnale. I flavonoli fanno parte della famiglia dei flavonoidi che si trova in vari frutti, cacao, vino, tè e fagioli. I flavonoli come il canferolo, la quercitina e l’isoramnetina si trovano in tutti gli alimenti e sono in maggiore concentrazione nelle spezie, nei frutti di bosco e nel cacao. I flavanoni si trovano negli agrumi ed i maggiori componenti di questa sotto-classe sono la naringenina e l’esperitina. I flavan-3-oli includono l’epicatechina, la gallocatechina, l’epigallocatechina, l’epicatechina gallato, e la procianidina (polimeri).Tra gli alimenti contenenti flavonoidi abbiamo cavoli e broccoli, spinaci, finocchi, cipolle, cioccolato fondente, gli agrumi, il grano saraceno e la propoli. Sebbene gli effetti antiossidanti dei flavonoli siano ben stabiliti in vitro, vi è un accordo generale sul fatto che i flavonoli hanno azioni più complesse in vivo. Diversi studi trasversali e longitudinali hanno dimostrato che un’assunzione maggiore di flavonoidi dal cibo può essere associata ad una migliore evoluzione cognitiva.

10- ESERCIZIO FISICO E DEPRESSIONE: le prove accumulate in diversi studi suggeriscono che la dieta e lo stile di vita possono svolgere un ruolo importante nel ritardare l’esordio o arrestare la progressione dei disturbi di salute legati alla depressione e declino cognitivo. L’ESERCIZIO FISICO È STATO PROMOSSO DA TEMPO COME POSSIBILE PREVENZIONE PER LE MALATTIE PSICHIATRICHE E NEURODEGENERATIVE. L’esercizio avrà un’influenza positiva sulla cognizione e aumenta il fattore neurotrofico derivato dal cervello (BDNF), una neurotrofina essenziale. Inoltre sono diverse le funzioni positive attribuite all’attività fisica sulla psiche e sul fisico, dalla produzione di NO (ossido nitrico) utile per la circolazione del sangue (azione vasolidatatrice), promozione della neurogenesi (BDNF fattore nervoso di derivazione cerebrale), protezione dell’ippocampo con promozione della funzionalita’ della memoria (MBT), promozione e produzione di ANANDAMIDE (che si lega al CB-1 con attivita’ neuroprotettiva) e produzione di NO ossido nitrico vasodilatatore con minore rischio cardiaco.

11- INTERAZIONE TRA ALIMENTI, PIANTE E FARMACI ANTIDEPRESSIVI: chi assume farmaci antidepressivi dovrebbe fare attenzione all’utilizzo di alcuni alimenti (formaggi, cioccolato e INIBITORI MAO per evitare la CHEESE-REACTION – sindrome causata dall’eccessivo accumulo di MONOAMMINE dovuto all’effetto della TIRAMINA. Clinicamente si tratta di una pericolosa ipertensione acuta, preannunciata da cefalea pulsante), o l’assunzione di altri composti psicoattivi quali 5HTP idrossitriptofano, ma soprattutto a base di IPERICO per evitare la SINDROME SEROTONINERGICA (puo’ sommarsi con farmaci SSRI e causare nausea, vomito e sudorazione profusa, potenzialmente fatale).

TEST UTILI PER LA VALUTAZIONE DELLA DEPRESSIONE

A parte la diagnosi medica e psicologica, possono essere utili alcuni esami aggiuntivi, spesso poco utilizzati per queste problematiche. Un lavoro naturopatico a supporto o altri tipi di valutazione (IRIDOLOGICA, KINESIOLOGICA, ECC.) potranno essere molto utili in tal senso.

