TRATTAMENTO DELLA NEUROINFIAMMAZIONE

Neuroinfiammazione, leaky brain, cervello permeabile: sono tre termini che individuano uno stato infiammatorio del cervello, di cui abbiamo trattato le basi nel precedente articolo di introduzione all’argomento. Vediamo ora come affrontare questo problema con gli strumenti della naturopatia, anche dal punto di vista dell’alimentazione, dell’integrazione alimentare e di altre tecniche olistiche.

 

Come trattare il leaky brain

 

Il trattamento del leaky brain si basa sulla valutazione di fattori o trigger che hanno innescato tale problematica e loro correzione. Sarà utile verificare la presenza di candida, luoghi infestati da muffe, presenza di metalli tossici attraverso alcuni test (Galectina-3, Oligoscan,ecc), valutazione attraverso test kinesiologici idonei a determinare la presenza di biotossine.

 

Come integratori vengono consigliati l’olio di pesce o omega 3. Esiste una vasta letteratura scientifica che raccomanda l’uso dell’olio di pesce nelle problematiche psichiatriche (American Psychiatric Association). Il suo utilizzo è efficace e spesso innocuo (tranne casi particolari quali l’utilizzo di anticoagulanti o carenza estrogenica). Alcuni studi hanno dimostrato che l’utilizzo per 3 mesi di omega 3 è risultato efficace quasi quanto i farmaci antipsicotici. I nostri neuroni sono circondati da guaina mielinica, la quale essendo grassa risulta migliorata dall’aggiunta di EPA, DHA, colina. Inoltre, l’olio di pesce consente alla serotonina e dopamina di legarsi ai recettori, abbassa il cortisolo e determina una down-regulation delle citochine infiammatorie apportando anche effetti benefici su altri distretti, quale la tiroide.

 

Alimentazione

 

La dieta assume una notevole importanza per queste problematiche. Sono noti gli effetti antinfiammatori dell’alimentazione su numerose malattie. È altresì nota la correlazione tra zuccheri e Alzheimer, tanto da chiamare quest’ultima malattia con il nome di diabete 3. Una dieta a bassissimo contenuto di carboidrati raffinati ha determinato un notevole miglioramento per questo tipo di problematica. La dieta chetogenica è stata proposta quale soluzione migliore per il cervello, specialmente se affetto da diabete di tipo 3 meglio conosciuto come morbo di ALZHEIMER (è una condizione legata alla demenza Alzheimer, cioè il cervello non riceve sufficiente glucosio)

 

La dieta consigliata è anche conosciuta come Paleodieta e si basa sul presupposto che un’alimentazione ricca di proteine e lipidi, e nel contempo molto povera di carboidrati, mantenga costanti i livelli di insulina favorendo il suo utilizzo a scopo energetico.

 

Anche se utile nell’immediato, questo approccio non si considera utile a lungo termine, in quanto esiste il rischio di acidosi metabolica. In ogni caso, l’obiettivo sarà quello di eliminare gli zuccheri e carboidrati semplici dalla dieta aumentando i carboidrati complessi, con basso indice glicemico, inserendo alimenti ricchi in fibre che aumentano il senso di sazietà mantenendo costante l’omeostasi glicemica.

 

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Trattamento della neuroinfiammazione (leaky brain)

NEUROINFIAMMAZIONE O LEAKY BRAIN (CERVELLO PERMEABILE)

Un termine recente utilizzato in medicina alternativa è “cervello permeabile”. È simile alla permeabilità intestinale, ma coinvolgerebbe il cervello e la barriera ematoencefalica, consentendo l’ingresso di sostanze nocive. Questa permeabilità è causata da alcune citochine infiammatorie come IL-1, IL-6 e TNF, MMP9 e TGF-beta; così come alcune tossine batteriche (lipopolisaccaridi, LPS), muffe, metalli tossici.

 

Malattie autoimmuni, disturbi infettivi e depressione

 

Esistono degli studi recenti pubblicati in Danimarca, che dimostrano una correlazione tra infiammazione e depressione. Queste ricerche hanno palesato che avere malattie autoimmuni quali tiroidite di Hashimoto, artrite reumatoide, sindrome di Sjogren aumenta del 45% il rischio di avere anche disturbi dell’umore. Inoltre, essere stati ricoverati in ospedale per malattie infettive aumenta il rischio del 62% di avere disturbi depressivi.

 

Infezioni e tossine

 

Alcune tossine come quelle prodotte da muffe o dalla malattia di Lyme (boreliosi) sono all’origine di alcuni disturbi depressivi. Esistono delle evidenze scientifiche tra infezioni da streptococco e DOC (disturbo ossessivo compulsivo). Altri studi in corso hanno evidenziato la connessione tra toxoplasmosi e schizofrenia. Queste infezioni aumenterebbero la produzione di citochine infiammatorie (MMP9, TGF-beta), determinando vasculite (infiammazione dei vasi sanguigni) e iperattivazione delle microglia (cellule immunitarie del cervello). Inoltre, gli effetti eccitotossici (aumento del glutammato cerebrale), potrebbero sommarsi per creare ulteriori problemi.

 

Muffa e depressione

 

Uno studio ha dimostrato che la percentuale di depressione nelle persone che vivevano in alcune abitazioni in cui era presente la muffa, era superiore del 34-40% rispetto ai residenti in abitazioni prive di essa.

 

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