1. CARNITINA SIERICA – Con gli alimenti la quota di carnitina normalmente introdotta si aggira sui 60-120 mg/die; nei vegetariani stretti (vegani), questa quota scende a 10-12 mg/die. La carnitina (L-carnitina) è un cofattore fondamentale nel metabolismo intermedio lipidico. Funge da trasportatore degli acidi grassi a lunga catena dal citoplasma cellulare nei mitocondri dove, per effetto della beta-ossidazione, gli acidi grassi sono utilizzati per produrre energia, disponibile per la cellula sotto forma di ATP. Gli acidi grassi forniscono energia a tutti i tessuti ad eccezione del cervello e per il muscolo cardiaco e scheletrico rappresentano la fonte di energia primaria. La beta-ossidazione è un processo che inizia nel citoplasma cellulare e termina nel mitocondrio. Il primo step prevede l’incorporazione, nel citoplasma, degli acidi grassi a lunga catena nell’acil-Coa in presenza di CoenzimaA (CoA, CoASH) e adenosin-trifosfato (ATP). L’acil-CoA viene esterificato ad acilcarnitina per mezzo dell’enzima carnitina palmitotransferasi I (CPT 1, anche nota come carnitina aciltransferasi I, CAT1). L’acilcarnitina attraversa la membrana mitocondriale per mezzo dell’enzima carnitina-acilcarnitina translocasi (CAT) presente sulla membrana mitocondriale interna che scambia acil-carnitina con carnitina libera. Nel mitocondrio l’acilcarnitina è de-esterificata ad acil-CoA ad opera dell’enzima carnitina palmitotransferasi II (CPT 2, anche nota coma carnitina aciltransferasi II, CAT II). L’acil-CoA subisce beta-ossidazione con formazione di acetil-CoA che entra nel ciclo di Krebs (Goa, Brogden, 1987). La carnitina (L-carnitina) interviene in modo indiretto anche sul metabolismo di glucidi e protidi: riduce l’utilizzazione periferica di glucosio in quanto aumenta la beta-ossidazione ed aumenta l’energia disponibile per incremento della quota di acetili che entrano nel ciclo di Krebs. La carnitina svolge un ruolo importante in tutte le reazioni di transacetilazione (Janiri, Tempesta, 1983); è coinvolta nel metabolismo dei chetoni e degli aminoacidi a catena ramificata finalizzato alla produzione di energia (Fukao et al., 2004; Platell et al., 2000); in vitro, la carnitina è risultata aumentare l’ossidazione della valina e della leucina (Bieber et al., 1982; Van Hinsberg et al., 1978 e 1980). La carnitina è risultata ridurre lo stress ossidativo e inibire l’apoptosi o la morte cellulare programmata (inibizione della formazione di ceramide dal palmitato; la ceramide svolge la funzione di promotore dell’apoptosi) (Cifone et al., 1997); è risultata svolgere una funzione di protezione in caso di intossicazione da neurotossine (Virmani et al., 2003); di stabilizzatore di membrana in caso di ischemia (in vivo) (Hulmann et al., 1996); è coinvolta nei processi di riparazione della membrana cellulare (la carnitina palmitoil-transferasi, CPT, è risultata svolgere un ruolo chiave nel turnover dei fosfolipidi e dei trigliceridi a livello della cellula neuronale (Arduini et al., 1994). La carnitina è risultata stimolare la risposta immunitaria e ridurre il rilascio di citochine pro-infiammatorie (Winter et al., 1995); è risultata promuovere la maturazione di feto, polmone e sperma (Arenas et al., 1998; Lohninger et al., 1996; Palmero et al., 2000).

2. B12 E ACIDO FOLICO: Concentrazioni B12 comprese tra 180-914 ng/l. Concentrazioni B9 3-20 microgrammi (mcg)/l. Uno studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Psichiatria dell’Etela Savo Sud Hospital District in Finlandia ha coinvolto circa 3.000 adulti ambosessi al fine di osservare quali fossero gli effetti dei due diversi sottotipi di depressione e quale l’influenza su questi dei livelli di sostanze naturali come i folati e la vitamina B12. I ricercatori hanno scoperto che nei soggetti che assumevano maggiori quantità di folati il rischio di sintomi depressivi da depressione melanconica era ridotto del 50%, rispetto a coloro che avevano bassi livelli di queste sostanze. Il rischio poi scendeva di tre volte nei soggetti che avevano più alti livelli di vitamina B12, rispetto a coloro che li avevano più bassi.

3. OMOCISTEINA: è un aminoacido non proteico prodotto dal metabolismo della metionina, un aminoacido solforato essenziale che viene introdotto nel nostro organismo con la dieta (proteine). L’omocisteina si forma dalla S-adenosilmetionina (SAM) e dalla S-adenosilomocisteina (SAH). Il rapporto SAM/SAH è alla base della regolazione del metabolismo metionina-omocisteina. In un organismo ben funzionante l’omocisteina è poi nuovamente trasformata in metionina, oppure in semplici amminoacidi, che vengono facilmente eliminati dall’organismo attraverso le urine. Circa l’80% dell’omocisteina nel sangue è legata alle proteine, soprattutto all’albumina. Il restante 20%, non complessato, viene chiamato omocisteina libera. Questa comprende quindi sia la forma ridotta (SH) che quella ossidata (S-S). La forma ridotta (SH) è fortemente endotelio-tossica e rappresenta circa il 2% dell’omocisteina totale. L’omocisteina prodotta viene riversata nel sangue ed eliminata principalmente per via urinaria, in genere come omocistina. L’omocistina è scarsamente solubile in ambiente acido e, se in eccesso, può dare luogo a calcoli radio-opachi nelle vie urinarie o a cristalli esagonali rosso-scuro che si ritrovano nel sedimento urinario. Qualora si verifichi una riduzione funzionale dei reni si avrà una riduzione dell’escrezione urinaria di omocisteina-omocistina con conseguente aumento dei valori plasmatici. Il metabolismo dell’omocisteina può seguire anche altre 2 vie di smaltimento quali:

• La rimetilazione dove l’omocisteina può essere rimetilata a metionina mediante due processi in cui sono coinvolti i folati, le vitamine B2 e B12, la betaina e lo zinco;
• La transulfurazione dove l’omocisteina viene degradata in cisteina mediante una serie di reazioni dove è coinvolta la vitamina B6.

Diverse vitamine del gruppo B, quali i folati, la cianocobalamina (vit. B12), la piridossina (vit. B6), la riboflavina (vit. B2), la betaina e lo zinco giocano il ruolo di cofattori nella trasformazione dell’omocisteina, risultando quindi sostanze essenziali per la riduzione dei livelli plasmatici di questo amminoacido. L’iperomocisteinemia può determinare un’alterazione dei neurotrasmettitori con consequenziale depressione. L’aumento dell’omocisteina plasmatica, riconosciuto marker funzionale sia per il folato sia per la vitamina B12, è stato riscontrato nei depressi e, in uno studio norvegese di grandi dimensioni, è stato associato al maggiore rischio di depressione, ma non di ansia. Nella depressione si può affermare la sostanziale evidenza di una diminuzione dei folati, della vitamina B12 e di un corrispettivo aumento dell’omocisteina plasmatica. Inoltre, in rinforzo a quanto riportato, bisogna annotare che il polimorfismo MTHFR C677T, che altera il metabolismo dell’omocisteina, è dimostrato nei i pazienti depressi. Da notare infine che i bassi livelli di folati possono determinare una scarsa risposta agli antidepressivi e che il trattamento con acido folico è indicato per migliorare la loro azione. (Di Lascio, 2012)

4. MUTAZIONE DEL GENE MTHFR: la mutazione MTHFR C677T è un polimorfismo comune con una frequenza degli eterozigoti in Europa pari al 30-40% (gli omozigoti 10-15%); è una mutazione puntiforme da citosina (C) a timina (T) in posizione 677 (C677T), che dà origine ad una sostituzione aminoacidica alanina (A) -valina (V) al residuo 223, responsabile della termolabilità dell’enzima e della sua minore attività a cui può conseguire una elevazione lieve-moderata della omocisteina. Sintomi e condizioni associate al polimorfismo della MTHFR sono: omocisteina elevata, malattie cardiovascolari (tromboembolismo, aterosclerosi, infarto del miocardio), stroke, demenza e perdita di memoria, depressione e irritabilità, ipertensione, aumento di rischio di cancro alla mammella (nelle donne di età superiore ai 55 anni), difetti del tubo neurale (e altri del nascituro), problemi alla vascolarizzazione della placenta, preeclampsia, labioschisi, neuropatia periferica, perdita di massa magra e incremento di massa grassa, autismo, schizofrenia, sintomatologia da astinenza da alcool.

5. MUTAZIONE DEL GENE COMT: gioca un ruolo importante nell’innesco di

• Disordini ossessivo-compulsivi
• DAP
• ADHD
• Autismo
• Anoressia
• Disturbo bipolare

E’ un importante mediatore del metabolismo delle catecolamine (adrenalina o epinefrina, noradrenalina e dopamina, ormoni adrenergici prodotti dal surrene nelle fasi di stress) a modulatore dei PATHWAY ADRENERGICI E DOPAMINERGICI, compresi quelli coinvolti nella trasmissione del dolore. La sua funzione primaria è quella di FAVORIRE LA DEGRADAZIONE DELLA DOPAMINA, nonché quella delle epinefrine e norepinefrine. L’aumento della concentrazione di catecolamine circolanti è associato alla diminuzione dell’attività di COMT. Un polimorfismo COMT aumenta le catecolamine in circolo, aumenta la sensibilità al dolore e le patologie come la fibromialgia e i disordini temporomadibolari. La supplementazione a sostegno efficace sembra essere l’utilizzo di magnesio a generosi dosaggi.

6. IPOGLICEMIA REATTIVA: consiste nell’eccessiva discesa dei livelli di glucosio nel sangue, fino a concentrazioni uguali o inferiori ai 45-50 mg/dl. Quando tale deficit si fa particolarmente severo l’ipoglicemia diviene un’alterazione metabolica ad alto rischio; il glucosio rappresenta infatti il principale substrato energetico per l’organismo ed in particolare per il cervello. La carenza di questo zucchero nel sangue provoca sintomi come debolezza, tachicardia, fame con craving per i carboidrati, nausea, ansietà , mancanza di coordinazione muscolare, nervosismo/irritabilità, confusione mentale e sudorazione, tutti sintomi che potrebbero essere scambiati per crisi ansiose. L’ipoglicemia è tipica del diabete trattato con dosi eccessive di insulina o ipoglicemmizanti orali, ma può sopraggiungere, in forma lieve, anche nel soggetto sano, ad esempio a causa di un digiuno troppo prolungato o di un intenso e prolungato sforzo fisico. Una particolare forma viene definita IPOGLICEMIA REATTIVA. Si manifesta tipicamente dopo i pasti, spesso a distanza di due o tre ore dal loro termine. Il più delle volte la causa di questa condizione rimane misconosciuta. A tal proposito sono state formulate diverse ipotesi; la prima è che gli individui colpiti da ipoglicemia reattiva siano troppo sensibili all’adrenalina, un ormone che produce sintomi analoghi a quelli provocati dalle crisi ipoglicemiche, e il cui rilascio è favorito dall’ipoglicemia. Un’altra ipotesi è che questi soggetti non producano quantità sufficienti di glucagone, un ormone che si oppone all’eccessivo calo glicemico contrastando le azioni dell’insulina. Non a caso, l’ipoglicemia reattiva può essere determinata anche dall’iperinsulinemia, ovvero dall’ipersecrezione di insulina da parte del pancreas; non di rado, tale condizione si accompagna ad ipoglicemia tardiva (dopo la quarta ora dal termine del pasto). Alla base dell’ipoglicemia reattiva possono esistere deficit enzimatici congeniti, come l’intolleranza ereditaria al fruttosio, la galattosemia e la sensibilità alla leucina nei neonati (anche gli aminoacidi stimolano il rilascio di insulina).

7. ISTADELIA E ISTAPENIA: L’istadelia è una SMISURATA SINTESI DI ISTAMINA nell’organismo che si regola prevalentemente con un aminoacido essenziale (la metionina) e il calcio, aggiungendo la vitamina B6 per tamponare gli effetti collaterali della metionina. Si trovano spesso sintomi di tendenza depressiva/maniacale e ansiosa/nervosa in unione con delle caratteristiche fisiologiche come gli spasmi, i dolori, le allergie stagionali. Istapenia significa la scarsa sintesi di istamina nei tessuti dell’organismo ed è quasi sempre legata a dei bassi tassi vitaminici del complesso B, specialmente B3, acido folico e B12, spesso anche di minerali come lo Zn e il Mn. Si trovano spesso dei sintomi di tendenza psicotica del tipo schizofrenico/paranoico in unione con delle caratteristiche fisiologiche come tendenza ad ingrandire le cose, diffidenza accentuata, impressione che qualcuno dall’esterno abbia un controllo sulle proprie idee, abitudine di vedere o sentire cose che altri non notano, difficoltà a sopportare bene i dolori. Indispensabile per il trattamento dell’istapenia è la somministrazione di massicce dosi di vitamine del complesso B, specialmente B3, acido folico e B12 ma anche di zinco e manganese nonché una dieta relativamente ricca di proteine animali.

Oltre a questi TEST potrebbero essere utili altre indagini, che per semplificazione verranno solo citate e non spiegate nel dettaglio:

8. ORMONI TIROIDEI – le disfunzioni tiroidee, anche funzionali e non subcliniche o cliniche, sono collegate ad alcuni disturbi emozionali. Utile anche un test KINESIOLOGICO nelle forme funzionali.

9. METALLI TOSSICI – alcuni metalli pesanti possono interferire con alcuni neurotrasmettitori o competere con alcuni cofattori essenziali per la loro sintesi. Non esistono enzimi in grado di degradarli. Esiste la METALLOTIONEINA, ma non sempre è affine a certi metalli. Prendono spesso il posto di altri metallo-enzimi in sostituzione (fenomeno definito MOLECULAR MIMICRY- Pb al posto del calcio e del Fe emoglobina). Fanno legami con molecole organiche innescando fenomeni di tossicità (si legano a O2, S, N importanti per molti enzimi). Danneggiano i tessuti (irritazione diretta) e la membrana fosfolipidica cellulare (PERMEABILITA’ CELLULARE COMPROMESSA), creano ACIDOSI, aumento di ACIDO URICO, aumento della CANDIDA. Alcuni di essi (PIOMBO, MERCURIO), possono creare problemi psichici in quanto hanno un tropismo elettivo per le sostanze grasse (SNC). Utili per stabilire la loro presenza e per valutare una loro possibile implicazione della depressione il MINERALOGRAMMA, TEST DI PROVOCAZIONE CON EDTA E DMPS (effettuato solo da medici), test della GALECTINA-3 (test indiretto che misura un marcatore legato all’infiammazione), OLIGOSCAN, CHEMICAL IMMUNITY REACTIVITY SCREEN (Array 11), che prende in considerazione le tossine da fonti biologiche (aflatossine) e le sostanze tossiche prodotte dall’uomo (BPA, metalli pesanti, mercurio, formaldeide, parabeni, benzene, etc.). Questo test, a differenza degli altri, stabilisce non solo la presenza di metalli pesanti ma la reazione immunitaria dell’organismo. In sostanza, risulta più importante stabilire se questi metalli creano danni o sono solo depositati (inattivi), perché silenziati dal nostro sistema immunitario. Per antagonizzarli sono utili la MCP (Modified Citrus Pectin), Zeolite attivata, Selenio (trasforma l’Alluminio in silicato di alluminio non nocivo), il Calcio (antagonizza il Pb), lo Zinco (antagonizza il Cadmio), acido fulvico, acido malico, melatonina (per Al), ecc.

10. RAPPORTO ESTROGENI/PROGESTERONE
11. LIVELLI DI TESTOSTERONE E DHEA
12. RAPPORTO AA/EPA (infiammazione)
13. ALTERATA VISCOSITA’ DELLE PIASTRINE
14. CARENZA DI REGOLAZIONE DEL GABA INTESTINALE (DISBIOSI)

**Qualunque trattamento o valutazione descritta, andrebbe svolta in stretta collaborazione con il proprio medico di fiducia insieme ad un terapeuta o nutrizionista esperto in tal senso.

**Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore declina ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

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